{"id":11510,"date":"2017-02-02T14:51:17","date_gmt":"2017-02-02T13:51:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11510"},"modified":"2017-02-02T14:51:17","modified_gmt":"2017-02-02T13:51:17","slug":"oltre-liturgiam-authenticam-criteri-per-assicurare-una-vera-fedelta-alla-traditiotraductio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/oltre-liturgiam-authenticam-criteri-per-assicurare-una-vera-fedelta-alla-traditiotraductio\/","title":{"rendered":"Oltre &#8220;Liturgiam authenticam&#8221;.  Criteri per assicurare una vera fedelt\u00e0 alla traditio\/traductio"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Translation1.jpg.1200x1200_q90_upscale1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11511\" alt=\"Translation.jpg.1200x1200_q90_upscale\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Translation1.jpg.1200x1200_q90_upscale1-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Translation1.jpg.1200x1200_q90_upscale1-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Translation1.jpg.1200x1200_q90_upscale1-1024x575.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Translation1.jpg.1200x1200_q90_upscale1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span>Nella nuova fase di confronto ecclesiale intorno alle \u201ctraduzioni liturgiche\u201d, p<\/span><span>rovo ad isolare tre livelli diversi della questione. Ad ognuno di essi corrisponde una diversa <\/span><span><i>\u201cdefinizione di liturgia\u201d<\/i><\/span><span>, un diverso <\/span><span><i>\u201cparadigma partecipativo\u201d<\/i><\/span><span> e un pi\u00f9 o meno necessario <\/span><span><i>\u201cprocesso di Riforma liturgica\u201d<\/i><\/span><span>. Perci\u00f2 dovremo giudicare della questione <\/span><span>della<\/span><span> \u201ctraduzione\u201d in vista di una questione <\/span><span>de<\/span><span>lla \u201ctradizione\u201d, ecclesiale in senso lato e liturgica in senso stretto. La domanda che ci poniamo viene da Girolamo e pu\u00f2 essere formulata cos\u00ec: <\/span><span><i>come si pu\u00f2 \u201cessere fedeli\u201d alla tradizione della antica dottrina mediante una \u201ctraduzione\u201d<\/i><\/span><span>? Che cosa comporta il \u201ctradurre\u201d? Nelle risposte <\/span><span>cercher\u00f2 di identificare\u00a0<\/span><span><i>tre modelli<\/i><\/span><span>, pensati utilizzando le categorie introdotte da G. Lindbeck nel suo testo fondamentale <\/span><span><i>La natura della dottrina<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/i><\/span><span>.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a01.\u00a0<strong><i>Il livello della fedelt\u00e0 alla formulazione\/rivestimento (da verbale a verbale) \u2013 lettura proposizionale della dottrina\/traditio<\/i><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Il primo caso della \u201cfedelt\u00e0\u201d \u00e8, in buona sostanza, la riproposizione di una tradizione che \u201cnon pu\u00f2 cambiare in nulla\u201d, nemmeno nella sua espressione. Vi \u00e8, in qualche modo, la certezza \u2013 che rasenta e spesso oltrepassa la illusione \u2013 che le lingue moderne, le lingue vernacole, possano\/debbano essere semplicemente il \u201ccalco\u201d della lingua latina, della quale si assume la \u201cnormativit\u00e0\u201d a livello liturgico. Vi \u00e8 persino la \u201cpretesa\u201d di bloccare le lingue moderne mediante il \u201cglossario\u201d del CCC! Ci\u00f2 che \u00e8 \u201cdottrinale\u201d, assunto dagli schemi catechistici, pretenderebbe di essere \u201cnormativo\u201d per la stesura delle traduzioni dei testi liturgici.