{"id":12352,"date":"2017-11-06T09:25:45","date_gmt":"2017-11-06T08:25:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12352"},"modified":"2017-11-06T09:25:45","modified_gmt":"2017-11-06T08:25:45","slug":"il-campanello-alla-consacrazione-e-la-transustanziazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-campanello-alla-consacrazione-e-la-transustanziazione\/","title":{"rendered":"Il campanello alla consacrazione e la transustanziazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12353\" alt=\"rossano_gospels_last_supper\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come ho messo in\u00a0 luce nel mio post precedente (sul <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-paradosso-delle-particole-tonde-transustanziazione-e-intelligenza-per-ritus-et-preces\/\">tema delle &#8220;particole tonde&#8221;<\/a>) dobbiamo riconoscere serenamente una certa tensione tra &#8220;teoria della transustanziazione&#8221; e &#8220;nuova celebrazione del rito eucaristico&#8221;. Da un certo punto di vista, quella teoria condiziona pesantemente la pratica rituale. D&#8217;altra parte, a sua volta, \u00e8 stato un certo tipo di prassi ad aver preparato le condizioni per una teoria come quella della &#8220;conversione della sostanza, che lascia immutati gli accidenti&#8221;. In altri termini, una consistente parte della dottrina teologica dell&#8217;ultimo secolo si \u00e8 resa conto che la &#8220;teologia della transustanziazione&#8221;, pur salvaguardando con grande precisione il &#8220;contenuto&#8221; della fede in un contesto polemico, non riesce a salvaguardarne la &#8220;forma&#8221; e determina un progressivo divorzio tra forma e contenuto, causando ricadute negative anche sul piano strettamente contenutistico.<\/p>\n<p><strong>La consacrazione senza contesto<\/strong><\/p>\n<p>Un esempio eloquente di questo fenomeno pu\u00f2 essere identificato nella difficolt\u00e0 con cui, gradualmente, tentiamo di recuperare la &#8220;unit\u00e0 della preghiera eucaristica&#8221;, uscendo da una fruizione &#8220;altamente selettiva&#8221; di tale preghiera. In realt\u00e0, osservando prima la pratica che la teoria, possiamo costatare che rimane un profondo &#8220;zoccolo duro&#8221; di quella che \u00e8 stata, per secoli, una &#8220;partecipazione attiva&#8221; del popolo di Dio limitata alla &#8220;consacrazione&#8221;.<\/p>\n<p>Mi spiego meglio. Per una lunga stagione, che risale almeno al Medioevo, la pressoch\u00e9 totalit\u00e0 di coloro che &#8220;partecipavano&#8221; alla Messa, era realmente presenti solo al momento della consacrazione. Tutto ci\u00f2 che precedeva e tutto ci\u00f2 che seguiva, nel processo rituale, era luogo di &#8220;devozioni parallele&#8221;. E la cosa era talmente evidente, che sulla soglia di ingresso e di uscita da questo &#8220;intenso luogo di culto comune&#8221; &#8211; ossia la consacrazione &#8211; un campanello era preposto a richiamare la attenzione iniziale e finale. Il primo campanello richiamava l&#8217;attenzione della assemblea verso l&#8217;atto comune, il secondo restituiva ognuno alle proprie devozioni personali.\u00a0 Bisogna considerare con attenzione che questa &#8220;pratica&#8221; &#8211; che oggi non \u00e8 scomparsa, anche se ha trasformato il &#8220;suono del campanello&#8221;, talora spostandolo anche in un momento diverso, ossia alla elevazione &#8211; \u00e8 pi\u00f9 di un &#8220;modo di fare&#8221;: \u00e8 un &#8220;modo di pensare&#8221;, che identifica il punto esatto della &#8220;conversione della materia&#8221; e rischia di rendere tutto il resto &#8220;superfluo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Transustanziazione e carenza rituale<\/strong><\/p>\n<p>Alcune osservazioni sono qui necessarie:<\/p>\n<p>a) Questa pratica ha trasformato il rito della eucaristia, identificandone il centro in un atto interno alla preghiera eucaristica e perdendo gradualmente il contesto orante che lo struttura;<\/p>\n<p>b) La trasformazione del rito eucaristico ha sostituito con la &#8220;formula sulla materia&#8221; &#8211; ossia le parole della consacrazione su pane e vino &#8211; la sequenza &#8220;prex\/ritus&#8221; che \u00e8 costituita da &#8220;anafora eucaristica\/rito di comunione&#8221;. In tal modo alla centralit\u00e0 della dinamica ampia tra preghiera\/sacrificio\/comunione si \u00e8 sostituita la relazione stretta tra parole di consacrazione e materia eucaristica;<\/p>\n<p>c) Questa trasformazione \u00e8 risultata accentuata dalle polemiche sulla messa come &#8220;sacrificio\/comunione&#8221;: avendo nettamente separato la dimensione di sacrificio da quella di comunione &#8211; in risposta alla netta separazione luterana della comunione dal sacrificio &#8211; abbiamo creato le premesse teoriche per questo isolamento della &#8220;consacrazione&#8221; non solo dalla &#8220;preghiera eucaristica&#8221;, ma anche dal &#8220;rito di comunione&#8221;<\/p>\n<p>d) A tutto questo va aggiunto anche l&#8217;isolamento della consacrazione dalla &#8220;prima parte della messa&#8221; &#8211; dalla &#8220;parte didattica&#8221; come veniva chiamata &#8211; che solo recentemente abbiamo riscoperto come &#8220;comunione nella Parola proclamata, ascoltata e pregata&#8221;.