{"id":12189,"date":"2017-09-19T20:57:30","date_gmt":"2017-09-19T18:57:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12189"},"modified":"2017-09-20T14:28:53","modified_gmt":"2017-09-20T12:28:53","slug":"si-fara-meglio-se-tempestivamente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/si-fara-meglio-se-tempestivamente\/","title":{"rendered":"Si far\u00e0, meglio se tempestivamente"},"content":{"rendered":"<p>Nel convegno del Centro di Iniziativa Teatrale Mario Apollonio su Identit\u00e0 europea. Diritto, storia, cultura artistica e teatrale, in Universit\u00e0 Cattolica e Biblioteca Ambrosiana l\u201911-12 maggio 2017 a Milano, un relatore ha ricordato che Jean Monnet non ha detto \u00abse oggi dovessi ricominciare, partirei dalla cultura\u00bb. Con la Dichiarazione Schuman del 1950 fond\u00f2 interessi condivisi franco-tedeschi nella Comunit\u00e0 Economica del Carbone e dell\u2019Acciaio, poi Mercato Comune e Unione Europea, iniziativa ante litteram di verit\u00e0 e riconciliazione, prefigurata da Monnet a Algeri il 5 agosto 1943: \u00abNon ci sar\u00e0 pace in Europa se gli Stati si ricostituiranno in base alla sovranit\u00e0 nazionale, con le sue implicazioni di prestigio politico e protezionismo economico &#8230; Gli Stati europei non sono ciascuno abbastanza forti per poter garantire ai loro popoli prosperit\u00e0 e sviluppo sociale. Le nazioni europee devono perci\u00f2 formare una federazione o un\u2019entit\u00e0 europea che ne faccia una comunit\u00e0 economica\u00bb.<br \/>\nIl pensiero elabora criteri di orientamento e azione, che generano fatti: senza dirlo, Monnet \u00e8 partito dalla cultura nelle sue due dichiarazioni a cavallo del processo a Norimberga ai maggiori responsabili nazisti ancora vivi, ricostruito da Philippe Sands, docente di diritto allo University College di Londra, alla luce dei lavori di Hersch Lauterpacht sui diritti umani individuali e Rafae\u0142 Lemkin sul genocidio. Il tribunale penale internazionale vi fond\u00f2 le sentenze e stabil\u00ec la legge internazionale sovraordinata a leggi nazionali che avevano distrutto gli europei ebrei, e non solo [<em>La strada verso est<\/em>, Guanda 2017]. La cultura di Lauterpacht, Lemkin, Monnet ha prodotto pace e benessere.<br \/>\nCulturale, scrive Mario Perniola, \u00e8 \u00abla bolla speculativa di quel \u2018mondo dell\u2019arte\u2019 iniziato a fine degli anni cinquanta del Novecento e caratterizzato dalla solennizzazione culturale delle avanguardie storiche, il cui nume tutelare fu Marcel Duchamp [\u2026] un micro-ambiente culturale che ha cercato per cinque decenni di rinnovarsi continuamente, ricorrendo a tutta una serie di mode pi\u00f9 o meno effimere che si presentavano sotto nomi provocatori e preoccupandosi di mantenere sotto il controllo di pochi galleristi, collezionisti e mediatori rapaci, con la complicit\u00e0 di istituzioni pubbliche, il diritto alla legittimazione e alla consacrazione di prodotti che solo nominalmente potevano essere definite \u2018opere d\u2019arte\u2019, ma erano in realt\u00e0 feticci artistici. La valorizzazione iperbolica di tali entit\u00e0 era strettamente connessa con operazioni mediatiche che trasformavano gli artisti in veri e propri divi dello spettacolo culturale, secondo una economia della notoriet\u00e0 basata esclusivamente sulla firma\u00bb. \u00abCosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 \u2018puro\u2019 e \u2018vero\u2019 del capitalismo finanziario, che trova nella nicchia artistica il micro-ambiente in cui manifestare la sua vera natura?\u00bb [<em>L\u2019arte espansa<\/em>, Einaudi 2015, pp. 3 e 10].