{"id":12403,"date":"2017-11-25T19:59:23","date_gmt":"2017-11-25T18:59:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12403"},"modified":"2017-11-26T00:26:53","modified_gmt":"2017-11-25T23:26:53","slug":"leaders","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/leaders\/","title":{"rendered":"Leaders"},"content":{"rendered":"<p>Leaders sono gli articoli di fondo di <em>The Economist<\/em>. Questi tre sono del 4-10 novembre 2017.<br \/>\n\u00abUn modello di business progettato per monopolizzare l\u2019attenzione si modifica per legge o mediante regolazione. Dei social media si abusa. Ma, se vuole, la societ\u00e0 pu\u00f2 metterli a frutto e ravvivare il sogno d\u2019origine dell\u2019illuminismo. Per la democrazia liberale la sfida non potrebbe essere pi\u00f9 forte\u00bb [\u00abDo social media threaten democracy? Facebook, Google and Twitter were supposed to improve politics. Something has gone very wrong\u00bb, p. 11].<br \/>\n\u00abPersino in America sono messi a rischio la divisione dei poteri, il principio che nessuno \u00e8 sopra la legge e la correttezza delle future elezioni. Il loro abbandono sar\u00e0 celebrato dai guerrieri informatici a servizio del Cremlino per far credere al mondo che le istituzioni democratiche americane non sono diverse da quelle russe\u00bb [\u00abFiltering out the noise. When thinking about the special prosecutor\u2019s investigation, start by recalling his job description\u00bb, p. 12].<br \/>\n\u00abSi dir\u00e0 che parlare di concessioni \u00e8 premiare comportamenti sbagliati. Di fatto darebbe voce ai catalani che vogliono stare in Spagna. Cos\u00ec hanno fatto la Britannia con la Scozia e il Canada con il Quebec. Se Rajoy riesce a convincere i decisivi elettori di mezzo \u2013 forse un terzo che vuole riforme e non secessione \u2013 liquider\u00e0 facilmente i separatisti nelle urne. Altrimenti potrebbero persino vincere ancora. La crisi potrebbe addirittura peggiorare\u00bb [\u00abAfter a month of madness. Catalans have accepted direct rule from Madrid for now. Time for Spain to work towards a new deal\u00bb, p. 14].<br \/>\n<em>The Economist<\/em> sa che economia (gestione della casa) e politica (governo della citt\u00e0) si tengono. Ma la regina d\u2019Inghilterra, tredici ministri\/consiglieri\/finanziatori di Trump e un amico\/consigliere del premier canadese Trudeau, fra altri, hanno in pi\u00f9 un paradiso fiscale con \u00abmultinazionali come Nike e Apple, ricconi francesi, oligarchi russi, uomini d\u2019affari africani e divi sportivi\u00bb [\u00abLes 350 milliards cach\u00e9s de l\u2019\u00e9vasion fiscale\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 7\/11\/2017, pp. 1-2]. Tutti clienti di Appleby, prestigioso studio legale anglosassone che si dichiara \u00abconvinto che le accuse del consorzio internazionale di giornalisti investigativi sono infondate e si basano sulla cattiva comprensione delle legittime strutture legali utilizzate\u00bb [\u00abLe cabinet Appleby: \u201cNous ne tol\u00e9rons aucun comportement ill\u00e9gal\u201d\u00bb [ivi, p. 3]. Se le leggi le fanno loro, \u00e8 certo cos\u00ec. Il consorzio richiama la rete che nell\u2019Europa occupata dai nazisti forn\u00ec al giurista Raphae\u0142 Lemkin, fuggito da Leopoli perch\u00e9 ebreo, le prove <em>legali<\/em> (leggi, decreti, regolamenti) dei genocidi, cos\u00ec li battezz\u00f2, nazisti in Europa.<br \/>\nIn una strategia transnazionale gli stati nazionali sono impotenti, o complici, come fu ed \u00e8. Anche Hans-Paul B\u00fcrchner, presidente di Boston Consulting Group, consulente delle maggiori imprese nel mondo, \u00e8 preoccupato. \u00ab\u201cLe imprese hanno un dovere sociale. Se spingono troppo l\u2019ottimizzazione fiscale, pur senza violare la legge rischiano di minare il sistema che le regge. Una vasta maggioranza di dirigenti sente una viva responsabilit\u00e0 sociale e ci pensa\u201d. Presidente degli industriali francesi, Pierre Gattaz \u00e8 molto meno ottimista. Sta ai governi battersi contro i paradisi fiscali\u00bb [Annie Kahn, \u00abUn \u201cbon patron\u201d peut-il encore \u00eatre irresponsable?