{"id":12347,"date":"2017-11-02T17:25:34","date_gmt":"2017-11-02T16:25:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12347"},"modified":"2017-11-02T17:25:34","modified_gmt":"2017-11-02T16:25:34","slug":"il-paradosso-delle-particole-tonde-transustanziazione-e-intelligenza-per-ritus-et-preces","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-paradosso-delle-particole-tonde-transustanziazione-e-intelligenza-per-ritus-et-preces\/","title":{"rendered":"Il paradosso delle &#8220;particole tonde&#8221;: transustanziazione e intelligenza \u201cper ritus et preces\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12348\" alt=\"pane-spezzato\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pane-spezzato-300x106.jpg\" width=\"300\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pane-spezzato-300x106.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pane-spezzato.jpg 958w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, il Concilio Vaticano II nella sua costituzione liturgica, tra le 7 indicazioni che d\u00e0 per la Riforma della celebrazione eucaristica, indica la ripresa della \u201cpartecipazione pi\u00f9 perfetta\u201d alla eucaristia, mediante la \u201ccomunione sotto le due specie\u201d (SC 55). Spesso si legge in modo minore questa affermazione, come se si trattasse di una semplice \u201craccomandazione pastorale\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la \u201csvolta pastorale\u201d che il Vaticano II esige, richiede di intendere questa indicazione alla luce della \u201cintelligenza per ritus et preces\u201d che il n. 48 di SC stabilisce come criterio fondamentale di interpretazione della \u201cpartecipazione attiva\u201d.<\/p>\n<p>Questo orizzonte di comprensione \u2013 che elabora una nuova nozione di \u201cazione simbolico-rituale\u201d e una nuova prassi partecipativa \u2013 introduce non solo pratiche, ma teorie necessariamente nuove nel corpo ecclesiale, il cui impatto iniziamo solo oggi ad apprezzare anche in sede di teologia eucaristica.<\/p>\n<p>Vorrei soffermarmi in questo breve testo sulle conseguenze che questo nuovo modo di pensare introduce nella classica dottrina eucaristica della \u201ctransustanziazione\u201d. La presenza di del Signore risorto in mezzo ai suoi viene pensata in modo molto pi\u00f9 ampio e complesso, rispetto alla grande ma limitata teoria della \u201cpresenza sostanziale sotto le specie del pane e del vino\u201d.<\/p>\n<p><i>a) La dottrina e il rito<\/i><\/p>\n<p>Un chiarimento di fondo deve essere offerto anzitutto sulla relazione che si instaura tra una prassi rituale e la sua interpretazione teorica. Dobbiamo riconoscere, infatti, che le numerose \u201ccontroversie eucaristiche\u201d &#8211; che hanno segnato la riflessione ecclesiale \u2013 hanno prodotto effetti sulla prassi non lineari. Di fatto, allo scopo di evitare errori dottrinali, hanno non di rado introdotto indifferenze o unilateralit\u00e0 rituali. Possiamo identificarne solo alcuni:<\/p>\n<p>&#8211; la concentrazione sulla \u201cpresenza sostanziale sotto le specie\u201d ha distratto profondamente dalle altre forme di presenza del Signore, nella Parola, nella preghiera, nella assemblea (cfr. SC 7);<\/p>\n<p>&#8211; la \u201cpresenza sostanziale sotto le specie\u201d ha ridotto il peso della \u201cpresenza ecclesiale\u201d del corpo di Cristo, che rimane sempre l\u2019effetto primario della celebrazione eucaristica;<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019attenzione alla \u201csostanza\u201d ha condotto ad una pratica degli accidenti che oscilla tra indifferenza e ritualismo, rischiando di smarrire la logica simbolica delle sequenze rituali;<\/p>\n<p>&#8211; la stessa celebrazione della eucaristia ha sofferto per la invadenza di una lettura intellettualistica della presenza, che ha ridotto la rilevanza di gesti, sequenze e coerenze interne alla azione rituale;<\/p>\n<p>&#8211; infine, ma forse <i>in primis<\/i>, la separazione tra \u201csacrificio\u201d e \u201ccomunione\u201d &#8211; frutto del conflitto con la tradizione protestante \u2013 non ha giovato ad una comprensione unitaria del rito eucaristico e delle continuit\u00e0 tra sacrificio e banchetto;<\/p>\n<p>Possiamo considerare soprattutto quest\u2019ultimo punto, per cercare di illustrarlo meglio con qualche esempio.