{"id":11618,"date":"2017-02-10T11:35:21","date_gmt":"2017-02-10T10:35:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11618"},"modified":"2017-02-10T11:35:21","modified_gmt":"2017-02-10T10:35:21","slug":"discorso-alla-civilta-cattolica-1-il-testo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/discorso-alla-civilta-cattolica-1-il-testo\/","title":{"rendered":"Discorso alla Civilt\u00e0 Cattolica (\/1): il testo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/martinibergo1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11619\" alt=\"martinibergo\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/martinibergo1.jpg\" width=\"239\" height=\"140\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anzitutto bisogna conoscere integralmente il testo che papa Francesco ha pronunciato ieri di fronte al Collegio degli scrittori della Civilt\u00e0 Cattolica, in occasione nel n.4000 della rivista. Pubblico qui di seguito il testo, che, per la sua importanza, merita una serie di commenti, ai quali provvederemo nei post successivi.<\/p>\n<p><i><\/i><b>Discorso del Santo Padre<\/b><i>\u00a0(9 febbraio 2017 &#8211; ore 10.30)<\/i><br \/>\nCari scrittori del Collegio della Civilt\u00e0 Cattolica, cari collaboratori laici,<br \/>\nsono contento di incontrarvi insieme agli altri gesuiti della Comunit\u00e0, alle suore e a tutti coloro che collaborano con voi nella vita della rivista e nell\u2019amministrazione della casa nella quale abitate. Saluto anche gli editori che da questo momento pubblicheranno la vostra rivista in spagnolo, inglese, francese e coreano. Sento qui presente anche tutta la ampia famiglia dei vostri lettori. Vi ritrovo tutti insieme volentieri in occasione della pubblicazione del fascicolo numero 4000. \u00c8 un traguardo davvero unico: la rivista ha compiuto un viaggio nel tempo di 167 anni e prosegue con coraggio la sua navigazione in mare aperto.<br \/>\n<a name=\"more\"><\/a>Ecco: restate in mare aperto! Il cattolico non deve aver paura del mare aperto, non deve cercare il riparo di porti sicuri. Soprattutto voi, come gesuiti, evitate di aggrapparvi a certezze e sicurezze. Il Signore ci chiama a uscire in missione, ad andare al largo e non ad andare in pensione a custodire certezze. Andando al largo si incontrano tempeste e ci pu\u00f2 essere vento contrario. E tuttavia il santo viaggio si fa sempre in compagnia di Ges\u00f9 che dice ai suoi: \u00abCoraggio, sono io, non abbiate paura!\u00bb (<i>Mt<\/i>\u00a014,27).<br \/>\nLa vostra navigazione non \u00e8 solitaria. I miei Predecessori, dal beato Pio IX a Benedetto XVI, incontrandovi in udienza, hanno riconosciuto pi\u00f9 volte come la vostra navigazione sia nella barca di Pietro. Questo vincolo al Pontefice \u00e8 da sempre un tratto essenziale della vostra rivista. Voi siete nella barca di Pietro. Essa, a volte nella storia \u2013 oggi come ieri \u2013 pu\u00f2 essere sballottata dalle onde e non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi di questo. Ma anche gli stessi marinai chiamati a remare nella barca di Pietro possono remare in senso contrario. \u00c8 sempre accaduto. Voi di\u00a0<i>Civilt\u00e0 Cattolica\u00a0<\/i>dovete essere \u00ab\u201crematori esperti e valorosi\u201d (Pio VII, Bolla<i>\u00a0Sollicitudo omnium Ecclesiarum<\/i>): remate dunque! Remate, siate forti, anche col vento contrario! Remiamo a servizio della Chiesa. Remiamo insieme!