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> Si consideri, ad es., il modo con cui LA <\/span><span>pretende di imporre\u00a0<\/span><span>la norma secondo cui<\/span><span>, nella traduzione, \u201cil genere letterario e retorico dei vari testi della liturgia romana deve essere conservato\u201d <\/span><span>(AL, 41)<\/span><span>. E\u2019 assai curioso che ci\u00f2 che \u00e8 tipico di una modalit\u00e0 \u201cespressivo\/esperienziale\u201d di un ambito linguistico \u2013 ad es quello latino-romano \u2013 sia assunto quasi come un modello espressivo che si dovrebbe imporre al<\/span><span>le<\/span><span> altre <\/span><span>tradizioni<\/span><span> linguistiche. Questa pretesa rivela una comprensione \u201cstrumentale\u201d e, insieme, monumentale, della lingua. Ci\u00f2 che conta, in fondo, in questa prima forma di approccio \u2013 che in fondo troviamo espressa con questa <\/span><span>nettezza (e rozzezza)<\/span><span> soltanto dal 2001 in qua \u2013 \u00e8 la <\/span><span><i>corrispondenza formale, verbale e sintattica, che d<\/i><\/span><span><i>ovrebbe<\/i><\/span><span><i> essere perseguita nel modo pi\u00f9 forte possibile<\/i><\/span><span>. Gi\u00e0 Girolamo era consapevole che questa <\/span><span>via, assunta come<\/span><span> tale, non \u00e8 <\/span><span>affatto <\/span><span>una soluzione. Egli diceva che nel tradurre: \u201cSe seguo parola per parola, non ha senso; se sono costretto a cambiare l\u2019ordine del testo o le sue espressioni, mi sembra di essere infedele al mio compito di traduttore\u201d<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> In realt\u00e0 il discorso che viene proposto da LA trova la sua giustificazione come opposizione ad una \u201cteoria liberale\u201d del tradurre, che viene espressa con molta forza al n. 19 del testo: \u201cLe parole della Sacra Scrittura, come pure le altre che vengono pronunciate nelle celebrazioni liturgiche [&#8230;] non vanno considerate in primo luogo come se fossero quasi lo specchio della disposizione interiore dei fedeli; esse esprimono delle verit\u00e0 che superano i limiti imposti dal tempo e dallo spazio\u201d (LA 19). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> E\u2019 evidente, quindi, che la \u201cratio\u201d del documento del 2001 sta in una reazione apologetica rispetto ad una \u201cderiva\u201d post-conciliare, percepita come espressione di un soggettivismo e relativismo liberale. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>A questo proposito si possono fare due osservazioni:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>non vi \u00e8 dubbio che il rischio di \u201ctraduzioni troppo libere\u201d possa aver segnato la produzione di testi successivi a <i>Comme le pr\u00e9voit<\/i> e che fosse necessario richiamare le singole Conferenze episcopali ad una maggiore attenzione;<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>d\u2019altra parte, una risposta che pretenda di riportare ordine nella liturgia romana riconducendo la pluralit\u00e0 delle lingue a semplici \u201cstrumenti\u201d per la comunicazione delle \u201cres\u201d dette e pensate in latino, questo appare, francamente, <i>un rimedio peggiore del male<\/i>.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><span><span>La <\/span><span><i>diagnosi<\/i><\/span><span>, per quanto esasperata e resa quasi apocalittica, ha una sua pertinenza. Ma la <\/span><span><i>terapia<\/i><\/span><span> proposta da LA \u00e8, in larga parte, priva di fondamento teorico e di vera praticabilit\u00e0. Il rischio \u00e8 che i testi, prodotti secondo questo criterio \u201crassicurante\u201d, siano di fatto inutilizzabili nelle lingue vive. E che le lingue vive, proprio per questo, rivendichino a loro volta, a causa di questa impostazione, una autonomia ancora maggiore. Il che, d\u2019altra parte, \u00e8 incluso nella valutazione originaria della \u201cmediazione linguistica della fede\u201d, che non pu\u00f2 essere sequestrata da un\u2019unica tradizione, per quanto antica e autorevole. