{"id":12062,"date":"2017-07-23T17:17:27","date_gmt":"2017-07-23T15:17:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12062"},"modified":"2017-07-23T17:57:44","modified_gmt":"2017-07-23T15:57:44","slug":"democrazia-di-non-dominazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/democrazia-di-non-dominazione\/","title":{"rendered":"Control"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2015 la Columbia University ha riedito col titolo <em>Losing control<\/em>? tre conferenze del 1996 di Saskia Sassen, sociologa alla Columbia e alla London School of Economics. \u00abLe scoperte di allora restano i caratteri-chiave della nostra condizione economica e politica, solo molto pi\u00f9 ingestibili. Chi aveva il potere di modificare, reindirizzare o fermare quelle tendenze non lo ha fatto o ha fallito. Negli stati e nel mondo affrontiamo oggi una sfida pi\u00f9 grande nella lotta per societ\u00e0 pi\u00f9 giuste. \u00c8 sistemica, ben oltre il potere di intervento delle abituali politiche nazionali. La crescita di formazioni predatorie \u00e8 oggi il fattore critico. Oltre a potenti \u00e9lite e accaparratori di capitale, quest\u2019accozzaglia di elementi mescola capacit\u00e0 tecniche, reti globali, leggi statali e regole contabili, un mix molto pi\u00f9 difficile da controllare o governare. Possessori di capitale e manager contano molto, ma da s\u00e9 soli non possono aver prodotto l\u2019attuale estrema concentrazione di ricchezza e di inspiegabile influenza globale. Questo potente mix crea massicci accaparramenti al vertice, distrugge l\u2019ambiente a scala mai vista e espelle sempre pi\u00f9 gente dal circuito della sopravvivenza persino nei paesi ricchi. Eliminarne semplicemente un elemento non basta. Ci vuol molto di pi\u00f9 che liberarci dei super-ricchi. Vediamo elementi di queste formazioni predatorie in molti paesi molto diversi, incluse Svezia e Olanda tanto ammirate per le loro politiche sociali. Non sono i soliti sospetti \u2013 USA, UK, Russia. Un carattere di queste formazioni politiche \u00e8 una nomade capacit\u00e0 di liquefare e catturare ci\u00f2 \u00e8 catturabile, il tutto in una impressionante sorta di minimalismo. Non \u00e8 il vecchio stile imperiale, non c\u2019\u00e8 interesse a controllare vasti territori, solo a ricavarne quanto serve alla macchina del profitto. Un\u2019efficienza che vuole attrezzi complessi. Come ho scoperto nelle mie ricerche, molti effetti avversi possono in parte sfuggire alle rilevazioni statistiche e ai politici. Le misure per quantificare e stabilire lo sviluppo economico operano una sorta di \u2018pulizia economica&#8217;, col che intendo evocare le qualit\u00e0 negative della pi\u00f9 familiare \u2018pulizia etnica\u2019. Illuminante \u00e8 il modo di misurare la disoccupazione di lungo periodo\u00bb [pp. XIV-XVI].<br \/>\n\u00c8 il nuovo ordine neoliberale, che nel 2009 Pierre Dardot (filosofo, Universit\u00e9 Paris X) e Christian Laval (sociologo) individuano in quattro punti: il mercato \u00e8 costruito con il fattivo intervento dello stato e una legislazione ad hoc; non \u00e8 scambio, ma competizione intesa come ineguaglianza tra tutti; anche tra gli stati; \u00e8 regola universale di comportamento e giudizio [trad.<em>The New Way of the World<\/em>, Verso 2014, pp. 301-2]. La sua legittimazione teorica pi\u00f9 sviluppata e originale \u00e8 il saggio ora classico di Franz B\u00f6hm \u201cPrivatrechtsgesellschaft und Marktwirtschaft\u201d (1966). \u00abSe in Rousseau la volont\u00e0 generale, legame di relazione del popolo con s\u00e9 stesso, fonda la legge pubblica, in B\u00f6hm ha lo scopo di stabilire e preservare la legge privata. Il governo \u00e8 il guardiano della \u2018volont\u00e0 generale\u2019 in quanto guardiano delle regole della legge privata\u00bb [p. 90]. Da qui la vulgata