{"id":11409,"date":"2016-12-19T19:45:06","date_gmt":"2016-12-19T18:45:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11409"},"modified":"2016-12-19T19:45:37","modified_gmt":"2016-12-19T18:45:37","slug":"paolo-prodi-un-dossettiano-libero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/paolo-prodi-un-dossettiano-libero\/","title":{"rendered":"Paolo Prodi, un &#8220;dossettiano&#8221; libero"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-19-alle-19.44.06.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-11410 alignleft\" alt=\"schermata-2016-12-19-alle-19-44-06\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-19-alle-19.44.06-300x165.png\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-19-alle-19.44.06-300x165.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-19-alle-19.44.06.png 861w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sabato \u00e8 mancato Paolo Prodi.\u00a0Ha lasciato opere fondamentali sul rapporto tra Stato, potere e religione. Nel numero 2\/2016 di \u00abMunera\u00bb ho recensito l&#8217;ultima fatica che ricostruisce il suo rapporto con Giuseppe Dossetti e con le officine bolognesi.<\/p>\n<p>Il professor Prodi, anche in questo libro, ha dimostrato l&#8217;acutezza del maestro nel rileggere gli avvenimenti del dopoguerra, in ambito ecclesiale e sociale, e la libert\u00e0 che ha contraddistinto il suo cammino intellettuale.<\/p>\n<p>Qui la recensione:<\/p>\n<blockquote><p>Paolo Prodi, <i>Giuseppe Dossetti e le officine bologne<\/i>si, Il Mulino, Bologna 2016.<\/p>\n<p>Giuseppe Dossetti \u00e8 stato una delle figure pi\u00f9 rilevanti del Novecento italiano. In ogni campo di azione e di pensiero che nella sua vita ha coltivato \u2013 accademico, politico, ecclesiale e spirituale \u2013 ha lasciato una traccia profonda. Non sorprende pertanto che, a vent\u2019anni dalla scomparsa (15 dicembre 1996), si intensifichino gli scritti scientifici e le testimonianze attorno alla figura del monaco di Montesole. Il libro di Paolo Prodi per\u00f2 non \u00e8 n\u00e9 una biografia di Dossetti, n\u00e9 il tentativo di una autobiografia a partire dall\u2019incontro con il suo antico maestro. Nelle pagine dello storico bolognese si legge una \u00abtestimonianza\u00bb sincera e documentata del rapporto con Giuseppe Dossetti e del percorso di un apprendista in bottega, di un intellettuale acuto a contatto con le officine di Bologna che hanno animato la cultura dello secolo scorso. Il libro \u00e8 un utile strumento, a partire dalla vicenda biografica dell\u2019autore, per comprendere l\u2019evoluzione delle strutture culturali che si sono succedute nel capoluogo emiliano a partire dal \u00abCentro di documentazione\u00bb in via San Vitale, prima officina fondata da Dossetti nel 1952. L\u2019officina \u2013 pensata dal politico democristiano che da poco aveva abbandonato la scena pubblica \u2013 era una <i>comunit\u00e0 di destino<\/i> che, almeno nell\u2019idea originaria, doveva collocarsi tra le comunit\u00e0 <i>primarie <\/i>(che attenevano alla \u00abvocazione celeste\u00bb) e quelle <i>di operazione <\/i>(cooperative, partiti). Una comunit\u00e0 dunque che fosse \u00abdi operazione\u00bb e \u00abdi essere\u00bb perch\u00e9 per i partecipanti si trattava di \u00abmettere in comune tutta la propria vocazione storica in questo <i>con-sortio<\/i>\u00bb (p. 164). L\u2019officina bolognese era una tappa del lungo processo di gemmazione di attivit\u00e0 e organizzazioni che caratterizz\u00f2 la giovinezza di Dossetti. Si pensi, ad esempio, a quella \u00abcomunit\u00e0 di convivenza\u00bb che fu la comunit\u00e0 del Porcellino, fucina dei lavori della Costituente e della rivista \u00abCronache sociali\u00bb. Il laboratorio bolognese nacque da uno scarto esistenziale, connotato dal distacco dalla vita accademica e politica; un momento di revisione di vita che porter\u00e0 l\u2019ex vicesegretario della DC a fondare, nella primavera del 1955, una comunit\u00e0 religiosa e nel 