{"id":11758,"date":"2017-03-27T17:42:07","date_gmt":"2017-03-27T15:42:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11758"},"modified":"2017-03-27T17:42:30","modified_gmt":"2017-03-27T15:42:30","slug":"per-uneuropa-sociale-il-futuro-dellunione-dopo-le-celebrazioni-dei-trattati-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/per-uneuropa-sociale-il-futuro-dellunione-dopo-le-celebrazioni-dei-trattati-di-roma\/","title":{"rendered":"Per un\u2019Europa sociale.  Il futuro dell\u2019Unione dopo le celebrazioni dei Trattati di Roma"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato sul portale <a href=\"http:\/\/azionecattolica.it\/unione-europea\/un%E2%80%99europa-sociale\">www.azionecattolica.it<\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/LapresseFo_54990261.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-11760\" alt=\"LapresseFo_54990261\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/LapresseFo_54990261.jpg\" width=\"250\" height=\"175\" \/><\/a><\/p>\n<p>La ricorrenza dell\u2019inizio del processo di integrazione europea ha reso Roma capitale dell\u2019Unione. La Dichiarazione sottoscritta sabato dai 27 Capi di Stato e di governo dell\u2019Unione ha rievocato la storica firma del 25 marzo 1957. Una ricorrenza che \u00e8 stata ed \u00e8 l\u2019occasione per pensare il futuro di questa \u00aborganizzazione sovranazionale unica nel suo genere\u00bb (come la defin\u00ec la Corte di Giustizia in una celebre sentenza).<\/p>\n<p>Lo scenario attuale \u00e8, pi\u00f9 che mai, incerto: sembra, infatti, mancare una visione del cammino futuro dell\u2019istituzione europee. Lo stile della costruzione \u201ca piccoli passi\u201d, inaugurata con la celebre dichiarazione Schumann, ha invertito la rotta procedendo verso una lenta erosione dell\u2019edificio comunitario. La Brexit ha attestato il superamento dell\u2019idea dell\u2019irreversibilit\u00e0 del progetto europeo che dominava le generazioni precedenti. In questo contesto, i progetti politici tesi all\u2019uscita dall\u2019Europa sembrano essere gli unici ad avere un <i>appeal <\/i>sull\u2019elettorato, in assenza di una narrazione alternativa e credibile.<\/p>\n<p><b>Senza velocit\u00e0, un\u2019Europa che fa fatica a pensare s\u00e9 stessa<\/b><\/p>\n<p>Il dibattito di questi mesi si \u00e8 concentrato sulle possibili e diverse \u201cvelocit\u00e0\u201d che l\u2019Unione potr\u00e0 assumere. In altri termini, vista la difficolt\u00e0 di poter includere tutti i Paesi membri in un\u2019istituzione sempre pi\u00f9 coesa, da pi\u00f9 parti si ipotizza di creare legami pi\u00f9 stretti tra alcuni Paesi su materie specifiche. In realt\u00e0, tale possibilit\u00e0 non solo gi\u00e0 esiste, ma \u00e8 stata sempre pi\u00f9 usata fin dal Trattato di Maastricht durante il quale termin\u00f2 il processo unitario di costruzione dell&#8217;Europa attraverso il cd. \u201cmetodo comunitario\u201d. Da quel momento, fu il Consiglio (ove siedono i Governi) il luogo della decisione e si afferm\u00f2 il metodo intergovernativo. Il cambiamento fu reso necessario dall\u2019allargamento progressivo delle competenze della CEE che non erano previste nei Trattati istitutivi (esteri, giustizia, interni, moneta). Il metodo intergovernativo, impostosi dopo il 1992, prevede l\u2019unanimit\u00e0 delle deliberazioni del Consiglio (<i>consensus<\/i>) e ci\u00f2 ha comportato numerose frizioni e stalli decisionali tra i Capi di governo su materie che contrappongo gli interessi degli Stati nazionali. Le difficolt\u00e0, con la crisi del 2008, si sono acuite e hanno reso necessario adottare Trattati internazionali per regolare i rapporti tra gli Stati ed evitare i veti nel Consiglio: \u00e8 il caso del noto e controverso <i>Fiscal compact<\/i>.<\/p>\n<p>Il dibattito sulle diverse velocit\u00e0 \u2013 che gi\u00e0 esistono come mostra il grafico qui sotto, elaborato dalla Commissione \u2013 \u00e8 certamente il segno di un\u2019Europa che non ha velocit\u00e0, che si \u00e8 bloccata dinanzi alla difficolt\u00e0 di trovare una strada politica comune.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-03-26-alle-16.01.31.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-11759\" alt=\"Schermata 2017-03-26 alle 16.01.31\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-03-26-alle-16.01.31-300x218.png\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-03-26-alle-16.01.31-300x218.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-03-26-alle-16.01.31-1024x744.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-03-26-alle-16.01.31.