<br \/>\nIn effetti, per il giurista Franz B\u00f6hm (\u201cPrivatrechtsgesellschaft und Marktwirtschaft\u201d, 1966) \u00abil governo \u00e8 il guardiano della \u2018volont\u00e0 generale\u2019 in quanto guardiano delle regole della legge privata\u00bb dettate dagli interessi dominanti, scrivono il filosofo Pierre Dardot e il sociologo Christian Laval [trad. ing. <em>The New Way of the World<\/em>, Verso 2014, p. 90]. Vi si \u00e8 ispirato Friedrich Hayek: \u00able regole di condotta che sole rendono possibile la formazione di un ordine spontaneo di mercato sono perci\u00f2 esse stesse derivate non dall\u2019arbitraria volont\u00e0 di pochi uomini, ma dal processo spontaneo di selezione che opera nella longue dur\u00e9e. Hayek chiaramente attinge alla teoria evoluzionista\u00bb [pp. 127-8]. \u00abL\u2019impresa diventa modello di soggettivit\u00e0: ognuno \u00e8 un\u2019impresa da gestire, un capitale da far fruttare\u00bb [p. 302]. \u00abIl punto-chiave \u00e8 che il neoliberismo \u00e8 diventato la razionalit\u00e0 oggi dominante, lasciando solo un guscio vuoto di democrazia condannata a sopravvivere\u00bb [p. 307].<br \/>\nLa cultura genera fatti perch\u00e9 \u00abdove la scelta umana ha maggiore ampiezza \u2013 e grande ruolo \u2013 \u00e8 nel preparare alle sfide che accompagnano il cammino della storia. Primo passo per essere preparati alle transizioni geopolitiche e epocali gi\u00e0 in atto \u00e8 di riconoscere che stanno avvenendo e delineare le loro cause e implicazioni\u00bb, scrive Charles A. Kupchan, docente di relazioni internazionali a Georgetown University [<em>The End of the American Era<\/em>, Knopf 2003, p. 336].<br \/>\nA Norimberga \u00aboltre a documenti come i diari di Frank, furono mostrati grotteschi manufatti \u2013 pelli umane tatuate, una testa rimpicciolita \u2013 e vennero proiettati filmati sul grande schermo bianco appeso in fondo all\u2019aula. L\u2019apparizione di Hitler, in una breve ripresa, scaten\u00f2 l\u2019agitazione degli imputati. Si sent\u00ec Ribbentrop commentare: \u201cNon riesce a percepire la forza terribile della sua personalit\u00e0? Non capisce con che decisione era in grado di sopraffare gli altri?\u201d Una forza \u2018ersch\u00fctternd\u2019 sconvolgente\u00bb [Sands, p. 301]. E in un \u00abeloquente sondaggio nella zona d\u2019occupazione americana in agosto 1947, il 55% dei tedeschi intervistati pensava il nazismo come una \u201cbuona idea male attuata\u201d\u00bb [Andr\u00e9 Loez, \u00abAllemands dans la guerre: histoire d\u2019une faillite morale\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 25\/08\/2017, p. 11].<br \/>\nMa le idee si attuano per ci\u00f2 che sono, anche coi tweet. \u00abIn maggio Trump aveva lui stesso condiviso informazioni sensibili su un progetto di attentato islamico con pc portatili, in un colloquio nella stanza ovale col ministro degli esteri russo Sergue\u00ef Lavrov. L\u2019informazione era subito trapelata. Piccato per le accuse di dilettantismo, Trump si era difeso dicendo di non aver mai fatto il nome di Israele davanti ai russi. Cos\u00ec facendo, aveva rivelato lui stesso un ragguaglio della massima riservatezza sulla fonte dell\u2019informazione\u00bb [Corine Lesnes, \u00abLa Maison Blanche \u00e0 l\u2019offensive contre les fuites\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 6-7\/08\/2017, p. 3]. Senza neppure l\u2019alibi della forza \u2018ersch\u00fctternd\u2019 del capo.<br \/>\nAustroungarici di nascita, Lauterpacht, Lemkin e Hayek ci hanno dato rispettivamente i diritti umani individuali, la condanna del genocidio, il neoliberismo. Nei fatti la cultura dei primi converge e si oppone a quella del terzo, ma tutte condividono un campo globale di pensiero e azione invece \u00abdella sovranit\u00e0 nazionale, con le sue implicazioni di prestigio politico e protezionismo economico\u00bb, l\u2019errore fatale di Brexit e America Great Again: arroccarsi. Lo stesso errore dell\u2019URSS di Bre\u017enev, allora con gli USA regista di un mondo ora allo sbando.