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Il ultima analisi, lo ripeto, \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa una salutare produzione di \u201cliturgia latina non in latino\u201d. Questo non \u00e8 un \u201cerrore cui rimediare\u201d, un difetto di procedimento, o, eggio, un abuso, ma \u00e8 il frutto della \u201cvita nella sua inesauribilit\u00e0\u201d, che attinge alla parola biblica per tradurla in forma di preghiera, di invocazione, di lode, di benedizione, di rendimento di grazie: forme sempre nuove, perch\u00e9 strutturate originariamente nel \u201cpensiero delle lingue vernacole\u201d. <i>Le \u201clingue vernacole\u201d, in altri termini, non sono semplici strumenti <\/i><i>di espressione del contenuto di fede<\/i><i>, ma forme <\/i><i>originarie <\/i><i>di pensiero <\/i><i>credente<\/i>. Su questo punto LA \u00e8 del tutto inadeguata, quasi cieca, o, meglio, accecata dalla assolutizzazione della logica apologetica con cui imposta il rapporto con il mondo, la cultura e la storia. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a02.\u00a0<strong><i>Il livello della fedelt\u00e0 <\/i><i>a<\/i><i>lla sostanza della tradizione (da verbale\/concettuale a verbale\/concettuale) \u2013 una lettura esperienzial-espressivistica della dottrina\/traditio<\/i><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Una diversa lettura della fedelt\u00e0 &#8211; che solo in parte corrisponde alla prospettiva offerta da <i>Comme le pr\u00e9voit &#8211;<\/i> non si limita a considerare il rapporto tra parola e parola, ma indirizza la propria attenzione ad un \u201crapporto di rapporti\u201d: <i>una parola sta al suo significato in un contesto linguistico come un\u2019<\/i><i>altra<\/i><i> parola sta allo stesso significato in un altro contesto linguistico<\/i>. Questa, potremmo dire, \u00e8 stata la grande apertura di libert\u00e0 che il post-concilio ha saputo e voluto respirare. Sono le \u201ccorrispondenze dinamiche\u201d che integrano\/sostituiscono le \u201ccorrispondenze statiche, formali, letterali\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> La considerazione che <\/span><span><i>Comme le pr\u00e9voit\u00a0<\/i><\/span><span>propone<\/span><span> delle diverse prospettive su cui \u201ctarare\u201d la traduzione \u2013 <\/span><span><i>ci\u00f2 che \u00e8 scritto, chi lo scrive, per chi \u00e8 scritto e in che modo \u00e8 scritto<\/i><\/span><span> \u2013 aiuta a considerare la relazione strutturale tra \u201csostanza\u201d e \u201crivestimento\u201d secondo una maggiore ricchezza, <\/span><span>an<\/span><span>che se non scongiura affatto una \u201criduzione soggettivistica\u201d del linguaggio, diametralmente opposta, ma altrettanto rischiosa, rispetto alla sua versione \u201coggettivistica\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Potremmo dire cos\u00ec: tanto la lettura classica \u2013 oggettivistica \u2013 quanto la lettura erroneamente attribuita all&#8217;immediato post-concilio \u2013 e che pu\u00f2 essere detta soggettivistica \u2013 non riescono a valorizzare appieno il ruolo che la lingua svolge per l\u2019accesso del soggetto alla tradizione dottrinale e vitale. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Se infatti a una \u201clettura proposizionale della dottrina\u201d \u2013 che corrisponde alla assolutizzazione della \u201ctraduzione letterale\u201d \u2013 contrapponiamo una \u201clettura esperienziale della dottrina\u201d \u2013 che corrisponde alla assolutizzazione del \u201csignificato interiore &#8211; finiamo per perdere, in realt\u00e0, il senso del contesto rituale che d\u00e0 forma e autorit\u00e0 alla \u201cesperienza canonica\u201d del testo scritturistico e dell\u2019<em>ordo<\/em> rituale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Una duplice