{"id":11540,"date":"2017-02-05T14:57:13","date_gmt":"2017-02-05T13:57:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11540"},"modified":"2017-02-06T10:31:31","modified_gmt":"2017-02-06T09:31:31","slug":"il-futuro-e-gia-cominciato-e-da-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-futuro-e-gia-cominciato-e-da-noi\/","title":{"rendered":"Il futuro \u00e8 gi\u00e0 cominciato (e da noi?)"},"content":{"rendered":"<p>Un amico, che ringrazio, mi ha segnalato il corso del giurista Alain Supiot al Coll\u00e9ge de France su \u201c\u00c9tat social et mondialisation: analyse juridique des solidarit\u00e8s\u201d. Nelle lezioni conclusive del 13 e 20 gennaio 2017 ha tracciato un solido ponte tra passato e futuro. Un secolo di sentenze di diverso segno della Corte Suprema USA \u00e8 culminato nel 2010 nel via libera a imprese e associazioni, spesso loro emanazioni, a finanziare senza limiti la politica in nome del I emendamento sulla libert\u00e0 di parola dei cittadini americani, ai quali imprese e associazioni sono ora equiparate. Le opinioni dei cittadini, figli di Dio, sono travolte dagli interessi delle imprese, figlie di leggi fiscali devote alla crescita economica, misurata sui profitti.<br \/>\nIl tutto nella nuova sfera pubblica duale analizzata da Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano. \u00abPrima la sfera pubblicata era controllata dai mass media tradizionali, ossia ci\u00f2 che era veicolato \u2013 argomenti, dibattiti, opinioni, temi in discussione \u2013 era sempre passibile di un controllo nella sua presentazione e nella sua circolazione. Ora la sfera pubblica vede ancora presenti i mass media, seppure in una forma adattata al nuovo ambiente di Internet, ma il controllo non \u00e8 pi\u00f9 di loro esclusiva competenza, bens\u00ec \u00e8 Internet, con l\u2019economia dell\u2019informazione condivisa, che sembra essersi incorporata nel dibattito democratico e, quindi, nella democrazia stessa\u00bb [L\u2019ODIO ONLINE. VIOLENZA VERBALE E OSSESSIONI IN RETE, Milano 2016, p. 73]. Perci\u00f2 \u00abil panorama dell\u2019odio online moderno, rispetto a quello degli anni Novanta e dell\u2019inizio degli anni Duemila, si caratterizza anche per questo: i grandi fornitori di tecnologia e di piattaforme diventano parte in causa diretta nella decisione di quali contenuti rimuovere e di quali vittime difendere\u00bb. \u00abOccorre sempre tenere a mente, quando si tratta di odio online, che il network dell\u2019odio che si \u00e8 creato, e che \u00e8 segnalato in crescita costante, non \u00e8 virtuale, ma reale. La digitalizzazione consiste soltanto in pacchetti di dati che contengono le parole e che attraversano i continenti, ma gli effetti sulle persone e sulla loro salute sono identici a quelli conseguenti ad aggressioni fisiche ed altrettanto reali\u00bb. \u00abIl pericolo \u00e8 grande perch\u00e9 Internet \u00e8 un network globale e, soprattutto, non \u00e8 virtuale, ma \u00e8 sempre reale e concreto\u00bb e si sa \u00abcome fin dagli inizi, i gruppi che incitavano all\u2019odio avessero trovato un vero e proprio \u201cporto sicuro\u201d per i loro siti web negli Stati Uniti d\u2019America, dal momento che la Corte Suprema aveva significativamente limitato, nel corso degli anni, la possibilit\u00e0 del governo di proibire la distribuzione di materiale razzista e provocatorio in quel paese\u00bb [pp. 77-78].<br \/>\nLa Corte Suprema USA ha legittimato una sfera pubblica virtuale aggressiva, finanziata senza limiti da imprese e associazioni, fuori da ogni controllo e risposta giurisdizionale; i provider USA decidono su etica, contenuti e tutela dei diritti nell\u2019Internet globale. Trump ne \u00e8 l\u2019espressione e coi suoi tweet esaurisce il dibattito politico in un sistema che in lui restituisce il potere al popolo, cortocircuitando il Congresso, come il governo britannico avrebbe voluto fare dopo Brexit, anche se la Camera dei Comuni incarna la sovranit\u00e0 nazionale che si presume ritrovata.