{"id":11009,"date":"2016-08-28T16:47:09","date_gmt":"2016-08-28T14:47:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=11009"},"modified":"2016-08-28T19:09:09","modified_gmt":"2016-08-28T17:09:09","slug":"sui-4-principi-di-papa-francesco-il-dibattito-prosegue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sui-4-principi-di-papa-francesco-il-dibattito-prosegue\/","title":{"rendered":"Sui 4 principi di papa Francesco: il dibattito prosegue"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BergoglioMetro3.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11004\" alt=\"BergoglioMetro\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BergoglioMetro3.png\" width=\"217\" height=\"225\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span><i><b><cite>Nei post precedenti le critiche ai \u201c4 principi\u201d di papa Francesco hanno aperto un dibattito tra G. Meiattitini, S. Biancu e chi tiene questo blog. Ho voluto riprendere, in questo post, alcuni \u201ccommenti\u201d degli stessi autori, per dare loro il dovuto rilievo e alimentare riflessioni necessarie sul magistero di papa Francesco. Per comprenderli occorre, evidentemente, tenere presente il contenuto dei post precedenti sul tema. Segnalo inoltre su questo stesso sito di Munera l&#8217;intervento sullo stesso tema nel blog di Gh. Lafont: \u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-temps-est-il-superieur-a-lespace\/\">http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-temps-est-il-superieur-a-lespace\/<\/a><\/cite><\/b><\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-temps-est-il-superieur-a-lespace\/\">\u00a0<\/a><\/p>\n<p><a name=\"comment-1761\"><\/a> <span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span><b><cite>Giulio Meiattini<\/cite><\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><i style=\"font-family: Georgia, serif;color: #bbbbbb;line-height: 1.5em\">26 agosto 2016<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, serif;color: #444444;line-height: 1.5em\">Ringrazio il prof. Biancu della sua attenzione alla questione da me sollevata e delle sue osservazioni. Visto che il suo intervento viene presentato come rispsota a Giulio Meiattini, quest\u2019ultimo si permette di intervenire ancora scusandosi di nuovo per la lunghezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span> Dopo il tentativo di Grillo di riportare i quattro postulati nell\u2019alveo \u201cpastorale\u201d, adesso emerge un\u2019altra prospettiva: il \u201csapienziale-biblico\u201d. Da notare en passant che \u201csapienziale\u201d \u00e8 una categoria molto scivolosa, analogamente alla categoria di \u201cpastorale\u201d. B. Seveso, uno dei pastoralisti pi\u00f9 preparati in Italia, ha affermato che fin dal Concilio l\u2019idea di pastoralit\u00e0 \u00e8 rimasta \u201cindeterminata\u201d (\u201cTeologia\u201d 37 (2012) 383-414). Affermazione preoccupante, visto che tutte le riforme post-conciliari si sono mosse sull\u2019onda della \u201csvolta pastorale\u201d! Anche \u201csapienziale\u201d \u00e8 una categoria vaga. Sapienzia dei detti e dei proverbi popolari? Sapienza nell\u2019accezione della letteratura biblica sapienziale? Sapienziale come la teologia dei monaci medievali (che non \u00e8 meno attenta alle sfumature e al rigore di quella scolastica)? Sono accezioni molto diverse. In ogni caso resto dell\u2019opinione che il postulato (o i postulati) di EG siano di carattere filosofico. Riporto ancora una volta la \u201cspiegazione\u201d con la quale papa Francesco cerca di mostrare in EG n. 222 che il tempo \u00e8 superiore allo spazio:<br \/>\n\u201cVi \u00e8 una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volont\u00e0 di possedere tutto e il limite \u00e8 la parete che ci si pone davanti. Il \u2018tempo\u2019, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell\u2019orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento \u00e8 espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell\u2019orizzonte pi\u00f9 grande, dell\u2019utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo \u00e8 superiore allo spazio\u201d (n. 222).