illusione minaccia la contrapposizione tra letture \u201coggettivistiche\u201d e letture \u201csoggettivistiche\u201d. Quella di poter affrontare la questione della traduzione senza ricostruire il contesto rituale di riferimento e di poter fare i conti con il \u201csignificato\u201d nella breve relazione tra \u201cparola\u201d e \u201cconcetto\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Per questo occorre percepire e identificare un terzo livello, pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 elementare della questione, che in qualche modo \u00e8 presente nelle intenzioni di <i>Comme le pr\u00e9voit<\/i>, ma che \u00e8 esplicitamente escluso dall\u2019approccio &#8211; rigidamente oggettivistico &#8211; proposto dalla V Istruzione LA. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">3.\u00a0<strong><i>Il livello della integralit\u00e0 della esperienza da mediare (da verbale\/non verbale a verbale\/non verbale) \u2013 lettura cultural-linguistica della dottrina\/traditio<\/i><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Che cosa accade, con il Concilio Vaticano II? Che il primo modello di garanzia della continuit\u00e0 della tradizione viene effettivamente e irreversibilmente superato. Ed \u00e8 superato proprio nell\u2019atto stesso in cui, nel rito, si ammette la possibilit\u00e0 di una \u201c<em>linguae vernaculae usurpatio<\/em>\u201d (SC 36). Ad esso subentra un secondo modello che \u00e8, fin dall\u2019origine, una miscela tra secondo e terzo livello di fedelt\u00e0 alla tradizione. Esso assume la novit\u00e0 del \u201csoggetto moderno\u201d, ma senza le illusioni di una \u201csvolta liberale\u201d, bens\u00ec con la consapevolezza di una soluzione \u201cpost-liberale\u201d, in cui oggettivo pre-liberale e soggettivo liberale vengono mediati dall\u2019\u201dintersoggettivo\u201d post-liberale<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> Lo spazio <\/span><span>inaugurato da<\/span><span>l Concilio Vaticano II \u00e8, in sostanza, il superamento del modello di traduzione proposto \u2013 per la prima volta, in modo tanto ingenuo &#8211; sol<\/span><span>tant<\/span><span>o da <\/span><span><i>Liturgiam authenticam<\/i><\/span><span>! <\/span><span>Potremmo quasi dire che lo <\/span><span><i>spazio della traduzione<\/i><\/span><span> si \u00e8 dischiuso nel momento in cui la \u201csvolta pastorale\u201d ha potuto concepire che <\/span><span><i>la \u201csostanza della dottrina\u201d poteva assumere una \u201cdiversa formulazione del suo rivestimento\u201d<\/i><\/span><span>. Questo \u00e8 lo spazio della traduzione, nel quale la Chiesa cattolica si \u00e8 lanciata con un impegno e un ardimento, non immuni da possibili eccessi, ma con tutta la accortezza e la sagacia necessaria.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span>Il tentativo di <\/span><span><i>annullamento di questo spazio \u00e8 nato dalla paura<\/i><\/span><span>. In altri termini, quando ci si \u00e8 resi conto non solo dei rischi che si erano corsi, ma anche degli errori effettivamente commessi, si \u00e8 potuto pensare che la \u201ccontinuit\u00e0 della tradizione\u201d potesse essere garantita riproponendo il modello dottrinale classico, proposizionale, in una duplice forma, efficace anche nel rito:<\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>o mediante il rito latino preconciliare, e quindi rinunciando a tradurre (non solo le parole, ma anche le sequenze, i ministeri, le modalit\u00e0 di partecipazione, i canti, le vesti&#8230;) <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>o mediante il rito riformato conciliare, ma \u201cridotto\u201d alla sua forma latina, semplicemente traslitterata nelle lingue vernacole.