{"id":11059,"date":"2016-09-17T00:07:12","date_gmt":"2016-09-16T22:07:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11059"},"modified":"2016-09-17T00:07:12","modified_gmt":"2016-09-16T22:07:12","slug":"ultime-conversazioni-di-j-ratzinger-dal-gusto-della-contraddizione-al-piacere-dellincontro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ultime-conversazioni-di-j-ratzinger-dal-gusto-della-contraddizione-al-piacere-dellincontro\/","title":{"rendered":"\u201cUltime conversazioni\u201d di J. Ratzinger: dal \u201cgusto della contraddizione\u201d al \u201cpiacere dell\u2019incontro\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11060\" alt=\"ratzratz\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che, nel libro uscito il 9 settembre u.s., si possano identificare almeno <b>due <\/b><b>percorsi<\/b> diversi. <b>Da un lato<\/b> una serie di \u201critrattazioni\u201d, con cui J. Ratzinger \u2013 il \u201cterzo\u201d Ratzinger \u2013 torna allo stile degli esordi della carriera teologica, prima che assumesse qualsiasi tipo di \u201cministero pastorale\u201d: ha quindi pienamente ragione Massimo Faggioli nel concludere il suo commento al libro con queste giuste parole:<\/p>\n<div dir=\"ltr\" id=\"primary\" style=\"line-height: 1.5em\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"sub-wrapper\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"block-system-main\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"node-38684\">\n<p>\u201cBenedict does not speak at all of the Bishops\u2019 Synods of 2014 and 2015 or the apostolic exhortation <em>Amoris laetitia<\/em>. Those who were hoping for an intervention by the former pope in the debate on family and the divorced and remarried will be disappointed. If you are one of those traditionalists considering the \u201cschism option\u201d (formally or silently), don\u2019t look to this book for support from Benedict XVI. He now describes himself as a rebel who has always enjoyed contradicting (\u201c<em>die Lust am Widerspruch<\/em>\u201d), and now he has contradicted, and distanced himself from, some of those he appointed and promoted during his thirty-one years in Rome before becoming \u201cemeritus.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"ltr\" id=\"container\" style=\"line-height: 1.5em\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"wrapper\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"primary\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"sub-wrapper\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"block-system-main\">\n<div dir=\"ltr\" id=\"node-38684\">\n<p>(https:\/\/www.commonwealmagazine.org\/blog\/benedict%E2%80%99s-%E2%80%98last-conversations%E2%80%99-reshaping-ratzinger-legacy)<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>E\u2019 vero: J. Ratzinger nel libro ha preso le distanze da alcuni di coloro che negli ultimi trentun anni aveva appoggiato e promosso a Roma, prima di diventare \u201cemerito\u201d.<\/p>\n<p>Ma, pur tenendo conto di questa condizione favorevole di \u201cemerito\u201d &#8211; liberato da ogni diretta responsabilit\u00e0 pastorale e pontificale \u2013 \u00e8 possibile rilevare nel libro <b>un altro versante<\/b> di estremo interesse, utile a comprendere meglio le ragioni che lo hanno portato ad assumere posizioni in campo liturgico di cui la Chiesa continua obiettivamente a \u201csoffrire\u201d, proprio a causa della distanza tra le sue \u201cintenzioni\u201d &#8211; che qui troviamo apertamente riproposte \u2013 e gli effetti non voluti e non considerati. In effetti alle pp. 186-190 troviamo riproposte con sostanziale continuit\u00e0 rispetto al passato le \u201cragioni\u201d che \u2013 ad avviso di J. Ratzinger \u2013 hanno giustificato il MP <i>S<\/i><i>ummorum <\/i><i>P<\/i><i>ontificum<\/i> del 2007. Vorrei presentare qui queste ragioni, con le parole con cui oggi vengono ripetute, insieme alle loro intrinseche debolezze:<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">a) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201cci\u00f2 che <\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">prima era <\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">sacro non pu\u00f2 <\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">diventare da un momento all\u2019altro sbagliato\u201d<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> (190)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Questo assunto, che \u00e8 ben presente fin dall\u2019origine come \u201cmotivazione-chiave\u201d di <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">Summorum Pontificum,<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> appare di una disarmante debolezza. E\u2019 stato \u201csacro\u201d pregare per i \u201cperfidi giudei\u201d? \u00e8 stato \u201csacro\u201d che \u201csolo il prete celebrasse\u201d? \u00e8 stato \u201csacro\u201d ripetere ogni giorno feriale la medesima liturgia della parola? \u00e8 stato sacro recitare il rosario durante la messa? E\u2019 stato \u201csacro\u201d spostare la comunione dopo la fine della messa? Mi chiedo: perch\u00e9 mai qualcuno dovrebbe avere oggi il diritto di \u201crestare fermo\u201d a questa forma del \u201csacro\u201d? Qui il \u201cpiacere della contraddizione\u201d si identifica con la \u201costinazione nel medesimo\u201d. Ostinazione obiettivamente cieca e viscerale, dal momento che pu\u00f2 guardare ad ogni mutamento liturgico come ad una \u201ccatastrofe irreparabile\u201d. Certo, Ratzinger non smentisce mai la Riforma, ma la comprende e la ammette solo in quanto resti \u201csenza effetto\u201d, salvaguardando la \u201csostanza\u201d della liturgia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">b) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201c<\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">E\u2019 importante che si cominci a vedere da dentro ci\u00f2 che \u00e8 la liturgia\u201d<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> (190)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Ecco un secondo aspetto da considerare. Per Ratzinger, anche da \u201cemerito\u201d, la liturgia deve essere colta rigorosamente \u201cda dentro\u201d. Ma qui si pone un secondo problema decisivo. La liturgia non \u00e8 un concetto o una idea: \u00e8 fatta in modo tale che \u201cdentro\u201d e \u201cfuori\u201d non si possono isolare. Solo se posso prescindere dall\u2019esterno, se oso ridurre la liturgia solo ad punto interiore, posso illudermi che la \u201ccontinuit\u00e0\u201d risulti indifferente alle mutazioni esterne. E posso allora sostenere la \u201cirrilevanza\u201d della riforma rispetto alla \u201csostanza\u201d della liturgia. Solo a questo prezzo posso arrivare ad affermare \u2013 con grande gusto per la contraddizione \u2013 la identit\u00e0 del diverso. E a chiedere che \u201cla identit\u00e0 interna dell\u2019altro deve rimanere visibile\u201d (189).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">c) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201c<\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">Adesso non c\u2019\u00e8 un\u2019altra messa. Sono due diverse forme dell\u2019unico e medesimo rito<\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201d<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> (189)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Ma non era stato proprio J. Ratzinger a dire, agli inizi degli anni 80, che la pi\u00f9 grande idea elaborata dalla teologia liturgica nel XX secolo era stata proprio <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">il cambiamento del concetto di forma?<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> Se questo \u00e8 vero, come \u00e8 possibile che ci sia \u201cuna sola messa\u201d in forme tanto diverse? Se la differenza di forme si comprende bene nel divenire della storia, come \u00e8 possibile che possa essere contemporaneamente vigente l\u2019una e l\u2019altra e che ogni prete possa, nella sua singolarit\u00e0, optare per l\u2019una o per l\u2019altra, in modo assolutamente arbitrario, almeno finch\u00e9 vive il rapporto singolare con la liturgia? In questo <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201cdiritto clericale\u201d alla indifferenza per la forma<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> si nasconde la contraddizione pi\u00f9 rischiosa e anche la ostinazione pi\u00f9 \u201cseducente\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">d) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201c<\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">La vecchia liturgia del Venerd\u00ec Santo non \u00e8 davvero accettabile<\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">. <\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">Mi meraviglio che non si sia fatto nulla prima per cambiarla\u201d<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> (186)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Il gusto per la contraddizione conduce anche ad una ricostruzione storica assolutamente paradossale. In effetti, leggendo il resoconto con cui J. Ratzinger presenta la vicenda della \u201cpreghiera per i giudei\u201d, c\u2019\u00e8 da restare letteralmente senza parole. La distorsione dei fatti \u00e8 davvero clamorosa. Non si dice nulla sul fatto centrale: ossia che \u00e8 stato il MP <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">Summorum Pontificum<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> a rendere immediatamente utilizzabile, da tutti i preti, la vecchia formula della \u201c<\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">oratio pro conversione judaeorum<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">\u201d. Nessuno lo aveva pensato prima! Nemmeno il papa di allora! Il quale dice di non avere \u201cnulla\u201d contro la nuova formula del 1970, ma confessa di essersi dedicato in prima persona a formularne una diversa, che non fosse pi\u00f9 quella del 1962, ma che fosse anche diversa da quella del 1970! Nel 2008, quindi, si \u00e8 dedicato tempo e ingegno per introdurre una formula \u201cintermedia\u201d tra quella del 62 e quella 70! E questo atto azzardato sarebbe stato criticato solo \u201cper mala fede\u201d, soltanto per \u201cdistruggere Benedetto XVI\u201d? Il papa emerito, incurante di questi fatti che pesano come macigni, si attribuisce il merito di aver sostituito la vecchia formula \u201ccon una preghiera migliore per il gruppo ristretto di chi utilizza il messale antico\u201d. In realt\u00e0, si pu\u00f2 affermare esattamente il contrario: che con il MP del 2007 un certo numero di cattolici pu\u00f2 ritenersi pienamente autorizzato ad astenersi dal pregare secondo la formula comune, rinunciando pericolosamente alla pienezza del rispetto e del riconoscimento tra \u201cfratelli minori e maggiori\u201d. La mancata considerazione di questa prospettiva \u00e8 pastoralmente un piccolo grande dramma di insensibilit\u00e0 e di autoreferenzialit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>e) <i>\u201c<\/i><i>In Germania alcune persone cercano da sempre di distruggermi\u201d<\/i> (187)<\/p>\n<p>A onor del vero va aggiunto un aspetto curioso: tutto questo \u201cdramma\u201d sarebbe solo frutto di una \u201cmontatura dei teologi tedeschi che non mi sono amici\u201d. E\u2019 del tutto singolare che questa delicata vicenda, segnata da una lettura astorica e puramente interiore della tradizione liturgica \u2013 come se 50 anni dopo la riforma si potesse assicurare continuit\u00e0 con un semplice MP \u2013 possa essere ricostruita, nella sostanza, come una questione di \u201cpersonale inimicizia\u201d. La ammissione di \u201cmancanza di relazioni\u201d &#8211; che Benedetto confessa cavallerescamente all\u2019inizio del volume &#8211; qui appare come uno scotto troppo alto che la tradizione liturgica ha dovuto pagare, e che continua a pagare anche oggi, senza che questi motivi abbiano pi\u00f9 alcun fondamento istituzionale, data la condizione di emeritato.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">In conclusione, all\u2019interno di un testo che contiene anche affermazioni sorprendenti, dobbiamo riconoscere con onest\u00e0 che il \u201ctema liturgico\u201d risulta pressoch\u00e9 immutato. E che su questo punto la \u201cteoria\u201d del prof. Ratzinger si \u00e8 presto allontanata dalla realt\u00e0 e continua a farlo, anche dopo la fine delle proprie responsabilit\u00e0 dirette. <\/span><em style=\"line-height: 1.5em\">Tuttavia, la ripetizione di un argomento debole, anche dopo la fine del pontificato che lo ha espresso e utilizzato, non lo rende certo pi\u00f9 forte<\/em><span style=\"line-height: 1.5em\">. La operazione di \u201cliberalizzazione\u201d del \u201crito antico\u201d non solo non \u00e8 giustificata dalla \u201csostanza\u201d della liturgia, o da una liturgia compresa \u201cda dentro\u201d, ma risente pesantemente di opzioni soggettive e di idiosincrasie personali, che hanno appesantito e complicato la gestione concreta della liturgia ecclesiale.