<br \/>\nLa \u00abtransizione geopolitica e epocale gi\u00e0 in atto\u00bb comunque procede, e bisogna delinearne \u00able cause e implicazioni\u00bb. Il futuro \u00e8 nelle nostre mani, anzi nella nostra testa, ci ricorda Or Rosenboim, storica delle idee a Cambridge [\u00abInventer\u00bb, propos recueillis par Marc-Olivier Bherer, <em>Le Monde Id\u00e9es<\/em>, 02\/09\/2017, p. 2]. \u00abDal 1940 fino alla guerra di Corea (1950-1953) diversi studiosi gettano le basi intellettuali delle organizzazioni sovranazionali quali l\u2019ONU e l\u2019Unione europea, ma senz\u2019avere parte alla loro costruzione. Sono pionieri pi\u00f9 che fondatori. La loro riflessione \u00e8 ispirata dalla guerra: \u00e8 necessario reagire a nazionalismo e imperialismo. Pi\u00f9 in generale, capiscono che il mondo \u00e8 in via di ridefinizione. Il pianeta \u00e8 sempre pi\u00f9 interconnesso da migliori e pi\u00f9 diffusi trasporti, tecnologie e comunicazioni. La stessa guerra mondiale all\u2019inizio era solo un conflitto locale, estesosi al pianeta\u00bb. \u00abIl discorso mondialista degli anni 1940 dimostra che vi sono due modi di pensare l\u2019ordine mondiale: apertura e chiusura. Per i pensatori della met\u00e0 del XX secolo la migliore risposta all\u2019interconnessione del mondo \u00e8 abbracciare questa apertura praticando il pluralismo. Mondialismo non significa fine della guerra e abolizione dello stato: pochi propongono la creazione d\u2019uno stato mondiale. Questi intellettuali pensano invece che la ricostruzione del mondo dopo la seconda guerra mondiale esige la creazione di un sistema aperto, flessibile, democratico e inclusivo. Oggi, certi responsabili politici sostengono invece una politica del ripiego \u2013 militarismo, nazionalismo e antipluralismo culturale. Dove ci condurranno le tensioni tra partigiani dell\u2019apertura e della chiusura, ancora non sappiamo\u00bb.<br \/>\nDopo Norimberga il Tribunale penale internazionale ha operato ancora in Europa sull\u2019ex Jugoslavia. Il suo presidente Antonio Cassese avvert\u00ec allora che \u00abil procedimento giudiziario e la sanzione dei crimini internazionali non mettono in gioco solo due parti avverse; sono di interesse generale per la giustizia e impegnano tutta la comunit\u00e0 internazionale. [\u2026] La necessit\u00e0 di procedure penali internazionali meno lunghe, meno pesanti e meno costose \u00e8 innegabilmente sempre pi\u00f9 pressante\u00bb. Lo ricorda Fran\u00e7ois Roux, capo dell\u2019ufficio di difesa al Tribunale speciale per il Libano, a margine delle dimissioni di Carla Del Ponte il 6 agosto dalla Commissione Indipendente d\u2019Inchiesta ONU sulla Siria: \u00abla giustizia penale internazionale \u00e8 in pericolo\u00bb [\u00abLa justice p\u00e9nale internationale doit changer de philosophie\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 29\/08\/2017, p. 21]. \u00abLa giustizia internazionale va salvata? Certo che s\u00ec, ma passando per la creazione e la messa in opera di un diritto penale davvero internazionale a beneficio di una giustizia efficace, equa e giusta, la sola capace di contribuire a restaurare una pace durevole dopo le catastrofi, umane oggi, ambientali e di salute pubblica domani\u00bb.<br \/>\n\u00c8 ora di prevenirle, le catastrofi. Rosenboim cita Raymond Aron, David Mitrany, Lionel Robbins, Barbara Wootton, Friedrich Hayek e Richard McKeon. \u00abRobbins ha iniziato a scrivere di federalismo nel 1937. Individua tre innovazioni necessarie a creare una federazione di paesi e la loro integrazione economica: mobilit\u00e0 delle persone, libero scambio e moneta comune. Tre punti al cuore del dibattito che ora agita l\u2019Europa\u00bb. Per Hayek e Wootton la prospettiva d\u2019una federazione sovranazionale \u00e8 europea. \u00abMa con profonde divergenze. Hayek stima vadano limitate le prerogative statali, giudicate strapotenti: va realizzata un\u2019organizzazione sovranazionale con il compito di dare regole minime al mercato. Wootton la pensa diversamente: al contrario, gli stati nazionali hanno solo capacit\u00e0 limitate per inquadrare l\u2019economia e auspica che l\u2019organizzazione sovranazionale fissi non solo un quadro economico, ma anche le norme sociali a beneficio di tutti per impedire una concorrenza a spese dei salariati\u00bb, oggi devastante. Sola organizzazione sovranazionale in grado di farlo \u00e8 l\u2019Unione Europea, figlia dei diritti umani e del genocidio.<br \/>\nLo far\u00e0, meglio se tempestivamente, con un governo sovranazionale europeo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel convegno del Centro di Iniziativa Teatrale Mario Apollonio su Identit\u00e0 europea. 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