\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 18\/11\/2017, p. 6]. E David Dubois (Institut europ\u00e9en d\u2019administration des affaires) \u00abconstata che i ricchi imbrogliano soprattutto per s\u00e9 e i poveri a favore di altri\u00bb. \u00abE se si pu\u00f2 fare appello al senso civico dei poveri per dissuaderli dall\u2019imbrogliare, la minaccia sembra il mezzo migliore per indurre i ricchi a rispettare le regole. L\u2019opposto di ci\u00f2 che fa il governo\u00bb [Thibault Gajdos, \u00abPeut-on faire confiance aux riches?\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 17\/11\/2017, p. 7]. Appunto.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec che nell\u2019UE il 19,6% dei profitti sfugge alle imposte (USA 16,6%, UK 19,8%, Italia 21,4%, Germania 32,3%); lo 0,01% degli americani possiede il 7,8% dei patrimoni familiari (Russia 12,5%, Germania 5,7%, UK 4,4%) [\u00abGabriel Zucman: \u201c40% des profits des multinationales sont d\u00e9localis\u00e9s dans les paradis fiscaux\u201d\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 8\/11\/2017, pp. 12-13]. Per il professore di economia di Berkeley le maggiori vittime sono \u00abanzitutto i grandi paesi d\u2019Europa e gli Stati Uniti, dov\u2019\u00e8 la maggior parte dei salariati e clienti delle multinazionali\u00bb e quindi dei profitti sottratti alle tasse: \u00abdati gli importi colossali delocalizzati nei paradisi fiscali, basta un\u2019imposizione molto leggera per raccogliere somme enormi\u00bb [p. 12], classico piatto di lenticchie. \u00abI paradisi fiscali sono uno dei principali motori di aumento delle ineguaglianze mondiali\u00bb. \u00abI beneficiari? Principalmente gli azionisti delle multinazionali\u00bb, \u00abpiccola parte della popolazione\u00bb la cui \u00abevasione va compensata tassando di pi\u00f9 i ceti medi, quando non riducendo le spese pubbliche. I minori gettiti fiscali sono pari a met\u00e0 spesa pubblica dell&#8217;UE in istruzione superiore\u00bb. \u00abI paradisi fiscali aumentano l\u2019ineguaglianza ancor pi\u00f9 direttamente permettendo a un certo numero di ultraricchi di celare i patrimoni\u00bb. \u00abPer voltare pagina dobbiamo soprattutto creare un catasto finanziario mondiale\u00bb, \u00abidentificando i titolari degli attivi immobiliari e finanziari\u00bb [p. 13].<br \/>\nIl fatto \u00e8 che \u00abi guadagni di produttivit\u00e0 di informatica e robotica, senza correlati aumenti dei salari, sono andati ai proprietari delle tecnologie. I lavori non automatizzati hanno competenze risibili o, molti meno dei primi, sofisticate. La questione cruciale della nostra epoca \u00e8: come gestire le esternalit\u00e0 negative di rapidi sviluppi tecnologici? E costruire il nuovo contratto sociale digitale?\u00bb \u00abPer ridurre l\u2019ineguaglianza economica vanno riformate educazione e fisco, spostando il peso fiscale dal lavoro al capitale\u00bb. \u00abIl recente aumento della politica populista non si spiega senza valutare le conseguenze di queste patologie economiche sul ceto medio lavoratore in USA e Europa\u00bb [Manuel Mu\u00f1iz, \u00abLe triangle emplois-productivit\u00e9-revenu ne fonctionne plus en Occident\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 9\/11\/2017, p. 6]. Che in USA vota Trump: secondo un elettore democratico insegnante di spagnolo, perch\u00e9 \u00abcon Trump per la prima volta nella vita hanno avuto la sensazione di essere dei vincenti\u00bb; e secondo un elettore repubblicano insegnante di matematica, perch\u00e9 \u00ab\u00e8 ora di gestire il governo come un\u2019impresa\u00bb [Yves Eudes, \u00abKentucky. L\u2019effet Trump\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 8\/11\/2017, p. 21].