{"id":12200,"date":"2017-09-26T12:35:21","date_gmt":"2017-09-26T10:35:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12200"},"modified":"2017-09-26T13:04:43","modified_gmt":"2017-09-26T11:04:43","slug":"nostalgia-di-pio-ix-quis-corriget-correctionem","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nostalgia-di-pio-ix-quis-corriget-correctionem\/","title":{"rendered":"Nostalgia di Pio IX: quis corriget correctionem?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PIOIX.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12203\" alt=\"PIOIX\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PIOIX-210x300.jpg\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PIOIX-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PIOIX.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel suo ultimo libro postumo &#8211; <em>Retrotopia<\/em> &#8211; Z. Baumann cita una bella definizione di nostalgia formulata da una docente di Harvard:<\/p>\n<pre>\"Nostalgia \u00e8 un sentimento di perdita e spaesamento, ma \u00e8 anche una storia d'amore con la propria fantasia\" .<\/pre>\n<p>Baumann costruisce tutto il suo libro sulla base di tale &#8220;forza nostalgica&#8221; del nostro tempo. Questo mi sembra un bel criterio per intendere anche quel documento, detto\u00a0<em>Correctio filialis<\/em>, con cui 40 cattolici, con l&#8217;aggiunta di altri 22 firmatari, hanno preteso di identificare 7 eresie nel testo della Esortazione Apostolica &#8220;Amoris Laetitia&#8221;, chiedendo al papa di &#8220;correggere se stesso&#8221; e di &#8220;tornare sulla retta via&#8221;.<\/p>\n<p>Non voglio affrontare qui tutte le questioni di opportunit\u00e0 e di decoro di un tale scritto. Mi concentro piuttosto sul suo contenuto e sulle &#8220;scorrettezze formali&#8221; che, da un punto di vista puramente oggettivo, manifestano le 7 proposizioni che pretendono di identificare gli &#8220;errori papali&#8221;. La nostalgia, infatti, gioca un brutto tiro a chi ne \u00e8 vittima: non solo gli impedisce di capire il presente, ma anche lo costringe a deformare il passato. Come dice la bella citazione, essa \u00e8 frutto di uno <em>spaesamento nel presente<\/em> e di una<em> fantasia sul passato<\/em>. Vediamo perch\u00e9.<\/p>\n<p>a) <em>La &#8220;tecnica&#8221; dei &#8220;canoni di condanna&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La Chiesa, nella sua lunga storia, ha elaborato con finezza una &#8220;espressione magisteriale&#8221; che ha preso la forma, fin dal Concilio di Nicea, del &#8220;canone di condanna&#8221;. Con esso una &#8220;proposizione&#8221;, identificata come erronea, viene formalmente condannata e resa incompatibile con la comunione ecclesiale. Ovviamente la proposizione non viene stabilita da un &#8220;gruppo di laici&#8221; e secondo criteri rigorosi: deve effettivamente corrispondere a posizioni esistenti storicamente e deve essere correlata a una posizione acquisita e compresa del magistero in vigore. Nella proposizione viene condannato solo ci\u00f2 che essa effettivamente dice e per come lo dice, non altro. Per questo, nella storia, il &#8220;canone di condanna&#8221; ha svolto anche una funzione di &#8220;garantismo&#8221; rispetto ai diritti dei soggetti astrattamente condannabili per eresia.<\/p>\n<p>b) <em>La riduzione della dottrina a proposizioni di verit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Ma, accanto a questa antica tradizione, bisogna anche riconoscere che essa, per esplicita decisione degli ultimi due concili ecumenici (Vaticano I e Vaticano II) ha conosciuto un progressivo superamento. A partire dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo ci si \u00e8 resi conto che la funzione dei &#8220;canoni di condanna&#8221; non rispondeva pi\u00f9 alle esigenze del magistero e che bisognava far prevalere la &#8220;riformulazione degli usi&#8221;, piuttosto che la &#8220;condanna degli abusi&#8221;. La proposta di comporre uno sterminato elenco di &#8220;Proposizioni condannate&#8221; al Vaticano I, e la resistenza a condannare anche una sola proposizione nel Vaticano II sono la testimonianza di una tendenza che, pur senza scomparire &#8211; basti ricordare la reazione cattolica al modernismo &#8211; attestano un processo irreversibile e salutare. Su questo superamento si leggono belle pagine in G. Lindbeck e in A. Dulles, che avrebbero giovato agli estensori del testo.