{"id":11831,"date":"2017-05-08T13:13:41","date_gmt":"2017-05-08T11:13:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11831"},"modified":"2017-05-08T13:13:41","modified_gmt":"2017-05-08T11:13:41","slug":"chiesa-in-uscita-e-buona-stampa-una-vibrante-analisi-di-alberto-dal-maso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chiesa-in-uscita-e-buona-stampa-una-vibrante-analisi-di-alberto-dal-maso\/","title":{"rendered":"Chiesa in uscita e buona stampa: una vibrante analisi di Alberto Dal Maso"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0023.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11832\" alt=\"IMG_0023\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0023-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0023-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0023.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/h3>\n<h5 style=\"text-align: left\" align=\"center\"><strong><\/strong><em>Gli effetti della &#8220;Chiesa in uscita&#8221; si fanno sentire anche sulla editoria cattolica? La domanda viene opportunamente sollevata in questo intervento di <strong>Alberto Dal Maso<\/strong>, dottore\u00a0\u00a0in teologia, \u00a0docente di \u201cStoria e forme del culto cristiano\u201d alla Fondazione B. Kessler di Trento e redattore responsabile dell\u2019edizione italiana della rivista internazionale di teologia &#8220;Concilium&#8221;, oltre che\u00a0da vent\u2019anni editor\u00a0dell\u2019Editrice Queriniana di Brescia.<br \/>\n<\/em><\/h5>\n<h5 align=\"center\"><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 align=\"center\"><strong style=\"font-size: 1.17em\">Il libro religioso:\u00a0<\/strong><\/h3>\n<h3 align=\"center\"><strong> se realt\u00e0 e fantasia sorpassano gli schemi<\/strong><\/h3>\n<h3 align=\"center\"><strong>Verso una UELCI 2.0?<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/h3>\n<p><strong><\/strong>La filiera d.o.c. del libro cattolico dovrebbe essere questa: comprovati autori cattolici scrivono ci\u00f2 che bravi editori cattolici, avvalendosi preferibilmente di tipografie cattoliche, sapranno pubblicare affinch\u00e9 ne siano nutrite il maggior numero possibile di menti cattoliche; e una fedele rete di distribuzione cattolica rifornir\u00e0 le librerie cattoliche che, spalleggiate dal supporto promozionale di un portale cattolico, venderanno appunto il prodotto al lettore cattolico finale (oppure a opportune biblioteche, rigorosamente cattoliche pure esse). Dovrebbe: in teoria. Ma in pratica oggi \u00e8 sempre meno cos\u00ec. Perch\u00e9 ogni tanto la fantasia e persino la realt\u00e0 si piccano, per fortuna, di superare i nostri schemini sulla \u201cbuona stampa\u201d. Vediamo allora che cosa \u00e8 accaduto e cerchiamo di capire che cosa questo implica.<\/p>\n<p><b>La realt\u00e0 oltre gli schemi<\/b><\/p>\n<p>Da almeno sette anni in Italia, in occasione delle fiere nazionali del libro \u2013 ieri il monopolistico <i>Salone<\/i> di Torino, oggi (oltre al Lingotto) il nuovo <i>Tempo di libri<\/i> nei padiglioni di Milano-Rho \u2013 un apposito Osservatorio, organizzato dalla UELCI (Unione degli editori e librai cattolici) in collaborazione con l\u2019Ufficio studi dell\u2019AIE (Associazione italiana editori), elabora dati e statistiche destinati ad accendere sul settore dell\u2019editoria religiosa una fiammata di attenzione.<\/p>\n<p>Le cifre che anche quest\u2019anno sono state snocciolate confermano una tendenza \u201cscandalosa\u201d, se confrontata con gli schemi di purezza cristallina che dovrebbero disegnare il percorso del libro d.o.c. dal produttore al consumatore. Risulta infatti che il libro religioso:<\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li>\u00e8 sempre meno opera di autori cattolici: entrano prepotentemente in scena penne ibride, refrattarie alle rassicuranti classificazioni canoniche;<\/li>\n<li>\u00e8 sempre meno pubblicato da case editrici espressamente cattoliche: normalissimi editori laici erodono man mano il terreno altrui, andandosi a infiltrare per di pi\u00f9 nella fetta di mercato economicamente pi\u00f9 redditizia (realizzano fatturati maggiori in rapporto alle copie vendute);<\/li>\n<li>\u00e8 sempre meno distribuito da soggetti cattolici: o perch\u00e9 gli editori puri scelgono una distribuzione generalista, o perch\u00e9 gli editori proprietari di reti distributive ne vendono le quote di maggioranza a imprenditori laici.