{"id":12160,"date":"2017-09-01T09:13:51","date_gmt":"2017-09-01T07:13:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12160"},"modified":"2017-09-01T09:13:51","modified_gmt":"2017-09-01T07:13:51","slug":"cultura-civile-e-teologia-10-ipotesi-di-bilancio-e-parole-impensate-g-villa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/cultura-civile-e-teologia-10-ipotesi-di-bilancio-e-parole-impensate-g-villa\/","title":{"rendered":"Cultura civile e teologia (\/10): Ipotesi di bilancio e parole impensate (G. Villa)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\">\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11931\" alt=\"Univerit\u00e0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0-300x220.jpg\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0-1024x754.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Univerit\u00e0.jpg 1756w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Un nuovo testo di G. Villa, che prosegue nella riflessione su alcune categorie-chiave del rapporto tra cultura civile e tradizione teologica.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><b style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Cultura civile e teologia:<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>per un un\u2019ipotesi di bilancio e parole impensate<\/b><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Un bilancio tra la cultura civile e la teologia richiederebbe una conoscenza specifica e dell\u2019insieme che non ho. Mi limito pertanto al campo ristretto del pensiero filosofico e della teologia, in particolare di tali rapporti nel passato e nel presente, di possibili sviluppi dell\u2019ultima sintesi maturata da Heidegger, stimolo al pensiero filosofico e teologico; e infine una breve incursione su tre parole \u201cimpensate\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>1. Tra la storia antica e le possibilit\u00e0 attuali<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Ci fu un tempo in cui la teologia si insegnava in un primo momento nelle scuole cattedrali, successivamente nelle Universit\u00e0 e ne era la parte principale, oltre che dispositivo conoscitivo che disponeva il sapere attorno a s\u00e9: era il Medio Evo. Quelle Universit\u00e0 erano cittadelle autosufficienti del sapere, collocate nel territorio (che noi oggi chiameremmo Europa) e collegate tra loro dagli Ordini Religiosi dei Benedettini, Domenicani, Francescani e Canonici Regolari della Scuola di San Vittore. Il sapere civile e religioso era un tutt\u2019uno in queste scuole, magari con divergenze tra di loro che confluivano nelle \u201cquaestiones disputate\u201d, che in alcuni casi si risolvevano nelle \u201cdispute\u201d appunto, oppure nel dibattito che il maestro apriva nelle singole Universit\u00e0 e le concludeva. San Tommaso \u00e8 noto anche per il modo con cui le conduceva e le finiva: \u201cRespondeo dicendum quod\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Immaginare che la teologia oggi possa rientrare nelle Universit\u00e0 \u00e8 un po\u2019 difficile, visto che le loro configurazioni e operativit\u00e0 sono regolate da vari soggetti statali ed europei. D\u2019altra parte un rientro dovr\u00e0 fare i conti con il fatto che non esiste pi\u00f9 da tanto tempo l\u2019unit\u00e0 di un sapere condiviso.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Le forme del dibattito attuale ha diverse modalit\u00e0, differenti anche da quelle del passato recente, in primo luogo la rete e le infinite possibilit\u00e0 che mette a disposizione. <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u00e8<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> ingenuo immaginare per\u00f2 che sia facile dibattere, e pi\u00f9 ancora concludere positivamente su questioni delicate, mentre invece immagino che si possano individuare percorsi di ricerca condivisi su alcune tematiche. In verit\u00e0 non \u00e8 facile dibattere nemmeno tra i teologi, soprattutto se si sono formate posizioni gi\u00e0 conclamate. La storia di questi decenni ne ha recensiti diversi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>2. Il dibattito tra il sapere civile e le Facolt\u00e0 di Teologia.