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\u00a0Di fronte a questo sviluppo paradossale,occorre chiedersi lungo quale direzione sia oggi possibile evitare questo esito paradossale, per cui, <i>per ostacolare una &#8220;deriva liberale e disgregante\u201d ci si \u00e8 sentiti costretti a smentire la saggia apertura conciliare, contraddicendo il principio stesso che giustifica il Concilio, ossia la \u201cdifferenza\u201d tra formulazione e sostanza della dottrina.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Oggi abbiamo bisogno di un \u201cmodello intersoggettivo\u201d di traduzione\/tradizione. Un tale modello, a me pare, consiste di tre livelli di \u201cnuova percezione\u201d, che gi\u00e0 troviamo attestati nel Concilio Vaticano II e che hanno dato buona prova di s\u00e9 in pi\u00f9 di un caso subito dopo il Concilio, ma che con il tempo si sono come &#8220;offuscati\u201d e \u201csmarriti per strada\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> Questi tre principi costituiscono, di fatto, il riscontro pi\u00f9 autorevole per poter impostare correttamente una \u201cfedelt\u00e0\u201d alla tradizione media<\/span><span>ta anche dalla<\/span><span> \u201ctraduzione\u201d. <\/span><span>Illudersi che il \u201ctradurre\u201d possa essere un \u201catto tecnico\u201d che prescind<\/span><span>a<\/span><span>strutturalmente <\/span><span>dalla competente interpretazione di questa triplice novit\u00e0 \u00e8 una prospettiva tanto ingenua quanto nostalgica, che non pu\u00f2 pi\u00f9 avere alcun senso <\/span><span>in futuro<\/span><span>. I tre livelli su cui \u00e8 messa alla prova una \u201cteoria della traduzione\u201d costituiscono \u2013 non a caso \u2013 <\/span><span><i>i punti-chiave del testo di SC<\/i><\/span><span>. <\/span><span>Potremmo dire che una teoria come quella di LA \u00e8 derivata \u2013 oltre che dalla reazione agli abusi \u2013 da una <\/span><span>profonda <\/span><span>dimenticanza del testo di SC<\/span><span><i>. <\/i><\/span><span>LA<\/span><span><i>, <\/i><\/span><span>diversamente da<\/span><span><i> C<\/i><\/span><span><i>omme le Prevoit<\/i><\/span><span><i>, <\/i><\/span><span>pretende di poter cogliere e custodire<\/span><span>una<\/span><span><i> autenticit\u00e0 liturgica <\/i><\/span><span>indipendentemente dalla<\/span><span><i> svolta pastorale <\/i><\/span><span>del Concilio Vaticano II<\/span><span><i>. Essa <\/i><\/span><span><i>presume di stare<\/i><\/span><span><i> nella tradizione indipendentemente dal tradurre, ex auctoritate e \u201cdi per s\u00e9\u201d<\/i><\/span><span>. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Invece il testo di SC \u2013 tanto spesso citato a parole, ma nei fatti quasi dimenticato &#8211; impone di non poter proporre questa soluzione semplicistica al problema particolare del tradurre e alla questione generale della liturgia. E lo fa indicando tre elementi nuovi di cui occorre tener conto:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; una diversa <i>\u201cdefinizione di liturgia\u201d<\/i>, che in quanto \u201c<em>actio sacra<\/em>\u201d non sia mai riducibile a \u201c<em>ritus servandus<\/em>\u201d; la natura \u201csimbolico rituale\u201d della liturgia, sulla cui comprensione questi 50 anni, grazie alla Riforma Liturgica, hanno acceso il comune interesse, ci ha permesso di condurre una riflessione sul \u201clinguaggio\u201d che pu\u00f2 orientare diversamente le priorit\u00e0 e le interrelazioni tra diversi codici comunicativi;<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; un diverso <i>\u201cparadigma partecipativo\u201d<\/i>, che superi le forme individualistiche e cerimonialistico-esteriori di delega al sacerdote di un atto \u201ccui assistere\u201d, recuperando invece una comprensione \u201cmultimediale\u201d dell\u2019azione rituale e uscendo da modalit\u00e0 troppo intellettualistiche e funzionalistiche