{"id":11926,"date":"2017-06-24T08:31:44","date_gmt":"2017-06-24T06:31:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11926"},"modified":"2017-06-24T08:31:44","modified_gmt":"2017-06-24T06:31:44","slug":"g-e-rusconi-giudica-papa-francesco-ma-il-peccato-originale-puo-dimenticare-una-grazia-piu-originale-su-la-teologia-narrativa-di-papa-francesco-laterza-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/g-e-rusconi-giudica-papa-francesco-ma-il-peccato-originale-puo-dimenticare-una-grazia-piu-originale-su-la-teologia-narrativa-di-papa-francesco-laterza-2017\/","title":{"rendered":"G.E. Rusconi giudica papa Francesco: ma il peccato originale pu\u00f2 dimenticare una grazia pi\u00f9 originale? Su \u201cLa teologia narrativa di papa Francesco\u201d (Laterza, 2017)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rusconi.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11927\" alt=\"rusconi\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rusconi-168x300.jpeg\" width=\"168\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rusconi-168x300.jpeg 168w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rusconi-576x1024.jpeg 576w\" sizes=\"(max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Su consiglio di un amico, ho letto con piacere il volume che Gian Enrico Rusconi ha dedicato al pontificato di papa Francesco. E mi sono imbattuto in un libro onesto, lineare, pacato, dove anche i dubbi e le perplessit\u00e0 sono espresse con misura e con avvedutezza. Dico subito, per chiarezza, che la tesi di fondo del volume non mi convince, anche se debbo riconoscere che il testo comprende in modo chiaro che di fronte alla figura di Francesco ci troviamo al cospetto di una rielaborazione della tradizione che merita attenzione, anche quando l\u2019autore sembra darne una lettura troppo netta e talora sbrigativa.<\/p>\n<p><i>La prospettiva generale<\/i><\/p>\n<p>Gian Enrico Rusconi costruisce il volume su un assunto piuttosto chiaro: l\u2019operazione che papa Francesco sta realizzando nella Chiesa cattolica costituisce una \u201cnuova ermeneutica religiosa\u201d, che consiste in una \u201cnarrativa religiosa\u201d che racconta il primato della misericordia sul peccato, in una storia che continua. Questo punto, viscerale viene da Rusconi considerato come \u201cprivilegiato rispetto alla teologia sistematica\u201d (4). Come vedremo questo \u00e8 un punto decisivo della analisi che Rusconi propone del pontificato di Francesco. Secondo la sua osservazione, queste innovazioni di papa Francesco, pur giustificate per molte ragioni, hanno come conseguenza che \u201cuno dei punti qualificanti della dottrina tradizionale rimane nel vago\u201d (7). Ci\u00f2 viene applicato ad una serie di \u201ctemi\u201d che vanno dalla \u201cdottrina della giustificazione\u201d alla \u201cfamiglia\u201d, dalla \u201cteodicea\u201d alla questione del \u201cgender\u201d. Ma tutto ruota intorno a questo punto.<\/p>\n<p><i>L\u2019attenzione al \u201cpeccato originale\u201d<\/i><\/p>\n<p>Quale sia questo \u201cpunto qualificante\u201d viene ripetuto molte volte, lungo le pagine del volume: La dottrina del peccato originale appare, agli occhi di Rusconi, come il lato disatteso della tradizione, che Bergoglio aggirerebbe e rimuoverebbe anzich\u00e9 affrontare esplicitamente. Il primato della misericordia, in altri termini, deriverebbe non da una riformulazione integrale della dottrina, come il tema meriterebbe, ma da una \u201ccensura\u201d del peccato originale, che metterebbe in questione la stessa soluzione adottata, in qualche modo giustificando le reazioni di resistenza, inevitabilmente scomposte. Tuttavia, ed \u00e8 questo un tratto qualificante del volume, Rusconi aggiunge che su questo punto, su cui \u00e8 in gioco non una lotta di potere, ma \u201cl\u2019evoluzione \u2013 non indolore \u2013 del cattolicesimo contemporaneo\u201d (13), vi \u00e8 forte continuit\u00e0 tra Francesco e Benedetto XVI, che gi\u00e0 aveva concepito questa \u201cprofonda evoluzione del dogma\u201d in atto. Di fronte a questo fenomeno, che l\u2019autore riconosce apertamente con grande lucidit\u00e0, la sua resistenza, tuttavia, avviene sulla base di una \u201ctradizione teologica\u201d che egli assume in modo disinvolto, semplicistico e del tutto acritico. Questo \u00e8, a mio avviso, il \u201cpunto cieco\u201d del libro, che per\u00f2 il suo autore onestamente riconosce.