{"id":11860,"date":"2017-05-21T15:38:06","date_gmt":"2017-05-21T13:38:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11860"},"modified":"2017-05-21T15:38:06","modified_gmt":"2017-05-21T13:38:06","slug":"le-ragioni-del-silenzio-e-il-silenzio-della-ragione-ratzinger-sarah-e-lantimodernismo-liturgico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-ragioni-del-silenzio-e-il-silenzio-della-ragione-ratzinger-sarah-e-lantimodernismo-liturgico\/","title":{"rendered":"Le ragioni del silenzio e il silenzio della ragione: Ratzinger, Sarah e l\u2019antimodernismo liturgico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzsarah.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11861\" alt=\"ratzsarah\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzsarah.jpg\" width=\"279\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La discussione conseguente alla diffusone della notizia circa una \u201cprefazione\u201d (o postfazione) che J. Razinger ha scritto per il nuovo libro del Card. Sarah, dedicato al tema del \u201csilenzio\u201d, non pu\u00f2 evitare di affrontare un duplice fronte di questioni, che si annodano intorno al tema del \u201csilenzio\u201d e che potrebbero essere distinte su questi due livelli:<\/p>\n<p>a) Da un lato, la questione riguarda il \u201csilenzio\u201d come \u201ctema liturgico\u201d, e come tale merita una lettura attenta e libera da pregiudizi. Nessuno dubita che oggi il recupero di una \u201cesperienza del silenzio\u201d sia decisiva per la qualit\u00e0 e la autenticit\u00e0 della azione rituale. Ci\u00f2 che \u00e8 in questione \u00e8 quale sia la via, il metodo e l\u2019approccio corretto per custodire e promuovere tale silenzio.<\/p>\n<p>b) D\u2019altro lato, si deve riconoscere che anche sul fronte istituzione, in particolare nei rapporti tra \u201cPapa\u201d e \u201cPapa emerito\u201d, il silenzio \u00e8 una dimensione fondamentale per garantire &#8211; <i>rebus sic stantibus<\/i> \u2013 la chiarezza nell\u2019esercizio della autorit\u00e0, evitando conflitti o abusi di potere.<\/p>\n<p>Un breve ragionamento intorno ad entrambi questi profili e al loro delicato intreccio, permetter\u00e0 di chiarire meglio la entit\u00e0 delle obiezioni sollevate e il loro carattere obiettivo e spassionato.<\/p>\n<p><b>La liturgia e il silenzio: una storia secolare<\/b><\/p>\n<p>Da un secolo il Movimento Liturgico fa i conti con una riscoperta del valore del silenzio per la azione liturgica: a partire dalla prima opera di O. Casel (<i>De phlosophorum graecorum silentio mystico<\/i>) alle pi\u00f9 recenti riflessioni di Giorgio Bonaccorso <span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>(<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span><i>Il tempo come segno: vigilanza, testimonianza, silenzio, <\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>EDB, 2004<\/span><\/span><\/span>) &#8211; per indicare solo due tra gli esperti del tema &#8211; potremmo individuare una riscoperta della \u201cmediazione rituale del silenzio\u201d che attraversa tutto il secolo. La azione rituale, in altri termini, costituisce una \u201cmediazione del silenzio\u201d, che la liturgia realizza in modo multimediale: la musica, il gesto, la immagine, lo spazio, preparano, accompagnano, e strutturano un \u201cincontro intimo\u201d con il Signore e con i fratelli, che esige silenzio, come ogni intimit\u00e0. Questa linea di riscoperta sa, tuttavia, che <i>il silenzio rituale non si genera anzitutto per sottrazione, ma per successione, per sequenza e per contrasto<\/i>. Soprattutto sa che il silenzio liturgico \u00e8 \u201cparola dal e verso il silenzio\u201d e \u201cazione dal e verso il silenzio\u201d.