<br \/>\nCome ho scritto nel mio intervento pubblicato nel sito di Magister, queste frasi a me appaiono incomprensibili. Ho letto dei testi pi\u00f9 difficili di EG e sono riuscito, qualche volta anche con fatica, a capirli, o almeno mi \u00e8 sembrato di capirli. Ma questo numero 222 mi risulta del tutto oscuro e incongruente. Non vedo come da frasi incomprensibili possa \u201cemergere un principio\u201d generale. Ho gi\u00e0 segnalato in modo particolareggiato questo aspetto e non vi ritorno. Per\u00f2 il linguaggio usato dal papa \u00e8 filosofico, non sapienziale-biblico, addirittura vi si usa il concetto di \u201ccausa finale\u201d, di \u201cutopia\u201d (?) si parla di \u201ctensione bipolare\u201d. Linguaggio biblico? Mah! Non si fa cenno alla \u201csperanza teologale\u201d, non compare nessuna citazione o reminiscenza scritturistica.<br \/>\nUn\u2019ulteriore osservazione: Biancu cita la pregevole opera di Heschel, \u201cIl sabato\u201d, che in effetti \u00e8 una specie di inno al tempo come categoria dominante della Bibbia e dell\u2019ebraismo, a partire dalla centralit\u00e0 del Sabato, mentre lo spazio sarebbe una categoria secondaria o comunque dipendente dal primato del tempo. Lui s\u00ec che fa una meditazione biblica. Non c\u2019\u00e8 qui \u201cn\u00e9 lo spazio n\u00e9 il tempo\u201d per sottoporre ad esame il testo di Heschel. Dico solo che molte affermazioni di quel libro, sarebbero tutte da puntualizzare, non per essere semplicemente contraddette, ma completate e riequilibrate. Si leggano con attenzione alcune di queste affermazioni: \u201cLe festivit\u00e0 celebrano gli eventi che si sono verificati nel tempo, mentre la data del mese fissata per ogni festivit\u00e0 \u00e8 determinata dalla vita della natura\u201d (ovvero dalla spazio cosmico). Dunque, da questa frase, si potrebbe dire che spazio-tempo sono inseparabili nel ciclo delle festivit\u00e0. Poi per\u00f2 Heschel afferma, sorprendentemente, che invece: \u201cL\u2019essenza del Sabato \u00e8 assolutamente al di fuori dello spazio\u201d (???), \u201cperch\u00e9 esso \u00e8 completamente indipendente dal mese e non ha relazione con la luna\u201d (???). Per\u00f2, osservo io, ha relazione necessaria con il sole e con l\u2019alternanza giorno-notte che esso determina col suo movimento spaziale dando origine ai giorni della settimana e dell\u2019anno intero. E dunque? Direi che il bel libro di Heshel \u00e8, come ho detto, un \u201cinno\u201d e una esaltazione del sabato, ovvero va compreso in un genere letterario affine al poetico (se vogliamo, sapienziale), che usa una certa iperbole, che per dare risalto al valore teologico e spirituale del tempo usa l\u2019enfatizzazione (che in certi casi \u00e8 legittima), incorrendo in certe unilateralit\u00e0 forse accettabili \u201cin quel genere letterario\u201d.<br \/>\nDetto questo, e lasciando stare gli altri postulati di EG, per non mettere troppa carne al fuoco, io chiedo ancora che qualcuno mi spieghi alfine \u201cperch\u00e9\u201d il tempo dovrebbe essere superiore allo spazio. Solo per garantire i processi? Ripeto che basterebbe parlare di riforma e di conversione al vangelo, di non restare aggrappati a clich\u00e9 ed esperienze ripetitive, per sollecitare i cambiamenti virtuosi, come pi\u00f9 o meno in ogni tempo della chiesa si dovrebbe fare. Se poi vogliamo fare una teologia del tempo-spazio, benissimo. Ma facciamo teologia, in ascolto della scienza e della filosofia, con tutto quello che ci\u00f2 implica!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a style=\"line-height: 1.5em;background-color: #ffffff\" name=\"comment-1763\"><\/a><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<\/span><a style=\"line-height: 1.5em\" href=\"http:\/\/andreagrillo.altervista.org\/\"><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><b><cite>Andrea Grillo<\/cite><\/b><\/span><\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #bbbbbb\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>27 agosto 2016<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>caro Giulio,<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>nella