{"id":11266,"date":"2016-11-12T18:38:18","date_gmt":"2016-11-12T17:38:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11266"},"modified":"2016-11-12T18:38:18","modified_gmt":"2016-11-12T17:38:18","slug":"vederci-chiaro-o-almeno-meglio-con-post-scriptum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/vederci-chiaro-o-almeno-meglio-con-post-scriptum\/","title":{"rendered":"Vederci chiaro, o almeno meglio (con post scriptum)"},"content":{"rendered":"<p>Uscire dalla confusione si pu\u00f2, se si vuole.<\/p>\n<p>Le grandi migrazioni che ci fanno sentire impotenti riproducono la secolare esperienza italiana che Costantino Ianni, studioso brasiliano figlio di italiani, ha documentato fin dal 1963 in <i>Homens sem paz<\/i> [trad.it. <i>Il sangue degli emigranti<\/i>, Milano 1965]. \u00ab<i>L\u2019emigrazione \u00e8 uno dei molti problemi che di solito non vengono studiati con seriet\u00e0 e obiettivit\u00e0, e ponendosi dal punto di vista degli interessi umani e sociali dei milioni di persone che, direttamente o indirettamente, vi partecipano. E ci\u00f2 avviene perch\u00e9 intorno all\u2019emigrazione si sono costituiti e di essa vivono interessi che qualche volta si confondono con quelli dello Stato, abbastanza potenti per imporre limiti alla libert\u00e0 di coloro che conoscono la verit\u00e0 e potrebbero divulgarla. Perci\u00f2 la verit\u00e0, cio\u00e8 i fatti e i rapporti che li legano e danno ad essi significato, sono meno noti di certi luoghi comuni del tutto falsi, come quello secondo cui certi paesi non possono fare a meno dell\u2019emigrazione perch\u00e9 hanno eccedenza di popolazione \u2026 Gli stessi emigrati e i loro discendenti \u2013 centinaia di milioni di persone d\u2019ogni paese \u2013 ignorano cosa c\u2019\u00e8 veramente dietro l\u2019emigrazione, la quale, come \u00e8 stato ampiamente dimostrato, in modi diversi \u00e8 stata una specie di commercio di uomini<\/i>\u00bb [pp. 13-4].<\/p>\n<p>\u00abMa i centri di emigrazione \u2013 nell\u2019ottobre del 1955 abbiamo visitato quello di Milano, in piazza Sant\u2019Ambrogio \u2013 continuano a operare come un mercato nel quale il governo italiano offre allo straniero il frutto dell\u2019\u201desuberanza demografica\u201d del paese, in condizioni che ci rammentano le parole di Luigi Einaudi, scritte a commento delle leggi fasciste del 1931 regolanti le migrazioni interne: \u201cHo vivo il ricordo di un libro sulla schiavit\u00f9 dei negri, nel quale l\u2019incisione riproduce il negriero, il quale palpa le carni e guarda in bocca ai prigionieri africani destinati all\u2019imbarco come schiavi, per assicurarsi se siano sani ed a quale mestiere atti\u201d\u2026\u00bb [p. 19].<\/p>\n<p>Ci sono volute la dichiarazione universale ONU dei diritti dell\u2019uomo del 1948 e la Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo del 1950 per chiarire a tutti che non ci sono schiavi o liberi, ma esseri umani. Il cui commercio, oggi sul libero mercato globale, massimizza per\u00f2 i profitti come pochi altri, inclusa la droga, che va prodotta e distribuita, mentre gli esseri umani, in cerca di dignit\u00e0 e salvezza, basta intercettarli e gestirli a profitto di azionisti privati e pubblici, illegali e legali.