{"id":12219,"date":"2017-10-02T23:25:23","date_gmt":"2017-10-02T21:25:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12219"},"modified":"2018-09-10T09:04:03","modified_gmt":"2018-09-10T07:04:03","slug":"i-paralogismi-del-transumanesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-paralogismi-del-transumanesimo\/","title":{"rendered":"I paralogismi del transumanesimo"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12217\">Version fran\u00e7aise ici<\/a><\/span><\/p>\n<p>Nell\u2019aprile 2015 pubblicavo in questo blog un post dal titolo <a title=\"Transumanesimo e risurrezione\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/transumanesimo-e-risurrezione\/\"><i>Transumanesimo e resurrezione<\/i><\/a>. Il successo folgorante dell&#8217;ultimo libro di Yuval Noah Harari, <i>Homo Deus, <\/i>mi spinge ora a ritornare sulla questione.<br \/>\n\u00abLe Point\u00bb del 31 agosto ha pubblicato un&#8217;intervista dell\u2019autore che sintetizza bene il suo discorso. All&#8217;inizio vi sono due postulati negativi: due miti sono in via di sparizione, dato che perdono sempre pi\u00f9 pertinenza, l\u2019esistenza di Dio e la libert\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>A proposito della <i>religione<\/i>, Harari dice tre cose. In primo luogo egli sostiene \u00abche una delle caratteristiche primordiali egli esseri divini \u00e8 di rendere le cose viventi\u00bb. Ora, dice, \u00abnoi siamo capaci di rimodellare la vita\u00bb o di \u00abridefinire il codice della vita\u00bb. D\u2019altra parte, chi dice \u00abvita\u00bb dice \u00abmorte\u00bb e le tecnologie legate all&#8217;AI (<i>intelligenza artificiale<\/i>) permetteranno precisamente di rinnovare indefinitamente la vita, di far indietreggiare e, alla fine, di sopprimere la morte. Nessun bisogno dunque di dio n\u00e9 della religione.<br \/>\nIn secondo luogo Harari constata che le religioni forniscono dei criteri d&#8217;identit\u00e0 che permettono la costituzione di comunit\u00e0, e generano, per altro verso, delle crisi. Ora, noi non abbiamo pi\u00f9 bisogno di queste criteri: oggi le comunit\u00e0 politiche si costituiscono in altro modo, ovunque sia presente \u00ablo Stato-nazione burocratico\u00bb.<br \/>\nLe religioni \u2013 \u00e8 sotto gli occhi di tutti \u2013 non hanno niente da dire n\u00e9 sulla vita quotidiana, regolata dalla tecnica (medica o di altro tipo), n\u00e9 sullo sviluppo reale della civilizzazione, dell&#8217;Intelligenza Artificiale e della genetica.<\/p>\n<p>In terzo luogo, Harari lega la religione alla questione dell\u2019autorit\u00e0: la religione fornisce una finzione che giustifica un\u2019autorit\u00e0 di tipo monarchico, oggi obsoleto.<\/p>\n<p>A proposito della <i>libert\u00e0 individuale<\/i>, che \u00e8 che oggi l\u2019elemento centrale della civilt\u00e0, Harari dice che \u00e8 anch&#8217;essa una finzione: \u00abLa scienza spiega che i sentimenti, le scelte e i desideri umani sono il semplice prodotto della biochimica\u00bb, e dunque sono in linea di principio esplicabili (e questo sebbene oggi non si disponga ancora delle formule matematiche per identificare quelle regioni che chiamiamo \u00abanima\u00bb). Tutto dipende da algoritmi. D&#8217;ora in poi sar\u00e0 fondamentale, in vista delle azioni da compiere, fidarsi dei dati disponibili piuttosto che delle variazioni degli umori umani. Sono questi dati che forniranno l&#8217;autorit\u00e0 del futuro.<\/p>\n<p>Al limite si intravvede dunque \u00abun sistema cosmico di trattamento dei dati che sar\u00e0 paragonabile a Dio: sar\u00e0 ovunque, controller\u00e0 ogni cosa e gli esseri umani saranno destinati a fondersi in esso\u00bb. Notiamo che in questo passaggio \u00e8 contenuta un&#8217;idea di Dio pi\u00f9 ampia di quella a cui si faceva riferimento in un passaggio precedente. L\u00e0 Dio veniva descritto attraverso le sue prerogative: signore della vita e della morte, referente ultimo delle comunit\u00e0, fondamento dell&#8217;autorit\u00e0. Qui invece \u00e8 in questione, da una parte, la sua ubiquit\u00e0 (\u00absar\u00e0 ovunque\u00bb) e, dall&#8217;altra parte, il suo carattere di fine ultimo che annuller\u00e0 l\u2019umano attraverso un assorbimento non pi\u00f9 mistico ma matematico: la maniera moderna di dire il trionfo dell&#8217;Uno sull&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Le osservazioni di Harari mi spingono a porre alcune domande.