{"id":10912,"date":"2016-07-25T11:22:33","date_gmt":"2016-07-25T09:22:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10912"},"modified":"2016-07-25T11:41:47","modified_gmt":"2016-07-25T09:41:47","slug":"la-bellezza-e-negli-occhi-di-chi-guarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-bellezza-e-negli-occhi-di-chi-guarda\/","title":{"rendered":"La bellezza \u00e8 negli occhi di chi guarda"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_10914\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-volti.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-10914\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-10914\" alt=\"Madonna Sistina, di Raffaello Sanzio, inizio XVI sec.\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-volti-300x230.jpg\" width=\"300\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-volti-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-volti.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-10914\" class=\"wp-caption-text\">Madonna Sistina, di Raffaello Sanzio, inizio XVI sec.<\/p><\/div>\n<p>Mi affascina la lucida denuncia del senso della condizione umana da parte di scrittori vissuti in tempi e in aree del mondo segnate dai pi\u00f9 tragici fenomeni sociali del XX secolo: nazismo e stalinismo. Svela qualcosa di essenziale che occorre recuperare nella nostra vita, persino nell\u2019esperienza che abbiamo di un\u2019opera d\u2019arte, qualcosa che tendiamo a seppellire sotto coltri sentimentali, dotte e banali, opprimenti. Invito per questo a leggere due testi di W. Grossman: <i>Madonna Sistina<\/i> e <i>Il bene sia con voi<\/i>.<\/p>\n<p>Nel 1955 il governo sovietico restituisce alla Germania la tela di Raffaelo denominata <i>Madonna Sistina<\/i>, Grossman ha occasione di vederla a Dresda. Esplode in lui una folla di pensieri sorprendenti: \u201cquella tela \u00e8 immortale\u201d scrive, perch\u00e9 nella maternit\u00e0 e fragilit\u00e0 della ragazza, quasi una bambina, nella grazia e soavit\u00e0 del suo volto, emerge la forza della vita, la sua espressione umana, una forza tutta terrena, atea, come afferma di essere il visitatore.<\/p>\n<p>La donna e il bambino dai gravi occhi tristi, \u201cche vedono il destino\u201d, sono emblema \u201cdell\u2019umano nell\u2019uomo, che ha resistito su tutte le croci sulle quali \u00e8 stato inchiodato, in tutte le prigioni in cui \u00e8 stato torturato\u201d. Per questo essi sono immortali, per questo la tela dice quanto \u00e8 bella e preziosa la vita. Per questo la Madonna \u201csiamo noi\u201d, suo figlio \u201csiamo noi\u201d, volti di tutti coloro che sono passati nel campo nazista di Treblinka o nel gulag sovietico. Per questo insorge in Grossman una terribile domanda: \u201cTerrore, vergogna, dolore: perch\u00e9 ci \u00e8 toccata una sorte cos\u00ec atroce? Non sar\u00e0 anche colpa mia, colpa nostra?\u201d \u00c8 domanda, dice, alla quale solo i morti possono rispondere; ma essi tacciono. L\u2019uomo vivo invece, lancia in lui questa testimonianza del XX secolo al tribunale del passato e del futuro: \u201c\u2026 non abbiamo lasciato morire l\u2019umano nell\u2019uomo \u2026 Che vivr\u00e0 in eterno, e vincer\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019affascinante e terribile speranza si Grossman si addolcisce, si conferma anzi nel secondo racconto, splendido resoconto del suo viaggio per lavoro in Armenia nel 1961, omaggio a un popolo testimone di una bont\u00e0 che non ha ragioni se non nella stessa umanit\u00e0 dell\u2019uomo, popolo martire come molti ebrei e russi del secolo XX.<\/p>\n<p>Nel continuo risorgere degli angusti nazionalismi non pu\u00f2 non scrivere: \u201c\u00c9 davvero ora di riconoscere che siamo tutti fratelli\u201d, \u201cIl carattere nazionale esiste, certo, ma non \u00e8 il fondamento della natura umana, bens\u00ec il suo colore, il modo con cui essa risuona\u201d. Persino la bellezza dell\u2019Armenia, la sua natura imponente, le sue pietre, le sue molte chiese e i molti straordinari monasteri, la nobilt\u00e0 aristocratica del suo clero, non sono sufficienti a testimoniare l\u2019attualit\u00e0 di un credo umano divino nell\u2019uomo. Grossman, mi pare, cerca Dio ma non in una trascendenza dalla condizione umana dell\u2019uomo; \u00e8 sua esigenza insopprimibile che Dio sia nell\u2019uomo. Lo trova in un semplice armeno che gli insegna: \u201cVuoi il bene per te? Auguralo anche agli altri!