<\/p>\n<p>Meno forte dei diritti umani, il denaro \u00e8 in s\u00e9 una potente leva d\u2019azione. Come acqua irrora affari buoni e malvagi, ma fa disastri se il suo corso non \u00e8 regolato. <i>The Economist<\/i> ci aggiorna sul \u00abThe barbarian establishment\u00bb. \u00abIl capitale privato [extra banca e borsa] ha prosperato mentre quasi ogni altra tecnica di business ha avuto problemi. Cosa buona e preoccupante insieme\u00bb. \u00abLe procedure operative del capitale privato \u2013 comprare imprese, far debiti, minimizzare le tasse, tagliare i costi (e strutture e posti di lavoro), ricavarne grosse commissioni \u2013 sono proprio quelle che pi\u00f9 attizzano la collera popolare contro la finanza\u00bb. \u00abSecondo Preqin, centro di ricerca basato a Londra, nel 1980 le imprese private-equity erano 24. Nel 2015 6.628, di cui 620 fondate nell\u2019anno\u00bb [October 22nd-28th 2016, p. 15]. \u00abStrutture che distorcono i benefici a pro dei privilegiati sono sempre soggette alla collera popolare. Ma questa potenziale vulnerabilit\u00e0 \u00e8 anche una fonte di forza. Raccogli i soldi dai grandi ricchi e dai fondi pensione statali e municipali, dai fondi sovrani e dalle universit\u00e0 ricche, e avrai molta influenza\u00bb [p. 18].<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8, da molto tempo. \u00abCruciale \u00e8 l\u2019interrelazione tra ineguaglianza e politica. L\u2019ineguaglianza economica \u00e8 un motivo fondamentale di preoccupazione perch\u00e9 le concentrazioni di benessere e reddito convogliano potere politico e influenza. \u00c8 famosa la battuta di Mark Hanna, senatore USA ottocentesco, che \u201cci sono due cose importanti in politica. Primo il denaro, e non riesco a ricordare la seconda\u201d. La crescita dell\u2019ineguaglianza di reddito post-1980 ha rafforzato l\u2019opposizione alla redistribuzione e l\u2019appoggio a politiche economiche, come la liberalizzazione di mercato, che contribuiscono alla ineguaglianza: \u00e8 in atto un processo cumulativo\u00bb [Anthony B. Atkinson, <b><i>I<\/i><\/b><b><i>N<\/i><\/b><i>EQUALITY<\/i><i>. What can be done?<\/i>, Harvard University Press, 2015, p. 305].<\/p>\n<p>Ma la storia ci dice che \u00e8 l\u2019eguaglianza a funzionare. \u00abLa conquista di una societ\u00e0 meno ineguale nella seconda guerra mondiale e nei successivi decenni non \u00e8 del tutto persa. A livello globale, la grande divergenza tra territori del mondo, connessa alla rivoluzione industriale, si sta chiudendo. \u00c8 vero che dal 1980 abbiamo visto una \u201csvolta di ineguaglianza\u201d e il secolo ventunesimo porta le sfide dell\u2019invecchiamento demografico, del cambiamento climatico e degli squilibri globali. Ma le soluzioni a questi problemi sono nelle nostre mani. Se abbiamo la volont\u00e0 di usare l\u2019attuale maggior benessere per affrontare queste sfide, e accettare che le risorse debbano essere ripartite in modo meno ineguale, abbiamo senza dubbio motivo di ottimismo\u00bb [p. 308].<\/p>\n<p>La libera circolazione di persone e beni ha fatto superare il grande divario e aperto la via politica a una maggiore eguaglianza globale, ma la malizia (di alcuni) e l\u2019ignoranza (di molti) l\u2019ha trasformata da mezzo a fine, in una stagnazione globale che, nata dalla speculazione finanziaria, \u00e8 cresciuta per l\u2019impossibilit\u00e0 politica degli stati nazionali di promuovere l\u2019eguaglianza, perch\u00e9 \u00abl\u2019implicito legame tra allocazione di fondi, investimenti e lo stato crea terreno fertile per la corruzione e il capitalismo clientelare\u00bb [<i>The Economist<\/i>, cit., p. 17]. Il superamento della grande divergenza di sviluppo tra Europa\/Occidente e resto del mondo, prima mistificata come fatto culturale e etnico, genera mutamenti globali che mettono fuori gioco gli stati nazionali, chiusi nei loro confini e interessi, inclusi gli USA, che in questo si sono oggi ricongiunti all\u2019ex-partner-antagonista URSS.