<br \/>\nLui non s\u2019\u00e8 accorto, ma lo \u00e8 gi\u00e0 dai tempi di Reagan (\u201cil debito pubblico USA ormai \u00e8 grande e pu\u00f2 badare a se stesso\u201d), Clinton (bolla della new economy), Bush Jr (guerra in Iraq e bolla immobiliare). Dopo l\u2019amministrazione fiduciaria di Obama, Trump fa spezzatino dell\u2019acquisita USA Conglomerate e di Wall Street una bolla. Lo sa bene il cinese Global Times che \u00abha salutato un presidente americano \u201cpragmatico nella sua politica cinese\u201d, che \u201cnon ha interesse alla diplomazia ideologica\u201d e \u201cnon ricorre alla questione dei diritti dell\u2019uomo per infastidire la Cina\u201d\u00bb [Gilles Paris et Brice Pedroletti, \u00abXi Jimping r\u00e9serve \u00e0 Donald Trump un accueil imp\u00e8rial\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 10\/11\/2017, p. 12].<br \/>\nIn Europa ci siamo gi\u00e0 passati. \u00abIn breve, la \u2018rivoluzione industriale\u2019 non consiste nella innovazione tecnica, ma nel cambiamento dei rapporti sociali. I luddisti distruggevano i telai della tessitura non perch\u00e9 temevano di perdere il lavoro, ma per protestare contro l\u2019accaparramento del valore da parte di finanziatori sempre pi\u00f9 avidi\u00bb [Antoine Reverchon, \u00abLa \u2018r\u00e9volution industrielle\u2019, histoire d\u2019un r\u00e9cit trop bien huil\u00e9\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 27\/10\/2017, p. 7]. Tornata al modello bassi salari-disoccupazione-alta produttivit\u00e0-sgravi alle imprese, l\u2019era digitale allontana i ceti medi da democrazia e libert\u00e0 e anche il web si \u00e8 concentrato, \u00abvia via che questo territorio virtuale diveniva pi\u00f9 vasto, pi\u00f9 popolato, pi\u00f9 commerciale, pi\u00f9 pericoloso e pi\u00f9 influente che mai\u00bb. \u00abAndr\u00e9 Stalz [programmatore di software libero] ci ricorda che, se oggi il Web sembra meno vario, \u00e8 semplicemente perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 concentrato: \u201cSi direbbe che nulla \u00e8 mutato, ma Google e Facebook influenzano direttamente il 70% del traffico in linea. I cellulari sono usati soprattutto per accedere a Google e Facebook\u201d\u00bb [Luc Vinogradoff, \u00abWeb: la fin du r\u00eave\u00bb, <em>Le Monde Id\u00e9es<\/em>, 11-12-13\/11\/2017, p. 4].<br \/>\nInsomma, il governo come impresa \u00e8 un autogol: moltiplica  i paradisi fiscali e traffica diritti, armi, salute, carbone, zanne d\u2019elefante, ambiente\u2026 . \u00c8 tempo di affrontare le imprese transnazionali sul loro stesso piano, con governi sovranazionali. A cominciare dall\u2019Europa.<br \/>\n\u00abD\u2019un tratto, l\u2019Europa interessa i nostri amici della Costa Ovest USA\u00bb. \u00abL\u2019offensiva di seduzione di tutti i grandi attori digitali americani, da Apple a Netflix via Facebook, ha evidenti scopi di basso commercio. Il mercato americano \u00e8 quasi saturo e la Cina \u00e8 pi\u00f9 chiusa che mai, mentre l\u2019Europa, tradizionale ragazza facile, esce dal marasma col ritorno alla crescita confermato ogni mese. Ma il Vecchio Continente si ribella\u00bb. \u00abNon ha saputo creare veri rivali a GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) e vede che la politica cinese protezionista ha pagato di pi\u00f9 facendo emergere veri campioni come Alibaba o Tencent. Perci\u00f2 \u00e8 sempre pi\u00f9 caricato contro questi monopoli di nuovo tipo che, in pi\u00f9, credono furbo moltiplicare i cavilli giuridici per non pagare in pratica imposte\u00bb. \u00abCondannando Apple e Amazon per avere negoziato direttamente con gli stati la defiscalizzazione delle loro attivit\u00e0, la Commissione ha trovato un angolo d\u2019attacco imparabile. Ci vuol altro per moderare queste nuove superpotenze, ma il messaggio di fermezza inviato sembra dare gi\u00e0 i suoi frutti\u00bb [Philippe Escande, \u00abL\u2019Europe, fianc\u00e9e r\u00e9tive des GAFA\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 6\/10\/2017, p. 1].