{"id":12171,"date":"2017-09-11T10:52:26","date_gmt":"2017-09-11T08:52:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12171"},"modified":"2017-09-11T11:04:33","modified_gmt":"2017-09-11T09:04:33","slug":"identikit-della-vi-istruzione-13-il-motu-proprio-magnum-principium-lo-sblocco-delle-traduzioni-e-il-rilancio-del-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/identikit-della-vi-istruzione-13-il-motu-proprio-magnum-principium-lo-sblocco-delle-traduzioni-e-il-rilancio-del-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"Identikit della VI Istruzione (\/13): Il Motu Proprio &#8220;Magnum principium&#8221;, lo sblocco delle traduzioni e il rilancio del Vaticano II"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/translate3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12175\" alt=\"translate\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/translate3.jpg\" width=\"275\" height=\"184\" \/><\/a><\/p>\n<p>La pubblicazione del Motu Proprio \u201cMagnum Principium\u201d, firmato il 3 settembre e che entrer\u00e0 in vigore il 1 ottobre 2017, costituisce una svolta importante nella lunga questione delle \u201ctraduzioni liturgiche\u201d. Per comprenderne il significato occorre brevemente contestualizzarne il testo nella vicenda degli ultimi 20 anni, per poi esaminare il contenuto normativo, quello ecclesiologico e quello teologico del documento. Si tratta di un documento breve (<a href=\"http:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2017\/09\/09\/0574\/01279.html#no\">qui<\/a> il rimando al testo, corredato da una nota giuridica e da una interpretazione da parte del Segretario Mons. Roche) , ma i cui effetti sono destinati a modificare profondamente le abitudini ecclesiali, le rappresentazioni teologiche e le pratiche istituzionali. Anzitutto provo a ricostruire il contesto, nel quale il documento pu\u00f2 assumere oggi tutta la sua importanza.<\/p>\n<p>a) <i>Le traduzioni impossibili<\/i><\/p>\n<p>Il titolo e l\u2019attacco del documento si rifanno ad un \u201cgrande principio\u201d affermato dal Concilio Vaticano II, ossia alla \u201ccomprensione dei testi liturgici\u201d da parte del popolo, per assicurare la partecipazione all\u2019azione celebrativa. La storia del \u201cgrave compito\u201d di tradurre i testi liturgici ha conosciuto diverse fasi, ma negli ultimi 30 anni aveva conosciuto, progressivamente, una sorta di paradosso: con la Istruzione \u201cLiturgiam authenticam\u201d (2001) si era affermato un principio di \u201ctraduzione letterale\u201d, come garanzia della fedelt\u00e0 al testo latino, che aveva reso di fatto impossibile ogni buona traduzione. Le Conferenze Episcopali si trovavano pressate da una polarit\u00e0 irresolubile: o obbedivano alla normativa della Istruzione, e traducevano in modo incomprensibile per il loro popolo; oppure traducevano in modo comprensibile, ma non vedevano approvate le traduzioni da parte della Congregazione. Dal 2001 il disagio era sempre pi\u00f9 cresciuto, fino alle proteste esplicite che negli ultimi anni erano arrivate dagli episcopati tedeschi, francesi, statunitensi, canadesi, italiani\u2026 In realt\u00e0 il \u201cblocco istituzionale\u201d dipendeva, come vedremo, da un duplice blocco teorico, che pretendeva di garantire la fedelt\u00e0 secondo due principi troppo drastici: si doveva tradurre letteralmente e si doveva tradurre senza interpretare. Ma la esperienza ecclesiale, e la riflessione teologica, hanno dimostrato la illusoriet\u00e0 teorica e la distorsione pratica di questa pretesa.