{"id":11655,"date":"2017-02-26T00:59:19","date_gmt":"2017-02-25T23:59:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11655"},"modified":"2017-02-26T00:59:19","modified_gmt":"2017-02-25T23:59:19","slug":"senza-liberta-lautorita-non-vive-ma-senza-autorita-la-liberta-non-nasce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/senza-liberta-lautorita-non-vive-ma-senza-autorita-la-liberta-non-nasce\/","title":{"rendered":"Senza libert\u00e0 l&#8217;autorit\u00e0 non vive, ma senza autorit\u00e0 la libert\u00e0 non nasce"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triestegrillo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11661\" alt=\"triestegrillo\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triestegrillo-300x167.jpg\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triestegrillo-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triestegrillo.jpg 336w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tutto comincia da un un invito. Gli amici di Trieste, in primis Stefano Sodaro, mi hanno invitato a tenere una conferenza sul tema &#8220;Chiesa, autorit\u00e0 e vangelo&#8221;. Io ho svolto il discorso che trovate nel video e al quale aggiungo, subito dopo, uno &#8220;schema per tesi&#8221;, nel quale ho riassunto alcune cose che ritengo importanti per leggere il tempo ecclesiale e culturale che viviamo.<\/p>\n<p>Ecco dunque il video:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GeXemEGbFyA\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GeXemEGbFyA<\/a><\/p>\n<p>Ed ecco lo schema:<\/p>\n<p><b>Chiesa, autorit\u00e0 e Vangelo.<\/b><\/p>\n<p><b>7 tesi per un cordiale congedo dal modello ottocentesco<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> \u201cCome deve essere esercitata l\u2019autorit\u00e0? &#8230;qui il Concilio diventa pi\u00f9 esplicito, introducendo una terminologia e una forma letteraria nuova&#8230;Questo cambiamento port\u00f2 a ridefinire che cosa fosse un concilio e che cosa avrebbe dovuto realizzare. Il Vaticano II modific\u00f2 in modo cos\u00ec radicale il modello legislativo-giudiziario prevalso fin dal primo concilio, quello del 325 a Nicea, che in pratica lo abbandon\u00f2, sostituendolo con uno basato sulla persuasione e l\u2019invito. Fu un cambiamento di enorme importanza\u201d <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">J. W. O\u2019Malley<sup><sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><br \/>\n<\/sup><\/sup><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8220;Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorit\u00e0, possediamo certamente la verit\u00e0, ma in una testa vuota&#8221;<\/p>\n<p>S. Tommaso d\u2019Aquino<\/p>\n<p>Due affermazioni agli antipodi \u2013 una post-moderna e una premoderna \u2013 ci permettono di cogliere la questione di fondo, che caratterizza la \u201crottura moderna\u201d: ossia la pretesa che la libert\u00e0 sostituisca la autorit\u00e0. Provo a rispondere in 7 tesi, quasi <em>more luterano<\/em>:<\/p>\n<p>1. <b>Il mondo moderno celebra la sua novit\u00e0 nella scoperta della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 originaria di ogni soggetto<\/b>. Di fronte a questa scoperta la Chiesa cattolica ha reagito male, per circa un secolo e mezzo. Contrapponendo l\u2019autorit\u00e0 alla libert\u00e0 ha creato un immaginario antimodernista in cui Dio \u00e8 il contrario della libert\u00e0.<\/p>\n<p>2. <b>La Chiesa non era priva di buone ragioni. Avrebbe potuto sviluppare un realismo della \u201cgenealogia autorevole della libert\u00e0\u201d, non una \u201cdifesa antiliberale della autorit\u00e0\u201d<\/b>. In effetti ovunque vi sia libert\u00e0 vi \u00e8 traccia di una \u201clibert\u00e0 altra\u201d, che chiamiamo autorit\u00e0. Senza comunione di autorit\u00e0, la libert\u00e0 non pu\u00f2 esistere.<\/p>\n<p>3. <b>Questo intreccio di libert\u00e0 e autorit\u00e0 \u00e8 una \u201ccondizione del magistero\u201d. Nessuno pu\u00f2 insegnare senza considerare la libert\u00e0 non solo come \u201cfine\u201d, ma anche come \u201corizzonte\u201d<\/b>. Una radicale alternativa tra autorit\u00e0 e libert\u00e0 genera una paralisi del magistero. Questo \u00e8 l\u2019effetto dell\u2019antimodernismo: parlando solo \u201cex auctoritate\u201d, si perde ogni autorit\u00e0.<\/p>\n<p>4. L\u2019antimodernismo, in quanto <b>ossessione della <\/b><b>difesa della <\/b><b>autorit\u00e0 contro la libert\u00e0<\/b>, ha segnato non solo la prima met\u00e0 del XX secolo, ma anche, sia pure <i>sub altera specie<\/i>, l\u2019ultima parte del secolo e l\u2019inizio del nostro. <b>Se per mediare la tradizione, la si blocca, si rifugge dalla responsabilit\u00e0 e si arretra di fronte alla realt\u00e0<\/b>. \u201cNon possumus\u201d era diventato negli ultimi decenni lo slogan di un magistero che rinunciava in astratto alla autorit\u00e0 (in materie come ordinazione, unzione, traduzione, celebrazione, omelia\u2026) per non perderla in concreto.