\u00bb (<i>Omelia nei Vespri con Te Deum<\/i>, 27 settembre 2014). Questo \u00e8 il vincolo tra me e voi. Ed esprimo il mio \u00abvivo desiderio che questo vincolo non solo si mantenga, ma si rafforzi\u00bb (Giovanni Paolo II,\u00a0<i>Discorso agli scrittori de \u201cLa Civilt\u00e0 Cattolica\u201d<\/i>, 19 gennaio 1990). Andiamo sempre avanti nella nostra navigazione, spinti dal soffio dello Spirito Santo che ci guida.<br \/>\n4000 fascicoli non sono una raccolta di carta. C\u2019\u00e8 una vita dentro, fatta di tanta riflessione, di tanta passione, di lotte sostenute e contraddizioni incontrate. Ma soprattutto di tanto lavoro. Ho saputo che i vostri antichi predecessori amavano chiamarsi semplicemente \u00ablavoratori\u00bb. Non \u00abintellettuali\u00bb, ma \u00ablavoratori\u00bb. Mi piace molto questa definizione che \u00e8 umile, modesta e molto efficace. Sant\u2019Ignazio ci vuole lavoratori nella vigna mistica. Io lavoro in un modo, voi lavorate in un altro. Ma siamo insieme, accanto. Io nel mio lavoro vi vedo, vi seguo, vi accompagno con affetto. La vostra rivista \u00e8 spesso sulla mia scrivania. E so che voi nel vostro lavoro non mi perdete mai di vista. Avete accompagnato fedelmente tutti i passaggi fondamentali del mio Pontificato a partire dalla lunga intervista che ho concesso al vostro direttore nell\u2019agosto 2013: la pubblicazione delle Encicliche e delle Esortazioni apostoliche, dando di esse una interpretazione fedele; i Sinodi, i Viaggi apostolici, il Giubileo della Misericordia. Vi ringrazio di questo e vi chiedo di proseguire su questa strada a lavorare con me e a pregare per me.<br \/>\nQuante cose sono accadute in 167 anni di vita della rivista e raccontate nei vostri 4000 quaderni! Ad ogni millesimo fascicolo avete incontrato il Papa: Leone XIII, Pio XI, Paolo VI hanno celebrato i precedenti. Adesso eccovi con me. E con voi c\u2019\u00e8 il padre Generale della Compagnia di Ges\u00f9 perch\u00e9 il beato Pio IX volle che il Collegio \u00abdipendesse completamente e in tutto\u00bb da lui (Breve ap.\u00a0<i>Gravissimum supremi<\/i>). Io confermo questo affidamento della\u00a0<i>Civilt\u00e0 Cattolica\u00a0<\/i>al Padre Generale proprio a causa del compito specifico che la vostra rivista svolge al servizio diretto della Sede Apostolica.<br \/>\nE pi\u00f9 in generale confermo gli Statuti originari della vostra rivista, che Pio IX scrisse nel 1866 istituendo\u00a0<i>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/i>\u00a0\u00abin modo perpetuo\u00bb. A leggerli oggi notiamo un linguaggio che non \u00e8 pi\u00f9 il nostro. Ma il senso profondo e specifico della vostra rivista \u00e8 ben descritto e deve rimanere immutato, cio\u00e8 quello di una rivista che \u00e8 espressione di una comunit\u00e0 di scrittori tutti gesuiti che condividono non solamente una esperienza intellettuale, ma anche una ispirazione carismatica e, almeno nel nucleo fondamentale della redazione, la vita quotidiana della comunit\u00e0. La variet\u00e0 degli argomenti che voi trattate va scelta ed elaborata in una consultazione tra voi che richiede uno scambio frequente (cfr Leone XIII, Lett.\u00a0<i>Sapienti consilio<\/i>). E a voi spetta il confronto non soltanto sulle idee, ma anche sul modo di esprimerle e i mezzi adatti per farlo. Il centro della\u00a0<i>Civilt\u00e0 Cattolica\u00a0<\/i>\u00e8 il Collegio degli Scrittori. Tutto deve ruotare attorno ad esso e alla sua missione.