<\/p>\n<p>b) <i>La modifica del Codice<\/i><\/p>\n<p>Il cuore del Motu Proprio \u00e8 una modifica del Codice di Diritto Canonico, al can 838, che viene riformulato, introducendo una distinzione decisiva (cfr. Nota ufficiale \u00a0<a href=\"http:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2017\/09\/09\/0574\/01279.html#no\">qui<\/a>) . Il rapporto tra Santa Sede e Episcopati locali prima prevedeva un unico strumento di correlazione \u2013 la \u201crecognitio\u201d. Ora, riprendendo una distinzione non nuova, ne prevede due: accanto alla \u201crecognitio\u201d viene introdotta la \u201cconfirmatio\u201d. Con la prima la Santa Sede entra direttamente nelle scelte operate dalla Conferenze Episcopali, quando riguardano l\u2019adattamento dei testi. Con la seconda si limita ad un controllo formale, presupponendo la \u201cfedelt\u00e0 di traduzione\u201d come garantita dalla esperienza locale degli episcopati. Questa distinzione ha immediatamente due effetti:<\/p>\n<p>&#8211; ridimensiona la pretese di controllo centrale, che dal 2001 erano cresciute a dismisura, sindacando puntigliosamente e unilateralmente su ogni singola parola tradotta;<\/p>\n<p>&#8211; tiene conto della esigenza di \u201cinterpretazione\u201d per la resa del latino in una \u201clingua del popolo\u201d e la affida, ordinariamente, alla competenza dei Vescovi del luogo.<\/p>\n<p>Con questa articolazione tra \u201crecognitio\u201d e \u201cconfirmatio\u201d non soltanto avremo uno snellimento procedurale nella approvazione delle traduzioni, ma anche il delinearsi di una teologia e di una ecclesiologia in cui la \u201csinodalit\u00e0\u201d e il &#8220;decentramento&#8221; diventano prassi necessaria.<\/p>\n<p>c) <i>Le parole iniziali: teologia della liturgia e <\/i><i>ruolo degli episcopati<\/i><\/p>\n<p>In effetti, pur nella sua stringatezza, il documento papale non rinuncia ad uno spazio di \u201cargomentazione teologica\u201d nel quale troviamo affermati almeno quattro principi che non ascoltavamo con tanta chiarezza da quasi 50 anni:<\/p>\n<p>&#8211; Il \u201cgrande principio\u201d della esigenza di comprensione della preghiera liturgica da parte del popolo.<\/p>\n<p>&#8211; Il principio per cui la \u201cparola\u201d \u00e8 mistero senza che ci\u00f2 dipenda dalla \u201cincomprensione\u201d, ma dalla profondit\u00e0 inesauribile del suo significato.<\/p>\n<p>&#8211; In terzo principio \u00e8 la \u201ccompetenza episcopale\u201d, che viene ribadita con forza, come eredit\u00e0 conciliare e come esigenza intrinseca al rinnovamento della vita liturgica del popolo di Dio. La composizione tra esigenze degli Episcopati ed esigenze della Santa Sede trova, con la riforma del Codice, pi\u00f9 facile e felice correlazione.<\/p>\n<p>&#8211;<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"> Il quarto principio \u00e8 <\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">un<\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">a \u201cteoria della traduzione\u201d, bene espressa nella frase: <\/span><\/p>\n<pre><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">\u00a0<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">fideliter communicandum est certo populo per eiusdem linguam id, quod Ecclesia alii populo per Latinam linguam communicare voluit.\u201d<\/span><\/span><\/pre>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">Questa\u00a0<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">formulazione mostra bene la importanza di tradurre non parola per parola, ma da cultura a cultura. Ci\u00f2 che deve essere comunicato \u2013 la parola della salvezza \u2013 deve trovare espressione diversa quando entra in lingue e culture diverse. La corrispondenza tra lingue non \u00e8 statica, ma dinamica. Irrigidire il \u201ccontenuto\u201d in parole fisse conduce, irreparabilmente, a traduzioni incapaci di comunicare. La esigenza di un &#8220;glossario comune&#8221; non contraddice, ma giustifica questa scelta ordinaria.<\/span><\/span><\/p>\n<p>d) <i>Essere fedeli al testo: che cosa significa?<\/i><\/p>\n<p>Una delle conseguenze di questo MP \u00e8 una preziosa riflessione sul tema della \u201cfedelt\u00e0\u201d. Che cosa significa, infatti, essere \u201cfedeli al testo\u201d? Essa comporta una duplice fedelt\u00e0: non solo al testo, ma anche al destinatario. Per garantire questa duplice fedelt\u00e0, non \u00e8 sufficiente una competenza centrale, ma \u00e8 decisiva anche una competenza locale. La logica del MP \u00e8 quella di una \u201criconsiderazione della periferia\u201d: per rendere pienamente il significato di un testo liturgico, originariamente latino, dobbiamo entrare nella lingua del popolo non solo con la testa, ma anche con il corpo. Questo possono farlo non funzionari romani, ma Vescovi in loco. Una fedelt\u00e0 solo letterale contraddice la complessit\u00e0 della struttura ecclesiale e della storia dei popoli. Il riferimento al Concilio Vaticano II \u00e8 l\u2019orizzonte in cui per essere fedeli alla tradizione occorre riconoscersi la possibilit\u00e0 di cambiare.