<\/span><\/p>\n<p>\u201cDie Lust am Widerspruch\u201d, la \u201cvoglia di contraddire\u201d, ha avuto un prezzo troppo alto per la vita liturgica ecclesiale. A ci\u00f2 occorre porre oggi rimedio senza indugio, perch\u00e9 il \u201cpiacere della contraddizione\u201d ha generato, malgrado le migliori intenzioni, negli ultimi 30 anni, \u201cla negazione del magistero\u201d. E questo non \u00e8 accaduto solo in ambito liturgico, ma anche nelle decisioni sul ministero maschile e femminile, sul modo di considerare e di attuare il Concilio Vaticano II e il suo significato, sulle priorit\u00e0 della identit\u00e0 ecclesiale, sul rapporto della Chiesa col mondo e sul dialogo ecumenico e interreligioso. Questa tensione irrisolta, <i>questa fragilit\u00e0 di argomentazioni accanto ad una certa pre-potenza delle determinazioni<\/i>, appare, nell\u2019ultimo libro, disegnata con profilo chiarissimo, <i>in un misto di disarmata arrendevolezza e di irriducibile <\/i><i>e ostinata <\/i><i>determinazione<\/i>.<\/p>\n<p>Quasi come la cifra di questo approccio irrisolto appare l\u2019ultima parola che chiude questa parte del libro, quando, di fronte alle difficolt\u00e0 di recezione del MP, J. Ratzinger ribadisce, con forza, la \u201cimpotenza papale\u201d, negando per due volte che il papa possa realmente incidere sulla realt\u00e0 liturgica: \u201cNon \u00e8 cos\u00ec\u201d, \u201cCerto, \u00e8 impossibile\u201d (190).<\/p>\n<p>Forse l\u2019irrigidimento maggiore, nella vicenda biografica di J. Ratzinger, \u00e8 dovuto proprio a questa confessata \u201cimpotenza\u201d. Il massimo della sua \u201cpotenza\u201d &#8211; prima come Prefetto e poi come Papa \u2013 si \u00e8 tradotta in una sostanziale impotenza del magistero. Il suo magistero \u00e8 divenuto gradualmente ma irrevocabilmente contraddizione del magistero, quasi gusto e voglia di una assenza di magistero.<\/p>\n<p>Forse in questo modo il \u201cgusto della contraddizione\u201d ha finito sostanzialmente col bloccare il magistero ecclesiale per 30 lunghi anni. La massima affermazione di potere \u00e8 stata forse quella di \u201cnon avere potere\u201d? O, meglio: nella negazione di ogni spazio di movimento per l&#8217;autorit\u00e0 della Chiesa ci si \u00e8 ridotti sempre pi\u00f9 ad una versione autoreferenziale della autorit\u00e0. Che si affermava solo nella negazione di ogni possibile novit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019apparizione di Francesco, restituendo al magistero la sua autorit\u00e0 efficace \u2013 autorit\u00e0 di affermare piuttosto che di contraddire &#8211; ha \u00a0iniziato a superare la contraddizione che paralizza, e ha riaperto la strada alla vita vissuta, alla uscita rischiosa e alla cura senza misura.<\/p>\n<p>Forse questo \u00e8 il motivo centrale e il punto decisivo di fronte al quale anche Benedetto &#8211; proprio lui e senza finzioni &#8211; ha potuto confessare cos\u00ec apertamente \u2013 e quasi spudoratamente &#8211; la sua ammirazione per un Francesco non solo come papa \u201cattivo\u201d, ma anche per il suo lato \u201criflessivo\u201d, nel quale si pu\u00f2 riconoscere che &#8220;la Chiesa \u00e8 in movimento, \u00e8 dinamica, aperta, con davanti a s\u00e9 prospettive di nuovi sviluppi&#8221; (43). Un Francesco che fa prevalere sul negativo della contraddizione il positivo della azione e della affermazione: rispetto al \u201cgusto di contraddire\u201d &#8211; del quale evidentemente non manca nemmeno lui &#8211; \u00a0d\u00e0 il primato al \u201cpiacere di uscire\u201d e al \u201cdesiderio di incontrare\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Non vi \u00e8 dubbio che, nel libro uscito il 9 settembre u.s., si possano identificare almeno due percorsi diversi. Da un lato una serie di \u201critrattazioni\u201d, con cui J. 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