<br \/>\nQuesta missione \u2013 per la prima volta in 167 anni \u2013 da oggi si allarga oltre i confini linguistici dell\u2019italiano. Sono lieto di poter benedire le edizioni della\u00a0<i>Civilt\u00e0 Cattolica<\/i>\u00a0in spagnolo, inglese, francese e coreano. Si tratta di una evoluzione che gi\u00e0 i vostri predecessori, ai tempi del Concilio, ebbero in mente, ma che mai fu messa in opera. Gi\u00e0 da molto tempo la Segreteria di Stato la invia a tutte le Nunziature nel mondo. Adesso che il mondo \u00e8 sempre pi\u00f9 connesso, il superamento delle barriere linguistiche aiuter\u00e0 a diffonderne meglio il messaggio a pi\u00f9 ampio raggio. Questa nuova tappa contribuir\u00e0 pure ad ampliare il vostro orizzonte, e a ricevere contributi scritti da altri gesuiti in varie parti del mondo. La cultura viva tende ad aprire, a integrare, a moltiplicare, a condividere, a dialogare, a dare e a ricevere all\u2019interno di un popolo e con gli altri popoli con cui entra in rapporto.\u00a0<i>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/i>\u00a0sar\u00e0 una rivista sempre pi\u00f9 aperta al mondo. Questo \u00e8 un nuovo modo di vivere la vostra missione specifica.<br \/>\nE qual \u00e8 questa missione specifica? \u00c8 quella di essere una rivista cattolica. Ma essere rivista cattolica non significa semplicemente che difende le idee cattoliche, come se il cattolicesimo fosse una filosofia. Come scrisse il vostro fondatore, p. Carlo Maria Curci,\u00a0<i>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/i>\u00a0non deve \u00abapparire come cosa da sagrestia\u00bb. Una rivista \u00e8 davvero \u00abcattolica\u00bb solo se possiede lo sguardo di Cristo sul mondo, e se lo trasmette e lo testimonia.<br \/>\nNel mio incontro con voi tre anni fa vi ho presentato la vostra missione in tre parole: dialogo, discernimento, frontiera. Le ribadisco oggi. Nel biglietto augurale che vi ho inviato per il numero 4000 ho usato l\u2019immagine del ponte. Mi piace pensare alla\u00a0<i>Civilt\u00e0 Cattolica\u00a0<\/i>come una rivista che sia insieme \u00abponte\u00bb e \u00abfrontiera\u00bb.<br \/>\nOggi vorrei aggiungere qualche riflessione per approfondire quello che i vostri fondatori, ripresi poi da Paolo VI, chiamarono il \u201cdisegno costituzionale\u201d della rivista. E vi dar\u00f2 anche tre \u201cpatroni\u201d, cio\u00e8 tre figure di gesuiti alle quali guardare per andare avanti.<br \/>\nLa prima parole \u00e8 INQUIETUDINE. Vi pongo una domanda: il vostro cuore ha conservato l\u2019inquietudine della ricerca? Solo l\u2019inquietudine d\u00e0 pace al cuore di un gesuita. Senza inquietudine siamo sterili. Se volete abitare ponti e frontiere dovete avere una mente e un cuore inquieti. A volte si confonde la sicurezza della dottrina con il sospetto per la ricerca. Per voi non sia cos\u00ec. I valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo. La certezza della fede sia invece il motore della vostra ricerca.<br \/>\nVi do come patrono\u00a0<i>san Pietro Favre<\/i>\u00a0(1506-1546), uomo di grandi desideri, spirito inquieto, mai soddisfatto, pioniere dell\u2019ecumenismo. Per Favre, \u00e8 proprio quando si propongono cose difficili che si manifesta il vero spirito che muove all\u2019azione (cfr\u00a0<i>Memoriale<\/i>, 301). Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo. Ecco la domanda che dobbiamo porci: abbiamo grandi visioni e slancio? Siamo audaci? Oppure siamo mediocri, e ci accontentiamo di riflessioni di laboratorio?