<\/p>\n<p>Trump \u00abha subito attirato il voto dei bianchi della classe media e bassa, che appunto sentono il Paese sfuggire loro di mano. [\u2026] Il voto di ieri, quindi, \u00e8 diventato davvero l\u2019ultima occasione per questo gruppo di imporsi e decidere la Casa Bianca. \u00c8 difficile, se le tendenze demografiche in corso continueranno, che l\u2019operazione possa ripetersi fra quattro anni. Nel frattempo, per\u00f2, se la presidenza andr\u00e0 a una persona decisa dai bianchi, e non ci saranno tentativi seri di tendere la mano alle minoranze, le violenze che abbiamo visto dopo Ferguson col movimento \u201cBlack Lives Matters\u201d diventeranno solo l\u2019inizio di una instabilit\u00e0 che rischia di durare a lungo\u00bb [Paolo Mastrolilli, \u00abLa demografia cambia gli Usa. Per i bianchi l\u2019ultima occasione di decidere il Presidente\u00bb, <i>L<\/i><i>A<\/i><i> S<\/i><i>TAMPA<\/i>, 09\/11\/2016, p. 5].<\/p>\n<p>Oggi il pivot \u00e8 l\u2019Europa col suo progetto di pace, dopo due guerre mondiali e una fredda. La sua unione politica esiste da \u00abquando, a partire dal 1938, la Germania impone la sua egemonia all\u2019intera Europa con la sua potenza economica e militare, essa trova dovunque, tra i poteri in carica e le forze sociopolitiche tradizionali, persone pronte a collaborare con i suoi dirigenti alla organizzazione del nuovo ordine europeo (in realt\u00e0 germanico e nazista)\u00bb [Yves Durand, <i>Il nuovo ordine europeo. La collaborazione nell\u2019Europa tedesca (1938-1945)<\/i>, trad.it. Bologna 2002,\u00a0 p. 221]. \u00abNell\u2019ora in cui un diverso ordine europeo prende forma, nuovamente accompagnato per molti dalla speranza della scomparsa definitiva del comunismo, ci auguriamo che gli europei di oggi non dimentichino, dopo due generazioni, che in nessun caso il progetto hitleriano degli anni quaranta pu\u00f2 essere ritenuto un modello precursore, n\u00e9 coloro che accettarono di collaborarvi, in un modo o nell\u2019altro e pi\u00f9 o meno a lungo, possono essere considerati alla stregua di esempi da seguire\u00bb [p. 225].<\/p>\n<p><i>Come <\/i>e non <i>se<\/i> noi europei ci uniamo politicamente \u00e8 la questione-chiave, non solo per noi, perch\u00e9 il ritorno nel mondo di movimenti neonazisti e governi autoritari conferma la lezione appresa a costi disumani nell&#8217;Europa nazista del 1943: il rifiuto \u00abdi uno stato di cose basato sulla unificazione coattiva di una societ\u00e0 disorientata e atomizzata, e sulla conseguente oppressione dell\u2019individuo\u00bb [Burleigh, <i>Il Terzo Reich. Una nuova storia<\/i>, trad. it. Milano 2003, p. 766].<\/p>\n<p>Il futuro oggi si costruisce in Europa, da tre generazioni unita dalla sua stessa storia. Per inciso, col favorevole auspicio di Brexit, problema che con la presidenza Trump evita quello ben pi\u00f9 grave di un insider costretto a giocare tra due sponde.<\/p>\n<p>\u00a0PS. Movimentatissimi, il curriculum imprenditoriale e la piattaforma elettorale di Trump hanno il solo punto certo dell\u2019incontenibile bisogno di denaro, anche perch\u00e9 le tasse ai ricchi diminuiranno. Un dollaro svalutato e un debito federale in crescita esporteranno molti problemi. Ma ci vuole chi paghi e l\u2019Europa \u00e8 la pi\u00f9 ricca dopo gli USA. Invece del trattato di libero scambio transatlantico si profila un fronte anglo-americano-europeo di governi populisti, democrazie illiberali che fabbricano con ogni mezzo maggioranze da scagliare contro minoranze emarginate per averne i beni e distrarre l\u2019attenzione dalle promesse non mantenute. Come gi\u00e0 il nazismo, a opera di movimenti neonazisti. Rimarremo padroni di noi stessi se, nell\u2019area euro, ci daremo finalmente un vero governo europeo, pagandone i costi anche della difesa e sicurezza, con le risorse che un ormai dubbio alleato vuole in nome di interessi comuni che di comune hanno solo il nazionalismo aggressivo. Il rapporto speciale angloamericano, e con Putin, oggi sta in un\u2019Europa divisa e manipolabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uscire dalla confusione si pu\u00f2, se si vuole. 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