{"id":12334,"date":"2017-10-24T07:31:05","date_gmt":"2017-10-24T05:31:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12334"},"modified":"2017-10-24T07:31:05","modified_gmt":"2017-10-24T05:31:05","slug":"cultura-civile-e-teologia-11-la-via-nuova-tra-il-relegare-e-lincludere-g-villa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/cultura-civile-e-teologia-11-la-via-nuova-tra-il-relegare-e-lincludere-g-villa\/","title":{"rendered":"Cultura civile e teologia (\/11):  La via nuova tra il relegare e l\u2019includere  (G. Villa)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11931\" alt=\"Univerit\u00e0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0-300x220.jpg\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0-1024x754.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0.jpg 1756w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Un altro contributo al dibattito, con cui G. Villa recensisce due libri appena usciti in libreria e che testimoniano quanto sia &#8220;caldo&#8221; il tema di cui in questa serie di post.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span>Ogni giorno viene pubblicato uno o pi\u00f9 libri e la cosa non fa notizia. Fa notizia, per\u00f2, il fatto che gioved\u00ec 28 settembre e gioved\u00ec 5 ottobre siano stati pubblicati due libri apparentemente distanti tra loro, ma entrambi vicini alla questione dibattuta in questo Blog. La pubblicazione del 28 settembre, \u201c<i>L\u2019innominabile attuale<\/i>\u201d (Adelphi), ci arrivava secondo una via diretta, \u201c<i>La Teologia \u00e8 relegata nell\u2019Universit\u00e0<\/i>\u201d, la seconda, \u201c<i>Terra casa lavoro<\/i>\u201d (Il Manifesto), in via indiretta, che la si riconosce \u00ab<i>in quel modo che la nostra et\u00e0 esige<\/i>\u00bb Papa Giovanni).<\/span><\/p>\n<p><span> Il 28 settembre scorso, dunque, \u00e8 uscito l\u2019ultimo libro di R. Calasso, \u201c<i>L\u2019innominabile attuale<\/i>\u201d. L\u2019Autore \u00e8 tra i pi\u00f9 noti scrittori italiani, e le sue opere sono state tradotte in 25 lingue e pubblicate in 28 Paesi. Per l\u2019occasione ha scritto, nello stesso giorno, una presentazione per il \u201c<i>Corriere della Sera<\/i>\u201d, un articolo che sarebbe passato inosservato, se il mio occhio non si fosse fermato su questa affermazione che riguarda l\u2019argomento qui in discussione: \u201c<i>La Teologia veniva relegata nelle Universit\u00e0<\/i>\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span> A parte il contraddittorio che qui si crea tra chi vorrebbe che la Teologia rientri nell\u2019Universit\u00e0, e chi, il Calasso, al contrario, afferma che la teologia in un qualche modo gi\u00e0 vi si trova; a parte pure che l\u2019articolo ci parla della cultura civile mitteleuropea e dei suoi protagonisti, assimilandovi anche la piccola cultura civile italiana; a parte tutto ci\u00f2, ci troviamo in un contesto suggestivo dove ad essere relegata non \u00e8 solo la teologia, ma tutta la cultura civile.<\/span><\/p>\n<p><span> Relegata a far che? La teologia fa risaltare la sua tensione al \u201c<i>numinoso<\/i>\u201d, elemento oggettivo e soggettivo del sacro. Non potendo nominare ci\u00f2 che si adora, \u201c<i>la societ\u00e0 appare condannata a una superstizione nuova e insinuante<\/i>\u201d. \u00c8 la superstizione della \u201c<i>societ\u00e0 secolare senza Dio, una societ\u00e0 atomizzata, che pu\u00f2 essere anche una forma di autodifesa da mali pi\u00f9 gravi. Qui <\/i><i>ci<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>pu\u00f2<\/i><i> <\/i><i>mimetizzare<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>facilmente, come tante piccole<\/i><i> divinit\u00e0 atomizzate che tentano di strapparsi a vicenda la direzione degli esperimenti\u201d<\/i>. Il paradosso sentenzia quindi che la teologia \u00e8 relegata nella Universit\u00e0, luogo dove solo \u00e8 in uso la parola \u201c<i>numinoso<\/i>\u201d, il non poter dire Dio.