<\/p>\n<p><i>b) I riti di comunione e la transustanziazione<\/i><\/p>\n<p>Il modo con cui cerchiamo di uscire da questi imbarazzi, da almeno 50 anni, \u00e8 ancora esitante e balbettante. Questo \u00e8 un fatto inevitabile: lo stesso linguaggio con cui proponiamo le \u201cnuove aperture\u201d risente di un lessico spesso vecchio e inadeguato. Se infatti esaminiamo i \u201criti di comunione\u201d delle nostre celebrazioni eucaristiche, possiamo chiaramente individuare almeno tre soglie problematiche:<\/p>\n<p>&#8211; <i>la irrilevanza della \u201cfrazione del pane\u201d<\/i><\/p>\n<p>Il rito dell\u2019eucaristia prevede una sequenza in cui la frazione del pane produce le particole per la comunione dell\u2019assemblea. Ancora oggi \u00e8 diffusa la prassi di \u201cnutrire l\u2019assemblea\u201d con la particole gi\u00e0 consacrate, e di utilizzare comunque anche sull\u2019altare \u201cparticole\u201d gi\u00e0 frazionate. La \u201ctransustanziazione\u201d e la \u201ccentralit\u00e0 del tabernacolo\u201d &#8211; insieme alla prassi di comunicare l\u2019assemblea dopo la fine della celebrazione \u2013 hanno largamente influito su questa distorsione;<\/p>\n<p>&#8211; <i>la \u201cforma\u201d della comunione <\/i>sub utraque<\/p>\n<p>Anche il recupero di una prassi di \u201ccomunione sotto le due specie\u201d \u00e8 avvenuto, per lo pi\u00f9, con una bassa coscienza della \u201cqualit\u00e0\u201d del rapporto con pane e vino. Le due \u201cmaterie\u201d non sono semplicemente \u201cspecie\u201d di una sostanza che \u00e8 contenuta comunque integralmente \u201csotto ciascuna delle due\u201d! Accedere a pane e vino come corpo e sangue di Cristo non significa ricevere \u201cuna specie intinta nell\u2019altra\u201d, ma accedere all\u2019<i>unico pane spezzato<\/i> e all\u2019<i>unico calice condiviso, <\/i><i>come mediazione del Corpo e Sangue del Signore<\/i>. Questo atto comune, con tutta la sua risonanza intima e familiare, ristruttura figliolanza e fratellanza ecclesiale, con una potenza immediata irriducibile ad altri gesti. L\u2019interferenza della \u201ctransustanziazione\u201d su questo recupero \u00e8 assai pesante, e non per colpa della nozione in s\u00e9, ma per colpa di una recezione intellettualistica e ritualistica della tradizione, che ha trovato in questa formalizzazione teorica un formidabile alleato.<\/p>\n<p>&#8211; <i>la processione di comunione<\/i><\/p>\n<p>La forma pi\u00f9 spirituale di comunione dovrebbe essere una gioiosa processione all\u2019altare di tutta la assemblea. Movimento, canto, ritmo sono le condizioni di questa esperienza spirituale: una comprensione della eucaristia che si concentra soltanto sulla \u201csostanza\u201d rischia di considerare tutto questo o come indifferente o addirittura come distrazione dall\u2019essenziale. Essenziale appare solo \u201creduplicare\u201d il ringraziamento individuale, quasi nella indifferenza verso la azione comunitaria.<\/p>\n<p><i>c) Paradossi dottrinali e rituali<\/i><\/p>\n<p>La transustanziazione opera dunque una inevitabile riduzione della mediazione rituale della presenza del Signore, concentrando il cuore del rito soltanto sulla \u201cformula di consacrazione sulla materia\u201d. I campanelli che ancora oggi suonano su quella soglia sono la testimonianza dell\u2019effetto di distorsione che la grande teoria ha operato sulla tradizione. Comprendere che il rito eucaristico sperimenta \u201cpresenza\u201d nella intera sequenza rituale &#8211; nel raduno, nei riti di ingresso, nella liturgia della parola, nella professione di fede, nella pregare per tutti, nel presentare i doni, nella solenne anafora eucaristica, nei riti di comunione e nei riti di congedo \u2013 esige un approccio pi\u00f9 ricco e articolato rispetto alla relazione formale tra sostanza e accidenti. Il centro della eucaristia non \u00e8 una \u201cconsacrazione del pane e del vino\u201d, ma l\u2019 ascolto della parola e la preghiera anaforica che approdano al rito di comunione. Questa comprensione ampia della eucaristia ha bisogno di una \u201cteoria della presenza\u201d pi\u00f9 ampia. Anzi, potremmo dire che la \u201ctransustanziazione\u201d pu\u00f2 \u201cvedere\u201d solo la consacrazione ed \u00e8, in un certo senso, il prodotto teorico di questo angolo visuale. Mentre una prospettiva pi\u00f9 ampia di esperienza della presenza del Signore deve saper produrre una teoria pi\u00f9 articolata, pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 dinamica.