<\/p>\n<p>Spesso accade, invece, che la proposta del silenzio sia guidata da una preoccupazione non liturgica, ma extra-liturgica: si nutre di una logica \u201cantimodernistica\u201d che facilmente inclina a vedere il silenzio come \u201cnegazione della parola\u201d e \u201cnegazione della azione\u201d. Questa modalit\u00e0 di comprensione della importanza del silenzio non ha radice nella liturgia, ma nella apologetica antimodernistica. Essa <i>facilmente identifica nella Riforma Liturgica, nella riscoperta della Parola e nella ripresa della \u201cpartecipazione attiva\u201d delle vere e proprie distrazioni dal silenzio, una sorta di \u201carbitraria sostituzione di Dio con l\u2019uomo\u201d<\/i>. Per questo modello di lettura della liturgia il silenzio garantisce il primato di Dio, mentre l\u2019azione, la parola e l\u2019adeguamento dei riti sarebbe abuso umano sulla tradizione, che come tale impedisce il silenzio.<\/p>\n<p><b>Antimodernismo liturgico e riforma della riforma<\/b><\/p>\n<p>In questa linea si colloca, da molti decenni il pensiero di J. Ratzinger e la sua ripresa, a livello meno profondo e pi\u00f9 ingenuo, da parte di R. Sarah. Intorno al \u201cprimato del silenzio\u201d essi, sia pure in modi diversi, hanno proposto una rilettura della storia e della vicenda ecclesiale che \u00e8 segnata da un dualismo insuperabile: la Riforma liturgica sarebbe il \u201ctrauma\u201d che avrebbe interrotto la tradizione e occorrerebbe recuperare la continuit\u00e0 mediante una \u201criforma della riforma\u201d. Lo sviluppo del tema del \u201csilenzio\u201d si presta perfettamente a questa operazione, che non \u00e8 liturgica, ma apologetica. La lamentela circa la mancanza di silenzio nelle liturgie di oggi sarebbe colpa della Riforma, della enfasi sulla parola e dell\u2019attivismo post-conciliare. Questo discorso \u00e8 emotivo e privo di fondamento storico o di argomentazione razionale. I testimoni dei tempi passati sanno bene che non \u00e8 cos\u00ec. E che tornando indietro nel tempo non si trova silenzio, ma brusio, parallelismo di azioni, \u201cfunzione\u201d pi\u00f9 che celebrazione. In questo caso le \u201cragioni del silenzio\u201d &#8211; che sono forti e autorevoli \u2013 conducono Ratzinger e Sarah a una sorta di \u201csilenzio della ragione\u201d: a prendere la parola \u00e8 una emotivit\u00e0 turbata dal Concilio, dalla Riforma e dalla modernit\u00e0, alla quale si vuole contrapporre un modello idealizzato e irreale. Sulle svolte recenti si scaricano tutte le colpe, senza discernere. Il Movimento Liturgico \u2013 da Casel a Bonaccorso \u2013 sa invece che per \u201cfavorire il silenzio\u201d occorre attraversare la Parola e l\u2019azione sacramentale, riscoprendone le logiche segrete, le esigenza di azione e di tatto, di visione e di immaginazione, di movimento e di canto. Il silenzio non imbalsama la assemblea, non pretende un ritrarsi generale e una paralisi della azione, ma esige piuttosto un azione e una parola corale. Questo \u00e8 l\u2019ambiente che genera il silenzio mistico e la azione silenziosa.<\/p>\n<p><b>Alcuni esempi degli ultimi tempi<\/b><\/p>\n<p>La ragione di questa \u201cscissione\u201d tra silenzio e riforma liturgica &#8211; che Ratzinger e Sarah hanno in comune \u2013 \u00e8 una sorta di disperazione sulla \u201cactuosa participatio\u201d. E l\u2019esempio pi\u00f9 illustre di questa disperazione \u00e8 costituito dal MP <i>Summorum Pontificum<\/i>, nel quale l\u2019orizzonte del silenzio si dischiude solo mediante una artificiosa e incontrollabile ipotesi di \u201cparallelismo\u201d tra due forme dell\u2019unico rito romano. Con questo MP il pontificato di Benedetto ha in qualche modo consacrato una scissione: non avendo la speranza di \u201cmediare il silenzio nel rito riformato\u201d, mediante una finzione giuridica assai ardita, ha preteso di rinnovare la vigenza del rito non pi\u00f9 