neoliberale di Friedrich Hayek (<em>Law Legislation and Liberty<\/em>, University of Chicago Press 1973): \u00able regole di condotta che sole rendono possibile la formazione di un ordine spontaneo di mercato sono perci\u00f2 esse stesse derivate non dall\u2019arbitraria volont\u00e0 di pochi uomini, ma dal processo spontaneo di selezione che opera nella <em>longue dur\u00e9e<\/em>. Hayek chiaramente attinge alla teoria evoluzionista\u00bb [pp. 127-8]. \u00abL\u2019impresa diventa modello di soggettivit\u00e0: ognuno \u00e8 un\u2019impresa da gestire e un capitale da far fruttare\u00bb [p. 302].<br \/>\n\u00abIl punto-chiave \u00e8 che il neoliberalismo \u00e8 diventato la razionalit\u00e0 oggi <em>dominante<\/em>, lasciando solo un guscio vuoto di democrazia condannata a sopravvivere [\u2026]. Si \u00e8 materializzato in un insieme di apparati istituzionali, politici, legali, economici in una rete complessa, mobile, aperta a aggiustamenti e riprese all\u2019emergere di effetti non intenzionali, talora contro i propositi iniziali. In questo senso si pu\u00f2 parlare di un <em>apparato internazionale<\/em> che come ogni apparato \u00e8 essenzialmente strategico\u00bb, per \u00abimporre l\u2019obiettivo strategico di una competizione generalizzata\u00bb [p. 307].<br \/>\nQuesto apparato estende il suo ordine nel mondo con gli strumenti analizzati da Alexander Cooley e Jack Snyder, professori rispettivamente di Political Science e International Relations alla Columbia University (e curatori di <em>Ranking The World<\/em>, Cambridge UP 2015). Nell\u2019introduzione, Cooley spiega che le agenzie di valutazione danno un apparente ordine al caos del mondo con voti e graduatorie che \u00abforniscono giudizi esperti sulle performance degli stati, utili a regolarli e monitorarli globalmente; sono strumenti legali e marchi o bandierine per le organizzazioni non governative e internazionali\u00bb [p. 14]; al punto che, \u00aboltre a fare pressioni materiali e sociali, possono addirittura riconfigurare le relazioni politiche cambiando priorit\u00e0 burocratiche e relazioni tra stati, cementare le politiche statali in pi\u00f9 ampi network internazionali\u00bb [p. 30].<br \/>\nIl problema per\u00f2 \u00ab\u00e8 il fallimento dei valutatori nel concettualizzare coerentemente ci\u00f2 che valutano \u2013 democrazia, stati falliti, corruzione, libert\u00e0 di stampa, qualit\u00e0 degli investimenti. [\u2026] Invece di individuare cause, conseguenze e relazioni dalla teoria, danno pesi arbitrari a elementi assunti come additivi, mentre di fatto sono interattivi in modi complessi. Poich\u00e9 nei casi di interesse per la politica pubblica gli elementi spesso non si organizzano in sindromi coerenti, il risultato pu\u00f2 essere un indice che oscura proprio i fattori pi\u00f9 importanti nella valutazione politica\u00bb [p. 179].<br \/>\nNon conoscere ci\u00f2 che si valuta porta alle stelle la confusione gi\u00e0 grande sotto il cielo, ma nessuno deve risponderne a nessuna autorit\u00e0. Possiamo per\u00f2 non crederci e nel 1970 Donald Campbell (citato da Cooley a p. 5) gi\u00e0 ammoniva: \u00abquanto pi\u00f9 un indicatore sociale \u00e8 usato nelle decisioni, tanto pi\u00f9 \u00e8 oggetto di pressioni corruttive e tanto pi\u00f9 distorti saranno i processi sociali monitorati\u00bb. Ne risulta il \u201closing control\u201d (Sassen) di democrazie ridotte a gusci vuoti (Dardot e Laval) elettorali, oggi in transizione verso la <em>democrazia di non-dominazione<\/em> di James Bohman (Democracy across borders, MIT Press 2007) richiamata da Simona Piattoni (professore di scienze politiche, Universit\u00e0 di Trento) e Justus Sch\u00f6nlau (Comitato delle Regioni UE): il primato della legge sulle \u2018interferenze arbitrarie\u2019 neoliberali \u00e8 \u00abimpegno che richiede