<br \/>\nL\u2019UE e non i governi nazionali, va precisato, perch\u00e9 GAFA pi\u00f9 Microsoft valgono in borsa 3.350 miliardi di dollari, la Germania tutta ne produce 3.400. \u00abPer chi non se ne fosse accorto, il mondo \u00e8 cambiato\u00bb [Riccardo Barlaam, \u00abSe i cinque giganti dell\u2019hi-tech valgono il Pil della Germania\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 12\/11\/2017, p. 4]. Da decenni.<br \/>\n\u00abLungi dal consolidare l\u2019esclusivit\u00e0 territoriale degli stati come \u2018contenitori di potere\u2019, questa crescita esplosiva delle grandi imprese transnazionali \u00e8 divenuta il pi\u00f9 importante fattore di indebolimento di quella esclusivit\u00e0. Intorno al 1970, quando ebbe inizio la crisi dell\u2019egemonia americana incarnata nell\u2019ordine mondiale della guerra fredda, le grandi imprese transnazionali si erano sviluppate in un sistema di produzione, di scambio e di accumulazione su scala mondiale non sottoposto ad alcuna autorit\u00e0 statale e che disponeva del potere di sottoporre alle proprie \u2018leggi\u2019 tutti i membri del sistema interstatale, inclusi gli Stati Uniti. L\u2019emergere di questo sistema di libera impresa \u2013 libero, cio\u00e8, dai vincoli imposti ai processi di accumulazione del capitale su scala mondiale dall\u2019esclusivit\u00e0 territoriale degli stati \u2013 \u00e8 stato l\u2019esito che pi\u00f9 di ogni altro ha caratterizzato l\u2019egemonia statunitense. Esso segna un nuovo, decisivo punto di svolta nel processo di espansione e superamento del Sistema di Vestfalia, e potrebbe senz\u2019altro aver avviato l\u2019esaurimento del ruolo del moderno sistema interstatale come sede principale del potere mondiale\u00bb [Giovanni Arrighi, <em>Il lungo XX secolo<\/em>, il Saggiatore 2014, 2 ed., ed. or. 1994, p. 84].<br \/>\n<em>The Economist<\/em> traccia il profilo di questa transizione nel leader \u00abEndangered\u00bb al paragrafo &#8220;Ideas matter&#8221; [11-17\/11\/2017, p. 11]. \u00abL\u2019America \u00e8 stata a lungo la pi\u00f9 grande forza per il bene nel mondo sostenendo l\u2019ordine liberale e mostrando la democrazia in opera. Tutto ci\u00f2 \u00e8 messo in pericolo da un presidente che crede che le nazioni forti badano solo a se stesse. Con \u201cAmerica First\u201d la indebolisce e rende il mondo peggiore\u00bb. E responsabilizza noi europei resi edotti che \u201cideas matter\u201d dalla terza guerra mondiale fredda, \u00abche non scoppi\u00f2, ma fu sul punto di scoppiare nel \u201956, nel \u201962 e nel \u201868\u00bb, va da s\u00e9 in Europa [Paolo Emilio Taviani, <em>Politica a memoria d\u2019uomo<\/em>, il Mulino, 2002, p. 136].<br \/>\nPeraltro, si sa: <em>quos Deus perdere vult, dementat prius<\/em>. Non si studia pi\u00f9 latino, ma c\u2019\u00e8 Internet.<\/p>\n<p>Memo. Nell\u2019era della competizione globale ho sentito dire che in latino <em>compet\u0115re<\/em> \u00e8 cercare insieme un risultato. Nel volgare di tutte le lingue nazionali invece \u00e8 cercare di restare padroni del campo. Per governare l\u2019era digitale ci vuole un po&#8217; di latino, quello dell\u2019UE, in tutta la sua umana fragilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leaders sono gli articoli di fondo di The Economist. 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