tua risposta a S. Biancu metti in chiaro alcuni aspetti della tua critica al magistero di Francesco che meritano attenzione. Infatti se tu ritieni indeterminato il termine \u201cpastorale\u201d e vago il termine \u201csapienziale\u201d allarghi di molto e con grandi rischi gli obiettivi della tua critica. Pastorale \u00e8 termine chiave non solo di Francesco, ma del magistero di Giovanni XXIII, mentre sapienziale \u00e8 il cuore dell approccio teologico di Vagaggini e Loehrer. Chi resta saldo in questo esercizio di critica filosofica? Quale teologia \u00e8 veramente adeguata? Io ho il sospetto che l ideale filosofico da cui proviene la tua critica si trovi a suo agio solo con definizioni dogmatiche e canoni di condanna. E che si immunizzi dalla esigenza di conversione nel fare teologia che si \u00e8 espressa proprio con quelle parole. Qui io trovo un atto intellettuale troppo sbrigativo che risolve il giudizio con le aggettivazioni di indeterminato e vago. Detto altrimenti: non ti sembra di esagerare?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a style=\"line-height: 1.5em;background-color: #ffffff\" name=\"comment-1769\"><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif\"><span><b><cite>Giulio Meiattini<\/cite><\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #bbbbbb\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><i>27 agosto 2016<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><span style=\"color: #444444\">Caro Andrea, sono ben consapevole del rischio che tu metti in evidenza. Ma non \u00e8 quella la \u201cpiega\u201d che io intendo dare alla mia obiezione. Non metto in dubbio la \u201csvolta pastorale\u201d in quanto tale, n\u00e9 l\u2019interesse dell\u2019approccio \u201csapienziale\u201d. La tua domanda perci\u00f2 mi permette di spiegarmi meglio.<br \/>\n1) Il carattere \u201cindeterminato\u201d del pastorale \u00e8 una osservazione che io ho letto nell\u2019articolo di Seveso citato. E\u2019 un\u2019osservazione che mi ha sorpreso e mi ha permesso di focalizzare meglio alcuni angoli d\u2019ombra che mi portavo da un po\u2019 di tempo. La domanda che mi \u00e8 sorta \u00e8 stata: se uno specialista che ha passato decenni della sua vita a studiare e a scrivere sulla \u201cpastorale\u201d, giunge a dire che n\u00e9 il Concilio n\u00e8 il dopo Concilio sono giunti a chiarire in modo soddisfacente il senso della suddetta svolta pastorale, allora in che acque navighiamo? In questo senso la diagnosi di Seveso \u00e8 grave, almeno se \u00e8 vera. Forse altri pastoralisti la pensano diversamente, non so\u2026 Nel campo non sono informato a sufficienza. Tuttavia, una buona dose di confusione obiettivamente c\u2019\u00e8, ed \u00e8 quella che ho segnalato nella mia prima risposta che ti ho indirizzato: si dice, per esempio, che Amoris laetitia non \u00e8 dottrinale, ma pastorale. E cos\u00ec la si legittima. Poi si afferma, in altra sede, che il pastorale ha dei riverberi anche sul dottrinale\u2026 a questo punto scatta il corto circuito. Cos\u2019\u00e8 alla fine pastorale cosa \u00e8 teologico-dottrinale?<br \/>\nPer questo, come ti dicevo nella mia prima risposta, il problema decisivo \u00e8 quello di verificare quale tipo di rapporto tra pensiero e azione, teologia e pastorale intendiamo instaurare e promuovere. Su questo punto ho l\u2019impressione che ci sia qualcosa di nebuloso di cui alcuni si approfittano e altri restano vittime. Prendiamo la famosa frase programmatica di Giovanni XXIII: si tratta non di cambiare la sostanza, ma la forma. Detta 55 anni fa poteva sembrare un\u2019operazione facile. Poi la linguistica ci ha messo la pulce nell\u2019orecchio e ci ha fatto vedere che il cambiamento di vestito non lascia intatto il corpo: se si cambia il significante, anche il significato non \u00e8 pi\u00f9 proprio lo stesso. Ti dico, con tutta sincerit\u00e0, che non ho risposte da dare in merito a questo busillis, ma almeno cerco di denunciare le insidie e la povert\u00e0 di strumenti di cui disponiamo per affrontare il problema. Non \u00e8 assolutamente mia intenzione di tornare ad una teologia deduttiva.