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Lascia stupiti ricordare cosa sia successo nell\u2019ultimo secolo tra il sapere civile e la teologia\u2012 ossia da dopo il punto critico tra il modernismo e l\u2019antimodernismo \u2012: quanto non era accaduto con la teologia nelle Universit\u00e0, ha iniziato ad accadere nei tempi successivi. Alcuni teologi cominciavano in Europa a intessere confronti e a sviluppare il pensiero. Anche il tempo presente riserva sorprese nel sapere di un impegno ormai consolidato a uscire da quella visione \u201cassiale\u201d<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>, che sta portando l\u2019occidente entro un tunnel oscuro. La pluralit\u00e0 di significati poi che ha assunto via via la postmodernit\u00e0 rivela un dibattito controverso nella cultura civile con il rischio di finire ad essere l\u2019epigono della modernit\u00e0, di una razionalit\u00e0 sterile e ossuta, oppure di una soggettivit\u00e0 che si perde nei meandri delle emozioni e di una resa alle sfide per cercare di uscire dalla visione \u201cassiale\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Gi\u00e0 un po\u2019 di anni fa G. Colombo scriveva: \u00ab<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Per la teologia il riferimento [alla verit\u00e0] \u00e8 irrinunciabile; anche se, dopo Heidegger, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere inteso nei termini formali dell\u2019\u00abonto-teologia\u00bb e quindi dev\u2019essere ridefinito<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u00bb<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. L\u2019affermazione del teologo era un invito a farsene carico. Il \u201cdopo Heidegger\u201d si \u00e8 mostrato in effetti un occasione rilevante per i teologi. Ne \u00e8 nato un dibattito fecondo con i numerosi contributi del pensiero civile e delle scuole teologiche del continente. E&#8217;<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u00a0motivo di stupore, dicevo, sapere che \u00e8 pi\u00f9 fecondo oggi il dibattito tra il sapere civile e la teologia rispetto a quando l\u2019insegnamento della teologia era interna alle Universit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>3. Il pensiero di Heidegger<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Il pensiero di Heidegger abbraccia un arco di tempo assai ampio, dal 1927 con \u201cEssere e tempo\u201d agli anni sessanta con \u201cTempo e essere\u201d. Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 ampio a causa delle date di pubblicazione delle sue opere, prima in Germania e poi in Italia. Sta di fatto che il corpo completo delle sue opere giunge in Italia solo nei primi anni del due mila. Questo arco si \u00e8 disteso all\u2019inverosimile con le interpretazioni e le analisi linguistiche e le ricostruzioni storiche del suo pensiero. Insomma, si sono prodotti almeno due effetti sul pensiero: una estenuazione dei lettori e lo smarrimento del compito proprio del pensare: di che cosa ha parlato Heidegger e che cosa resta del suo pensiero come contributo al dibattito sulla modernit\u00e0 e il suo desiderato superamento?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Dopo la soggezione al \u201cmago\u201d di Todtnauberg<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>, \u201cL\u2019ultimo sciamano\u201d<a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>, bisogner\u00e0 tornare all\u2019ordinariet\u00e0 della ricerca, di uno studio e di un dibattito che possa far conto del nucleo del suo pensiero per poter continuare. A questo proposito \u00e8 concorde l\u2019opinione che il suo contributo si concentra sull\u2019idea dell\u2019evento (ereignis)<a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>, la tappa finale, dopo le diverse precisazioni della svolta fatta negli anni trenta. Non \u00e8 per\u00f2 una tappa qualunque tra le tante del suo percorso speculativo, perch\u00e9 qui intreccia la correlazione tra uomo e mondo (Essere e tempo) e la correlazione ontologica (Tempo e essere), ed epistemologica, che nelle tappe intermedie erano considerate a s\u00e9, lasciando agli interpreti la persuasione che Heidegger fosse un esistenzialista, un umanista \u2026 e tante altre interpretazioni. In quell\u2019intreccio insomma troviamo l\u2019uomo, il mondo e Dio, che in effetti costituiscono la struttura classica del pensiero moderno. Egli le riprende per un superamento, ripensandole cio\u00e8 da capo in una trama di correlazioni generate dall\u2019evento.