<\/p>\n<p>c) <em>La doppia possibilit\u00e0 di &#8220;correzione scorretta&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 non di meno, evocando non a caso gli spettri di Lutero e del Modernismo, il documento continua su questa strada ormai chiusa da decenni, ma lo fa, purtroppo, non rispettando le regole di questo linguaggio classico. Perch\u00e9 per formulare &#8220;canoni di condanna&#8221; &#8211; anche se da parte di soggetti incompetenti &#8211; occorre rispettare un doppio livello di coerenza:<\/p>\n<p>a) Da un lato, occorre che la proposizione formulata corrisponda effettivamente ad una espressione teologica o magisteriale realmente esistente. Ogni forzatura o analogia o generalizzazione del testo rende inutile la formulazione della proposizione.<\/p>\n<p>b) D&#8217;altro canto, occorre che il parametro magisteriale \u00a0che sarebbe contraddetto dal testo in questione corrisponda effettivamente ad una &#8220;verit\u00e0&#8221; acquisita e definita dalla tradizione cattolica.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 vi sia una &#8220;questione&#8221; interna alla tradizione, o un &#8220;vulnus&#8221; che la lacera, occorre che entrambi questi criteri vengano scrupolosamente osservati. In mancanza anche solo di uno di essi, la contestazione \u00e8 fallace e priva di rilevanza. Nel caso della &#8220;Correctio&#8221;, come vedremo, nelle sue 7 proposizioni essa difetta sempre di questi criteri e pertanto deve essere considerata frutto di spaesamento e di fantasia, senza alcun effetto sul piano della dottrina. E&#8217; un ottimo documento che attesta la &#8220;nostalgia&#8221; verso una Chiesa e verso un mondo che non solo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, ma che non c&#8217;\u00e8 mai stato.<\/p>\n<p>d) <em>Le singole proposizioni e i loro punti ciechi<\/em><\/p>\n<p>Vengo ora ad un rapido esame di ciascuna delle 7 proposizioni e cerco di mostrare il &#8220;defectus&#8221; che le contraddistingue. In via generale bisogna anche aggiungere che le proposizioni &#8220;incriminate&#8221; non sono mai citazioni letterali di AL, ma ricostruzioni, spesso \u00a0del tutto arbitrarie, del suo contenuto. Questa riduzione di AL alla negazione della dottrina ottocentesca sul matrimonio costituisce l&#8217;errore metodologico che compromette in radice tutta la operazione. Ma esaminiamole punto per punto:<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che \u00e8 giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>N\u00e9 Amoris Laetitia n\u00e9 altre espressioni di papa Francesco lasciano anche solo sospettare che questa affermazione possa essere stata pronunciata. <\/span><span>Il vizio teorico e teologico di questa proposizione<\/span><span> \u00e8 <\/span><span>quello di <\/span><span>intendere il \u201ccomandamento oggettivo\u201d senza alcun riferimento alla esperienza del soggetto. La giustificazione chiede una risposta: la fatica di questa risposta non \u00e8 ecclesialmente irrilevante, se non per una versione \u201cimpersonale\u201d e \u201cburocratica\u201d <\/span><span>della dottrina. Nessuno dubita ad es. che Dio doni a ciascuno la forza di \u201cresistere\u201d alla tentazione di uccidere. Ma ci sono circostanze particolari in cui l\u2019uccisione del prossimo, se \u00e8 condizione della mia vita, o di quella di mio figlio, diviene\u00a0<\/span><span>possibile, quando non necessaria. Qui non \u00e8 in questione la \u201cforza del soggetto\u201d, ma il contesto in cui il soggetto risponde alla grazia. Non \u00e8 negato il dono oggettivo di Dio, ma \u00e8 salvaguardata la complessit\u00e0 della esperienza soggettiva.