<br \/>\n2) A proposito del sapienziale. Tu sai che la mia tesi dottorale, e altre pubblicazioni successive, erano dedicate al chiarimento della categoria di esperienza in sede teologica, perch\u00e9 (in quanto monaco e in quanto teologo) ritengo che questa categoria possa servire ad uscire proprio da una teologia fatta solo di asserzioni rigide e resecate dalla vita e dagli affetti. Se ho scelto una categoria come quella di esperienza, significa anche che, pur in tutta la distanza dal modernismo, ritengo che il problema modernista vada ancora risolto. Non amo per\u00f2 la parola sapienziale, anche se Vagaggini l\u2019ha usata e anche se io apprezzo quel tentativo vagagginiano, sulla cui linea mi sento del tutto in sintonia. Ma in Vagaggini , per quanto io possa averlo compreso, non c\u2019\u00e8 ambiguit\u00e0 nel gioco fra registro pastorale e teologico e liturgico e spirituale, che sono le quattro dimensione essenziali della sua opera maggiore.<br \/>\n3) La teologia dei monaci medievali (la famosa teologia monastica, detta spesso anche \u201csapienziale\u201d) non rinuncia mai alla precisione \u201cteologica\u201d. Se per es. leggi i Sermoni di Bernardo sul Cantico, in quella esuberanza di simboli, metafore, retorica, che sembra poesia e letteratura (e lo \u00e8 davvero) ci si accorge che non si cade mai in un linguaggio generico o pressapochista. Senza uscire dall\u2019arte e dal simbolo, conserva la precisione del teologo. Lo stesso si dica di Ruperto, e di altri. Qui la dimensione mistica e esperienziale non \u00e8 una scusa per abbassare il livello della riflessione. Questo abbassamento mi sembra che accada invece spesso oggi quando si dice \u201cspirituale\u201d, \u201cmistico\u201d, \u201csapienziale\u201d e anche \u201cpastorale\u201d. E questo, come tu sai molto meglio di me, ha nuociuto anche alla liturgia. Nonostante la buona volont\u00e0 e l\u2019intelligenza dei liturgisti che hanno lavorato alla riforma, in pratica si \u00e8 detto: \u201cper esigenze pastorali facciamo cos\u00ec e cos\u00ec\u201d e adesso abbiamo una media di celebrazioni liturgiche che infatti \u00e8 proprio \u201ccos\u00ec-cos\u00ec\u201d, miserevole. Per esegenze pastorali celebriamo la veglia pasquale alle 18:30 (per es. nella basilica di S. Pietro), per esigenze pastorali anticipiamo la messa crismale al mercoled\u00ec sera (cos\u00ec tutti partecipano!!!), per esigenze pastorali posticipiamo la cresima dopo la prima comunione, per esigenze pastorali facciamo musica rock e pop nella liturgia\u2026 Scusa, se ci metto un po\u2019 di passione, ma voi che a S. Giustina studiate la \u201climinalit\u00e0\u201d (e ve ne sono profondamente grato), ma perch\u00e9 non levate la vostra voce per dire chiaramente che nelle nostre liturgie l\u2019esperienza della liminalit\u00e0 \u00e8 del tutto assente, sempre \u201cper motivi pastorali\u201d?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span><span style=\"color: #444444\">Spero ora di essermi spiegato. Io non sono per una teologia fuori dalla sensibilit\u00e0 dell\u2019esperienza (spirituale) e dalla prassi pastorale (che \u00e8 inseparabile dall\u2019esperienza, ma non identica). Purch\u00e8 questo non sia una scusa per accettare linguaggi confusi e pensieri non pensati. Ora il linguaggio e il pensiero di molta parte di questo magistero pontificio non \u00e8 all\u2019altezza di questo compito, cio\u00e8 del compito di mantenere una reciprocit\u00e0 feconda fra elaborazione teorica e impatto pastorale-spirituale.<br \/>\nPer finire! Vuoi un esempio in positivo di come questo possa essere attuato: si rileggano gli scritti di p. Mariano Magrassi e li si confronti col suo magistero episcopale, la sua meditazione liturgica, teologica, pastorale e la sua sensibilit\u00e0 sociale. Ma p. Mariano era formato alla scuola dei padri, che erano \u201cpastori e dottori\u201d, i due aspetti insieme. Oltre all\u2019 odore delle pecore, avevano il profumo di Cristo. Questo \u00e8 il titolo di un articoletto senza troppe pretese che da qualche tempo medito di scrivere: \u201cDal comune dei pastori e dei dottori\u2026\u201d.