{"id":12371,"date":"2017-11-09T15:54:20","date_gmt":"2017-11-09T14:54:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12371"},"modified":"2017-11-09T15:55:01","modified_gmt":"2017-11-09T14:55:01","slug":"ordo-e-donna-impedimenti-o-opportunita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ordo-e-donna-impedimenti-o-opportunita\/","title":{"rendered":"Ordo et sexus: impedimenti o opportunit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"ministerodonne\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1-300x177.jpg\" width=\"300\" height=\"177\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel dibattito che accompagna i lavori della Commissione vaticana sul diaconato femminile, un bell\u2019articolo di p. Giancarlo Pani, su \u201cLa Civilt\u00e0 Cattolica\u201d (3999\/2017, 209-221), ha toccato \u2013 quasi\u00a0<i>per transennam<\/i>\u00a0&#8211; due punti su cui vorrei brevemente proporre qualche riflessione:<\/p>\n<p>a) Prima osservazione: quando la tradizione attesta dei \u201cfatti\u201d, se ne pu\u00f2 desumere prudentemente la possibilit\u00e0 o la necessit\u00e0. Ma quando ad essere attestata \u00e8 una \u201cassenza di fatti\u201d, non sempre \u00e8 prudente desumerne la non necessit\u00e0 o la impossibilit\u00e0. Citando questa bella espressione di Y. Congar, Pani mette in guardia da facili generalizzazioni, oggi assai diffuse.<\/p>\n<p>b) Ci si chiede, poi: il pronunciamento di\u00a0<i>Ordinatio Sacerdotalis<\/i>, che dice nel 1994 una parola forte sulla esclusione delle donne dal ministero, a che livello di autorevolezza deve essere collocato? La breve discussione riportata da Pani riaccende l\u2019interesse sulle implicazioni che, indirettamente, quella soluzione comporta nella discussione sul diaconato femminile.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, le questioni intorno alla \u201cordinazione delle donne\u201d sono sorte ufficialmente, nel cattolicesimo, molto tardi: dal 1975 prima papa Paolo VI, poi Giovanni Paolo II sono intervenuti con documenti di alta autorit\u00e0, ma non impegnando il livello massimo del magistero irreformabile. Su questo punto la mancanza di chiarezza della recezione dipende dalla non linearit\u00e0 degli stessi pronunciamenti magisteriali. Una breve ricostruzione della sequenza di pronunciamenti pu\u00f2 essere qui utile:<\/p>\n<p>a) Nel 1975 Rescritto di Paolo VI alla lettera dell\u2019Arcivescovo di Canterbury<\/p>\n<p>b) Nel 1976\u00a0<i>Inter Insigniores\u00a0<\/i>Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della fede<\/p>\n<p>c) Nel 1994\u00a0<i>Ordinario Sacerdotalis\u00a0<\/i>Lettera Apostolica di papa Giovanni Paolo II<\/p>\n<p>d) Nel 1995 La Congregazione per la Dottrina della fede risponde a un dubbio sul grado di autorevolezza magisteriale di OS<\/p>\n<p>e) Sempre nel 1995 viene pubblicato un Commento \u201cchiarificatore\u201d alla risposta della Congregazione per la Dottrina della fede<\/p>\n<p>f) Negli ultimi anni sorge anche la pretesa da parte di alcune voci di estendere la esclusione pronunciata da OS anche al diaconato.