di concretizzare i diritti in una variet\u00e0 di istituzioni sovrapposte; il costituzionalismo della Unione Europea \u00e8 l\u2019esempio migliore di questo tipo di ordine riflessivo, democratico, transnazionale. Per aver successo deve superare l\u2019attuale concezione giuridica dei diritti verso una concezione politica dei diritti come appartenenza alla comunit\u00e0 politica umana\u00bb. \u00abIn questo contesto radicalmente mutato, la buona governance democratica ha bisogno di unit\u00e0 sia maggiori che minori\u00bb [<em>Shaping EU Policy From Below<\/em>, Edward Elgar 2015, p. 17].<br \/>\nLe istituzioni democratiche di ogni livello, da locale a sovranazionale, devono dialogare per rendere concreta l\u2019appartenenza politica di tutti in tutta la loro variet\u00e0, come fa l\u2019UE in controtendenza rispetto ai sempre pi\u00f9 impotenti stati nazionali e pi\u00f9 ancora rispetto al <em>take control<\/em> britannico e al <em>great again<\/em> americano, nostalgie di un passato ormai definitivamente passato, come l\u2019URSS.<br \/>\nIl control si esercita nel dialogo tra le istituzioni democratiche della non-dominazione. L\u2019alternativa \u00e8 la radicalizzazione \u2013 il <em>take control<\/em> del ciascun per s\u00e9 \u2013 \u00abintesa come processo di perdita di identit\u00e0. Ogni perdita d\u2019identificazione con una particolare categoria sociale si accompagna con una perdita di identit\u00e0 perch\u00e9 riduce la combinazione unica di categorie sociali che costruisce l\u2019identit\u00e0 individuale. All\u2019estremo, l\u2019identit\u00e0 si riduce a pochi o a un unico fattore di identit\u00e0 sociale. Senza l\u2019identificazione con altre categorie complementari, l\u2019autoidentificazione con un gruppo diviene unica e identica. Cos\u00ec l\u2019individuo scompare nel gruppo\u00bb, scrivono Carolin Goerzig, Assistant Professor alla L. Douglas Wilder School of Government, e Khaled Al-Hashimi, di Medici Senza Frontiere [<em>Radicalization in Western Europe<\/em>, Routledge 2015, p. 144]. \u00abSintomatica della problematica della radicalizzazione \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 pura e semplice di affermare la terra di mezzo del compromesso, senza pregiudizi o \u2018neutrale\u2019\u00bb [p. 160]. Questa ricerca sul radicalismo islamico in Europa ci aiuta a capire <em>take control<\/em> e <em>great again<\/em>. Forse \u00e8 un caso, forse no. La posta in gioco \u00e8 la democrazia nel mondo senza confini, dove la violenza pu\u00f2 sembrare una soluzione, come agli \u00abattentatori suicidi, citati per aver affermato che la loro ultima missione avrebbe fatto loro riguadagnare il controllo\u00bb [p. 150].<br \/>\nLa cifra del nostro tempo \u00e8 la relazionalit\u00e0, costretti dalle nostre stesse tecnologie. Il punto \u00e8 se sia relazionalit\u00e0 tra uguali per diritti e doveri in istituzioni democratiche globali, o relazionalit\u00e0 in cui i ricchi e i potenti fanno quello che vogliono a spese di tutti gli altri. I pi\u00f9 pericolosi sono gli illusi, che credono di avere il controllo della situazione solo perch\u00e9 possono fare del male ai loro vicini.<\/p>\n<p><strong>??<\/strong> Patrick Hosking, Financial Editor di <em>THE TIMES<\/em> riepiloga i vantaggi del mercato UE: \u00ab\u00e8 vicino, con lo stesso fuso orario. \u00c8 ricco. Rispetta la legge, i contratti si applicano facilmente. \u00c8 relativamente incorrotto (eccetto l\u2019Italia). Tutti parlano inglese (eccetto la Francia). Ha standard tecnici comuni. Ha una moneta molto liquida, facilmente commerciabile. Fatto cruciale, le infrastrutture e gli standard di sistemi e di fornitura esistono gi\u00e0 e funzionano\u00bb. \u00abQuelli della \u2018vera brigata globale\u2019 [\u2026] dimenticano che ai giorni gloriosi c\u2019era sempre nei pressi una