di \u201cassistenza intelligente\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; un necessario <i>\u201cprocesso di Riforma liturgica\u201d<\/i>, che consenta ai testi rituali e alle sequenze celebrative di non ostacolare, ma anzi di favorire tanto la nuova esperienza del rito cristiano quanto le forme corporee di partecipazione ad esso. Di questo processo fa parte quel <i>vertere<\/i>(tradurre) che non si lascia determinare semplicemente come una \u201ctecnica di trasposizione\u201d, ma implica costitutivamente una interpretazione non solo intelligente, ma emozionata e sensibile.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0La \u201cquestione del tradurre\u201d \u00e8 sorta all\u2019interno di questo grande atto di ripensamento della tradizione. Essa \u00e8 parte costitutiva dell\u2019atto riformatore. Se viene proposta una \u201cteoria del tradurre\u201d che <i>smentisce la \u201csvolta pastorale\u201d<\/i>, che propone una esperienza di tradizione che non ha bisogno di un \u201cnuovo rivestimento\u201d per accedere alla propria sostanza, ma <i>che ha immediatamente rapporto con la <\/i><i>propria <\/i><i>sostanza<\/i>, in una lingua che si \u00e8 immunizzata una volta per tutta dalla storia, allora \u00e8 evidente che tutti gli altri elementi che qualificano tale svolta vengono travolti o rimossi o comunque compromessi.<\/p>\n<p align=\"justify\">E\u2019 un trucco molto semplice, ma troppo facilmente smascherabile, quello di irrigidire il rapporto con il \u201ctradurre\u201d per impedire che ognuno di questi tre livelli citati \u2013 la nuova nozione di liturgia, la nuova forma di partecipazione e la riforma dei riti &#8211; venga seriamente sottoposto non all&#8217;arbitrio dei singoli, ma alla necessaria \u201csvolta pastorale\u201d: questo \u00e8 il cuore del Concilio Vaticano II, che ha nella sua qualit\u00e0 di \u201cevento linguistico\u201d la caratteristica forse pi\u00f9 decisiva.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Cfr. <span>G. A. Lindbeck, <\/span><span><i>La natura della dottrina. Religione e teologia in un\u2019epoca postliberale<\/i><\/span><span>, Torino, Claudiana, 2004 (<\/span><span>l\u2019edizione originale \u00e8 <\/span><span>del 1984). <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> <span>La citazioni di S. Gerolamo \u00e8 tratta da<\/span><span> Paolo VI, <\/span><span><i>Discorso ai partecipanti<\/i><\/span><span>, <\/span><span>e citata <\/span><span>in <\/span><span>F. <\/span><span>Pieri, <\/span><span><i>Sangue versato per chi?<\/i><\/span><span>, 163. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> <span>Per una presentazione pi\u00f9 ampia di questi \u201ctre stili\u201d cfr. A. Grillo, <\/span><span><i>Introduzione alla teologia liturgica. Approccio teorico alla liturgia e ai sacramenti cristiani<\/i><\/span><span>, Padova, EMP-Abbazia S. Giustina, 2011, 539-551, sotto il titolo <\/span><span><i>Il Concilio Vaticano II \u2018sub specie liturgica\u2019: tre diverse prospettive di lettura della liturgia (oggettiva, soggettiva e intersoggettiva<\/i><\/span><i>.\u00a0<\/i><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Nella nuova fase di confronto ecclesiale intorno alle \u201ctraduzioni liturgiche\u201d, provo ad isolare tre livelli diversi della questione. Ad ognuno di essi corrisponde una diversa \u201cdefinizione di liturgia\u201d, un diverso \u201cparadigma partecipativo\u201d e un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11510"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11510"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11510\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11515,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11510\/revisions\/11515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}