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un\u2019altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span><i>more uxorio <\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volont\u00e0 di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carit\u00e0\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #990000\">La \u201ccondizione oggettiva\u201d del divorziato risposato non \u00e8 sufficiente a fo<\/span><span style=\"color: #990000\">rmulare il giudizio sulla persona. La differenza tra \u201cistituzione matrimoniale\u201d e \u201cpersone sposate\u201d \u00e8 il frutto del cammino ecclesiale che inizia dai primi del 900 e che progressivamente giunge fino a AL: se si formula la questione sulla base della esperienza di met\u00e0 ottocento &#8211; che poteva presumere di prescindere dal soggetto &#8211; \u00a0\u00e8 ovvio che si cade nello spaesamento e si arriva a ipotizzare che l\u2019unico mondo cattolico giustificato possa essere quello di quel tempo. Ma \u00e8 solo una ricostruzione fantasiosa: non vi \u00e8 alcuna necessit\u00e0 di ritenere in peccato mortale chi \u201crimane in quello stato\u201d. Non lo si pu\u00f2 escludere, ovviamente, ma non si \u00e8 costretti per necessit\u00e0 a considerarla una presunzione ecclesiale che si impone indistintamente, cos\u00ec come poteva essere 150 anni fa.<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>Un cristiano pu\u00f2 avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente pu\u00f2 scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell\u2019azione\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>La volont\u00e0 di Dio e la legge divina non sono la stessa cosa. Ridurre la volont\u00e0 di Dio ad una legge positivamente formulata significa perdere lo spazio della fragilit\u00e0 e della misericordia come criterio primo ed ultimo della azione ecclesiale. Inoltre, la piena conoscenza della legge divina non significa la sua conoscenza \u201cin astratto\u201d, ma in concreto. Tuttavia, per la conoscenza in concreto occorre conoscere le circostanze e le condizioni del soggetto. La proposizione proposta presuppone come chiaro a priori ci\u00f2 che di volta in volta deve essere chiarito. Essa parla come se vivessimo in una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d: per questo \u00e8 il frutto di uno spaesamento e di una fantasia che pregiudica il rapporto con la realt\u00e0 mondana ed ecclesiale contemporanea.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, pu\u00f2 peccare contro Dio in virt\u00f9 di quella stessa obbedienza\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Obbedire alla legge divina non \u00e8 il fine, ma il mezzo. Fare la volont\u00e0 di Dio \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 complesso che obbedire ad una legge. <\/span><span>Per questo gi\u00e0 gli antichi sapevano che \u201csummum ius summa iniuria\u201d. Perch\u00e9 mai dovremmo scandalizzarci della insufficienza di una adesione alla tradizione pensata secondo il criterio assoluto della \u201cobbedienza alla legge\u201d? Vi \u00e8, in questa proposizione, l\u2019ombra lunga delle \u201cfantasie istituzionalistiche\u201d che hanno pensato di declinare il Vangelo come un \u201cparallelismo giuridico\u201d rispetto allo stato moderno. Quel progetto, che si colloca tra fine XIX e inizi XX secolo, ha trovato una nuova formulazione a partire dal Concilio Vaticano II. Ma la nostalgia ripete ostinatamente la formula superata e la pensa come identica al Vangelo.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>La coscienza pu\u00f2 giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un\u2019altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Non vi \u00e8 dubbio che la esclusione della moralit\u00e0 dall\u2019ambito del \u201cmatrimonio civile\u201d costituisca l\u2019eredit\u00e0 troppo stretta e asfittica di una contrapposizione tra Stato liberale e Chiesa cattolica che abbiamo ricevuto dal XIX secolo. L\u2019atto sessuale \u00e8 parte della identit\u00e0 del soggetto: separare la sessualit\u00e0 dalla identit\u00e0 cristiana \u00e8 una operazione su cui non esiste alcuna possibilit\u00e0 di invocare una univocit\u00e0 della tradizione pre-ottocentesca. <\/span><span>Se solo la nostalgia dell\u2019ottocento permettesse di leggere <\/span><span>la Divina Commedia, <\/span><span>il Decamerone, o i registri dei parroci fino al XV secolo, scoprirebbe un mondo in cui il peccato pi\u00f9 grave non era la lussuria, ma la invidia. Qui, per difendere la lotta ossessiva contro la lussuria <\/span><span>moderna<\/span><span>, non si resiste alla tentazione di invidiare non solo il mondo contemporaneo, ma anche la Chiesa nell<\/span><span>e<\/span><span> su<\/span><span>e<\/span><span> espression<\/span><span>i<\/span><span> pi\u00f9 alt<\/span><span>e<\/span><span>.