<\/p>\n<p><i>d) L\u2019uso di \u201cparticole tonde\u201d: la deriva individualistica della transustanziazione<\/i><\/p>\n<p>Un esempio finale pu\u00f2 aiutare a comprendere che cosa \u00e8 in gioco in queste riflessioni. Abbiamo tutti esperienza della prassi ecclesiale cattolica, che celebra i riti di comunione utilizzando \u201cparticole\u201d gi\u00e0 spezzate, anzi confezionate in anticipo rispetto alla frazione del pane, e spesso gi\u00e0 consacrate e semplicemente distribuite dal tabernacolo, al momento del rito di comunione.<\/p>\n<p>Senza entrare in tutte le questioni che questa prassi propone, vorrei sollevare una riserva sulla \u201cforma tonda\u201d della particola. Ritengo infatti che, mentre il pane eucaristico \u00e8 del tutto naturale che sia tondo \u2013 e in effetti tale \u00e8 sempre l\u2019<i>hostia magna<\/i> \u2013 non si comprende perch\u00e9 mai si ritenga che debba essere tonda anche la particola. Forse per imitazione \u201cin miniatura\u201d del pane intero. Ma bisogna riconoscere che la forma tonda della particola rischia di cancellare una esperienza elementare del rapporto tra il Signore e la sua Chiesa. Egli la incontra come quella \u201cpienezza\u201d che \u00e8 data a ciascuno per mediazione della comunit\u00e0. Ognuno riceve il corpo di Cristo non semplicemente in modo \u201cdiretto\u201d, ma \u201cattraverso la Chiesa\u201d. Per questo l\u2019unico pane, spezzato, \u00e8 offerto \u201ccome frammento\u201d ad ogni singolo, che pu\u00f2 riconoscere il Corpo di Cristo nel Signore e nella Chiesa.<\/p>\n<p>Questa verit\u00e0 viene oggi mediata dalle menti, ma non dai corpi. La particola deve essere un frammento, non un intero in miniatura. Il frammento pu\u00f2 avere qualsiasi forma, ma non quella tonda, che \u00e8 forma dell&#8217;intero. Invece i corpi, sulla base di un utilizzo unilaterale anche della nozione di transustanziazione, ritengono di avere contatto \u201cintero\u201d con il Signore, e di dovere anche \u201crendere grazie\u201d da soli, senza tenere conto che tutta la eucaristia \u00e8, appunto, rendimento di grazie comunitario. Per rimediare a questa distorsione, tuttavia, non \u00e8 sufficiente \u201cconfezionare particole non pi\u00f9 tonde\u201d! Occorre invece produrre una \u201cteoria della presenza\u201d che non si immunizzi dalla azione, dai linguaggi simbolici e dai processi rituali. Per arrivare a produrre i frammenti\/particole mediante la frazione del pane \u2013 ossia per recuperare il senso primario di una elementare sequenza rituale, che non sappiamo neppure vedere &#8211; non abbiamo bisogno solo di rubriche pi\u00f9 adeguate, ma di teorie teologiche pi\u00f9 fedeli alla ricchezza della tradizione, con la moltitudine dei suoi linguaggi corporei e con la finezza delle sue sequenze rituali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, il Concilio Vaticano II nella sua costituzione liturgica, tra le 7 indicazioni che d\u00e0 per la Riforma della celebrazione eucaristica, indica la ripresa della \u201cpartecipazione pi\u00f9 perfetta\u201d alla eucaristia, mediante la \u201ccomunione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12347"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12347"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12347\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12350,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12347\/revisions\/12350"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12347"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12347"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12347"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}