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che il grado massimo della \u201cirreformabilit\u00e0\u201d, garantito dal magistero infallibile, viene qui elaborato su due fronti:<\/p>\n<p>a) da un lato si fa valere la tradizione uniforme, che\u00a0<i>sempre, ovunque e da tutti<\/i>\u00a0sarebbe stata osservata, nella esclusione della possibilit\u00e0 di ordinazione della donna. Ci\u00f2, tuttavia, non tiene strutturalmente conto che, a partire da\u00a0<i>Pacem in terris<\/i>, il ruolo della donna viene ufficialmente considerato in modo nuovo, teologicamente e antropologicamente, e che questo elemento, riconosciuto come tipicamente moderno, introduce criteri di giudizio, forme di attribuzione di autorit\u00e0 e gradi di libert\u00e0 dei soggetti che prima erano semplicemente impensabili e inauditi. Le risposte univoche della tradizione fino al XIX secolo, si potrebbe dire,\u00a0<i>rispondono ad una domanda diversa\u00a0<\/i><i>dalla nostra<\/i>. E risultano poco utili per rispondere, significativamente, alla domanda nuova.<\/p>\n<p>b) d\u2019altro lato, troviamo un pronunciamento autorevole da parte del magistero del sommo pontefice, che avrebbe potuto intervenire\u00a0<i>ex cathedra<\/i>\u00a0per stabilire la posizione della Chiesa, ma che ha scelto invece di farlo \u201cin modo negativo\u201d, non assumendo positivamente la propria autorit\u00e0 nella decisione, ma anzi negando a s\u00e9 la facolt\u00e0 di intervenire. Anche qui, si potrebbe dire: se avesse voluto utilizzare la sua massima autorit\u00e0, il papa avrebbe potuto farlo. Poich\u00e9 invece non lo ha fatto, che cosa dobbiamo desumerne? Prudenza? Riserbo? Cautela? Lungimiranza?<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 osservare che ognuno dei lati della possibile \u201cdefinitivit\u00e0 irreformabile\u201d non appare garantito a sufficienza dai documenti pubblicati in questi 40 anni. E ci\u00f2 per un duplice motivo:<\/p>\n<p>a) La tradizione universale implicita, proprio poich\u00e9 sente il bisogno di un pronunciamento in materia, non pu\u00f2 presumere di risolverlo immediatamente nella evidenza dei fatti della tradizione.\u00a0<i>Se i fatti di tradizione fossero stati davvero univoci, se le opinioni fossero state cos\u00ec pacifiche, se la fede fosse rimasta cos\u00ec serena, se avessimo trovato incontestato\u00a0<\/i><i>&#8211;<\/i><i>\u00a0sempre, ovunque e da tutti, anche nell\u2019ultimo secolo\u00a0<\/i><i>&#8211;<\/i><i>\u00a0l\u2019orientamento di escludere dal ministero sacerdotale la donna<\/i>, perch\u00e9 mai ci sarebbe stato bisogno di questa serie di documenti?<\/p>\n<p>b) D\u2019altra parte i documenti nuovi, pretendendo di assumere un \u201cdato pacifico\u201d, e quindi di spostare nel passato la questione e la sua soluzione, non si attribuiscono il potere di definirlo, ma semplicemente\u00a0<i>si limitano\u00a0<\/i><i>a\u00a0<\/i><i>dichiarare\u00a0<\/i><i>la propria<\/i><i>\u00a0\u201cassenza di autorit\u00e0\u201d\u00a0<\/i><i>di fronte ad una tradizione che presumono di ricostruire come lineare e aproblematica<\/i>. Forse questi testi non hanno ascoltato la domanda nuova e per questo possono ritenere che sia sufficiente la risposta classica, formulata con tutta la certezza dovuta, ma per rispondere ad una domanda diversa! La domanda di \u201cministero al femminile\u201d non scaturisce come un capriccio in una tradizione che la ignora nella indifferenza, bens\u00ec come la crescita di una coscienza culturale, sociale ed ecclesiale, che deve essere onorata e alla quale la Chiesa \u00e8 tenuta a rispondere assumendola francamente, senza evasivit\u00e0 o indifferenza. E se la vuole negare, la neghi: ma ha l\u2019onere della prova. E deve offrire argomenti solidi, non meri fatti o assenze di fatti.