<br \/>\nLa vostra rivista prenda consapevolezza delle ferite di questo mondo, e individui terapie. Sia una scrittura che tende a comprendere il male, ma anche a versare olio sulle ferite aperte, a guarire. Favre camminava con i suoi piedi e mor\u00ec giovane di fatica, divorato dai suoi desideri a maggior gloria di Dio. Voi camminate con la vostra intelligenza inquieta che le tastiere dei vostri\u00a0<i>computer<\/i>\u00a0traducono in riflessioni utili per costruire un mondo migliore, il Regno di Dio.<br \/>\nLa seconda parola \u00e8 INCOMPLETEZZA. Dio \u00e8 il\u00a0<i>Deus semper maior<\/i>, il Dio che ci sorprende sempre. Per questo dovete essere scrittori e giornalisti dal pensiero incompleto, cio\u00e8 aperto e non chiuso e rigido. La vostra fede apra il vostro pensiero. Fatevi guidare dallo spirito profetico del Vangelo per avere una visione originale, vitale, dinamica, non ovvia. E questo specialmente oggi in un mondo cos\u00ec complesso e pieno di sfide in cui sembra trionfare la \u201ccultura del naufragio\u201d \u2013 nutrita di messianismo profano, di mediocrit\u00e0 relativista, di sospetto e di rigidit\u00e0 \u2013 e la \u201ccultura del cassonetto\u201d, dove ogni cosa che non funziona come si vorrebbe o che si considera ormai inutile si butta via.<br \/>\nLa crisi \u00e8 globale, e quindi \u00e8 necessario rivolgere il nostro sguardo alle convinzioni culturali dominanti e ai criteri tramite i quali le persone ritengono che qualcosa sia buono o cattivo, desiderabile o no. Solo un pensiero davvero aperto pu\u00f2 affrontare la crisi e la comprensione di dove sta andando il mondo, di come si affrontano le crisi pi\u00f9 complesse e urgenti, la geopolitica, le sfide dell\u2019economia e la grave crisi umanitaria legata al dramma delle migrazioni, che \u00e8 il vero nodo politico globale dei nostri giorni.<br \/>\nVi do dunque come figura di riferimento il servo di Dio\u00a0<i>padre Matteo Ricci<\/i>\u00a0(1522-1610). Egli compose un grande Mappamondo cinese raffigurando i continenti e le isole fino ad allora conosciuti. Cos\u00ec l\u2019amato popolo cinese poteva vedere raffigurate in forma nuova molte terre lontane che venivano nominate e descritte brevemente. Tra queste pure l\u2019Europa e il luogo dove viveva il Papa. Il Mappamondo serv\u00ec anche a introdurre ancora meglio il popolo cinese alle altre civilt\u00e0. Ecco, con i vostri articoli anche voi siete chiamati a comporre un \u201cmappamondo\u201d: mostrate le scoperte recenti, date un nome ai luoghi, fate conoscere qual \u00e8 il significato della \u201ccivilt\u00e0\u201d cattolica, ma pure fate conoscere ai cattolici che Dio \u00e8 al lavoro anche fuori dai confini della Chiesa, in ogni vera \u201ccivilt\u00e0\u201d, col soffio dello Spirito.<br \/>\nLa terza parola \u00e8 IMMAGINAZIONE. Questo nella Chiesa e nel mondo \u00e8 il tempo del discernimento. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente che conosce la via umile della cocciutaggine quotidiana, e specialmente dei poveri. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguit\u00e0 della vita. Ma bisogna penetrare l\u2019ambiguit\u00e0, bisogna entrarci, come ha fatto il Signore Ges\u00f9 assumendo la nostra carne. Il pensiero rigido non \u00e8 divino perch\u00e9 Ges\u00f9 ha assunto la nostra carne che non \u00e8 rigida se non nel momento della morte.<br \/>\nPer questo mi piace tanto la poesia e, quando mi \u00e8 possibile, continuo a leggerla. La poesia \u00e8 piena di metafore. Comprendere le metafore aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto. Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell\u2019umorismo, gode sempre della dolcezza della misericordia e della libert\u00e0 interiore. \u00c8 in grado di spalancare visioni ampie anche in spazi ristretti come fece nelle sue opere pittoriche il\u00a0<i>fratel Andrea Pozzo<\/i>\u00a0(1642-1709), aprendo con l\u2019immaginazione spazi aperti, cupole e corridoi, l\u00ec dove ci sono solo tetti e muri. Vi d\u00f2 anche lui come figura di riferimento.<br \/>\nColtivate dunque nella vostra rivista lo spazio per l\u2019arte, la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Cos\u00ec avete fatto sin dagli inizi, dal 1850. Alcuni giorni fa meditavo sulla pittura di Hans Memling, il pittore fiammingo. E pensavo a come il miracolo di delicatezza che c&#8217;\u00e8 nella sua pittura rappresenti bene la gente. Poi pensavo ai versi di Baudelaire su Rubens l\u00ec dove scrive che \u00ab<i>la vie afflue et s\u2019agite sans cesse, \/ Comme l\u2019air dans le ciel et la mer dans la mer<\/i>\u00bb. S\u00ec, la vita \u00e8 fluida e si agita senza sosta come si agita l\u2019aria in cielo e il mare nel mare. Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialit\u00e0 e capire sempre meglio come l\u2019uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento. E questa genialit\u00e0 aiuta a capire che la vita non \u00e8 un quadro in bianco e nero. \u00c8 un quadro a colori. Alcuni chiari e altri scuri, alcuni tenui e altri vivaci. Ma comunque prevalgono le sfumature. Ed \u00e8 questo lo spazio del discernimento, lo spazio in cui lo Spirito agita il cielo come l\u2019aria e il mare come l\u2019acqua. Il vostro compito \u2013 come chiese il beato Paolo VI \u2013 \u00e8 quello di vivere il confronto \u00abtra le esigenze brucianti dell\u2019uomo e il perenne messaggio del Vangelo\u00bb (<i>Discorso in occasione della XXXII Congr. Gen. della Compagnia di Ges\u00f9<\/i>, 3 dicembre 1974). E quelle esigenze brucianti le portate gi\u00e0 dentro voi stessi, e nella vostra vita spirituale. Date a questo confronto le forme pi\u00f9 adeguate, anche nuove, come richiede oggi il modo di comunicare, che cambia col passare del tempo.<br \/>\nMi auguro che\u00a0<i>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/i>, anche grazie alle sue versioni in altre lingue, possa raggiungere molti lettori. La Compagnia di Ges\u00f9 sostenga quest\u2019opera cos\u00ec antica e preziosa, anzi unica per il servizio alla Sede Apostolica. Sia generosa nel dotarla di gesuiti capaci e la diffonda l\u00ec dove \u00e8 pi\u00f9 opportuno. Penso soprattutto ai centri di formazione educativa e alle scuole, in particolare per la formazione di docenti e genitori. Ma anche nei centri di formazione spirituale. Ne raccomando particolare diffusione nei seminari e nei centri di formazione. I vescovi la sostengano. Il suo legame con la Sede Apostolica ne fa, infatti, una rivista unica nel suo genere.<br \/>\nConcludo questo nostro incontro ringraziandovi per la testimonianza che date. Affido voi tutti qui presenti all\u2019intercessione della Madonna della Strada e di san Giuseppe, impartendovi la mia Benedizione Apostolica. Grazie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Anzitutto bisogna conoscere integralmente il testo che papa Francesco ha pronunciato ieri di fronte al Collegio degli scrittori della Civilt\u00e0 Cattolica, in occasione nel n.4000 della rivista. 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