<\/p>\n<p><b><i>A proposito di dio e della religione<\/i><\/b><\/p>\n<p>\u00c8 certo che le affermazioni di Harari si ricollegano in parte alle critiche che nella storia recente sono state mosse contro un&#8217;idea \u00abtroppo umana\u00bb di ci\u00f2 che chiamiamo dio, e queste critiche hanno portato frutto se si considera l&#8217;affinarsi della riflessione su Dio, l&#8217;avvento della secolarizzazione, la fine, o meglio la trasformazione, della religione. Non sembra che Harari conosca molto della storia recente della teologia (nel senso non confessionale di questo termine: ovvero come discorso su dio)<br \/>\nEgli si sarebbe dovuto confrontare con l&#8217;idea di Dio affinatasi nel mondo presente, e non con sue rappresentazioni grossolane, per quanto ancora vive. Ad ogni modo, per riprendere uno dei temi di Harari, mi sembra che ci sia una differenza considerevole tra fabbricare la vita, da una parte, e rimodellarla e riformarla, dall&#8217;altra. Questa differenza \u00e8 palpabile nell&#8217;uso del prefisso \u00abre\u00bb. Se c&#8217;\u00e8 della vita, noi possiamo intervenire su di essa. Ma fabbricare una vita, cio\u00e8 far nascere un essere vivente a partire da materiali inorganici \u00e8 tutta un\u2019altra performance. Al momento non siamo ancora passati dalla seconda alla prima e non possiamo affermare che potremo farlo se non sulla base di un atto di fede la cui credibilit\u00e0 \u00e8 dubbia. E, supponendo di arrivare a farlo, sar\u00e0 necessario allora rispondere alla domanda sempre attuale di Leibniz:\u00a0\u00abperch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcosa piuttosto che il nulla?\u00bb o, ancora, \u00abin che modo c&#8217;\u00e8 qualcosa?\u00bb. Mi sembra che questo genere di domanda sia di tipo metafisico, vale a dire di un&#8217;altra natura rispetto alle domande della fisica e della tecnologia, fossero anche \u00abnano\u00bb: si tratta della questione del fondamento. Fino ad ora la parola \u00abdio\u00bb ha personalizzato la risposta a questa domanda; se si sopprime questa parola e ci\u00f2 che essa designa, che cosa metteremo al suo posto? Harari direbbe, e ci torner\u00f2: i <i>big data<\/i>.<\/p>\n<p><b><i>A proposito della libert\u00e0 individuale<\/i><\/b><\/p>\n<p>Troviamo nel testo di questa intervista espressioni che non vanno nella direzione del\u00a0\u00absolo algoritmo\u00bb. A proposito dei farmaci psicotropi, Harari sottolinea per tre volte che noi non cerchiamo veramente di \u00abcomprendere la complessit\u00e0 dello spirito umano\u00bb. Noi facciamo tutte le nostre manipolazioni, terribilmente efficaci, del mondo e di noi stessi \u00abprima di comprendere ci\u00f2 che facciamo\u00bb. Io non so come interpretare questo testo nel quadro del \u00absolo algoritmo\u00bb. Che cos&#8217;\u00e8 la comprensione preliminare? Da dove viene? Come \u00e8 possibile? \u00c8 alla mancanza di questi criteri che Harari attribuisce \u00abun&#8217;epidemia di stress e di depressione\u00bb. Non ci sar\u00e0 allora qualcosa di anteriore ai \u00abbig data\u00bb? Non bisogner\u00e0 forse elaborare qualcosa che assomigli a una teoria della conoscenza etica? Ma allora in questo modo noi usciamo dal paradigma del \u00absolo algoritmo\u00bb.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra difficolt\u00e0 si presenta nel passaggio in cui l&#8217;autore inserisce degli elementi che sembrano estranei al suo approccio iniziale. \u00abNon sono determinista\u00bb, dice. Egli sottolinea infatti che, con gli strumenti tecnici dell&#8217;epoca \u00abl\u2019umanit\u00e0 ha costruito, con scelta consapevole, un regime nazista, una dittatura comunista o una democrazia liberale\u00bb. \u00abCon scelta\u00a0consapevole\u00bb! Ma poco prima aveva detto: \u00able nostre scelte sono il semplice prodotto della biochimica\u00bb e il suo discorso comprende conseguentemente