{"id":11088,"date":"2016-09-24T13:46:12","date_gmt":"2016-09-24T11:46:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11088"},"modified":"2016-09-24T13:46:12","modified_gmt":"2016-09-24T11:46:12","slug":"matrimonio-passione-azione-virtu-e-sacramento-la-teologia-dopo-amoris-laetitia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-passione-azione-virtu-e-sacramento-la-teologia-dopo-amoris-laetitia\/","title":{"rendered":"Matrimonio: passione, azione, virt\u00f9 e sacramento. La teologia dopo &#8220;Amoris Laetitia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-multilingue.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11080\" alt=\"al-multilingue\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-multilingue-300x188.png\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-multilingue-300x188.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-multilingue.png 717w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Negli ultimi giorni, come attesta anche il post precedente, una serie di occasioni e di spunti mi hanno condotto a riprendere il nodo centrale della tradizione sul matrimonio, in rapporto alla sua nozione giuridica e dogmatica. Come secondo una armonia nascosta, ieri ho ricevuto, da un gentile collega e frequente interlocutore di questo blog, una domanda, che mi pare del tutto adeguata per suscitare una risposta in cui esporre meglio una serie di questioni che agitano da tempo il corpo ecclesiale, con una urgente esigenza di parole il pi\u00f9 possibile chiare e non banali.<\/p>\n<p>Riporto qui la domanda, del prof. Juan Jos\u00e9 Silvestre:<\/p>\n<pre>Caro Andrea,\r\nLa lettura del tuo articolo mi fa domandarmi, se un matrimonio canonico \u00e8 valido ma i contraenti si divorziano e contragono nozze civilmente questa seconda unione \u00e8 anche matrimonio?\r\nFino adesso proprio perch\u00e9 quella situazione era irregolare, e non costituiva un vero matrimonio visto che i contraenti stavano uniti in un matrimonio precedente e se \u00e8 valido nessuno mi pare lo possa dissolvere, allora erano incoraggiati a lasciare quella unione o, se questo non era possibile, a vivere come fratello e sorella, proprio perch\u00e9 non erano un matrimonio.\r\nAdesso del tuo articolo mi pare capire che anche questa seconda unione \u00e8 matrimonio. Allora cosa succede con il primo matrimonio?\r\nGrazie mille<\/pre>\n<p>Caro Juan,<\/p>\n<p>Per cercare di rispondere alla questione bisogna partire da lontano, ossia da un mondo nel quale il diritto matrimoniale \u00e8 stato elaborato, in larga parte, dalla Chiesa, all&#8217;interno di una societ\u00e0 tradizionale. In questo mondo \u00e8 stata elaborata una raffinatissima teoria del matrimonio, che supponeva un accurato crescendo dalla natura, attraverso la cultura, fino alla fede. La grande teologia e canonistica medievale sapeva bene che diritto e teologia comprendono, con le necessarie differenze, un fenomeno complesso, in cui conta non solo il &#8220;sacramento&#8221;, ma anche la virt\u00f9, la azione e la passione. Potremmo quasi dire che Tommaso riconosce che l&#8217;unirsi e il generare rispondono, contemporaneamente, a logiche naturali, a logiche sociali e a logiche ecclesiali, che si intrecciano con forza, ma non si lasciano mai ridurre le une alle altre.<\/p>\n<p>Con il Concilio di Trento, e solo da allora, al sorgere del mondo moderno, la Chiesa si \u00e8 preoccupata di una &#8220;forma canonica&#8221;, che prima non era richiesta. Questo fenomeno ha introdotto una tendenza che \u00e8 cresciuta lungo i secoli e che ha raggiunto il suo apice con il CjC del 1917. Con esso troviamo la massima forma di identificazione di \u00a0dimensione sacramentale con dimensione civile e dimensione naturale.<\/p>\n<p>Ma proprio in questo passaggio ultimo, accade anche qualcosa di molto grande e di difficile percezione. Proprio nel momento della massima opposizione al &#8220;mondo moderno&#8221;, la Chiesa assume una mentalit\u00e0 moderna nel pensare la &#8220;legge&#8221; non pi\u00f9 come una serie di principi (canoni) da applicare con discernimento, ma come un &#8220;codice di leggi universali e astratte&#8221;. Qui inizia la storia dell&#8217;ultimo secolo, segnata dalla tensione tra &#8220;codice&#8221; e &#8220;canone&#8221;.<\/p>\n<p>Nel frattempo, gi\u00e0 da met\u00e0 800, unione e generazione divengono sempre pi\u00f9 la occasione per contrapporre il disegno di Dio e la volont\u00e0 dell&#8217;uomo: grazia e libert\u00e0 tendono ad una opposizione frontale, suscitata dalla contrapposizione tra Chiesa e stato moderno. Il matrimonio \u00e8, tra i sacramenti, quello che maggiormente soffre di questa scissione, proprio a causa della sua natura composita, come stratificazione insuperabile di natura, cultura e grazia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec unione e generazione appaiono, in modo sempre pi\u00f9 forte, come luoghi di polarizzazione. Da un lato Dio e le Chiesa, dall&#8217;altro gli uomini moderni. Ma questa opposizione fa male al matrimonio. Non permette di comprenderlo nella sua logica pi\u00f9 irriducibile, ossia come grazia naturale e natura graziata. Qui sta il punto che permette di orientare la risposta alla tua domanda. Potrei dire cos\u00ec: i criteri di &#8220;validit\u00e0&#8221; del matrimonio, in base ai quali tu sollevi la domanda, corrispondono ad una operazione di fondamentalismo teologico e di astrattezza e di irrigidimento giuridico &#8211; compiuta dalla dottrina cattolica tra fine ottocento e inizi novecento &#8211; che non corrispondono pi\u00f9 alle esigenze n\u00e9 della esperienza degli uomini, n\u00e9 del Vangelo.