{"id":11714,"date":"2017-03-13T12:20:32","date_gmt":"2017-03-13T11:20:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11714"},"modified":"2017-03-13T12:22:36","modified_gmt":"2017-03-13T11:22:36","slug":"la-legge-i-giudici-e-la-famiglia-questioni-aperte-intorno-alle-analogie-di-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-legge-i-giudici-e-la-famiglia-questioni-aperte-intorno-alle-analogie-di-famiglia\/","title":{"rendered":"La legge, i giudici e la famiglia: questioni aperte intorno alle &#8220;analogie di famiglia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11702\" alt=\"quadroandria\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria-300x180.jpg\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In un bell&#8217;intervento, nel quale manifesta le sue riserve rispetto ad alcune reazioni apparse su &#8220;Avvenire&#8221;, il prof. Pierluigi Consorti, canonista dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, mette in rilievo alcune questioni di fondo, sulle quali un vero approfondimento all&#8217;interno della Chiesa cattolica attende ancora uno sviluppo significativo. Vorrei riproporre qui di seguito il testo di Consorti, al quale farei seguire una serie di osservazioni, utili a continuare un dibattito necessario.<\/p>\n<h3><strong>L&#8217;articolo di Pierluigi Consorti<\/strong><\/h3>\n<p>Il testo di Consorti si legge a questo indirizzo: \u00a0<a href=\"http:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/lo-sguardo-etico-sul-diritto-laico\/\">http:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/lo-sguardo-etico-sul-diritto-laico\/<\/a><\/p>\n<p>Lo riproduco qui di seguito, per comodit\u00e0 del lettore:<\/p>\n<header>\n<h1>Lo sguardo etico sul diritto laico<\/h1>\n<div><i><\/i>di\u00a0<a href=\"http:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/author\/a008032\/\">PIERLUIGI CONSORTI<\/a> <a href=\"http:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/category\/news\/\" rel=\"category tag\"><br \/>\n<\/a><\/div>\n<p><!-- .entry-meta --><\/p>\n<\/header>\n<p><!-- .entry-header --><\/p>\n<div>\n<p>Lo scorso 10 marzo <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/ma-i-magistrati-sono-ormai-sovrani-non-lo-sono-e-non-possono-diventarlo\">il Direttore dell\u2019Avvenire<\/a>\u00a0 \u00a0\u2014\u00a0sollecitato da un lettore che gli chiedeva di esprimersi in relazione alle recenti sentenze che hanno legittimato l\u2019adozione da parte di coppie omosessuali \u2014 ha scritto che i giudici \u00abnon amministrano una giustizia nella quale ci si fa carico dell\u2019interpretazione della legge, ma rivelano una attivit\u00e0 normativa impropria [\u2026] che si fonda sulla disapplicazione della legge vigente in Italia e persino sul suo capovolgimento in nome di un\u2019altra legalit\u00e0\u00bb. Opinione legittima per un giornalista, ma impropria per un giurista. Non trovo calzante che egli si sia appoggiato sul parere autorevolissimo di Carlo Cardia, che in realt\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/i-nuovi-diritti-si-impongono-nella-dimenticanza-del-diritto\">il giorno precedente<\/a> aveva espresso critiche molto pi\u00f9 raffinate, senza entrare nel merito delle sentenze richiamate. N\u00e9 chiamerei in causa l\u2019articolo di un magistrato amministrativo che <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/quei-due-diritti-che-diritti-non-sono\">sullo stesso giornale<\/a> aveva giustamente avvertito che \u00able sentenze dei giudici scavalcano le leggi nazionali e ne travolgono i confini\u00bb. Quest\u2019ultima osservazione non \u00e8 infatti una profezia catastrofica, ma un semplice dato di fatto, perch\u00e9 i giudici nazionali devono applicare le norme tenendo conto dei principi generali. Che a loro volta si traggono da un complesso di riferimenti desunti da Convenzioni e trattati internazionali, che funzionano come ineludibili \u201csegnapista\u201d. In questo senso bisogna far pace col fatto che il genere e l\u2019orientamento sessuale non possono essere causa di discriminazione. I diritti fondamentali appartengono agli uomini e alle donne, ai bambini e alle bambine, ai vecchi e alle vecchie senza ulteriori distinzioni.