1959 a chiedere l\u2019ordinazione sacerdotale. Al centro di questa nuova fase della vita di Dossetti ci sono le riflessioni sulla \u00abcultura della crisi\u00bb. Il mondo dopo il secondo conflitto mondiale era entrato in una crisi strutturale di cui non si scorgevano, secondo Dossetti, neppure i tratti e di fronte al quale \u00able scienze dell\u2019uomo\u00bb non sapevano dare risposte. Vista la \u00abcatastroficit\u00e0 del sistema sociale\u00bb e la \u00abcriticit\u00e0 del sistema ecclesiale\u00bb, non si poteva far altro che ricorre alla storia \u2013 superando lettura giuridica che fino ad allora era prevalente nel canonista reggiano \u2013 quale \u00abstrumento indispensabile per comprendere la dialettica tra la parola di Dio e la parola degli uomini, ovvero la strada per il superamento del blocco costituito da una teologia sistematica sempre pi\u00f9 lontana dalla vita e da un diritto canonico anch\u2019esso irrigidito in una prassi distaccata dalla radici spirituali e teologiche\u00bb (p. 22). Dallo studio della storia nasce ed evolve la relazione complessa tra i due protagonisti del libro: Prodi entra a fare parte di quella prima officina bolognese, ma se ne distanzia poco dopo per l\u2019ambiguit\u00e0 della missione; si riavvicina ad essa con l\u2019avventura del Concilio Vaticano II, ma \u2013 pur attribuendo al Centro un notevole ruolo durante i lavori dell\u2019assise \u2013 non condivide una successiva cristallizzazione dei risultati ottenuti. \u00c8 nella ricostruzione di questo rapporto che l\u2019intreccio tra lo storico e il protagonista non si pu\u00f2 districare e Prodi, con grande limpidezza e libert\u00e0, fa trasparire una lettura di quegli anni non priva di asprezze. Fin dal titolo l\u2019autore marca una distanza esplicita da un altro volume \u2013 pubblicato nel 2004, a cura di Giuseppe Alberigo \u2013 nel quale si declinava al singolare l\u2019officina bolognese, sottolineando la continuit\u00e0 del progetto dagli inizi fino all\u2019attuale assetto della Fondazione per le Scienze Religiose. Prodi invece imposta le sue memorie e documenti in un\u2019opposta prospettiva: quella di far emergere la pluralit\u00e0 dei cantieri bolognesi riferibili a Dossetti e la \u00abriconversione intellettuale\u00bb di alcuni di questi che \u00e8 avvenuta nei decenni. In questo testo, oltre agli accenni qui proposti, si affrontano molti altri temi: il superamento delle categorie e del pensiero del filosofo francese Maritain; il racconto del biennio (1957-58) trascorso a Bonn sotto la direzione dello storico Hubert Jedin nel quale Prodi maturer\u00e0 i suoi principali temi di ricerca; il rapporto con il filosofo Ivan Illich e dell\u2019idea di costituire un\u2019officina a Cuernavaca in Messico; la creazione a Trento dell\u2019Istituto Storico Italo Germanico; il racconto dell\u2019 \u201cultimo\u201d Dossetti (1986-96).<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 una testimonianza preziosa del travaglio di Dossetti e, con lui, di una intera generazione che ha avuto il compito di traghettare la Chiesa e la cultura italiana oltre la modernit\u00e0 e che, in poco meno di tre decenni, ha visto mutare i paradigmi incrollabili che fin ad allora avevano retto la societ\u00e0 politica ed ecclesiale. In questo libro si ritrovano, in radice, i motivi che hanno spinto i due protagonisti \u2013 Dossetti e Prodi \u2013 a vagliare l\u2019intreccio tra Chiesa, storia e potere nel Novecento. Nelle pagine di questa testimonianza \u00e8 racchiuso un ideale passaggio di consegne che invita nuovi artigiani e nuove \u2013 plurali e libere \u2013 officine allo studio della storia \u00abcome chiave interpretativa del presente\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\">Andrea Michieli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato \u00e8 mancato Paolo Prodi.\u00a0Ha lasciato opere fondamentali sul rapporto tra Stato, potere e religione. 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