{"id":11441,"date":"2017-01-13T10:50:55","date_gmt":"2017-01-13T09:50:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11441"},"modified":"2017-01-13T10:50:55","modified_gmt":"2017-01-13T09:50:55","slug":"il-giornalista-i-segreti-e-il-lavoro-del-teologo-sulla-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-giornalista-i-segreti-e-il-lavoro-del-teologo-sulla-realta\/","title":{"rendered":"Il giornalista, i segreti e il lavoro del teologo sulla realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/translate2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11442\" alt=\"translate\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/translate2.jpg\" width=\"275\" height=\"184\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel suo post del giorno 11 gennaio, Sandro Magister mi cita alla fine di una spystory. Io vorrei distinguere bene tra il mestiere del giornalista e quello del teologo. Il giornalista pu\u00f2 rivelare cose segrete, pu\u00f2 denunciare ingiustizie, pu\u00f2 costruire complotti. Ma deve accettare che esista la realt\u00e0. Di questa si occupa il teologo, o almeno cerca di farlo. La questione seria, che oggi viene affrontata anche dalla Congregazione del Culto \u2013 a quanto risulta da ci\u00f2 che scrive Magister \u2013 \u00e8 di rendere possibile la traduzione nella Chiesa. Io, nel mio lavoro, da circa un anno, con l\u2019aiuto di altri teologi pi\u00f9 esperti di me, ho sollevato alla luce del sole una questione, che pu\u00f2 e deve essere discussa all\u2019aperto, nelle aule scolastiche, nelle accademie, sulle riviste. Io sono sempre stato per questa via. Non ho mai imparato e non imparer\u00f2 mai il mestiere del \u201cpesce in barile\u201d. &#8220;Liturgiam authenticam&#8221; \u00e8 un documento teologicamente e pastoralmente errato e insostenibile. Magister cita il mio testo di febbraio scorso. Lo ripropongo qui, perch\u00e9 la questione \u00e8 seria. E non \u00e8 affatto segreta. N\u00e9 deve restarlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">La traduzione \/tradizione impossibile: i punti ciechi di \u201cLiturgiam authenticam\u201d<\/span><\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #bbbbbb\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><i>Pubblicato il\u00a07 febbraio 2016\u00a0nel blog:\u00a0<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #999999\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><i><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/come-se-non\/\">Come se non<\/a><\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Al di fuori degli ambienti strettamente \u201cliturgici\u201d \u00a0sfugge a molti un problema che \u00e8 sorto, all\u2019interno della tradizione cattolica, proprio all\u2019inizio del nuovo millennio. Nel 2001, infatti, la Congregazione per il Culto divino ha emanato la V Istruzione per la attuazione della Riforma Liturgica, che porta il titolo \u201cLiturgiam Authenticam\u201d. Questa istruzione si occupa essenzialmente di una questione: ossia di stabilire i \u201ccriteri\u201d per una traduzione dal latino alle diverse lingue parlate nella Chiesa cattolica.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Per capire meglio, facciamo una<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>breve storia<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0del dibattito e della prassi intorno al \u201ctradurre ecclesiale\u201d<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>1. Una breve storia<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Subito dopo la approvazione del testo di Sacrosanctum Concilium, per attuare i nn. 36 e seguenti, dedicati propriamente alla \u201clingua liturgica\u201d, si apr\u00ec un grande cantiere, per consentire il grande lavoro che avrebbe dovuto dare, a tutta la Chiesa, nelle sue diverse espressioni linguistiche, un grande numero di nuove traduzioni, da usare per la celebrazione di tutti i sacramenti e della liturgia.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Era evidente che la comunione doveva pensarsi, da l\u00ec in poi, come garantita dal tradurre, non da una lingua illusoriamente comune.\u00a0<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Ci\u00f2 che \u00e8\u00a0\u00a0\u201ccomune\u201d non \u00e8 il latino, ma la possibilit\u00e0 di tradurre da lingua a lingua<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>. Questo \u00e8 il \u201cnovum\u201d su cui, dal 1963, si comincia a riflettere ufficialmente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Il grande testo, che costitu\u00ec il primo punto di sintesi, fu\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>Comme le pr\u00e9voit<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0(1969), scaturito dal confronto internazionale e da Congressi dedicati a creare una serie di criteri e di esemplificazioni, utili per il lavoro di differenziazione e di uniformazione delle diverse traduzioni. Nel 2001, la V Istruzione per la attuazione della Riforma Liturgica, a pi\u00f9 di trent\u2019anni da quel testo, ritorna sul medesimo tema, ma con una diversa prospettiva, con restrizioni assai forti nel concepire il rapporto tra lingua latina e lingue vernacole. Se analizziamo brevemente il cuore di questi due diversi documenti, essi attestano non semplicemente\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>diverse opzioni teoriche nell\u2019ambito dei criteri di traduzione<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>, ma una coscienza profondamente diversa della \u201csfida\u201d che il tradurre rappresenta per la tradizione.