&#8221;, a chiunque altro.. La fede di quest\u2019uomo e della sua famiglia \u201cnon esiste al di fuori della vita che conducono, \u2026 quella fede si \u00e8 mescolata al borsc da cucinare, al bucato da lavare, alle fascine di legna raccolte nel bosco!\u201d.<\/p>\n<p>Che sfida in queste parole per la nostra fede, per il nostro ateismo banale di occidentali estetizzanti, che non vedono sfide nella bellezza della Madonna Sistina e non colgono che la luce di un bene per s\u00e9 che sia bene di tutti! Che sfida per la nostra povera ricerca di bellezza, anch\u2019essa insopprimibile in noi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il termine bellezza evoca oggi un\u2019esperienza soggettiva collegata a gusto individuale e a matrici culturali che possono accomunare un numero pi\u00f9 o meno ampio di persone, a un insieme dunque di fattori di intelligenza e di esercizio dei sensi, a pensiero e sguardo si potrebbe dire di natura intrinsecamente instabile. Ci capita tuttavia di riconoscere bella un\u2019esperienza perch\u00e9 vera, esistenzialmente carica di una verit\u00e0 non contingente. La stessa storia dell\u2019arte ci trascina spesso in questa polarit\u00e0 che implica, non solo un rapporto di autenticit\u00e0 tra esperienza dell\u2019artista e qualit\u00e0 della sua realizzazione, ma anche il nostro riconoscimento, e quindi la nostra condivisione, di qualcosa che in essa si esprime come \u2018verit\u00e0\u2019, \u2018realt\u00e0\u2019, \u2018oggettivit\u00e0\u2019.<\/p>\n<p>Riteniamo abbia significato soggettivo la formula \u201cLa bellezza \u00e8 negli occhi di chi guarda\u201d?<\/p>\n<p>E stata questa la risposta lasciata da un visitatore anonimo all\u2019uscita di un\u2019esposizione del 2014 alla National Gallery di Londra sui maestri del Rinascimento tedesco, per la quale gli organizzatori aveva chiesto: \u201cChe cosa rende bella un\u2019opera d\u2019arte? Cos\u2019\u00e8 la bellezza? \u00c9 un concetto assoluto o tende a cambiare a seconda dei contesti e delle sensibilit\u00e0 che mutano nel tempo e variano nello spazio?\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. La formula, pi\u00f9 volte ripetuta nella storia europea, fu pronunciata per la prima volta da Platone con tutt\u2019altro significato. La bellezza, segnala il filosofo Givone, era infatti per il filosofo greco \u201ccosa dell\u2019anima\u201d, \u201cun\u2019evidenza prima, assoluta, che non ha neppure bisogno di essere definita. Quando c\u2019\u00e8, c\u2019\u00e8, e come non riconoscerla?\u201d Ma, prosegue Givone, \u201criconoscerla significa ridestare dal profondo della nostra anima le immagini cariche di verit\u00e0 che di ogni cosa del mondo dicono che cosa essa \u00e8 veramente\u201d; pertanto \u201cgrazie alla bellezza l\u2019uomo partecipa a quello che Platone chiama la \u2018generazione dell\u2019eterno\u2019 \u201d <a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Ha ragioni da vendere, dunque, Grossman: la <i>Madonna Sistina<\/i> \u00e8 immortale se vista con lo guardo semplice di chi crede nell\u2019uomo.<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>A. Scafi, <i>Chiss\u00e0 se la bellezza esiste. La provocazione di una mostra alla National Gallery<\/i>, in: \u201cL\u2019Osservatore romano\u201d, mercoled\u00ec 2 luglio 2014, p. 44.\u00a0 Si fa riferimento alla esposizione <i>Strange Beauty: Masters of the German Renaissance<\/i>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a>S. Givone, <i>La grande avventura dell\u2019anima<\/i>, in: \u201cVita e pensiero\u201d, n. 6, nov.-dic. 2014, p. 28.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Mi affascina la lucida denuncia del senso della condizione umana da parte di scrittori vissuti in tempi e in aree del mondo segnate dai pi\u00f9 tragici fenomeni sociali del XX secolo: nazismo e stalinismo&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[215],"tags":[8,225,226,227],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10912"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10912"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10912\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10918,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10912\/revisions\/10918"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10912"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10912"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10912"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}