<br \/>\nCome vedi mi appassiono un po\u2019, mi accendo, ma senza risentimenti, neanche verso il tempo\u2026<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<h3><a style=\"font-size: 1.17em;line-height: 1.5em;background-color: #ffffff\" name=\"reply-title\"><\/a><\/h3>\n<h3><b><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Andrea Grillo<\/span><\/span><\/span><\/b><\/h3>\n<p><span style=\"color: #888888\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>28 agosto 2016<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Caro Giulio,<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>ho deciso di mettere anche questi tuoi commenti all\u2019interno di un ulteriore \u201cpost\u201d proprio a causa delle questioni che sollevano, con tutta la sincerit\u00e0 e la parresia con cui tu le fai emergere. E sono anche contento che tu, alla fine dell\u2019ultimo commento, voglia prendere le distanze da letture che molto facilmente possono essere tratte dalle prime parole che tu hai scritto sul tema. In altri termini: se tu definisci \u201clinguaggi confusi e pensieri non pensati\u201d i termini del magistero di Francesco, questo mi preoccupa, anche se tu affermi di appassionarti e di accenderti senza risentimenti. Ma le contrapposizioni che introduci, ad esempio tra \u201codore delle pecore\u201d e \u201codore di Cristo\u201d non fanno che confermare le perplessit\u00e0. Se davvero sei consapevole dei rischi di una critica della teologia \u201cpastorale\u201d e \u201csapienziale\u201d &#8211; e io non ho ragioni per non crederti \u2013 <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>perch\u00e9 devi sempre dubitare del nuovo come pericoloso e ti rifugi sempre solo nell\u2019antico? Ti faccio un esempio, solo uno, ma molto chiaro: la tua discussione sulla definizione di \u201cpastorale\u201d, nei termini di una distinzione tra \u201cforma\u201d e \u201csostanza\u201d, sembra considerata solo dal punto di vista dei rischi, e non dei vantaggi. Tu dici: la svolta linguistica ci ha messo la pulce nell\u2019orecchio&#8230;in realt\u00e0 ha cambiato il rapporto tra pensiero e linguaggio. E questa era la grande intuizione di papa Giovanni, che giustificava il Concilio Vaticano II proprio su questo piano. Di fronte al quale tu sembri solo esitare, restare in dubbio, confidando su \u201caltro\u201d. E anche il giudizio sulla Riforma Liturgica che lasci cadere nel tuo commento dipende da un concetto debole e basso di &#8220;pastorale&#8221;, come se fosse la negazione di &#8220;spirituale&#8221; e di &#8220;profondo&#8221;. E di certo le motivazioni della Riforma non hanno nulla a che fare con ci\u00f2 che tu hai descritto come &#8220;riduzione pastorale&#8221;. Tu cerchi sempre &#8220;altro&#8221; da quello che \u00e8 stato. Ma che cosa \u00e8, questo \u201caltro\u201d, se non la teologia precedente? Era forse il &#8220;rubricismo&#8221; la garanzia di una buona liturgia? Sei anche tu convinto che una &#8220;liturgia oggettiva&#8221; debba resistere ad ogni Riforma? Non credo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span>Infine, e te lo dico davvero con cordialit\u00e0, affermare che il \u201cmagistero pontificio\u201d (di Francesco) non \u00e8 all\u2019altezza di questo compito mi sembra davvero troppo \u201csopra (o sotto) le righe\u201d. Ripeto, in altri termini, sia pure all\u2019interno di molte parole di chiarificazione, che pure tu hai scritto e che mi soddisfano in parte: non ti sembra esagerata questa richiesta di coerenza e di rigore al magistero, quando tu stesso \u2013 che sei molto pi\u00f9 libero del magistero &#8211; non sapresti come uscire dagli imbarazzi \u201cpastorali\u201d e \u201csapienziali\u201d? Non ti sembra che qui, davvero, iniziare processi di confronto con esito incerto sia superiore ad occupare spazi logicamente certi e garantiti?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Nei post precedenti le critiche ai \u201c4 principi\u201d di papa Francesco hanno aperto un dibattito tra G. Meiattitini, S. Biancu e chi tiene questo blog. 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