<\/p>\n<p>Il difetto di argomentazione che sto segnalando mi pare che brilli in modo particolare in un passaggio del \u201cchiarimento\u201d offerto dalla Congregazione per la Dottrina della fede, a precisazione della sua stessa risposta al dubbio intorno a OS. Si noti: la Congregazione prima scrive una risposta ad un dubbio e contestualmente allega un commento a chiarificazione della risposta che essa stessa ha redatto. Nel testo del \u201cCommento\u201d si pu\u00f2 notare chiaramente questa\u00a0<i>impressionante oscillazione tra le pretese di chiarezza di una tradizione &#8211; in realt\u00e0 divenuta problematica &#8211; e la assenza di autorit\u00e0 che il papa riconoscerebbe a se stesso sul tema<\/i>:<\/p>\n<pre>\u00a0\u201cVa quindi sottolineato che il carattere definitivo ed infallibile di questo insegnamento della Chiesa non \u00e8 nato dalla Lettera\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_letters\/documents\/hf_jp-ii_apl_22051994_ordinatio-sacerdotalis_it.html\"><i>Ordinatio sacerdotalis<\/i><\/a>. In essa, come spiega anche la Risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Romano Pontefice, tenuto conto delle circostanze attuali, ha confermato la stessa dottrina mediante una formale dichiarazione, enunciando di nuovo\u00a0<i>quod semper, quod ubique et quod ab omnibus tenendum est, utpote ad fidei depositum pertinens<\/i>. In questo caso, un atto del Magistero ordinario pontificio, in se stesso per s\u00e9 non infallibile, attesta il carattere infallibile dell\u2019insegnamento di una dottrina gi\u00e0 in possesso della Chiesa\u201d<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/pre>\n<p>Il Commento della Congregazione, come appare evidente, avanza la pretesa di definire come \u201cdefinitivo e infallibile\u201d un insegnamento della Chiesa che non sarebbe contenuto in OS, ma che starebbe \u201ca monte\u201d di OS. Il documento papale, dunque, che in s\u00e9 viene apertamente riconosciuto come \u201cnon infallibile\u201d, dovrebbe essere semplicemente inteso come un atto di costatazione \u2013 fuori e prima di s\u00e9 &#8211; della infallibilit\u00e0 di una tradizione, che tuttavia, proprio a causa della sua problematicit\u00e0, ha richiesto l\u2019intervento magisteriale. Vi \u00e8 qui una dura e inaggirabile tensione tra il documento nuovo e i fatti della tradizione. I fatti della tradizione chiedono al documento un pronunciamento, perch\u00e9 assuma una \u201cdomanda nuova\u201d, scaturita dallo sviluppo civile, culturale, antropologico ed ecclesiale dell\u2019ultimo secolo, ma il documento dice che i fatti della tradizione sarebbero evidenti, rinunciando a spiegarne il perch\u00e9 e il come, e assumendo invece soltanto la prospettiva classica, non quella nuova. Forse la chiave ermeneutica pi\u00f9 sensibile di questa ardita ricostruzione sta nel breve, ma prezioso inciso: \u201ctenuto conto delle circostanze attuali\u201d. Questa delimitazione temporale e contestuale, che contrasta con il\u00a0<i>semp<\/i><i>er<\/i><i>\u00a0ubique ab omnibus<\/i>\u00a0della riga seguente, consente di assumere la portata del documento come \u201cnon infallibile\u201d, condizione che non risulta affatto surrogabile in seconda battuta da chiarimenti a posteriori, pronunciati ad un livello gerarchico non dotato autonomamente di autorit\u00e0 infallibile. In altri termini, se il papa non ha detto\u00a0<i>apertis verbis<\/i>\u00a0di assumere una decisione tecnicamente infallibile \u2013 come ad es. Pio XII per il dogma della Assunzione di Maria \u2013 nessuna autorit\u00e0 diversa da un Papa che parli\u00a0<i>ex cath<\/i><i>edra<\/i>\u00a0potr\u00e0 pretendere di \u201criconoscere\u201d come infallibile ci\u00f2 che infallibilmente non \u00e8 stato definito.