<\/p>\n<p>5. Le uniche due eccezioni a questa tendenza dominante sono stati <b>il Concilio Vaticano II<\/b>, con la sua inerzia fino al decennio successivo, e poi \u2013 improvvisamente ma non senza presentimento &#8211; dopo 30 anni, <b>papa Francesco, primo papa \u201cfiglio\u201d del Concilio<\/b>. I padri del Concilio, sentendone la dura responsabilit\u00e0, lo hanno quasi svuotato; il figlio, essendo \u201cirresponsabile\u201d, pu\u00f2 attuarlo e viverlo, anzitutto assumendo l\u2019orizzonte di <i>Dignitatis Humanae<\/i> con seriet\u00e0.<\/p>\n<p>6. Il paradosso \u00e8 questo: <b>chi si interpretava come \u201ctradizionale\u201d interrompeva la tradizione rinunciando all\u2019esercizio della autorit\u00e0 <\/b><b>e<\/b><b> riconoscendo autorit\u00e0 solo ad un passato idealizzato; chi vuole liberare la Chiesa dalla \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d, esercita la <\/b><b>propria <\/b><b>autorit\u00e0 riconoscendo altre autorit\u00e0 e rileggendo il passato in modo dinamico e non univoco<\/b>.<\/p>\n<p>7. Nel recente discorso alla \u201cCivilt\u00e0 Cattolica\u201d papa Francesco ha tradotto i \u201cprincipi\u201d di EG in modo creativo: <b>inquietudine, incompletezza e immaginazione sono le esigenze vitali della esperienza cristiana.<\/b> Questa \u00e8 la \u201cauctoritas\u201d in senso vero e pieno: lasciare al mistero la prima e l\u2019ultima parola, perch\u00e9 possa crescere il dono dello Spirito e si edifichi il corpo di Cristo. Per ricevere quello che si \u00e8 ed essere quello che si vede. Autorit\u00e0 e libert\u00e0 in relazione reciproca, senza chiusure e con molta speranza.<\/p>\n<p>Conclusione<\/p>\n<p>Ho citato O\u2019Malley e Tommaso, all\u2019inizio. Voglio chiudere con Routhier\/De Certeau e Sartori<\/p>\n<p>a) Al centro del Vaticano II sta la riscoperta della \u201cauctoritas\u201d e la \u201ctraduzione della traditio\u201d. (cit. da G. Routhier)<\/p>\n<p>b) La difficolt\u00e0 a recepire questa svolta: la metafora del catenaccio rispetto al gioco all\u2019olandese (cit. da L. Sartori)<\/p>\n<p>Concludo: nel discorso finale del Concilio Vaticano II papa Paolo VI ha parlato della esigenza che la Chiesa aveva di aver di fronte \u201ctutto l\u2019uomo fenomenico\u201d. Non solo l\u2019uomo della autorit\u00e0, ma anche quello della libert\u00e0. Questa sfida riprende con papa Francesco. Essa fa parte della grande tradizione ecclesiale, che sa di dover sempre mediare tra \u201cevidenza\u201d e \u201cautorit\u00e0\u201d. Questo \u00e8 stato espresso in modo indimenticabile in una frase di Agostino, nel \u201cde ordine\u201d:<\/p>\n<p>\u201c<i>ad discendum item necessario dupliciter ducimur, auctoritate atque ratione. Tempore auctoritas, re autem ratio prior est\u201d<\/i> (De ord., II, IX, 26 [CCL, XXIX, 121, 2-122, 4]).<\/p>\n<p>Il rapporto con i fenomeni esige il ricorso alla <i>auctoritas<\/i> per ragioni temporali. Siccome non siamo esseri \u201cimmediati\u201d, per le mediazioni dobbiamo sempre iniziare dalla auctoritas. L\u2019altro \u00e8 parte di noi. Nulla di ci\u00f2 che propriamente umano lo abbiamo \u201cper s\u00e9\u201d, ma sempre \u201cper altro\u201d. Il primato del tempo sullo spazio ci ricorda la delicatezza di questo ricorso strutturale alla autorit\u00e0. Siccome siamo esseri \u201cstorici\u201d, dobbiamo elaborare una esperienza della autorit\u00e0 che si componga da un lato con la \u201cragione\u201d e dall\u2019altro con la \u201clibert\u00e0\u201d. Una teologia \u201cpost-liberale\u201d cerca di riflettere fino in fondo su questo punto critico della tradizione. Liberandosi dai fantasmi antimodernistici e recuperando la dinamica autentica di quella tradizione, che non si \u00e8 mai vergognata di tradurre il Vangelo in nuove parole e in nuove azioni.<\/p>\n<p>In sintesi e conclusivamente: senza libert\u00e0 l&#8217;autorit\u00e0 non vive, ma senza autorit\u00e0 la libert\u00e0 non nasce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> J. W. O\u2019Malley, <i>Che cosa \u00e8 successo nel Vaticano II<\/i>, Milano, Vita e Pensiero, 2010, 13<i>.<\/i><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto comincia da un un invito. Gli amici di Trieste, in primis Stefano Sodaro, mi hanno invitato a tenere una conferenza sul tema &#8220;Chiesa, autorit\u00e0 e vangelo&#8221;. 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