{"id":11144,"date":"2016-10-14T11:43:44","date_gmt":"2016-10-14T09:43:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11144"},"modified":"2016-10-14T11:43:44","modified_gmt":"2016-10-14T09:43:44","slug":"what-is-art-for-larte-serve-ancora-a-che-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/what-is-art-for-larte-serve-ancora-a-che-cosa\/","title":{"rendered":"What is art for? L\u2019arte serve ancora? A che cosa?"},"content":{"rendered":"<p><div id=\"attachment_11145\" style=\"width: 226px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/f237c36d1d7a633f19606d64a21c58fe.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-11145\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/f237c36d1d7a633f19606d64a21c58fe-216x300.jpg\" alt=\"Girasole, van Gogh\" width=\"216\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-11145\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/f237c36d1d7a633f19606d64a21c58fe-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/f237c36d1d7a633f19606d64a21c58fe.jpg 505w\" sizes=\"(max-width: 216px) 100vw, 216px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-11145\" class=\"wp-caption-text\">Girasole, van Gogh<\/p><\/div><br \/>\nL\u2019edizione internazionale de Il Giornale dell\u2019Arte, The Art Newspaper fondata a Torino nel 1990 da Umberto Allemandi, ha lanciato in occasione dei suoi 25 anni la domanda What is art for?, che dovrebbe scuotere e far riflettere. Le sono stati dedicati momenti di dibattito al British Museum di Londra, al MoMA di New York, all\u2019Ermitage di San Pietroburgo e, il 6 ottobre scorso, ai Musei Vaticani. \u00c9 stato aperto anche un sondaggio al quale stanno rispondendo i lettori de Il Giornale dell\u2019Arte, utilizzando una cedola allegata al numero di settembre. La domanda, nell\u2019attuale contesto sociale in profonda trasformazione, non \u00e8 banale e c\u2019\u00e8 da sperare che coinvolga molti, che tocchi tutti coloro che frequentano musei e mostre, che visitano citt\u00e0 del mondo, che cercano esperienze di bellezza. <\/p>\n<p>Chiede di portare alla luce, tramite quel for che ne conclude la versione inglese e che indica servizio, utilit\u00e0, riferimento a soggetti che la sperimentano, il senso del fare arte, dopo un secolo e pi\u00f9 in cui si \u00e8 discusso della sua morte, delle sue mille trasformazioni, delle sue ibridazioni con i pi\u00f9 diversi linguaggi. \u00c9 domanda che dovrebbe coinvolgere persone di tutte le et\u00e0 e dei pi\u00f9 vari contesti, che dovrebbe toccare in particolare gli insegnati ma anche i politici e gli amministratori delle citt\u00e0 e che esige risposte semplici e nette.<\/p>\n<p>Da parte mia rispondo cos\u00ec: l\u2019arte \u00e8 necessaria, \u00e8 ancora oggi necessaria, anzi indispensabile, perch\u00e9 \u00e8 il gesto, l\u2019evento, il fatto, l\u2019oggetto, in cui l\u2019uomo parla di s\u00e9 a tutti gli altri uomini e di s\u00e9 dice ci\u00f2 che altrimenti \u00e8 indicibile: la domanda o l\u2019apertura al perch\u00e9 ultimo della sua esistenza nel mondo, del suo venire alla luce dentro un mondo che gli preesiste e che gli offre strumenti e condizioni per esistere e per comprendersi entro un tessuto di relazioni umane che esigono responsabilit\u00e0 e offrono al contempo diritti. <\/p>\n<p>In tutte le sue forme l\u2019arte dice che ognuno di noi \u00e8 costitutivamente \u2018mistero\u2019, che pu\u00f2 essere sondato e persino formalmente racchiuso e fatto mergere in parole, musica, materia, ma mai esaurito una volta per tutte in esse. Non riesco a concepire l\u2019arte al di fuori di una dimensione antropologica strettamente apparentata, forse persino coincidente, con l\u2019umano senso religioso che ci spinge a cercare Dio, a desiderare la vita eterna, ad aspirare a una salvezza che coinvolga tutto, l\u2019intero cosmo, e tutti gli uomini. Non riesco a scindere nettamente le due realt\u00e0: arte e mistero, o meglio: arte e uomo.