<br \/>\n\u00c8 la crisi irreversibile della democrazia rappresentativa, che non \u00e8 democrazia. Il 7 settembre 1789 l\u2019abate Si\u00e8yes diceva all\u2019assemblea che \u00abil popolo, lo ripeto, in un paese che non \u00e8 una democrazia (e la Francia non saprebbe esserla), il popolo non pu\u00f2 parlare e agire che tramite i suoi rappresentanti\u00bb [Dominique Rousseau, RADICALISER LA DEMOCRATIE. PROPOSITIONS POUR UNE REFONDATION, Paris 2015, p. 24]. Oggi la democrazia neoliberale di mercato sostituisce i professionisti della rappresentanza con imprenditori e manager campioni del profitto, specie se monopolisti. Con loro i ricchi Paperoni e i poveri, o i timorosi di divenire tali, vogliono rifare la nazione \u201cgreat again\u201d negli USA di Trump o riportarla alla sovranit\u00e0 in UK, che diversamente dagli USA non si illude di fare ci\u00f2 che vuole, perch\u00e9 la sua economia e la sua moneta non reggono il duro gioco senza regole degli USA (ma pu\u00f2 diventare un paradiso fiscale, com\u2019\u00e8 nelle intenzioni). Tocca a THE ECONOMIST avvisare che \u00abl\u2019errore di Trump \u00e8 pensare che i paesi sono come le imprese. Di fatto gli USA non possono allontanarsi dalla Cina in cerca di un\u2019altra superpotenza con cui accordarsi sul Mar Cinese Meridionale\u00bb [January 21st-27th 2017, p. 7].<br \/>\nCome per la guerra in Iraq di Bush e Blair, alternativa al gioco USA pu\u00f2 essere l\u2019Europa area euro, con un governo federale, perci\u00f2 ha contro Trump, UK-Brexit e i movimenti europei che apparentano ricchissimi e poverissimi (o timorosi di diventare tali) non pi\u00f9 in comunit\u00e0 civili fondate su diritti e doveri stabiliti dal diritto, bens\u00ec in popoli mercantili che a destra e sinistra odiano i concorrenti poveri e onorano i ricchi per il loro successo di mercato \u2013 che nel 1997 Robert H. Coase consider\u00f2 criterio di verit\u00e0 anche per le idee [\u201cThe Market for Goods and the Market for Ideas\u201d, citato da Supiot].<br \/>\nCome fu per il socialismo in un solo paese di Stalin, il capitalismo in un solo paese di Trump rinuncia al dominio globale ormai impossibile mentre si profila (Supiot) una mondializzazione di unit\u00e0 nella diversit\u00e0, non pi\u00f9 egemonica neoliberale. Da qui l\u2019ostilit\u00e0 anche verso la Cina. Nel nostro piccolo di stati europei, deboli anche per un\u2019articolazione regionale tuttora conflittuale, il ritorno alla sovranit\u00e0 maschera solo i tributi pretesi dagli USA per difenderci e dalla Federazione Russa per non aggredirci. Tutti gli stati nazionali subiscono interessi sovranazionali in grado di schiacciarli, ridurli in servit\u00f9 appena velata o spingerli alla guerra civile, divide et impera. L\u2019Europa area euro ha l\u2019alternativa della unione politica perch\u00e9 col resto del mondo, al momento, trattiamo con la moneta e l\u2019economia, pi\u00f9 che con la diplomazia e la guerra, anche se ai nostri confini c\u2019\u00e8 ormai molta guerra, poca diplomazia e quasi solo economie corrotte. Madre di impero, rivoluzione e democrazia, l\u2019Europa ha un expertise unico al mondo, un\u2019esperienza umana e politica che altrove non c\u2019\u00e8 e nessuna innovazione economica e tecnologica pu\u00f2 surrogare, anche se in USA ci si sta provando con la cittadinanza alle imprese \u2013 e anche qualche studioso europeo, citato da Supiot, propone.