<\/p>\n<p><i>Il punto cieco, onestamente riconosciuto<\/i><\/p>\n<p>Rusconi, infatti, in passaggi-chiave del suo libro, propone una critica di Francesco (e di Benedetto) mettendoli in contrapposizione,non tra loro ma direttamente con S. Anselmo e con la sua teoria della \u201csoddisfazione\u201d: la necessaria riparazione del peccato di disobbedienza al comando divino da parte dei progenitori. Questo immaginario del \u201cpeccato originale\u201d &#8211; che per Rusconi continua ad essere insuperato \u2013 sarebbe il punto debole della proposta teologica e pastorale di Francesco. Qui, come \u00e8 evidente, gli strumenti teologici di Rusconi, che lui stesso, con grande onest\u00e0, dichiara essere del tutto elementari, si rivoltano contro il libro e lo rendono meno efficace di quanto avrebbe potuto essere. Se tutto viene giudicato sulla base di una \u201cscontro\u201d tra una lettura poco pi\u00f9 che catechistica della tradizione e una analisi molto pi\u00f9 raffinata delle sue conseguenze pastorali ed ecclesiali, \u00e8 evidente che l\u2019operazione sconta un \u201cdeficit teologico\u201d che poi non riesce a recuperare e che condiziona irreparabilmente analisi e prospettive. Che \u201coriginale\u201d sia il peccato e che non si riesca a riconoscere una \u201cgrazia pi\u00f9 originale\u201d, questo \u00e8 il difetto di una impostazione \u201cclassica\u201d che da almeno 200 anni ha messo in moto una \u201crevisione\u201d della impostazione anselmiana, di cui Rusconi non ha nessun sospetto. In questo \u201cpercorso di revisione\u201d anche la elaborazione di una \u201cteologia narrativa\u201d &#8211; che \u00e8 molto pi\u00f9 che una \u201cteologia giornalistica\u201d &#8211; \u00e8 un fenomeno che ha pi\u00f9 di mezzo secolo e al quale hanno partecipato fior di teologi e di pastori, non solo cattolici: ma anche di questo sembra che Rusconi si senta vincolato ad una versione ridotta del Catechismo di Pio X, confondendolo con Agostino, con Tommaso o con il Concilio di Trento.<\/p>\n<p><i>La questione della teologia nella cultura italiana<\/i><\/p>\n<p>Come dicevo fin dall\u2019inizio, Rusconi \u00e8 ben consapevole di questo limite. Anzi, pi\u00f9 volte mette le mani avanti ammettendo la propria \u201cincompetenza teologica\u201d: \u201ci teologi professionali considerino pure queste domande come ingenue, impertinenti e incompetenti\u201d (142). Qui, evidentemente, non si tratta di squalificare un approccio non-teologico, che anzi risulta prezioso. Piuttosto si tratta di esigere che non si creino \u201cmiti\u201d che tali non sono: le tesi di S. Anselmo non sono \u201crigorosamente logico-metafisiche\u201d e Benedetto e Francesco non sono \u201cimprovvisatori\u201d senza rigore. Questa immagine dipende semplicemente da mancanza di cultura teologica. Ma qui, e voglio dirlo subito, Rusconi non c\u2019entra. O meglio la sua posizione non \u00e8 altro che il frutto di un \u201cassetto culturale italiano\u201d che dalla seconda met\u00e0 dell\u2019800, con il consenso dello Stato liberale e della Chiesa antiliberale, prevede una reciproca estraneit\u00e0 tra cultura accademica e cultura teologica. Si \u00e8 diffusa cos\u00ec l\u2019idea &#8211; ben presente anche in chi, come Rusconi, si \u00e8 formato alla Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Milano \u2013 che la cultura accademica resti estranea alla teologia, e che la teologia, da parte sua, resti estranea alla cultura. Leggendo Rusconi, come gi\u00e0 mi era successo leggendo Severino, anch\u2019 egli figlio della Cattolica, si resta impressionati dal fatto che tutti i riferimenti sono \u201ccritici\u201d, ma quando si parla di teologia il massimo di competenza \u00e8 il catechismo che si \u00e8 imparato da bambini, e forse anche dimenticato, e che si confonde con la \u201cgrande tradizione\u201d. Chi oserebbe fare cos\u00ec parlando di Dante, di Galilei, di Leopardi o di Kant? Chi penserebbe mai che il loro pensiero si identifichi con il Bignami? So bene che questo non dipende soltanto da un vizio della \u201ccultura laica\u201d, ma anche da un parallelo vizio della cultura cattolica. Ma la somma di due vizi non fanno mai una virt\u00f9.<\/p>\n<p><i>Il bilancio positivo<\/i><\/p>\n<p>Cionondimeno, desidero confermare che il libro, pur con questi limiti piuttosto pesanti, offre molte serie riflessioni sul cammino di \u201critrasmissione\u201d, di \u201crinarrazione\u201d e di \u201crielaborazione\u201d della tradizione cristiana che papa Francesco sta compiendo, sulla scia della teologia del XX secolo. Su questo punto, a me pare, Rusconi resta molto lucido. Si fa aiutare da Blumenberg e non si lascia incantare dai testi critici contro Bergoglio, di cui riconosce chiaramente la pretestuosit\u00e0. Se sapesse anche quanto poco contano, sul piano teologico, le firme apposte a questi documenti di insulti, saprebbe valorizzare ancora meglio il cammino coraggioso e profetico che la Chiesa sta compiendo sotto la guida autorevole di papa Francesco. Tale cammino, che potremmo definire di \u201ctraduzione della tradizione\u201d, si trova talvolta pienamente riconosciuto nella lettura \u201claica\u201d e onesta che Rusconi ne sa proporre. E questo, per la cultura italiana, non \u00e8 poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su consiglio di un amico, ho letto con piacere il volume che Gian Enrico Rusconi ha dedicato al pontificato di papa Francesco. 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