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Queste indicazioni sull\u2019evento, pur interessanti, rimasero per\u00f2 un po\u2019 generiche e non hanno generato fin ora uno sviluppo soddisfacente, soprattutto nel versante effettivo e fenomenico. Di fatto il pensiero dell\u2019evento finora ha privilegiato or l\u2019uno or l\u2019altro suo elemento, con l\u2019effetto di enfatizzare ancora una volta la distanza dell\u2019essere o il primato del soggetto: tenerli assieme nell\u2019intreccio delle correlazioni \u00e8 il compito e la sfida ancora da realizzare. Si pu\u00f2 dire che l\u2019indicazione di questo suo percorso \u00e8 rimasta un\u2019ipotesi di lavoro e di questa vaghezza ne hanno qualche responsabilit\u00e0 gli heideggeriani d\u2019ogni tempo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>4. La teologia nel dibattito della cultura civile<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">La teologia non \u00e8 stata a guardare esternamente ci\u00f2 che avveniva attorno ad Heidegger e al suo pensiero finale. Se ne \u00e8 fatta interprete, prolungando le nuove istanze antropologiche, la diversa struttura ontologica delle relazioni uomo-essere e il dispositivo conoscitivo. Scrive, infatti, A. Anelli, \u00ab<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Non si pu\u00f2 non vedere nei problemi ontologico, antropologico ed epistemologico una sconcertante convergenza con le analoghe questioni che hanno caratterizzato la stagione del riassetto del pensiero teologico apertasi esplicitamente nel xx secolo. Con esse ha avuto inizio il delicato e travagliato processo di metamorfosi che ha portato dalla teologia moderna a quella contemporanea: si tratta di un processo ancora in corso poich\u00e9 questa metamorfosi appare oggi sempre pi\u00f9 come un compito di cui si avverte l&#8217;urgenza e ancora in gran parte da realizzare, piuttosto che un fatto fisiologicamente compiuto. Anche il rapporto della teologia odierna con la modernit\u00e0 appare in tutta la sua complessit\u00e0 e la svolta postmoderna del sapere teologico si ritrova nella medesima polarizzazione in cui versa la filosofia, cio\u00e8 divisa tra progetti rivoluzionari da un lato e riformatori dall&#8217;altro. Qui la lezione heideggeriana pu\u00f2 rivelare una certa attualit\u00e0: il modo con cui Heidegger si \u00e8 scontrato con i &#8220;suoi&#8221; problemi e ci\u00f2 che ha intravisto sono davvero cos\u00ec irrilevanti per il teologo di oggi?<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u00bb<a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Di fatto, questo lavoro di studio e dibattiti \u00e8 confluito oggi nel settore teologico della teologia filosofica.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>5. Le parole impensate<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">La storia del pensiero di questi ultimi cinquant\u2019anni ha fatto emergere alcune parole che prima non erano degne di considerazione del pensiero filosofico. Il sistema della cultura civile era portato a trascurarle per svariate ragioni. D\u2019altra parte ogni epoca privilegia un certo lessico a scapito di altri. Ma quelle che andremo a considerare si possono considerare in buona parte vittime \u2012 cio\u00e8 povere di pensiero \u2012 dell\u2019epoca iniziale dell\u2019occidente, l\u2019\u201cepoca assiale\u201d, a vantaggio di un lessico ricco di pensiero come la logica, riconducibile all\u2019uno e alla sua governabilit\u00e0. Qui si dir\u00e0 almeno tre parole, quali il dono, l\u2019amore e la misericordia. Come si vedr\u00e0 nei tre brevi cenni, la cultura civile e la teologia si compensano a vicenda: dove l\u2019una si dimostra pi\u00f9 avanzata nella ricerca, l\u2019altra la sopravanza in un&#8217;altra parola. In tutti e tre i casi, la spinta alla ricerca e alla riflessione \u00e8 motivata dal desiderio di uscire dal predominio della ragion sufficiente.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>a. Il dono<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">La questione del dono \u00e8 stata introdotta nella cultura civile in Francia da Marcel Mauss negli anni venti con ricerche e proposte di natura sociologica e giuridica. A un certo punto nei decenni conclusivi del secolo scorso arriv\u00f2 alla filosofia come questione bollente nel dibattito tra J. Derrida, che negava la possibilit\u00e0 del dono gratuito, e J-L Marion, che invece ne riconosceva la possibilit\u00e0. Entrambi arrivano alla questione del dono sulla scorta del vocabolario di Heidegger, dove dono in \u201cTempo e Essere\u201d era \u201ces gibt\u201d, il darsi, l\u2019accadere appunto dell\u2019evento. Il dono era rimasto sino ad allora una parola senza pensiero, improvvisamente viene alla ribalta come centrale, sostituendo da una parte l\u2019essere (filosofia classica) e il pensiero (filosofia moderna), e insediandosi al loro posto e dall\u2019altra innescando un dibattito che lo arricchisce