<br \/>\nIl crollo dell\u2019URSS ha replicato l\u2019esperienza degli imperi europei, per la prima volta pacificamente, a onore imperituro di Gorbaciov e della Russia, che per\u00f2 \u00e8 \u00abdiventata uno dei pi\u00f9 grandi semenzai di risentimento del mondo contro le potenze occidentali\u00bb. Lo scrive nel 2000 Chalmers Johnson, emerito dell\u2019universit\u00e0 di California, aggiungendo che (nel 2000) \u00abesistono inquietanti parallelismi tra quanto accaduto nell\u2019ex Unione Sovietica dopo la fine della guerra fredda e lo stato della politica americana all\u2019alba del XXI secolo\u00bb [trad. it. GLI ULTIMI GIORNI DELL\u2019IMPERO AMERICANO. I CONTRACCOLPI DELLA POLITICA ESTERA E ECONOMICA DELL\u2019ULTIMA GRANDE POTENZA, trad.it. Milano 2001, pp. 306 e 305]. Vi sono \u00absegnali di egemonia rapace gi\u00e0 evidenti: un crescente estraniamento tra popolazioni e rispettivi governi; la pervicacia con cui le classi dominanti si aggrappavano al potere nonostante la perdita di autorit\u00e0 morale; l\u2019avvento del militarismo e la completa scissione dell\u2019esercito dalla societ\u00e0 che si suppone debba servire; la repressione violenta (il numero enorme e sempre crescente di detenuti americani e il crescente consenso per la pena di morte sono segnali sintomatici di tali fenomeni); una crisi economica che \u00e8 di natura globale\u00bb. \u00abCos\u00ec, se si scarta l\u2019ipotesi di un movimento riformista al momento non prevedibile, l\u2019ipotesi pi\u00f9 probabile \u00e8 che l\u2019impero americano sia destinato a restare vittima delle proprie contraddizioni economiche\u00bb [pp. 312-3]. Delle pur prudenti riforme di Obama, Trump sta istericamente cancellando ogni traccia.<br \/>\nA noi europei, Dominique Rousseau indica l\u2019uscita dal vicolo cieco di democrazie rappresentative che non sono democrazie e neppure pi\u00f9 rappresentative: la democrazia continua, in cui ai cittadini non basta votare, perch\u00e9 \u00abnon si nasce cittadini, lo si diventa col lavoro costituzionale\u00bb (Simone de Beauvoir, citata a p. 62). Riconosciuti i diritti di cittadinanza di donne, bambini, madri, lavoratori, \u00abil popolo della democrazia \u2018continua\u2019 si forma e definisce nei diritti sanciti dalla Costituzione per esseri concreti. Il popolo della democrazia \u2018continua\u2019 non \u00e8 mai chiuso su di s\u00e9, fondato definitivamente una volta per tutte, \u00e8 sempre aperto, \u2018continuo\u2019 perch\u00e9 la lista dei diritti che lo costituisce si allunga e modifica senza sosta\u00bb [pp. 63-4] \u00abnell\u2019azione di un giudice costituzionale che gli riconosce sempre nuovi diritti\u00bb alla luce dei diritti dell\u2019uomo, codice politico della democrazia continua che i governi devono concretizzare attuando le sentenze costituzionali [p. 67]. Rousseau parla alla e della Francia, ma a Parigi Supiot cita il giurista tedesco Dieter Grimm, che fa un\u2019analoga proposta per l\u2019Europa [EUROPA JA, ABER WELCHES? ZUR VERFASSUNG DER EUROPAEISCHEN DEMOKRATIE, M\u00fcnchen 2016]. Supiot ricorda che sono i cittadini democratici a plasmare e far funzionare le istituzioni democratiche, non queste a rendere democratici i cittadini, come invece pensano i britannici.<br \/>\nL\u2019esausta democrazia rappresentativa \u00e8 al bivio tra la democrazia concreta dei diritti umani e l\u2019uomo forte, che come sempre fa leva sulla credulit\u00e0 con la tecnologia (radio\/tv\/internet). Trump dice alla gente ci\u00f2 che vuole sentire, mentre la priva dell\u2019assicurazione sanitaria e autorizza l\u2019oleodotto Dakota Access, a rischio di contaminare le risorse idriche, ma sono dei Sioux.<br \/>\nNel 1952 Robert Jungk pubblic\u00f2 IL FUTURO E&#8217; GIA&#8217; COMINCIATO, celebre studio sulla tecnicizzazione del mondo, scrivendo nella prefazione alla quattordicesima edizione del 1957 che \u00able esperienze e i fatti che riferivo allora si sono diffusi, nel frattempo, anche in Europa. E cos\u00ec diventa evidente, pi\u00f9 di quanto non potesse esserlo ancora ieri, che questa descrizione di un processo di trasformazione tecnica sempre pi\u00f9 totale non \u00e8 diretta \u201ccontro l\u2019America\u201d, ma contro il pericolo di disumanizzazione da parte di un \u201cprogresso cieco\u201d che incombe su tutti noi, qualunque sia la nostra patria e la nostra nazionalit\u00e0\u00bb [trad.it. Torino 1963, p. 9]. La sua cecit\u00e0 e i suoi esiti disumanizzanti sono ora clamorosi. In epigrafe al primo capitolo sulla \u00abSete di onnipotenza\u00bb Jungk cita Adrien Turiel, scrittore nato a Pietroburgo da famiglia svizzera, vissuto in Germania e Svizzera dove mor\u00ec nel 1957: \u00abSin dal 1917 la Russia e l\u2019America convergono verso la supremazia tecnica\u2026 e in questo appunto divergono dalla vecchia Europa\u00bb [p. 13]. Dove porti questa convergenza \u00e8 storia per la Russia e lo sta diventando per l\u2019America. Anche a loro nome noi della vecchia Europa abbiamo il dovere, oltre che l\u2019interesse, di proseguire alacremente nella costruzione della democrazia dei diritti umani.