<\/p>\n<p>Quando sorse il mondo tardo-moderno, esso contest\u00f2 una Chiesa che si interpretava come &#8220;societas inaequalis&#8221;, basata sulla autorit\u00e0 e sulla tradizione. Con il tempo abbiamo capito che le prime risposte ecclesiali a questa sfida erano profondamente distorte. Imitavano troppo il &#8220;nemico&#8221; per poter risultare davvero convincenti. Oggi possiamo accettare eguaglianza e libert\u00e0 anche con entusiasmo, senza perdere la &#8220;differenza&#8221; che le giustifica e che apre alla fratellanza. Soprattutto nel matrimonio noi possiamo scoprire che per affermare la &#8220;autorit\u00e0 della comunione&#8221; non dobbiamo emarginare eguaglianza e libert\u00e0. Questo richiede oggi di elaborare una pi\u00f9 adeguata dogmatica teologica e giuridica, nella quale la istituzione e la norma divina si compongano meglio con la libert\u00e0 e la uguaglianza umana. Pedagogia del dovere e riconoscimento del diritto debbono trovare nuovi equilibri e nuovi linguaggi. La nostra dogmatica giuridica sul matrimonio \u00e8 stata concepita in e per una &#8220;societas inaequalis&#8221; che resiste solo sul codice, ma non nella realt\u00e0.<\/p>\n<p>Nel dibattito contemporanea giungono a queste conclusioni autori diversi, per cultura e per formazione: segnalo, a titolo di esempio, le belle riflessioni pastorali e giuridiche di Jean-Paul \u00a0Vesco, la lucide considerazioni dogmatiche di Peter Huenermann, le sorprendenti sintesi giuridiche di Carlo Fantappi\u00e9. \u00a0Se la realt\u00e0 \u00e8 superiore alla idea, come afferma papa Francesco in uno dei principi fondamentali di &#8220;Evangelii Gaudium&#8221;, dovremmo elaborare un &#8220;modus cogitandi matrimonium&#8221; che sappia dare la parola alla realt\u00e0 e che non fugga davanti ad essa. Le categorie classiche del diritto canonico &#8211; sia sostanziale sia procedurale &#8211; oggi troppo spesso non risolvono il problema, ma lo rimuovono. Che la &#8220;seconda unione&#8221; sia matrimonio o no, dipende non solo da una diversa nozione di sacramento, ma anche dal modo di comprendere natura e cultura, che in esso sono racchiuse. Ossia dal modo di concepire anche la virt\u00f9, la azione e la passione dell&#8217;amore. Non dimentichiamo che la dimensione della indissolubilit\u00e0 non discende dal sacramento, ma dalla natura e dalla cultura. Oggi, senza rinunciare alla grande vocazione al &#8220;per sempre&#8221;, dobbiamo riconoscere che &#8220;seconde unioni&#8221; sono luoghi di autentica dedizione e comunione. Qui non si tratta di &#8220;dissolvere&#8221; ci\u00f2 che \u00e8 valido, ma di riconoscere che &#8220;non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9&#8221; ci\u00f2 che pure \u00e8 esistito. Siamo di fronte a &#8220;forme di vita&#8221; nuove, a nuove forme di equilibrio tra volont\u00e0 di Dio e libert\u00e0 dell&#8217;uomo, che dobbiamo comprendere e non ridurre a categorie scaturite da (e adeguate a) un mondo precedente.\u00a0Questo \u00e8 uno dei frutti della libert\u00e0 e della eguaglianza moderna. Che non \u00e8 solo negazione di Dio e della Chiesa, ma anche volto nuovo di Dio e della Chiesa. Che non \u00e8 solo penosa divisione, ma anche inattesa fratellanza. Ora dobbiamo saper riconoscere, discernere e accompagnare queste nuove &#8220;forme di vita&#8221; che avevamo liquidato con troppa superficialit\u00e0, mediante l&#8217;utilizzo poco controllato di categorie inadeguate. Dobbiamo farlo senza nuove idealizzazioni, ma anche senza vecchie demonizzazioni.<\/p>\n<p>Su questa strada impervia e meravigliosamente complicata, si \u00e8 avviata con determinazione la Chiesa che si esprime in &#8220;Amoris Laetitia&#8221;. Ora sta a teologi e canonisti liberarsi da categorie inadeguate ed elaborarne di nuove, fedeli alla esperienza degli uomini e al Vangelo (GS 46). Senza il loro contributo di novit\u00e0, la recezione di AL rester\u00e0 molto fragile e troppo faticosa.<\/p>\n<p>Ti saluto di cuore<\/p>\n<p>Andrea<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi giorni, come attesta anche il post precedente, una serie di occasioni e di spunti mi hanno condotto a riprendere il nodo centrale della tradizione sul matrimonio, in rapporto alla sua nozione giuridica e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11088"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11088"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11088\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11094,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11088\/revisions\/11094"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11088"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11088"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11088"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}