di pensiero, ma anche di verifiche su come debba essere intesa la gratuit\u00e0 tra il donatore e il donatario. Da una parte Derrida, che affermava che tra i due non c\u2019\u00e8 mai gratuit\u00e0, e dall\u2019altra, che la dichiarava possibile come processo di donazione, dove l\u2019uno e l\u2019altro e il dono stesso rimangono invisibili agli altri, per ovviare alle critiche di Derrida. Sulla questione si \u00e8 innestata la teologia, sulla scorta del trattato sullo Spirito Santo, dono gratuito del Padre e del Figlio. Essa dichiara che il dono \u00e8 s\u00ec gratuito, ma di una gratuit\u00e0 che suscita affetti e legami tra le persone e Dio stesso. La Chiesa si costituisce su tale dono e si pone nel mondo segno e anticipo di una comunione finale escatologica.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Il dibattito sul dono ha consentito ad alcuni soggetti ecclesiali di riprendere tale <\/span><span style=\"text-decoration: line-through\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">la<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> questione, finalizzandolo al pensiero e all\u2019opera dei missionari e degli operatori caritas. Anche la liturgia ha valorizzato il termine dono, in particolare nel rito romano del matrimonio nel 2008 veniva sostituito il verbo prendere con il verbo accogliere, che offre un significato maggiormente vicino al senso del dono rispetto al precedente valore di possesso. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>b. L\u2019amore<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Una seconda parola \u00e8 amore, termine in realt\u00e0 molto diffuso. Nella cultura civile si parla e si scrive molto dell\u2019amore. Se ne interessano varie branchie del sapere e della tecnica e assorbono il massimo di considerazione nell\u2019opinione pubblica: ma la filosofia no, non ha competenza, magari la religione, ma lei no; no perch\u00e8 l\u2019amore \u00e8 un fatto privato, e quindi priva, non consente al pensiero in generale come la filosofia di pronunciare parole oggettive valide per tutti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">E&#8217; successo cos\u00ec che dell\u2019amore si son perse le tracce nella filosofia, l\u2019amore \u00e8 rimasto senza pensiero filosofico, il quale \u00e8 nato appunto come \u201camore\u201d, filia del sapere, sophia. La filosofia \u00e8 diventata il sapere dell\u2019uomo, del mondo e di Dio, secondo la triade moderna. La denuncia di questo smarrimento \u00e8 formulata da J-L Marion nell\u2019introduzione a \u201cIl fenomeno erotico\u201d. Le prime righe dicono cos\u00ec:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> \u00ab<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Oggi la filosofia non dice pi\u00f9 nulla dell&#8217;amore, o molto poco. Del resto meglio questo silenzio, poich\u00e9, quando ne parla, rischia di maltrattarlo o tradirlo. Si potrebbe quasi dubitare che i filosofi lo provino, se non si intuisse piuttosto che temono di non avere nulla da dire. E a ragione, perch\u00e9 sanno, meglio di chiunque altro, che non abbiamo pi\u00f9 le parole per dirlo, n\u00e9 \u00ec concetti per pensarlo, n\u00e9 le`forze per celebrarlo<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u00bb.<a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><b style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">c. La misericordia<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Una terza parola, la misericordia, \u00e8 venuta alla ribalta nei discorsi e negli scritti di Papa Francesco, soprattutto nel corso dell\u2019anno del giubileo straordinario. Nel mondo religioso e non solo cattolico la misericordia \u00e8 una parola centrale ed \u00e8 molto usata da tempo. Nella cultura civile e in particolare nella filosofia la misericordia si usa raramente, considerandola, forse parola di parte. La cultura civile in realt\u00e0 non ha avuto scrupoli ad attingere al vocabolario della teologia. Hegel, ad esempio, non disdegn\u00f2 di usare il titolo pi\u00f9 tradizionale ancora in uso fino a qualche decennio fa nella teologia, ossia, la onto-teologia (il sapere umano del Dio trascendente), trasformandolo in onto-teo-ego-logia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> La misericordia non fa parte del lessico filosofico per una ragione pi\u00f9 antica e assieme pi\u00f9 decisiva, quella della natura stessa della filosofia, almeno per quello che \u00e8 stata sino a qualche anno fa. Il giovane ricercatore Stefano Biancu avanza la seguente ipotesi: \u00ab<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>La misericordia potrebbe essere rimasta all\u2019esterno dell\u2019ambito di competenza della filosofia in quanto percepita come oggetto indisponibile e impensabile. In altri termini: se i filosofi hanno tradizionalmente considerato la misericordia come estranea al loro dominio di competenza, \u00e8 perch\u00e9 hanno riconosciuto in essa qualcosa di non completamente dominabile: perlomeno nel quadro di alcune alternative del pensiero divenute canoniche. Si tratta delle alternative proprie a un dualismo di marca intellettualista che \u2013 dall\u2019epoca assiale in avanti \u2013 ha profondamente segnato gli sviluppi del pensiero occidentale<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u00bb<a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> In questo contesto \u201cassiale\u201d \u00e8 congiunto a \u201cepoca\u201d, \u201cepoca assiale\u201d, un\u2019epoca cio\u00e8 che ha posto \u201cgli assi\u201d del sapere, il dispositivo conoscitivo che restringe il suo campo al non contradditorio, escludendo subito il dramma dello stupore che si chiede: \u201cperch\u00e9 questo e non il nulla?\u201d. Per una trattazione pi\u00f9 precisa e dettagliata si veda <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>K. Jaspers<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Origini e senso della storia<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, 1972.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>G. Colombo<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>La ragione teologica<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, Glossa, 1995, p. 614<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Si tratta di una baita nella Foresta Nera che spesso Heidegger abitava per brevi e lunghi periodi, anche per svolgere Seminari di studio.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> L\u2019ultimo sciamano\u201d \u00e8 il titolo del libro scritto da <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>F. Volpi<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> e <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>A. Gnoli<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, un titolo che riprende un apprezzamento per le capacit\u00e0 straordinarie di usare le parole e \u201csedurre\u201d gli uditori con e capacit\u00e0 magiche del suo discorrere.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> Si veda ad esempio il volume che raccoglie gli atti di un ciclo di seminari svoltosi presso l\u2019Universit\u00e0 degli studi di Milano tra il febbraio e il maggio del 2012 e ha come titolo <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>La questione dell\u2019evento <\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">a cura di <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>M. De Martino<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, Aracne, 2013. Da pagina 97 si pu\u00f2 leggere, <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Esperienza o tautologia? La questione dell\u2019evento in Heidegger, di <\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>Roberto Terzi<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">. Il testo si trova anche sulla rete con lo stesso titolo.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b>A. Anelli<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Heidegger e la teologi<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">a, Morcelliana, 2011, p. 59<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><b> J-L Marion<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Il fenomeno erotico<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, Cantagallo, 2007<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> S. Biancu, LA MISERICORDIA \u00abIMPENSABILE\u00bb, <\/span><span style=\"color: #434343\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">EDUCA &#8211; International Catholic Journal of Education, 3, 2017, tratto da ACADEMIA, https:\/\/www.academia.edu\/<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo testo di G. Villa, che prosegue nella riflessione su alcune categorie-chiave del rapporto tra cultura civile e tradizione teologica. Cultura civile e teologia: per un un\u2019ipotesi di bilancio e parole impensate \u00a0Un bilancio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12160"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12162,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12160\/revisions\/12162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}