{"id":12329,"date":"2017-10-23T09:14:54","date_gmt":"2017-10-23T07:14:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12329"},"modified":"2017-10-23T09:14:54","modified_gmt":"2017-10-23T07:14:54","slug":"il-concilio-con-diritto-di-parola-la-lettera-non-risponde-solo-al-card-sarah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-concilio-con-diritto-di-parola-la-lettera-non-risponde-solo-al-card-sarah\/","title":{"rendered":"Il Concilio con diritto di parola: la lettera non risponde solo al Card. Sarah"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12331\" alt=\"viadelconcilio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il valore della lettera che il 15 ottobre papa Francesco ha scritto al card. Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino (<a href=\"http:\/\/lanuovabq.it\/it\/la-lettera-del-papa-al-cardinale-sarah\">qui il testo<\/a>) <em>va al di l\u00e0 della questione specifica su cui interviene (<\/em>per una sintesi della vicenda rimando al mio post precedente <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/principio-grande-prefetto-piccolo\/\">qui<\/a>): pur con tutta la rilevanza del &#8220;caso&#8221; &#8211; ossia la corretta interpretazione di un testo come &#8220;Magnum principium&#8221; (= MP)e il suo impatto sulla prassi delle traduzioni liturgiche &#8211; la lettera riguarda <em>il modo di interpretare la svolta conciliare e la apertura di una nuova fase del rapporto della Chiesa con la storia e con la cultura<\/em>. Ecco alcuni punti essenziali di questo ragionamento:<\/p>\n<p>a) <em>Il Concilio in contumacia<\/em><\/p>\n<p>Nella ermeneutica liturgica prevalente degli ultimi decenni del magistero spesso si \u00e8 ricorsi a riferimenti ai testi conciliari che ne contraddicevano il significato. Esempi particolarmente lampanti di questa &#8220;prassi interpretativa&#8221; sono costituiti da documenti liturgici che si collocano agli inizi del nuovo millennio: <em>Liturgiam authenticam<\/em>\u00a0(2001) e <em>Redemptionis sacramentum<\/em>\u00a0(2004) sono due casi in cui vengono proposte letture della tradizione post-conciliare che approdano a vere e proprie smentite del concilio. Basti pensare che l&#8217;esito dei due documenti citati \u00e8, rispettivamente, <em>il sospetto verso la lingua parlata e verso la assemblea celebrante<\/em>! <em>Il &#8220;grande principio&#8221; appare in questi documenti dimenticato e sfigurato<\/em>.<\/p>\n<p>b)\u00a0<em> Il Concilio con diritto di parola<\/em><\/p>\n<p>Anche nel caso del &#8220;Commentaire&#8221; scritto dal Card. Sarah, con la pretesa di dare una &#8220;interpretazione autentica&#8221; di MP, si \u00e8 proceduto con la medesima tecnica: <em>si incarica un canonista di corte vedute e dalla provata fede autoreferenziale di avanzare spudoratamente una lettura del testo papale nel segno di una assoluta continuit\u00e0 con la prassi e la mentalit\u00e0 acquisita negli ultimi 20 anni e si pretende di accreditare l&#8217;idea che questa lettura sia &#8220;fedele&#8221; al testo di MP. E il Prefetto si \u00e8 prestato a firmare un testo del tutto indifendibile<\/em>. Normalmente questo si \u00e8 fatto per testi che non avevano alcuna possibilit\u00e0 di rispondere e che vivevano della fedelt\u00e0 con cui, nella storia, siamo ancora capaci di intenderne la lettera e lo spirito. In questo caso, per\u00f2, l&#8217;operazione spericolata di ermeneutica tradizionalista non ha tenuto conto del fatto che Francesco \u00e8 oggi &#8220;<em>Concilio con diritto di parola<\/em>&#8220;. Per questo, di fronte alla sfrontatezza con cui si \u00e8 fatto spregio della lettera e dello spirito di un documento di appena un mese fa, la &#8220;intentio auctoris&#8221; &#8211; ancora ben chiara nella mente di chi lo ha firmato &#8211; interviene inequivocabilmente a ristabilire la verit\u00e0.<\/p>\n<p>c) <em>La questione in causa<\/em><\/p>\n<p>Nel merito del MP, la esigenza di ascoltare le ragioni delle diverse culture, da cui scaturiva la intuizione originaria del Concilio, non pu\u00f2 essere oscurata da una mera difesa delle competenze centralistiche elaborate negli ultimi 20 anni, sotto la pressione di una certa ossessione verso la &#8220;perdita della tradizione&#8221;. Attraverso la &#8220;netta differenza&#8221; tra due forme di &#8220;approvazione&#8221;, MP salvaguarda finalmente la differenza necessaria delle diverse culture. <em>Pensare la unit\u00e0 come &#8220;omologazione&#8221; costituisce una aperta smentita della dinamica che il Concilio Vaticano II ha voluto riconoscere come vitale per la tradizione ecclesiale<\/em>. Su questo punto, che definirei viscerale, una lettura statica e una lettura dinamica della tradizione si confrontano apertamente e non possono essere giocate l&#8217;una contro l&#8217;altra.\u00a0 \u00a0In effetti il testo della lettera parla esplicitamente di &#8220;abrogazione&#8221; dell&#8217;approccio imposto da <em>Liturgiam authenticam.\u00a0<\/em>Non sono pi\u00f9 possibili quegli ostacoli\u00a0 tra fedelt\u00e0 e traduzione creati ad arte per 20 anni\u00a0 e che hanno sviluppato solo imbarazzo e paralisi. La &#8220;fedelt\u00e0&#8221;, come dice il testo della lettera,&#8221;\u00a0implica una triplice fedelt\u00e0: al testo originale\u00a0<em>in primis<\/em>; alla particolare lingua in cui viene tradotto e infine alla comprensibilit\u00e0 del testo da parte dei destinatari&#8221;:\u00a0in altri termini essa viene riconosciuta come un atto complesso, che non pu\u00f2 essere controllato solo dal centro, ma che deve onorare diverse istanze, generali e particolari.<\/p>\n<p>d) <em>Una lezione che va al di l\u00e0 del Card. Sarah<\/em><\/p>\n<p>Tra le prime reazioni che hanno caratterizzato la recezione della lettera una ha rischiato di essere predominante. Forse \u00e8 quella che anche la stampa \u00e8 tentata di sottolineare: ossia una sorta di &#8220;duello&#8221; tra il papa e un suo ufficiale. Non \u00e8 cos\u00ec. Altro \u00e8 qui in gioco: si tratta piuttosto di un modo di <em>restituire autorit\u00e0 alla &#8220;natura pastorale&#8221; del Concilio Vaticano II e agli effetti che questa grande svolta pu\u00f2 e deve avere sull&#8217;intero corpo ecclesiale, a partire dalle Congregazioni, che non ne restano immuni<\/em>. La lettera del 15 ottobre \u00e8 espressione di <em>un Concilio Vaticano II che non si lascia imbavagliare da ermeneutiche negazioniste, che non si fa paralizzare dalla &#8220;ossessione della continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto ecclesiale&#8221;, che non consente indifferenze o trascuratezze antiche e nuove.<\/em> Tutti coloro che negli ultimi 40 anni hanno cercato di addomesticare il Vaticano II devono sentirsi i veri destinatari della lettera. Il card. Sarah nella vicenda \u00e8 stato particolarmente ingenuo. m<em>a la lettera intende parlare soprattutto ai furbi<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il valore della lettera che il 15 ottobre papa Francesco ha scritto al card. 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