\u00a0<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Da una iniziale consapevolezza della articolazione e della complessit\u00e0 del compito, si \u00e8 regrediti alla illusione di poter \u201ccontrollare\u201d le traduzioni con un modello dottrinale, retorico e persino grammaticale costituito da una lingua \u201cnon pi\u00f9 viva\u201d. Questo \u00e8 il principio teorico di una \u201cparalisi\u201d che da 15 anni ha progressivamente interessato tutto il corpo ecclesiale sul piano del \u201ctradurre\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0Analizziamo meglio i due documenti:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\">\u00a0<span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>&#8211;\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>Comme le pr\u00e9voit<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0(1969)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\">\u00a0<span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>E\u2019 un documento assai articolato, che alla lettura di oggi appare il frutto di un primo grande sforzo per fornire alla grande fatica del \u201ctradurre ecclesiale\u201d alcune coordinate essenziali, ma irrinunciabili. Certo, alla luce di tutto quanto si \u00e8 scoperto nei 40 anni successivi non si pu\u00f2 negare che manchi di tutta una serie di consapevolezze che oggi abbiamo potuto maturare, non solo grazie a nuovi studi, ma anche grazie all\u2019esperienza che abbiamo fatto nel tradurre e nell\u2019impiegare nel culto le nostre traduzioni. Esso resta, a mio avviso, la base buona per un approfondimento ulteriore e per un vero arricchimento della tradizione nel confronto con \u201cnuove culture\u201d portate dalle lingue vernacole.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\">\u00a0<span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>&#8211;\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>Liturgiam authenticam<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0(2001)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Questo testo pretende, esplicitamente, di cambiare direzione, di invertire la rotta. Sembra diffidare delle lingue vernacole e confidare soltanto nella possibilit\u00e0 di una \u201ctrasposizione dal latino\u201d nelle lingue dei \u201cbarbari\u201d.\u00a0<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Nella storia della Chiesa mai si erano assunte posizioni cos\u00ec autoritativamente drastiche e cos\u00ec argomentativamente rozze, oltretutto senza alcuna motivazione portante, ma soltanto con giustificazioni di carattere amministrativo e burocratico<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>. Manca in ogni caso tutta la articolazione che il documento del 1969 offriva con grande ricchezza, anche se aggiornata soltanto all\u2019immediato preconcilio.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Per ovviare agli \u201cabusi\u201d che l\u2019esperienza ha presentato negli anni successivi la strada obbligata sarebbe stata quella di \u201cproseguire integrando\u201d, piuttosto che quella di \u201cinvertire negando\u201d. Al problema reale non si pu\u00f2 rispondere con una soluzione cos\u00ec drastica da compromettere del tutto ogni possibile traduzione e di fatto bloccando il sistema.<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #444444\">\u00a0<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>2.\u00a0La questione centrale: una riduzione delle lingue a strumenti della dottrina<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>In LA appare, in qualche modo, la certezza \u2013 che rasenta talora la illusione \u2013 che la lingue moderne, le lingue vernacole, possano\/debbano essere semplicemente il \u201ccalco\u201d della lingua latina, della quale si assume la \u201cnormativit\u00e0\u201d a livello liturgico. Vi \u00e8 persino la \u201cpretesa\u201d di bloccare le lingue moderne mediante il \u201cglossario\u201d del Catechismo della Chiesa Cattolica! Ci\u00f2 che \u00e8 \u201cdottrinale\u201d, assunto dagli schemi catechistici, pretenderebbe di essere \u201cnormativo\u201d per la stesura delle traduzioni dei testi liturgici.