un&#8217;esortazione a lasciare, giustamente, le nostre scelte a Google che meglio di noi conosce ci\u00f2 che \u00e8 appropriato in un determinato momento, che si tratti di acquistare una macchina o di votare per il tale o il tal altro candidato. Le scelte che noi faremmo a partire dalla nostra umanit\u00e0 e non a partire dagli algoritmi pertinenti, non sembrano essere prese in considerazione. La questione sar\u00e0 piuttosto: che cosa, algoritmicamente parlando, orienta al nazismo, al comunismo o invece alla democrazia liberale? E se si tratta per questo di definire un algoritmo, non si ritorna forse al determinismo? In caso contrario, ad Harari manca una riflessione sulla scelta di cui parla.<\/p>\n<p>Una terza difficolt\u00e0 viene dal fatto che, se si lascia agire esclusivamente l&#8217;Intelligenza Artificiale, c&#8217;\u00e8 il rischio di ritrovarci con qualcosa che potrebbe assomigliare, in peggio, alle gerarchie naziste o comuniste e ai lori campi di concentramento e di distruzione. Harari sembra considerare come inevitabile che lo sviluppo dell&#8217;Intelligenza Artificiale e di tutti gli algoritmi generer\u00e0 una nuova aristocrazia, \u00abun\u2019\u00e9lite\u00bb, dice lui a pi\u00f9 riprese, che lascer\u00e0 dietro di s\u00e9 le popolazioni \u00abinutili\u00bb e \u00abbarbare\u00a0\u00bb, mente terr\u00e0 per s\u00e9 \u00ab\u00a0zone avanzate della civilt\u00e0\u00bb. \u00abIl sorgere di una classe inutile, scrive lui, \u00e8 un problema inedito nella Storia e nessuno ne conosce le conseguenze\u00a0\u00bb<br \/>\n\u00c8 davvero cos\u00ec inedito? Harari \u00e8 ebreo, e le teorie che hanno portato il nazismo a cercare di sopprimere il suo popolo avevano anch&#8217;esse qualcosa di deterministico, vale a dire la superiorit\u00e0 quasi mistica della razza ariana, destinata all&#8217;esaltazione, rispetto alla razza ebraica destinata alla distruzione.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde queste non sono forse tutte divagazioni, per altro inutili, se lo sviluppo dell&#8217;Intelligenza artificiale comporta la scomparsa dell&#8217;homo sapiens, rimpiazzato addirittura nel suo cervello? Non ci troviamo pi\u00f9 nella sfera dell&#8217;umano, per quanto \u00abaumentato\u00bb, ma in quella che certi transumanisti chiamano il \u00abpost-umano\u00bb. Fondamentalmente c&#8217;\u00e8 gi\u00e0, e ci sar\u00e0 sempre di pi\u00f9, una \u00abstagione delle \u00e9lites\u00bb: queste diminuiranno progressivamente di numero mentre aumenteranno in capacit\u00e0, fino al momento in cui il dio algoritmo avr\u00e0 tutto assorbito, quando tutto \u00absi sar\u00e0 fuso in lui\u00bb.<\/p>\n<p>La riflessione che io formulo qui non vuole essere puramente teorica. \u00c8 certo che la tecnica contemporanea, grazie all&#8217;immenso salto fatto con internet, si rivela sempre pi\u00f9 potente: dai primi computer allo smartphone, che progressi in cos\u00ec poco tempo! E le conseguenze seguono e seguiranno. Harari mostra la superiorit\u00e0 sconvolgente dello Stato d&#8217;Israele rispetto al suo nemico palestinese, dovuta a \u00abuna rete di droni, telecamere e algoritmi che controllano praticamente ogni individuo in Cisgiodania\u00bb. Le stesse reti si sviluppano altrove; loro o altre della stessa natura sono gi\u00e0 all&#8217;opera. In questo modo l\u2019orizzonte di una divisione dell&#8217;umanit\u00e0 tra \u00abun&#8217;\u00e9lite\u00bb (ma \u00e8 appropriata questa parola?) performante e una massa inutile e barbara, non appartiene alla fantascienza. \u00c8 il tempo di ritornare a delle prospettive etiche che orientino in altro modo l&#8217;Intelligenza Artificiale affinch\u00e9 essa possa servire al benessere dell&#8217;umanit\u00e0. Al bene della \u00abcasa comune\u00bb, come dice papa Francesco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>(L\u2019autore e la redazione ringraziano SB per la traduzione italiana di questo post.)<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Version fran\u00e7aise ici Nell\u2019aprile 2015 pubblicavo in questo blog un post dal titolo Transumanesimo e resurrezione. 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