<\/span><\/p>\n<p><span> La teologia \u00e8 relegata nell\u2019Universit\u00e0. Ma rispetto a che? Rispetto alla democrazia, che \u201c<i>non<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>pensiero<\/i><i> <\/i><i>specifico e proprio per questo <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>rivelata<\/i><i> <\/i><i>agile<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>ingegnosa<\/i><i> <\/i><i>nel<\/i><i> <\/i><i>riassorbire<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>suo<\/i><i> <\/i><i>interno,<\/i><i> <\/i><i>sotto<\/i><i> <\/i><i>mentite<\/i><i> <\/i><i>spoglie,<\/i><i> <\/i><i>quelle<\/i><i> <\/i><i>stesse<\/i><i> <\/i><i>potenze<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>aveva<\/i><i> <\/i><i>appena<\/i><i> <\/i><i>espulso<\/i>\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span> Un\u2019altra interpretazione tra la condizione socio-politica attuale e la cultura \u00e8 suggerita da R. Simone in \u201c<i>Il mostro mite<\/i>\u201d. Secondo quest\u2019ultimo il capitalismo cognitivo, che dispone di un apparato culturale materialmente gigantesco, tale da ridurre l&#8217;universit\u00e0 dei saperi a una provincia, si salda strategicamente con l&#8217;incremento della produzione di servizi, che inglobano e \u201c<i>impacchettano<\/i>\u201d anche le competenze idonee alla corretta ed efficace fruizione dei beni. La saldatura fra beni di consumo e stili di comportamento omogenei (civili, razionali, emancipati moderni, eccetera) \u00e8 cos\u00ec assicurata alla fonte. L&#8217;effetto \u00e8 quello di un totalitarismo morbido, \u201c<i>mostro mite<\/i>\u201d che non ha bisogno di mostrare il volto trucido del regime poliziesco e oppressivo: al contrario, pu\u00f2 mostrarsi come il suo esatto contrario. La simulazione consente addirittura di indicare indiscriminatamente come \u201c<i>volto arcigno<\/i>\u201d del potere \u2012 moralismo, censura, repressione, attentato ai diritti civili \u2012 ogni istanza critica, anche di una teologia, che non si lascia ridurre ai moralismi, ma nemmeno a lasciarsi assorbire nell\u2019apparato cognitivo diffuso.<\/span><\/p>\n<p><span> Il 5 ottobre scorso \u2012 si diceva sopra \u2012 usciva \u201c<i>Terra casa lavoro<\/i>\u201d dell\u2019editore de \u2018<i>Il manifesto<\/i>\u2019, un libro che raccoglie tre discorsi di Papa Francesco che non dicono solo il senso complessivo del suo ministero: perch\u00e9 in quei discorsi non ci sono solo \u201cT<i>erra, casa e lavoro\u201d<\/i>, c\u2019\u00e8 la visione del mondo, una teologia. Che un giornale laico compia un \u201c<i>discernimento<\/i>\u201d del genere d\u00e0 da pensare, soprattutto qui invoglia a rimescolare le questioni poste sui due bordi del fiume impetuoso che scorre sotto i ponti.<\/span><\/p>\n<p><span> \u201c<i>La notizia sta nel fatto che la modernit\u00e0, nelle sue manifestazioni pi\u00f9 mature, non ha bisogno di esibire come suo punto d\u2019onore quel certo patriottismo laico che imponeva di prendere le distanze, pur col dovuto rispetto, da tutto ci\u00f2 che sapesse di religione e di chiese. Ora qui si manifesta invece una modernit\u00e0 che sente di non aver pi\u00f9 bisogno, per svolgersi, di \u00abfare come se Dio non ci fosse\u00bb<\/i>\u201d (R. La Valle).<\/span><\/p>\n<p><span> Se diventer\u00e0 scuola che \u201c<i>il mondo laico non si senta pi\u00f9 obbligato a questa obbedienza, la fine di quest\u2019epoca si potrebbe mettere in calendario in questo 5 ottobre 2017, quando un editore laico e un giornale comunista escono in piazza per nulla turbati dall\u2019idea di veicolare il sogno di un papa argentino, ma pur sempre romano, e senza rischio di perdere la loro laicit\u00e0\u201d <\/i>(R. La Valle).<\/span><\/p>\n<p><span> Nell\u2019arco di una sola settimana \u2013 28\/9 con \u201c<i>L\u2019innominabile attuale<\/i>\u201d \u2013 5\/10 con \u201c<i>Terra casa lavoro<\/i>\u201d \u2013 sembrano cadere i muri eretti emblematicamente nel 1625, quando il calvinista olandese Ugo Grozio nel suo \u2018<i>de iure belli ac pacis<\/i>\u201d, scrisse che tutto poteva andare bene lo stesso \u201c<i>anche nella blasfema ipotesi che Dio non ci fosse o non si occupasse dell\u2019umanit\u00e0<\/i>\u201d (R. La Valle).<\/span><\/p>\n<p><span> Soprattutto ci appare evidente che la questione pi\u00f9 grande oggi non \u00e8 la possibilit\u00e0 di riammettere la Teologia nelle Universit\u00e0, ma di riconoscere la possibilit\u00e0 di un dialogo, in cui la democrazia, la modernit\u00e0, e i diritti non hanno come condizione e presupposto la esclusione di Dio, ma la sua nuova comprensione \u00ab<i>in quel modo che la nostra et\u00e0 esige<\/i>\u201d, come diceva Papa Giovanni.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un altro contributo al dibattito, con cui G. 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