<br \/>\nSappiamo che fare e come farlo, ne abbiamo i motivi e i mezzi. Dipende solo dalla nostra vecchia Europa.<\/p>\n<p>E da noi? \u00abL\u2019anno 2005 vede nascere Casaleggio Associati. Tra i clienti della societ\u00e0 Beppe Grillo, il cui blog (Beppegrillo.it) \u00e8 stato classificato tra i dieci pi\u00f9 visitati al mondo. Vi si trovano anche la casa editrice Chiarelettere, specialista in edizioni d\u2019inchiesta inquietanti (specie su Silvio Berlusconi) e il cui direttore editoriale Lorenzo Fazio \u00e8 anche azionista e fondatore de Il Fatto Quotidiano. Creato con successo tre anni fa \u2013 come il Movimento 5 Stelle \u2013 questo giornale apporta un sostegno costante e moderatamente critico alla formazione di Beppe Grillo. Il giornalista Piero Orsatti ha cercato di saperne di pi\u00f9. In un articolo apparso a luglio 2010 nella rivista Micromega rivela che Casaleggio Associati ha, tra i suoi quattro azionisti, Enrico Sassoon, gi\u00e0 editorialista del quotidiano Il Sole 24 Ore (propriet\u00e0 della Confindustria, Medef italiana), incontrato da Gianroberto Casaleggio a Webegg [gruppo controllato da Telecom Italia e a fine anni 1990 diretto da Casaleggio]. Sassoon, membro dei circoli molto chiusi Bilderberg e Aspen Institute, ha presieduto la camera di commercio americana in Italia, una lobby specializzata nelle relazioni d\u2019impresa. \u201cNel 2004, scrive Orsatti, a qualche mese dalla sua nascita, Casaleggio Associati annuncia la creazione di un partenariato con la societ\u00e0 americana di management Enamics\u201d. Tra i clienti Enamics se ne trovano di vecchi di Enrico Sassoon (Microsoft, Coca-Cola, Disney), ai quali vanno aggiunti, tra gli altri, le banche Rockfeller e Barclays, il Tesoro americano e la petrolifera Shell\u00bb. \u00abPer avvicinarsi al suo pensiero, bisogna leggere, penna alla mano, Il grillo canta sempre al tramonto (Chiarelettere, 2013)\u00bb. \u00abPagina 11: \u201cLa parola leader non significa pi\u00f9 niente. L\u2019importante \u00e8 il movimento e il concetto di comunit\u00e0. Basta pensare agli amish. Questa comunit\u00e0 non \u00e8 legata a alcun leader [\u2026] La Rete rende possibile l\u2019appartenenza a una comunit\u00e0 dalla nascita. Ci possono essere comunit\u00e0 d\u2019ogni tipo. Oggi, M5S \u00e8 una comunit\u00e0 politica\u201d\u00bb. Ma a p. 36 aggiunge un codicillo quasi minaccioso: \u00abIn una comunit\u00e0 non si pu\u00f2 andare contro le regole, altrimenti non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuna comunit\u00e0\u00bb. E in un video \u00abevoca l\u2019avvento della \u201ccivilizzazione di Gaia\u201d e l\u2019elezione con Internet di un presidente della Repubblica mondiale, dopo una guerra che avr\u00e0 provocato la morte di 6 miliardi di persone. Bisogner\u00e0 attendere il 2050. Si pu\u00f2 sorridere\u00bb [Philippe Ridet, \u00abLe gorou de Grillo\u00bb, LE MONDE, 14\/03\/2013, p. 19].<br \/>\nNegli USA che, per primi e per ora soli, hanno lanciato bombe atomiche su esseri umani, Trump \u00e8 stato eletto presidente con 2,8 milioni di voti meno della Clinton e ha immediatamente aperto una guerra monetaria, commerciale e razziale. La profezia di Casaleggio non fa sorridere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un amico, che ringrazio, mi ha segnalato il corso del giurista Alain Supiot al Coll\u00e9ge de France su \u201c\u00c9tat social et mondialisation: analyse juridique des solidarit\u00e8s\u201d. 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