<\/p>\n<p>Non riesco a concepire la prima come registrazione solo estetica del rapporto umano con la realt\u00e0 intera: l\u2019arte, a mio parere, non mette in gioco un canone gi\u00e0 definito di bello, \u00e8 invece ogni volta sorpresa, scoperta, inimmaginabile rivelazione. Certo, seppur tardi e cio\u00e8 solo a partire dal XVI, anche dell\u2019arte in Occidente di \u00e8 fatto storia, si \u00e8 definito un racconto a tappe, si sono costruite fenomenologie complessive, consentendo continuit\u00e0 e contiguit\u00e0 di esperienze, catalogazioni, valutazioni. Sono di conseguenza sorti i musei e si \u00e8 costituito quello che Malraux ha chiamato \u2018immaginario collettivo\u2019 raccolto nei libri, nelle enciclopedie, oggi in documentazione informatica.<br \/>\nEntro i loro inevitabili limiti strumentali, storie dell\u2019arte e riproduzioni di ogni tipo avvicinano a noi il cammino costituito da un\u2019infinit\u00e0 di momenti, al tempo stesso eredi di quanto gi\u00e0 si era acquisito e comunque sempre nuovi, inediti. Essi squadernano con estrema facilit\u00e0 sotto i nostri occhi una sintesi fra tradizione e novit\u00e0 dell\u2019esperienza umana che di continuo accade. Apprendiamo cos\u00ec, quasi senza accorgercene, che ogni espressione d\u2019arte, ogni suo emergenza \u00e8 costituita da conoscenze tecniche specifiche, da un sapere collettivo, investito da una capacit\u00e0 di sintesi che lo trascende, lo configura in composizione armonica, racconto poetico, figurazione, luogo, e altro ancora, che restituiscono in immagine, in una imago che promette compimento in un anticipo commovente, chi noi siamo come uomini. <\/p>\n<p>L\u2019arte non \u00e8 imago di un destino, lo \u00e8 di un esserci oggi nel mondo cos\u00ec come \u00e8, di una presenza di noi a noi stessi dentro questo mondo che ci stimola a interrogarci sul nostro destino. Per questa ragione e in un certo senso inevitabilmente l\u2019arte non pu\u00f2 scomparire. Per questa stessa ragione essa tende a farsi luce in ogni tempo assumendo materiali e situazioni contingenti. A questo essa serve: a dire che ci siamo e che siamo inevitabilmente, non occasionalmente n\u00e9 tanti meno elitariamente, aperti alle domande pi\u00f9 semplici e pi\u00f9 profonde: chi \u00e8 l\u2019uomo? chi sono io? di cosa si alimenta il mio vivere? Dove devo volgere il mio sguardo perch\u00e9 la mia vita sia carica di senso e davvero mia?<\/p>\n<p>Poich\u00e9, per\u00f2, l\u2019arte non descrive ma provoca vale a dire manifesta qualcosa che accade, poich\u00e9 essa \u00e8 eminentemente dell\u2019ordine dell\u2019agire, del fare, non esiste accademia, contesto privilegiato di cultura, area di saperi che possa imprigionarla a priori nel proprio perimetro. Accade dove accade, e va riconosciuta come tale dove essa ha potuto emergere. Musei, accademie, scuole sono utili come premesse, come terreno di coltura. Sono anzi molto importanti e non solo in questo senso. Dell\u2019arte questi luoghi possono tenere viva la necessit\u00e0 e il rispetto, la storia e la fecondit\u00e0 formativa delle giovani generazioni. Ma la genesi dell\u2019opera d\u2019arte \u00e8 inscritta in modo esclusivo in un talento umano sorgivo che affonda le sue radici nella condizione umana che tutti viviamo, quella di un fragile, temporaneo e misterioso cammino individuale sul pianeta Terra e in un meraviglioso cosmo che sopravanza ogni nostra possibilit\u00e0 di misura.<\/p>\n<p>Una immagine d\u2019arte che dice, meglio e con pi\u00f9 forza, quanto ho tentato di esprimere a fare dell\u2019arte di oggi? Un girasole di Van Gogh, che cerca il sole mentre \u00e8 scosso dal vento della vita che lo circonda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019edizione internazionale de Il Giornale dell\u2019Arte, The Art Newspaper fondata a Torino nel 1990 da Umberto Allemandi, ha lanciato in occasione dei suoi 25 anni la domanda What is art for?, che dovrebbe scuotere e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[215],"tags":[8,243],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11144"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11144"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11144\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11146,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11144\/revisions\/11146"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11144"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11144"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11144"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}