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ma le sorprese non finiscono qui. Che dire infatti dei lettori del libro religioso? Stando ai dati oggetto del rilevamento, si conferma che negli ultimi anni hanno cambiato volto:<\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li>sono, in una percentuale sorprendente, poco o per nulla credenti, dunque ancora una volta non etichettabili come \u201ccattolici\u201d praticanti <i>tout court<\/i>; si potrebbe aggiungere, infrangendo altri <i>clich\u00e9<\/i>: sono giovani, attenti, curiosi, sono professionisti e lavoratori autonomi, possiedono un titolo di studio elevato;<\/li>\n<li>di per s\u00e9 sono numericamente in costante aumento, in controtendenza rispetto al dato generale (sono pi\u00f9 che raddoppiati dal 2010 ad oggi), ma vengono appunto intercettati dai grandi <i>player<\/i>, dai colossi dell\u2019editoria italiana;<\/li>\n<li>sono propensi a rifornirsi di libri preferibilmente negli <i>store<\/i> on-line come Amazon (sta diventando il punto vendita di gran lunga pi\u00f9 gettonato), anzich\u00e9 nella libreria religiosa tradizionale; risultato: queste ultime muoiono come mosche.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Si potrebbero aggiungere altri dettagli, pi\u00f9 emblematici che inquietanti, ma non farebbero che confermare che la realt\u00e0 ha largamente superato, rendendoli obsoleti, certi schemi \u201cblindati\u201d. Mentre i libri a vario titolo catalogabili come \u201creligiosi\u201d (dunque non solo \u201ccattolici\u201d) negli ultimi cinque anni hanno lasciato sul terreno un drastico 26% di fatturato\u2026<\/p>\n<p><b>La \u201cbuona stampa\u201d messa all\u2019angolo (<\/b><i><b>pars destruens<\/b><\/i><b>)<\/b><\/p>\n<p>Se \u00e8 la realt\u00e0 che detta il tempo, dobbiamo dedurne che la \u201cbuona stampa\u201d \u00e8 defunta? L\u2019editoria cattolica appartiene ormai ai ricordi del passato (ammesso che sia mai esistita cos\u00ec come l\u2019abbiamo delineata sopra, calcando i toni)? Oppure ancora sopravvive, magari boccheggiando, ma esige un coraggioso ripensamento a trecentosessanta gradi? E se s\u00ec, che cosa significa oggi tutelare e promuovere la \u201cbuona stampa\u201d? Anzi, pi\u00f9 radicalmente: quali criteri (ri)definiscono come \u201cbuona\u201d una certa stampa ai nostri giorni?<\/p>\n<p>Il tema \u00e8 assai intrigante, come si capir\u00e0. Ed \u00e8 stato affrontato nei giorni scorsi, a Milano, con la consueta competenza e la giusta dose di preoccupazione. Ne sono venuti ottimi spunti di discussione, in svariate direzioni.<\/p>\n<p>Qualcuno, \u00e8 vero, ha riproposto una elencazione piuttosto consueta di lamentele \u2013 e di tatticismi di corto respiro (efficaci, al massimo, sui sintomi). Qualcun altro ha invece evidenziato alcune debolezze che meriterebbero di essere risolte da cima a fondo. Ne possiamo elencare alcune: l\u2019ostacolo di un linguaggio \u201cintroverso\u201d, diretto cio\u00e8 implicitamente a chi gi\u00e0 pratica il lessico ecclesiale e ne condivide i presupposti, il che oggi si delinea come un formidabile freno<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>; l\u2019anomalia di un sottosviluppo cronico sia nell\u2019editoria rivolta a bambini, ragazzi, <i>young adults<\/i>, sia nel settore della narrativa, laddove proprio questi due ambiti sembrerebbero offrire linguaggi adatti a scavalcare la barriera fra mondo laico e mondo religioso (servirebbero tanti Alessandri Manzoni del XXI secolo!); il limite di un nanismo endemico dell\u2019editoria religiosa nostrana, restia a innescare opportune sinergie e ad avviare, ogni volta che sia possibile, una politica di vere alleanze, fusioni, acquisizioni (superando sterili campanilismi di bottega); l\u2019asfittico confronto con la realt\u00e0 europea \u2013 o persino mondiale \u2013 pi\u00f9 vasta, fuori dai confini ristretti del Bel Paese, che suggerirebbe di guadagnare una visuale meno miope e provinciale.