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Si consideri, ad es., il modo con cui LA\u00a0indica<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>la necessit\u00e0 che, nella traduzione, \u201cil genere letterario e retorico dei vari testi della liturgia romana deve essere conservato\u201d. E\u2019 assai curioso che ci\u00f2 che \u00e8 tipico di una modalit\u00e0 \u201cespressivo\/esperienziale\u201d di un ambito linguistico \u2013 ad es quello latino-romano \u2013 sia assunto quasi come un modello espressivo che si dovrebbe imporre alle altre espressioni linguistiche. Ma le lingue non rispondono alla autorit\u00e0 ecclesiale. Hanno una \u201cpropria\u201d autorit\u00e0, che deve essere rispettata ed ascoltata<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>. Questa pretesa di LA \u2013 a met\u00e0 tra ingenuit\u00e0 e arroganza \u2013 rivela una comprensione \u201cstrumentale\u201d e, insieme, monumentale, della lingua. Ci\u00f2 che conta, in fondo, in questa prima forma di approccio \u2013 che in fondo troviamo espressa con questa superficialit\u00e0\u00a0soltanto dal 2001 in qua \u2013 \u00e8 la\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>corrispondenza formale, verbale e sintattica, che deve essere perseguita nel modo pi\u00f9\u00a0rigido<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>possibile<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>.\u00a0<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Gi\u00e0 Girolamo era consapevole che questa, come tale, non \u00e8 una soluzione. Egli diceva che nel tradurre: \u201cSe seguo parola per parola, non ha senso; se sono costretto a cambiare l\u2019ordine del testo o le sue espressioni, mi sembra di essere infedele al mio compito di traduttore\u201d<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>In realt\u00e0 il discorso che viene proposto da LA trova la sua giustificazione come opposizione ad una \u201cteoria liberale\u201d del tradurre, che viene espressa con molta forza al n. 19 di LA: \u201cLe parole della Sacra Scrittura, come pure le altre che vengono pronunciate nelle celebrazioni liturgiche [&#8230;] non vanno considerate in primo luogo come se fosse quasi lo specchio della disposizione interiore dei fedeli; esse esprimono delle verit\u00e0 che superano i limiti imposti dal tempo e dallo spazio\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>E\u2019 evidente, quindi, che la \u201cratio\u201d del documento LA sta in una reazione apologetica rispetto ad una \u201cderiva\u201d post-conciliare, percepita come \u201csoggettivismo e relativismo liberale\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>A questo proposito si possono fare due osservazioni:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>non vi \u00e8 dubbio che il rischio di \u201ctraduzioni troppo libere\u201d possa aver segnato la produzione di testi successivi a \u201cComme le pr\u00e9voit\u201d e che\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span><i><b>fosse necessario richiamare le singole Conferenza episcopali ad una maggiore attenzione<\/b><\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>d\u2019altra parte, una risposta che pretenda di riportare ordine nella liturgia romana riconducendo la pluralit\u00e0 delle lingue a semplici \u201cstrumenti\u201d per la comunicazione delle \u201cres\u201d dette e pensate in latino, questo mi pare, francamente, un\u00a0<b>rimedio peggiore del male,\u00a0poich\u00e9 porta a una totale paralisi della tradizione<\/b><i><b>.<\/b><\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>La\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>diagnosi\u00a0proposta da LA,<\/i><\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0per quanto esasperata e resa quasi apocalittica, pu\u00f2 avere una sua pertinenza. Ma la\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>terapia<\/i><\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>\u00a0proposta \u00e8 priva sia di fondamento teorico, sia di vera praticabilit\u00e0. L\u2019esito \u00e8 che i testi prodotti secondo questo criterio \u201crassicurante\u201d risultano di fatto inutilizzabili nelle lingue vive<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>. E ne deriva che le lingue vive, proprio per questo, rivendichino a loro volta, a causa di questa impostazione, una autonomia ancora maggiore. Il che, d\u2019altra parte, \u00e8 incluso nella valutazione originaria della \u201cmediazione linguistica della fede\u201d, che non pu\u00f2 essere sequestrata da un\u2019unica tradizione, per quanto antica e autorevole.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><b>3. Prospettive di soluzione<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Ad una prima valutazione dobbiamo subito riconoscere che il passaggio tra i due documenti \u00e8 assai brusco, e si pu\u00f2 intendere da un lato come un passaggio del tutto \u201cfisiologico\u201d, ma dall\u2019altro come l\u2019affacciarsi di un processo \u201cpatologico\u201d, nel quale \u00e8 giunto ad ammalarsi il rapporto stesso tra Chiesa e cultura, con la presunzione di poter decidere \u201cautoreferenzialmente\u201d lo sviluppo della tradizione. LA, nel tentativo di superare alcuni abusi obiettivi, finisce con il peggiorare le cose, negando il presupposto della necessit\u00e0 del rapporto con la cultura, che la \u201csvolta pastorale\u201d del Concilio Vaticano II ha reso irreversibile nella storia della Chiesa. LA \u00e8 quasi una sorta di \u201cribellione\u201d contro questa logica \u201cdialogica\u201d che il concilio ha reso del tutto irreversibile. Possiamo dedurne che:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>&#8211; del tutto normale \u00e8 la risposta conciliare, come \u201cesperienza\u201d della complessit\u00e0 di una \u201ccomunione nella differenza\u201d. Essa, evidentemente, corre anche dei