vigente, per recuperare un \u201corizzonte di silenzio\u201d. Questo provvedimento, che in qualche modo appare anche come una confessione di impotenza, si fonda sul \u201cpregiudizio apologetico e antimoderno\u201d di lettura della liturgia come \u201cazione di Dio\u201d e non dell\u2019uomo. Questa contrapposizione finisce con il duplicare la realt\u00e0, scindendo in ogni passaggio, ci\u00f2 che \u00e8 di Dio e ci\u00f2 che \u00e8 dell\u2019uomo. E costruisce un sistema blindato, in cui i \u201cdiritti di Dio\u201d si fanno largo solo e soltanto mediante ci\u00f2 che \u201cammutolisce l\u2019uomo\u201d. E il silenzio \u00e8 qui, evidentemente, richiamo simbolico potentissimo, che sembra avvalorare questo approccio \u201cspaventato\u201d.<\/p>\n<p>Anche nel recente volume \u201cUltimi conversazioni\u201d &#8211; e poi persino nell\u2019inedito pubblicato in occasione del suo 90\u00b0 compleanno \u2013 J. Ratzinger non esce da questa visione piuttosto angusta della liturgia: che forse \u2013 per sua stessa confessione \u2013 deriva dal suo invincibile \u201cLust am Widerspruch&#8230;\u201d, dal \u201cgusto della contraddizione\u201d. E R. Sarah ripete semplicemente questo stereotipo non argomentato, quasi riducendolo a slogan.<\/p>\n<p><b>Il silenzio come metodo: liturgico e istituzionale<\/b><\/p>\n<p>Vi sono dunque ragioni di merito per discutere non la giusta esigenza di \u201csilenzio\u201d, ma il modo distorto e apologetico di riferirsi al \u201csilenzio\u201d, rievocando nostalgie della societ\u00e0 chiusa, recupero di strutture gerachiche, differenze ontologiche insuperabili, divieti e pregiudizi superati. Ma vi sono anche \u201cragioni di metodo\u201d, che giustificherebbero la perplessit\u00e0 verso la \u201cprefazione\u201d, anche nel caso in cui R. Sarah avesse scritto il \u201clibro del secolo\u201d sul silenzio. Proprio perch\u00e9, ammesso e non concesso il caso limite considerato, la parola del \u201cVescovo emerito di Roma\u201d, proprio perch\u00e9 \u00e8 stato papa, ha comunque un peso e una rilevanza che non \u00e8 pi\u00f9 compatibile con la propria rinuncia. La rinuncia all\u2019esercizio del ministero determina una singolare condizione della parola di J. Ratzinger, che acquisisce autorit\u00e0 \u201cipso facto\u201d, in ragione del suo passato ministero. Per questo la \u201cconsegna del silenzio\u201d appare obiettivamente non come una ritorsione ingiustificata, o come la privazione di un diritto della persona, ma come la necessaria custodia di una autorit\u00e0 che non pu\u00f2 essere in nessun modo \u201cduplicata\u201d, nemmeno per sbaglio. Cos\u00ec, se gi\u00e0 sarebbe delicato leggere dal papa emerito un giudizio \u2013 che so \u2013 sulle vaccinazioni o sulle stagioni della vita \u2013 del tutto inopportuno \u00e8 ascoltare la sua lode di un Prefetto di Congregazione recentemente fatto oggetto di esplicite censure da parte del successore. Una parola irresponsabile rischia di diventare \u201ccaso istituzionale\u201d e \u201ccausa di divisione\u201d, ben al di l\u00e0 delle intenzioni con cui viene scritta. Per questa \u201cincontrollabilit\u00e0\u201d della parola, in questo caso il silenzio dovrebbe imporsi.<\/p>\n<p>Ecco dunque il bisogno di parlare del silenzio, il bisogno di trovare le antiche e nuove ragioni del silenzio, ma senza mai cadere in un tale entusiasmo per il tema, da far appannare la logica liturgica e istituzionale della presa di parola. Le ragioni del silenzio non sono mai tanto forti da obbligare al silenzio della ragione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La discussione conseguente alla diffusone della notizia circa una \u201cprefazione\u201d (o postfazione) che J. Razinger ha scritto per il nuovo libro del Card. 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