<\/p>\n<p><b>La fantasia che rompe gli schemi<\/b><\/p>\n<p>La realt\u00e0, di certo, si \u00e8 incaricata di far saltare lo schema reduplicatore dell\u2019ecclesiologia della <i>societas perfecta<\/i>: mentre il mondo ha scuole laiche, universit\u00e0 pubbliche, editoria secolare\u2026, la chiesa decide di veicolare la salvezza istituendo scuole e universit\u00e0 cattoliche, stampa e libri cattolici, sindacati e professionisti cattolici\u2026 Sicch\u00e9 al tempo di Pio XII aveva ancora senso una Unione cattolica italiana delle ostetriche (o dei medici, o di chiss\u00e0 quali e quante altre categorie etichettate ed etichettabili come \u201ccattoliche\u201d). Dopo il Vaticano II, per\u00f2, ha ancora pienamente senso \u00abuna chiesa che si costruisce come separata dal mondo, duplicando i servizi\u00bb, come \u00abuna regione ben delimitata del reale\u00bb (L. Boff)? E, ai nostri giorni, l\u2019insistito appello bergogliano a \u00abuna chiesa in uscita\u00bb non chiama realt\u00e0 come l\u2019UELCI \u2013 ma anche i singoli editori, a qualunque \u201cparrocchia\u201d appartengano \u2013 a rivedere la propria identit\u00e0 e la propria <i>mission<\/i>? Mentre rischia di essere ridotto a fenomeno salottiero scandalosamente <i>trendy<\/i>, il vero \u00abeffetto Francesco\u00bb sull\u2019editoria cattolica non dovrebbe forse essere questo ripensamento radicale?<\/p>\n<p>Ebbene s\u00ec: lo stimolo a riconsiderare gli schemi abituali non viene pi\u00f9 solo dalle rilevazioni sociologiche e demografiche incrociate con i dati delle camere di commercio. Viene anzitutto da un guizzo di fantasia. Fuori di metafora: da una sensibilit\u00e0 pastorale, da una teologia aperta e creativa, da una idealit\u00e0 profonda. Nello spirito missionario di papa Francesco.<\/p>\n<p>Si rivela dunque inadeguata una risposta alle sfide della realt\u00e0 che punti semplicemente sugli aspetti tecnico-organizzativi e commerciali dell\u2019editoria religiosa. Questo metodo pu\u00f2 servire, al massimo, a difendere meri \u201cinteressi di bottega\u201d e tradisce in definitiva uno spirito autoreferenziale: lascia ognuno intento a curare il proprio <i>hortus conclusus<\/i>, senza visione. Per editori e librai cattolici, invece, non \u00e8 anzitutto questione di un <i>target<\/i> da ricalibrare furbescamente, di nuove tecnologie da sfruttare a capofitto o di un mercato da ricolonizzare con i pi\u00f9 astuti espedienti per non perdere posizioni di potere, ma di una nobile missione culturale da svolgere. Sembra di sentir risuonare l\u2019ammonizione: \u00ab\u2026 non conquistare spazi, ma avviare processi\u00bb<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. In fondo ci\u00f2 tocca nientemeno che un nodo identitario.<\/p>\n<p><b>La \u201cbuona stampa\u201d in uscita (<\/b><i><b>pars construens<\/b><\/i><b>)<\/b><\/p>\n<p>Le implicazioni di \u00abuna chiesa in uscita\u00bb proiettate sul piano della produzione editoriale cattolica si dovrebbero allora indovinare seguendo, in prima linea, pi\u00f9 alte ispirazioni: facendosi guidare dalla \u201cfantasia\u201d pastorale di papa Francesco. Proviamo a declinare due o tre stimoli possibili, a titolo puramente esemplificativo, per conferire al ragionamento maggior presa sulla realt\u00e0.<\/p>\n<ul>\n<li>Occorre accorciare via via le distanze con un destinatario che, ritenuto \u201clontano\u201d, di fatto \u00e8 pi\u00f9 vicino di quanto non si creda; occorre intercettare le sue istanze, i suoi interessi, i suoi aneliti, le sue provocazioni, i suoi linguaggi: come essere capaci di parola oltre i confini dei \u201csoliti\u201d credenti, mostrando uno stile kerygmatico intelligente ed empatico?<\/li>\n<li>Occorre costruire ponti anzich\u00e9 innalzare rigidi steccati identitari (ovvero muri rivestiti di specchi): come intavolare un dialogo con l\u2019altro \u2013 qualunque interlocutore si intenda con ci\u00f2 (l\u2019altro confessionale, l\u2019altro religioso, l\u2019altro non credente, l\u2019altro indifferente\u2026) \u2013 ovviamente senza abdicare alla propria identit\u00e0 ma aprendola al confronto, ovvero in un senso anti-relativistico?<\/li>\n<li><a name=\"_GoBack\"><\/a> Occorre abilitare il pensiero teologico a porsi sempre pi\u00f9 al servizio della societ\u00e0, e della societ\u00e0 <i>reale<\/i>, giungendo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, in tutte le periferie: come aiutare quegli autori che sono i teologi (o pi\u00f9 in generale gli \u201cintellettuali organici\u201d), rimasti stabilmente confinati nei seminari, a sconfinare, a scendere nell\u2019arena del confronto dialettico con i colleghi delle altre discipline accademiche, mettendosi in gioco (un nuovo areopago)?