<\/p>\n<p>Tutto questo sviluppo, che risponde a molteplici ragioni e concause, ha trovato nel concetto di &#8220;transustanziazione&#8221; una potente forma di mediazione. Isolando la logica della sostanza dalla logica degli accidenti, ha potuto determinare &#8211; senza averne le intenzioni &#8211; tutte le nostre forme di &#8220;indifferenza per la forma rituale&#8221;, che hanno causato le derive formalistiche della nostra tradizione. Il richiamo che J. Ratzinger ha indicato, nel 1980, verso la &#8220;scoperta della forma rituale&#8221; come idea teologica fondamentale del Movimento Liturgico, chiarisce bene il senso di questa nuova esigenza di comprensione teorica della tradizione, per la quale i concetti classici non sono pi\u00f9 sufficienti.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni del Novus Ordo Missae<\/strong><\/p>\n<p>Ora dobbiamo chiederci: come possiamo restituire al rito eucaristico la sua ricchezza e la sua forza? La strada battuta dal Concilio Vaticano II risulta ancora assai promettente. Potremmo riassumerla in questi pochi punti qualificanti:<\/p>\n<p>a) Ha indicato in 7 azioni qualificanti il percorso di aggiornamento della tradizione (maggiore ricchezza biblica, omelia, preghiera dei fedeli, uso delle lingue parlate, comunione sotto le due specie, unit\u00e0 tra parola e sacramento e concelebrazione);<\/p>\n<p>b) Ha recuperato come criterio di fondo la &#8220;actuosa participatio&#8221;, che restituisce alla assemblea la qualit\u00e0 di &#8220;soggetto\/oggetto&#8221; della azione rituale;<\/p>\n<p>c) Ha avviato il processo di riforma dei riti, per riacquisire quelle sette ricchezze e per rendere possibile questa rinnovata forma di partecipazione, da cui dipende l&#8217;intera esperienza ecclesiale.<\/p>\n<p>Ovviamente, se queste ragioni di novit\u00e0 vengono negate o minimizzate, non si percepiscono affatto le difficolt\u00e0 cui conduce la &#8220;teoria della transustanziazione&#8221;: potremmo dire che i fautori del Vetus Ordo spesso si sentono spinti a pretendere una immediata identificazione tra presenza reale e transustanziazione. Viceversa la nuova ricchezza rituale, introdotta dalla Riforma Liturgica, aiuta il grande corpo della Chiesa a meglio esprimere ci\u00f2 che essa pensa di s\u00e9, come disse Paolo VI aprendo la II sessione del Concilio Vaticano II. A fare esperienza della presenza del Signore in molti modi e in diversi linguaggi.<\/p>\n<p><strong>Partecipare senza campanello<\/strong><\/p>\n<p>Da tutto questo possiamo derivare una serie di conclusioni, per le quali occorre precisare anche teoricamente il contenuto della presenza del Signore, che definiamo &#8220;corpo di Cristo&#8221;.<\/p>\n<p>a) Per questa esperienza non occorre alcun campanello. Non ha senso n\u00e9 suonarlo all&#8217;inizio della &#8220;consacrazione&#8221;, n\u00e9 spostarlo all&#8217;inizio della preghiera eucaristica: noi non possiamo separare n\u00e9 il racconto istituzionale dalla anafora, n\u00e9 la anafora dalla liturgia della parola, n\u00e9 la preghiera eucaristica dai riti di comunione. Il rito ha gi\u00e0 le sue soglie rituali, ma la partecipazione si estende all&#8217;intero processo rituale, non\u00a0 si concentra solo in una sua porzione;<\/p>\n<p>b) Il campanello \u00e8 l&#8217;indice di quello che giustamente Enrico Mazza ha definito &#8220;un rito nel rito&#8221;: senza perdere le diverse articolazioni del processo rituale, dobbiamo recuperare la percezione del &#8220;grande rito&#8221; costituito dalla sequenza &#8220;anafora\/comunione&#8221;, al cui interno facciamo memoria delle parole del Signore sul pane e sul calice;<\/p>\n<p>c) Il grande rito costituito dalla sequenza &#8220;anafora\/comunione&#8221; comprende e annuncia che &#8220;corpo di Cristo&#8221; \u00e8 la Chiesa per mediazione del corpo sacramentale; il piccolo rito della consacrazione rischia di fermarsi alla realt\u00e0 intermedia del corpo sacramentale e di non far percepire la destinazione ecclesiale del rito eucaristico;<\/p>\n<p>d) In questo processo di arricchimento della tradizione, la teoria teologica della &#8220;transustanziazione&#8221; rischia di svolgere &#8211; contro le proprie intenzioni &#8211; una funzione di <em>immunizzazione dalla forma<\/em>: se l&#8217;unica forma richiesta \u00e8 quella delle &#8220;parole precise sul pane e sul vino&#8221;, allora \u00e8 evidente quanto grande sia il rischio di distorsione della tradizione che, attraverso quella teoria, possiamo inavvertitamente generare.<\/p>\n<p>Per concludere: transustanziazione \u00e8 un termine che storicamente ha avuto la funzione di &#8220;salvaguardare un contenuto&#8221; in contesto polemico. Tale funzione deve oggi essere coniugata con una istanza diversa, ossia quella di recuperare le &#8220;forme pi\u00f9 adeguate e pi\u00f9 ricche&#8221; di quel contenuto. Per questo recupero la nozione di transustanziazione appare non solo come una antica ricchezza, ma anche come una nuova povert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ho messo in\u00a0 luce nel mio post precedente (sul tema delle &#8220;particole tonde&#8221;) dobbiamo riconoscere serenamente una certa tensione tra &#8220;teoria della transustanziazione&#8221; e &#8220;nuova celebrazione del rito eucaristico&#8221;. 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