<\/p>\n<p>Altrimenti noi avremmo il paradosso \u2013 o, peggio, la mistificazione \u2013 di\u00a0<i>un documento\u00a0<\/i><i>dichiarato apertamente come\u00a0<\/i><i>non infallibile, che una esplicazione ancora meno infallibile carica di una irreformabilit\u00e0 che sarebbe\u00a0<\/i><i>in questo caso\u00a0<\/i><i>garantita\u00a0<\/i><i>soltanto<\/i><i>\u00a0da quella \u201ctradizione\u00a0<\/i><i>universale\u201d\u00a0<\/i><i>che\u00a0<\/i><i>in realt\u00e0\u00a0<\/i><i>risulta<\/i><i>\u00a0<\/i><i>cos\u00ec poco\u00a0<\/i><i>pacifica e incontestata,\u00a0<\/i><i>da aver fatto sorgere la domanda di un pronunciamento da parte del Magistero<\/i>. Non siamo lontani, qui, da un circolo vizioso e da una autoimplicazione che si avvicina molto alla autoreferenzialit\u00e0. E neppure \u00e8 difficile scorgere, in questa obiettiva contorsione argomentativa, un certo imbarazzo verso la questione, come pure la non nascosta tensione tra la volont\u00e0 di chiudere univocamente e autoritariamente la discussione e la impossibilit\u00e0 positiva \u2013 insieme alla prudenza negativa &#8211; nell\u2019assumere in questo ambito una posizione assolutamente irreformabile.<\/p>\n<p>Dunque nel 1994, nelle circostanze del momento, papa Giovanni Paolo II ha ritenuto di non avere la autorit\u00e0 per modificare una tradizione che tecnicamente non ha dichiarato definitiva e che tale non pu\u00f2 essere dichiarata da altri soggetti ecclesiali di grado inferiore al suo. L\u2019unica cosa definitiva \u00e8 la mancanza di autorit\u00e0 dichiarata in quel momento, che deve essere assunta con grande seriet\u00e0. Ma nulla impedisce ad un altro papa, \u201cin altre circostanze di un altro momento\u201d, di leggere diversamente la tradizione, poich\u00e9 non \u00e8 vincolato da un giudizio definitivo sulla tradizione, ma solo dal giudizio definitivo sulla assenza di autorit\u00e0 assunto autorevolmente da un suo predecessore. Se la dottrina irreformabile fosse immediatamente quella della tradizione premoderna, non si sarebbe posta la questione di un pronunciamento in materia. La scelta di un pronunciamento meramente negativo, con cui si dichiara di \u201cnon avere la facolt\u00e0\u201d, lascia aperta la possibilit\u00e0 di una dichiarazione diversa, in un contesto nuovo, quando si vogliano davvero assumere non solo vecchie risposte per vecchie domande, ma una nuova risposta per una domanda che venga riconosciuta &#8211; apertamente e coraggiosamente &#8211; nella sua novit\u00e0.<\/p>\n<p>Comunque sia, e indipendentemente da questo dibattito ancora aperto, resta sempre la distinzione della questione della \u201cordinazione sacerdotale\u201d da quella della \u201cordinazione diaconale\u201d, che non pu\u00f2 essere considerata inclusa nel ragionamento prodotto dalla discussione che abbiamo fin qui considerata. Quindi, anche al di l\u00e0 della conclusione cui si giungesse nella valutazione di OS, bisognerebbe riconoscere pur sempre che tale documento nulla dice a proposito di una eventuale ordinazione diaconale, quando venisse estesa a soggetti battezzati di sesso non maschile, ma femminile.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_con_cfaith_doc_19951028_commento-dubium-ordinatio-sac_it.html<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dibattito che accompagna i lavori della Commissione vaticana sul diaconato femminile, un bell\u2019articolo di p. 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