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Probabilmente la risposta a queste e ad altre domande ha qualche assonanza con una parola come \u201cqualit\u00e0\u201d: molti l\u2019hanno saggiamente riconosciuto, senza falsi pudori, sebbene sia difficile parlare di qualit\u00e0 e praticare una produzione di qualit\u00e0, non da ultimo perch\u00e9 i criteri di qualit\u00e0 possono essere diversissimi (e non li decide il mercato!).<\/p>\n<p>Nella nuova sistemazione offerta da <i>Tempo di libri<\/i> la questione \u00e8 rimasta sotto traccia: la si \u00e8 intravista, ma un riflesso condizionato ha come impedito di tematizzarla. Quella non era probabilmente la sede istituzionale pi\u00f9 corretta per svolgere una riflessione su questi temi. Temi che scaturiscono s\u00ec da un dato sociologico, o di costume, o di consumo, ma che per essere adeguatamente sviscerati necessitano di pi\u00f9 vasto sentire: richiedono una riflessione fondante, fondamentale, anzitutto. Guai se, confusa nel coro della <i>lamentatio<\/i> generale (che potrebbe essere la forma surrettizia assunta oggi dall\u2019autoreferenzialit\u00e0 di certo mondo cattolico), la problematica rimanesse del tutto inevasa! Riconosciamolo: a volte ci si accontenta di una vaga consapevolezza del problema, tenendosi a debita distanza. Affrontarlo \u00e8 troppo scomodo, spinoso, smobilitante. Richiede una buona dose di autocritica, di discernimento, di conversione. Richiede visione, creativit\u00e0, intelligenza (la furbizia non basta). E cos\u00ec si preferisce rimuoverlo, con la scusa di \u201cben altre\u201d urgenze che attengono alla sopravvivenza stessa di un sistema e dei suoi schemini di gioco.<\/p>\n<p>Non ci sembrerebbe allora fuori luogo una UELCI 2.0 che, come organismo collettivo e nei suoi singoli editori, ripensi a come servire meglio la chiesa italiana, la societ\u00e0 italiana, la cultura italiana ponendosi in atteggiamento di uscita. Che dunque, facendo leva su una \u00abplasticit\u00e0 buona\u00bb, affronti di petto la sfida di una editoria cattolica \u00abin uscita\u00bb, stimolando \u2013 con ogni mezzo lungimirante \u2013 un libro cattolico all\u2019insegna della qualit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>\u0002<\/span><\/span><\/sup> Per estensione: anche percorrere le larghe e rassicuranti strade del <i>devozionismo<\/i>, anzich\u00e9 arrischiarsi nella selva del <i>confronto culturale<\/i> alto, potrebbe essere una forma introversa e autoreferenziale di linguaggio. C\u2019\u00e8 per\u00f2 in agguato un pericolo: che questa distinzione sia semplicistica e pecchi di elitarismo. Occorre affrontare il nodo di un certo intellettualismo accademico che, per partito preso, snobba il \u201cpopolare\u201d, anzich\u00e9 assumere la sfida di abitare questa \u201cperiferia\u201d e innervarla di contenuti solidi.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>\u0002<\/span><\/span><\/sup> Applicazione ipotetica: fare la fatica di scovare nuovi autori, di incoraggiarli, di farli crescere, dare loro un uditorio potrebbe essere \u201cavviare processi\u201d; lamentare che, sul pi\u00f9 bello, questi autori vengono poi cooptati dai grandi gruppi editoriali e prendano il volo (lasciando l\u2019almo loco natio) potrebbe significare rimpiangere di non riuscire a \u201cconquistare spazi\u201d.<\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli effetti della &#8220;Chiesa in uscita&#8221; si fanno sentire anche sulla editoria cattolica? La domanda viene opportunamente sollevata in questo intervento di Alberto Dal Maso, dottore\u00a0\u00a0in teologia, \u00a0docente di \u201cStoria e forme del culto cristiano\u201d&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11831"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11831"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11831\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11836,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11831\/revisions\/11836"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11831"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11831"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11831"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}