<\/p>\n<p>e) <i>Tradurre \u00e8 interpretare: la esigenza di competenze decentrate<\/i><\/p>\n<p>Un secondo aspetto, che dobbiamo considerare nel documento, \u00e8 il superamento della illusione che si possa tradurre senza interpretare. Dietro alla distinzione tra \u201crecognitio\u201d e \u201cconfirmatio\u201d, sta, in fondo, la consapevolezza che non \u00e8 possibile un atto di traduzione reale ed efficace, che non si cali nella particolare interpretazione che ogni lingua \u201cdiversa\u201d offre del testo latino. Per passare dal latino alle lingue parlate occorre non semplicemente una trasposizione lessicale, ma sempre anche una interpretazione culturale, esistenziale, storica, sociale. Quella che sembra a prima vista una distinzione giuridica e fredda, permette di far entrare la freschezza e la ricchezza delle vite dentro le parole della liturgia. Le quali sanno essere fedeli al latino solo se restano fresche e vive. Una teologia della liturgia partecipata e una ecclesiologia di comunione sono il presupposto e l\u2019effetto di questa importante riforma del codice. E la unit\u00e0 \u00e8 garantita non dall&#8217;arretrare sul latino, ma dall&#8217;avanzare nella traduzione delle lingue del popolo.<\/p>\n<p>f) <i>Lo sblocco e il rilancio: lo spazio urgente di una VI Istruzione<\/i><\/p>\n<p>Uno dei primi titoli, usciti su un grande giornale italiano, che dava notizia di questo MP, suonava cos\u00ec: <i>Il Papa concede <\/i><i>pi\u00f9 libert\u00e0 agli episcopati<\/i>&#8230;\u201d Un bravo collega teologo, il prof. Stefano Parenti, aveva subito annotato in un commento in rete: \u201cAttenzione, qui il papa non concede, ma restituisce\u201d. Questa osservazione \u00e8 del tutto corretta e gliene sono grato. Ci sono voluti 16 anni per rendersi conto che la pretesa di controllare tutto dal centro, di trasformare le lingue vernacole in semplici strumenti del latino, era una idea unilaterale e distorta, frutto di una teoria del testo, della comunicazione, della teologia e della ecclesiologia senza veri fondamenti nella tradizione. Ora il MP ristabilisce la logica della traduzione nell\u2019alveo della sua tradizione pi\u00f9 sana. Sar\u00e0 molto difficile sottovalutare questo passaggio. Ma ci\u00f2 che qui \u00e8 stato riconosciuto necessario, e che va salutato come un salutare contributo al cammino della riforma liturgica, deve essere giudicato, con altrettanta chiarezza, come insufficiente. Le due intense pagine del MP, che hanno grande efficacia sul piano procedurale, e che impostano lucidamente una rinnovata coscienza teologica ed ecclesiologia dinamica, devono ricreare le condizioni di una \u201ccomunicazione liturgica intorno al tradurre\u201d che non pu\u00f2 non richiedere in modo urgente una nuova istruzione. Il MP sblocca la vita della Chiesa che celebra, ma rivela anche un grande desiderio di nuove motivazioni: tale desiderio dovr\u00e0 essere colmato da una Nuova Istruzione, che sappia uscire dalle secche &#8211; non solo procedurali, ma argomentative &#8211; in cui ci aveva condotto <i>Liturgiam Authenticam.<\/i> Forse la stessa commissione che ha elaborato questo \u201cprovvedimento d\u2019urgenza\u201d potr\u00e0 occuparsi di stendere una nuova Istruzione, che consideri accuratamente, serenamente e distesamente tutto lo sviluppo della Riforma gi\u00e0 compiuto, nonch\u00e9 quello ricco e fecondo che resta ancora da compiere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pubblicazione del Motu Proprio \u201cMagnum Principium\u201d, firmato il 3 settembre e che entrer\u00e0 in vigore il 1 ottobre 2017, costituisce una svolta importante nella lunga questione delle \u201ctraduzioni liturgiche\u201d. 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