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>I principi morali e le verit\u00e0 morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Una nuova confusione avviene su questo punto. <\/span><span>La tradizione conosce bene la differenza tra comandamenti positivi e proibizioni negative. Ma il massimalismo recente ha costruito un sistema blindato \u2013 frutto di spaesamento e di fantasia \u2013 che a partire dalla \u201cgravit\u00e0 dell\u2019oggetto\u201d pretende di essere dispensato dalla considerazione delle circostanze. La indifferenza verso i soggetti \u00e8 una delle conseguenze di questa impostazione distorta. Ci\u00f2 che \u00e8 \u201cintrinsecamente male\u201d \u00e8 un concetto-limite che non si pu\u00f2 applicare alla esperienza ordinaria. La pretesa che noi possiamo disporre di un elenco chiuso di fattispecie, per la cui considerazione le circostanze soggettive siano irrilevanti, \u00e8 la risposta teoricamente sfasata e tradizionalmente non fondata allo spaesamento di fronte alla societ\u00e0 aperta, nella quale il soggetto acquisisce maggiore autonomia e libert\u00e0, della quale deve tener conto il discernimento ecclesiale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #990000\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, Helvetica, sans-serif\"><span>Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l\u2019Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l\u2019assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Definire \u201cperenne\u201d una disciplina ottocentesca, maturata al cospetto del sorgere dello stato moderno e con il condizionamento del nuovo diritto civile, appare una proposizione falsa e gravemente unilaterale. Nessuno \u2013 n\u00e9 il Papa n\u00e9 il Sinodo dei Vescovi &#8211; ha mai detto o scritto di voler abbandonare una prassi ecclesiale di grande attenzione al rapporto tra la vita dei soggetti, la loro vita eucaristica e il cammino di conversione nel \u201cfare penitenza\u201d. Ma una lettura del rapporto tra \u201cseconde nozze\u201d, vita di grazia e conversione non pu\u00f2 essere in alcun modo identificata , proprio per fedelt\u00e0 alla tradizione, con l\u2019assetto canonico e morale impostato tra met\u00e0 800 e codice del 1917. Il XIX secolo ha legittimamente introdotto una lettura pi\u00f9 rigida e istituzionale che altrettanto legittimamente, sulla base di una pi\u00f9 antica tradizione, pu\u00f2 essere corretta, orientata e tradotta agli inizi del XXI secolo. Ma si deve ricordare che gi\u00e0 ai primi del XX secolo le parole di Pio X, sulla eucaristia da intendersi non come premio ma come farmaco, entravano in tensione con questa rilettura rigida del rapporto tra peccato, penitenza e comunione.<\/p>\n<p>e) <em>62 cattolici spaesati e di sfrenata fantasia<\/em><\/p>\n<p>Uno dei firmatari del documento, l&#8217;economista Gotti Tedeschi, dopo aver firmato un documento cos\u00ec poco onesto, ha fatto una dichiarazione onesta: &#8220;Io non do dell&#8217;eretico al Papa, non lo penso neanche lontanamente. Sarei stupido se lo facessi, non sono un teologo\u00bb.&#8221;. In effetti, tra i firmatari, ci sono alcuni docenti, alcuni avvocati, alcuni religiosi, ma pochi teologi. Forse una migliore competenza teologica avrebbe giovato al documento. Ma forse bisognerebbe dire, in generale, che \u00e8 sempre rischioso per tutti mettere la firma sotto testi che non si sono compresi. Perch\u00e9 cos\u00ec si rischia di fare ci\u00f2 che non si vuole e di risultare stupidi anche senza volerlo. Ma lo spaesamento e la fantasia possono tanto. Di fronte a questa toccante attestazione di nostalgia, certo frutto di una grande storia d&#8217;amore con la fantasia, ma anche piena di gravi svarioni teorici e teologici, \u00e8 giusto porre una questione finale: quis corriget correctionem?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo ultimo libro postumo &#8211; Retrotopia &#8211; Z. 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