rischi. E\u2019 del tutto naturale che, dopo \u201cComme le pr\u00e8voit\u201d dovessero sorgere nuove istanze, problematiche prima ignote, prospettive integrative e anche revisioni di criteri da precisare e da approfondire. Ma tutto questo resta una dinamica assolutamente fisiologica in un percorso di \u201caggiornamento\u201d;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>&#8211; assai anormale \u00e8 invece la risposta \u201cpreter-conciliare\u201d, ossia una risposta alla \u201cquestione della lingua\u201d come se il Concilio non ci fosse stato e la sua svolta pastorale fosse puramente ipotetica. LA sembra completamente dimenticare che, in questi 50 anni, sono nati numerosi \u201ctesti originali in lingua vernacola\u201d, che costituiscono il frutto di una nuova coscienza e di nuove generazioni, di nuove esperienze di nuove narrazioni: dimenticare ci\u00f2 significa quasi immunizzarsi dalla storia, rifiugiarsi in un passato idealizzato e coltivare nostalgie, che diventano -inevitabilmente \u2013 una forma di \u201cviolenza sulla storia\u201d dovuta ad un eccesso di autoreferenzialit\u00e0.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><b>4. \u201cLiturgiam autenticam\u201d\u00a0\u201c<i>contiene\u201d e \u201canticipa\u201d Summorum Pontificum<\/i><\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Per concludere vorrei riprendere il \u201cdisegno\u00a0autoreferenziale\u201d che ha comandato LA: ossia quello di tornare a\u00a0quanto\u00a0\u201cprevede SC 36\u201d, ma facendo come se il Concilio \u2013 ossia come se la \u201csvolta pastorale\u201d che lo giustifica \u2013 non ci fosse mai stato. Vi \u00e8, in effetti, pi\u00f9 di un indizio che pu\u00f2 farci propendere per questa ipotesi. Il pi\u00f9 sorprendente\u00a0si trova\u00a0proprio nel numero 2 del documento LA, dove troviamo la frase:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #444444\">\u201c<\/span><\/em><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span>Exinde,\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span><i><b>Summorum Pontificum cura<\/b><\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span>, magnum opus instaurandi libros liturgicos Ritus romani coepit initium\u2026\u201d<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #444444\">\u00a0<\/span><\/em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Il Motu Proprio di 6 anni successivo, che avrebbe dato inizio al rischioso parallelismo tra rito ordinario e rito straordinario \u00e8, di fatto, contenuto, non solo nello spirito, ma addirittura nella lettera di LA, ossia\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>all\u2019interno di questa indiretta negazione non certo del Concilio, ma proprio della sua giustificazione pastorale<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Una delle ambizioni di LA veniva cos\u00ec affermata: \u201cLa presente istruzione prelude \u2013 cercando di prepararla \u2013 una nuova stagione di rinnovamento\u2026\u201d. Questa asserzione assomiglia molto a quelle \u2013 ad essa contemporanee e anche successive \u2013 intorno alla esigenza di un \u201cnuovo movimento liturgico\u201d, ossia l\u2019auspicio di un movimento liturgico che possa garantire alla navicella della Chiesa di rispondere ad un \u201csolo ordine\u201d: \u201cmacchine indietro tutta\u201d!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Oggi, a distanza di 15 anni \u2013 ma, in fondo, era facile prevederlo gi\u00e0 15 anni fa \u2013 \u00e8 del tutto evidente che \u201cuna nuova stagione di rinnovamento\u201d sar\u00e0 possibile soltanto superando le contraddizioni e le ingenuit\u00e0 nostalgiche di questo atto di interruzione della \u201csvolta pastorale\u201d iniziata con il Concilio Vaticano II.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Anche in liturgia vale ci\u00f2 che P. Beauchamp diceva, delle Scritture, ossia che \u201cla loro verit\u00e0 non sta dietro, ma davanti ad esse\u201d. Una VI Istruzione dovrebbe aver chiara, anzitutto, questa bella immagine:\u00a0<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>in liturgia la verit\u00e0 sta anche sempre davanti, non solo dietro; sta anche nel destinatario, non solo nella fonte; sta anche nel dono dello Spirito alla Chiesa e non solo nella istituzione originaria del testo storico.<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>La tradizione ha bisogno di traduzione vere \u2013 inevitabilmente rischiose: non pu\u00f2 vivere di calchi impossibili e autoreferenziali di una lingua che non \u00e8 pi\u00f9 alla base della esperienza dei popoli cristiani.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #444444\">\u201c<\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Liturgiam authenticam\u201d, assumendo l\u2019autorit\u00e0 solo del passato, ha reso il presente e il futuro impossibili.\u00a0<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Una Chiesa \u201cin uscita\u201d deve quanto prima rimediare a questo chiavistello che spranga la porta sul futuro.<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo post del giorno 11 gennaio, Sandro Magister mi cita alla fine di una spystory. 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