<\/p>\n<p>Vuol dire che oggi le famiglie sono plurali, monocolore e arcobaleno, e la stessa filiazione segue regole un tempo impensabili, ma oggi possibili. Ognuno pu\u00f2 esprimere in proposito il proprio giudizio morale, anche negativo. Ma questo non pu\u00f2 diventare un criterio guida per il diritto, che \u00e8 e deve restare laico. Non voglio essere frainteso: quando dico laico non intendo senza valori o senza principi, ma libero dalla soggezione a criteri guida religiosamente o ideologicamente qualificati.<\/p>\n<p>La laicit\u00e0 del diritto garantisce tutti, e anche i cattolici dovrebbero difenderla con tutte le loro forze. Invece sembra prevalere una resistenza, talvolta aperta e altre volte sottile, che nasconde un\u2019idea tradizionale del diritto come espressione del potere. In altre parole, se non riesco a convincere della bont\u00e0 (o della malignit\u00e0) di certe scelte, chiedo al diritto di imporle (oppure vietarle). E quando mi accorgo dell\u2019impotenza del diritto, me la prendo col mondo che disobbedisce. E se penso che si debba disobbedire, allora me la prendo con chi obbedisce. Questa visione cattolica \u2013 diciamolo pure, integralista \u2013 mi ricorda la tentazione antica di chi si affida alle regole perch\u00e9 non confida nella libert\u00e0 della coscienza. Impone invece di proporre. Segue strade vecchie \u2013 che hanno dimostrato ampiamente la loro fallacia \u2013 in un mondo oramai distante anni luce dai riferimenti tradizionali. Il diritto, lo Stato, le Chiese, le religioni, il mondo si presentano in modo complesso e superdiversificato: chi vuole leggerlo attraverso codici nazionali assomiglia a chi cerca di svuotare il mare con un cucchiaio.<\/p>\n<p>I giudici di Trento e di Firenze hanno scritto buone sentenze. Hanno risposto alle domande applicando correttamente la legge nazionale che disciplina l\u2019efficacia interna degli atti stranieri. Hanno detto che il loro punto di riferimento deve essere l\u2019interesse del bambino, e hanno ritenuto che per quei bambini la continuit\u00e0 degli affetti fosse pi\u00f9 importante di altri criteri. Questo \u2013 in effetti \u2013 dice la legge. Possiamo non essere d\u2019accordo con le unioni civili, possiamo considerare l\u2019aborto un omicidio, possiamo deplorare le madri surrogate: ma non possiamo pensare di imporre il nostro punto di vista.<\/p>\n<p>Sarebbe peraltro una battaglia persa. Possibile che i cattolici italiani non abbiano imparato nulla dal referendum sul divorzio, l\u2019aborto, la procreazione assistita? \u00c8 soddisfacente chiamare il matrimonio fra persone dello stesso sesso \u201cunione civile\u201d? Ha senso vietare l\u2019adozione del figlio del partner? Quali diritti umani stiamo difendendo?<\/p>\n<p>Un\u2019ultima considerazione vorrei farla sul presunto \u00abdiritto dei figli a essere allevati da pap\u00e0 e mamma\u00bb richiamato da Carlo Cardia. Che offre cos\u00ec un\u2019immagine idilliaca, eppure mitica. Quanti sono i bambini cresciuti senza uno dei due genitori? E quanti sono curati da mamme e pap\u00e0 che non li hanno concepiti? Il mondo \u00e8 pieno di ferite. Che la legge non pu\u00f2 ignorare: adottare significa dare un padre e una madre a chi non li ha. Talvolta basta uno dei due. I bambini hanno diritto ad una famiglia, e le famiglie sono plurali. Forse non lo capiamo o non lo apprezziamo, ma i diritti non nascono dalla legge: sono un prodotto dei bisogni umani. La legge deve essere capace di tradurre certi bisogni in diritti, altrimenti \u00e8 ingiusta (questo me lo ha insegnato il Prof. Cardia: forse ha cambiato idea?)<\/p>\n<p>(Pieluigi Consorti)<\/p>\n<\/div>\n<h2><strong>Alcune osservazioni per continuare il dibattito\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p>I punti-chiave che meritano attenzione in questa analisi sono tre:<\/p>\n<p>a) La &#8220;posizione cattolica&#8221; &#8211; almeno per come appare espressa su &#8220;Avvenire&#8221; &#8211; sembra inclinare alla pretesa di una prassi giudiziaria che non tenga conto di condizioni di fatto significative. Se \u00e8 vero, infatti, che l&#8217;ordinamento voluto dal legislatore nulla dice intorno ai diritti di &#8220;filiazione&#8221; di coppie dello stesso sesso, \u00e8 altrettanto vero