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La confusione che regna sul futuro dell\u2019UE \u00e8 resa palese dal recente Libro Bianco della Commissione. Pur valutando positivamente lo sforzo di ragionare sul futuro delle istituzioni comunitarie, la Commissione, organo di indirizzo della politica europea, non propone una strada da perseguire, ma cinque possibili scenari per le istituzioni: sancisce, in certo senso, l\u2019abdicazione di una visione coraggiosa del proprio destino. Le cinque proposte spaziano dal mantenimento dello <i>status quo <\/i>alla prospettiva di uno Stato federale, passando per la riduzione delle competenze dell\u2019UE. Ci\u00f2 che lascia pi\u00f9 perplessi \u00e8 la dottrina funzionalista che dal Libro emerge. La Commissione afferma che i cinque scenari proposti nel documento \u00abnon fanno riferimento ai processi giuridici o istituzionali\u00bb poich\u00e9 \u00abla forma seguir\u00e0 la funzione\u00bb. In democrazia \u00e8 vero il contrario: che forma e funzione debbono necessariamente andare insieme e la forma \u2013 cio\u00e8 il modo di essere delle istituzioni e ci\u00f2 che rappresentano \u2013 d\u00e0 significato alla funzione.<\/p>\n<p>In questo dibattito si inserisce la Dichiarazione di Roma, sottoscritta sabato scorso da tutti i rappresentanti degli Stati membri. Sembra che essa imbocchi la strada di una cooperazione rafforzata tra alcuni Paesi, pur mantenendo il mercato unico a 27. In particolare, tale rafforzamento di legami potrebbe venire nel campo della sicurezza e della difesa comune. Ripartire dal \u201cnocciolo duro\u201d, dai Paesi fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) potrebbe rivelarsi come la prospettiva dai frutti pi\u00f9 immediati, anche se controversi perch\u00e9 il nodo rimane \u2013 soprattutto pensando a materie come la difesa \u2013 il progetto politico alla base del rafforzamento multipolare.<\/p>\n<p><b>Il pilastro sociale per un\u2019Unione politica<\/b><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del dibattito sulle diverse velocit\u00e0, rimane dunque centrale &#8220;il problema dei problemi\u201d: la dimensione politica dell\u2019Unione. La CEE nacque &#8211; dopo le resistenze dei francesi a condividere una difesa comune &#8211; con il precipuo compito di integrare i Paesi in campo economico: l\u2019economia era il grimaldello per una futura integrazione politica. Per alcuni decenni questa prospettiva ha tenuto: si pensava che il mercato potesse essere il motore per l&#8217;Unione.<\/p>\n<p>Ad oggi, per\u00f2, vi \u00e8 chi teorizza e ha perseguito un disegno di Europa che si fonda solamente su regole economiche comuni: \u201c<i>governing by rules, ruling by numbers<\/i>\u201d (governare con le regole, regolare con i numeri). La sovranit\u00e0 delle regole fiscali senza una comune politica economica ha generato una schizofrenia istituzionale che i cittadini europei sentono imposta e senza legittimazione. Un sistema di regole che aumenta il divario tra gli Stati e alimenta la disaffezione verso un\u2019istituzione che molto vincola e poco rappresenta.<\/p>\n<p>Come uscire da questo <i>impasse<\/i>? Una proposta sul tavolo europeo \u00e8 stata avanzata da Jean Claude Juncker: la creazione di un \u201cPilastro europeo dei diritti sociali\u201d. Certamente questo non risolverebbe il problema dell\u2019assenza di una politica economica comune, ma aiuterebbe a superare le differenze createsi tra i cittadini europei dopo la crisi (i cd. <i>shock asimmetrici<\/i>). Si tratterebbe di mettere in campo politiche sociali di dimensione europea che sviluppino una solidariet\u00e0 pi\u00f9 avanzata in campo sociale. La proposta del nuovo Pilastro, dopo essere stata sottoposta ad una consultazione pubblica lo scorso anno, sar\u00e0 oggetto, in primavera, di un Libro bianco della Commissione.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione del Pilastro dei diritti sociali avrebbe, inoltre, un significato simbolico perch\u00e9 farebbe finalmente tramutare l\u2019Unione Europea da semplice \u201cmercato\u201d economico a \u201ccomunit\u00e0\u201d politica responsabile dei diritti di tutti i suoi cittadini.<\/p>\n<p><b>Cosa possiamo sperare dopo le celebrazioni<\/b><\/p>\n<p>Le ricorrenze di questi giorni hanno stimolato il dibattito sul futuro dell\u2019Unione. Sessant\u2019anni fa, il mondo era diviso in due blocchi contrapposti e l\u2019Europa nasceva come terreno di confine tra quei due mondi contrapposti, oltre che dalla necessit\u00e0 di porre le basi per una pace duratura. Oggi il mondo \u00e8 divenuto multipolare e non ci sono spinte esterne che aiutino un balzo in avanti dell\u2019integrazione, come nel 1957. Proprio per questo l\u2019Europa deve trovare da sola la propria strada di integrazione, ripartendo dalla complementariet\u00e0 tra forma e funzione, tra mercato e politica, tra libert\u00e0 e diritti. Deve creare istituzioni comuni e separate, in grado di condividere il potere e di rappresentare le differenze. Come afferm\u00f2 Joseph Bech al momento della firma dei Trattati di Roma: \u00abLa Comunit\u00e0 economica europea vivr\u00e0 e avr\u00e0 successo soltanto se, durante la sua esistenza, rester\u00e0 fedele allo spirito di solidariet\u00e0 europea che l\u2019ha creata e se la volont\u00e0 comune dell\u2019Europa in gestazione \u00e8 pi\u00f9 potente delle volont\u00e0 nazionali\u00bb. L\u2019Europa deve e pu\u00f2 tornare a queste radici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato sul portale www.azionecattolica.it La ricorrenza dell\u2019inizio del processo di integrazione europea ha reso Roma capitale dell\u2019Unione. 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