cannoniera inglese a garantire condizioni favorevoli. Quei tempi non tornano. [\u2026] Persino Riad pone la condizione che per la sua Aramco il London Stock Exchange addomestichi le proprie regole. [\u2026] Ma New York ha fatto il contrario ed \u00e8 uno dei motivi per cui le imprese del suo listino sono valutate di pi\u00f9\u00bb. \u00abIl prezzo di fare pi\u00f9 affari con dittature, teocrazie e repubbliche banana \u00e8 soddisfare i loro desideri. Lo stesso vale con USA e Giappone. Se vogliamo vendere il nostro polpettone agli americani, \u00e8 una scommessa gi\u00e0 vinta prevedere che in cambio ci vorranno vendere i loro polli ora banditi perch\u00e9 lavati nell\u2019amuchina e la carne di bovini cresciuti a ormoni.\u00bb [\u00abBritain could pay a heavy price for seeking more trade outside the EU\u00bb, 18\/7\/2017, p. 47].  Se non \u00e8 per soldi, allora perch\u00e9 lo fanno? Data la \u2018relazione speciale\u2019 con gli USA ma divisiva con l\u2019UE (come nella disastrosa guerra in Iraq: da quattordici anni continua a riprodursi) una traccia di risposta viene dagli USA, via Vaticano e <em>The Financial Times<\/em> nella notizia di un articolo di padre Antonio Spadaro in <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>: \u00abun alleato del Papa ha attaccato Stephen Bannon, lo stratega della Casa Bianca, come \u201csostenitore della geopolitica apocalittica\u201d in un articolo che denuncia la svolta fondamentalista di alcuni cattolici conservatori sostenitori di Trump candidato alla presidenza, nel \u201csogno nostalgico di uno stato di tipo teocratico\u201d. \u201cLa prospettiva pi\u00f9 pericolosa di questo strano ecumenismo \u00e8 la sua visione xenofoba e islamofobica che vuole mura e deportazioni purificatrici\u201d\u00bb [James Politi, \u00abPope\u2019s allies accuse Bannon of pushing fundamentalist agenda\u00bb, 15\u201316\/7\/2017, p. 4]. Nel 2014 Stephen Bannon ha esposto in teleconferenza la sua strategia all\u2019Istituto Dignitatis Humanae in Vaticano, il cui fondatore Benjamin Harnwell nel dicembre 2013 ha salutato Papa Francesco in visita sottolineando la lotta contro aborto, suicidio assistito, violenza antireligiosa e, in era neoliberale, contro il \u00abcrescente approccio collettivista e confiscatorio dei governi occidentali verso i diritti di propriet\u00e0 e il benessere privato degli individui\u00bb. Su questo punto ecco <em>take control<\/em> e <em>great again<\/em>, a beneficio anzitutto dei promotori, ma <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> e <em>The Financial Times<\/em> ci ricordano la soggiacente ideologia politica della dominazione, ancora una volta. E ancora una volta tutte le strade portano a Roma, in perenne sperimentazione di dominazione politica (il governo come impresa e i tweet come discorso politico li abbiamo, se non inventati, sperimentati noi). Invece l\u2019UE costruisce faticosamente la democrazia della non-dominazione, come confermano per eccezione UK, Polonia e Ungheria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2015 la Columbia University ha riedito col titolo Losing control? tre conferenze del 1996 di Saskia Sassen, sociologa alla Columbia e alla London School of Economics. \u00abLe scoperte di allora restano i caratteri-chiave della&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[9,338],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12062"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12062"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12062\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12071,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12062\/revisions\/12071"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12062"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12062"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}