che il giudice debba procedere &#8220;per analogia&#8221; a tutelare i diritti dei figli ad avere un riferimento parentale stabile. Certo, nel caso della &#8220;maternit\u00e0 surrogata&#8221; vi sono questioni non piccole, che possono condurre ad uno &#8220;scontro tra diritti&#8221; che appare drammatico. Ma lo scandalo per il provvedimento dei giudici risulta, da questo punto di vista, poco realistico. Ignorare la realt\u00e0 non \u00e8 un buon modo per onorarne le istanze, per quanto esse possano apparire problematiche e ambigue. E mettere sullo stesso piano diritti di coppie omoparentali, questoni sulla &#8220;teoria del gender&#8221; in ambito educativo, possibilit\u00e0 di eutanasia, obiezione di coscienza e offese al sentimento religioso non sembra una scelta efficace. Tende ad un &#8220;discredito dell&#8217;individualismo moderno&#8221; che \u00e8, quanto meno, unilaterale.<\/p>\n<p>b) La esperienza nazionale &#8211; che l&#8217;Italia ha gi\u00e0 conosciuto almeno in tre casi (divorzio, aborto e fecondazione assistita) &#8211; segnala la esigenza di una accurata distinzione tra ci\u00f2 che \u00e8 moralmente raccomandabile o preferibile e ci\u00f2 che sul piano giuridico pu\u00f2 essere riconosciuto e tutelato. Saper comprendere questa differenza e saperla declinare nella storia diviene oggi una esigenza fondamentale per il dialogo con la cultura contemporanea. Famiglia, matrimonio, adozione, filiazione sono termini che <strong>si declinano anche analogicamente<\/strong>. Questa analogia <strong>non \u00e8 semplicemente un modo di &#8220;distruggere&#8221; la famiglia, il matrimonio e la filiazione, ma un modo di &#8220;viverlo diversamente&#8221;<\/strong>. Che il diverso non sia il nemico \u00e8 un insegnamento che la Chiesa dovrebbe aver ben chiaro, piuttosto che farselo insegnare dalla cultura moderna. Ma, lo ripeto, un approccio apologetico &#8220;antimoderno&#8221; non \u00e8 utile e perde molte distinzioni, alle quali il giurista non pu\u00f2 rinunciare. Questo non significa non rilevare molti punti critici della situazione normativa ed etica del nostro tempo: ma pretendere di giudicarla sommariamente non aiuta ad essere pi\u00f9 saggi e lungimiranti.<\/p>\n<p>c) Una <strong>concezione esclusivamente &#8220;pedagogica&#8221; della legge<\/strong> tende a pensare che i diritti scaturiscano solo dalla legge. E che quindi ci si debba opporre alle leggi che fanno sorgere &#8220;diritti sbagliati&#8221;. Consorti ricorda, in conclusione, che il luogo sorgivo dei diritti sono sempre anche i &#8220;bisogni degli uomini e delle donne&#8221;: questo \u00e8 un punto che qualifica tutta la storia dell&#8217;epoca tardo-moderna. La Chiesa ha avuto spesso la tendenza a <strong>leggere i diritti come &#8220;minacce per l&#8217;autorit\u00e0&#8221;, prima che come risposte a nuove possibilit\u00e0 di vita e di esperienza<\/strong>. Un accurato discernimento delle &#8220;ferite&#8221; dovrebbe indurre a pi\u00f9 moderate reazioni. Un ordinamento istituzionale composito, fatto di parlamento, governo e magistratura, trova di volta in volta equilibri nuovi per rispondere adeguatamente a bisogni nuovi. Come dice\u00a0<em>Amoris Laetitia <\/em>(n.304), pretendere di giudicare ogni persona e ogni situazione solo sulla base della legge oggettiva, senza tener conto delle circostanze, \u00e8 una soluzione &#8220;meschina&#8221;. Non vorrei che, dopo aver letto questo grande testo, e averlo anche lodato, tutti noi continuassimo a fare come se queste alte parole &#8211; che certo implicano un svolta culturale non piccola &#8211; non fossero in grado di incidere sul modo con cui giudichiamo non solo le pastorali familiari di una Chiesa, ma anche le politiche familiari di una nazione. Le quali hanno bisogno di un approccio capace di nuovo slancio, di coraggio, di autentica lungimiranza, ma non possono mai alimentarsi n\u00e9 di resistenze integralistiche n\u00e9 di argomentazioni fondamentalistiche.<\/p>\n<p>(Andrea Grillo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un bell&#8217;intervento, nel quale manifesta le sue riserve rispetto ad alcune reazioni apparse su &#8220;Avvenire&#8221;, il prof. 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