{"id":10891,"date":"2016-07-16T01:54:48","date_gmt":"2016-07-15T23:54:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10891"},"modified":"2016-07-16T02:02:06","modified_gmt":"2016-07-16T00:02:06","slug":"alla-scoperta-di-amoris-laetitia-19-perche-dissento-dal-card-caffarra-e-concordo-con-il-card-schoenborn","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/alla-scoperta-di-amoris-laetitia-19-perche-dissento-dal-card-caffarra-e-concordo-con-il-card-schoenborn\/","title":{"rendered":"Alla scoperta di \u201cAmoris Laetitia\u201d (\/19): Perch\u00e9 dissento dal Card. Caffarra e concordo con il Card. Schoenborn"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10518\" alt=\"AL\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">Nel dibattito intorno ad AL dobbiamo onorare gli argomenti pi\u00f9 forti e pi\u00f9 convincenti. Nel dialogo a distanza tra due cardinali provo a mettere alla prova gli argomenti del card. Caffarra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Una premessa doverosa. Conosco personalmente il card. Caffarra, che ho incontrato due volte, prima quando era Vescovo di Ferrara e poi da Arcivescovo di Bologna. E nelle due occasioni ho sempre notato la affabilit\u00e0 e la finezza del modo con cui si relazionava alle singole persone. Tanto pi\u00fa mi sorprende la veemenza con cui critica il papa e il card Schoenborn quando esplica con eleganza e finezza le buone ragioni di AL. Tanto da arrivare a chiedere loro, addirittura, di fare retromarcia e di smentire se stessi.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Vorrei esporre gli aspetti pi\u00f9 problematici di questo suo modo di leggere AL in 5 punti:<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>A. <b>Una ermeneutica della discontinuit\u00e0<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>La prima cosa che mi sorprende \u00e8 il fatto che il Card. Caffarra ipotizzi apertamente una \u201cdiscontinuit\u00e0 insopportabile\u201d nelle tesi magisteriali espresse da AL. Egli legge la storia della dottrina matrimoniale come se per 1900 anni si fosse sviluppata una dottrina coerente e monolitica, che avrebbe trovato la sua compiuta espressione nei testi che egli cita: Veritatis Splendor, Familiaris Consortio e Sacramentum Caritatis. Mentre AL sarebbe uno strappo inaccettabile, perch\u00e9 romperebbe il principio \u201crivelato\u201d dell&#8217;esercizio legittimo della sessualit\u00e0 soltanto all&#8217;interno del matrimonio sacramentale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Ma il cardinale \u00e8 costretto a costruire questo \u201cteorema\u201d prescindendo dalla storia, che ci racconta invece fatti ben diversi. L&#8217;assetto dottrinale degli ultimi decenni \u00e8 il frutto di una esasperazione del tema, che nasce solo nel 1852, con Pio IX e diventa la sequenza di encicliche che dal Arcanum Divinae Sapientiae (1880) a Casti connubii (1930) arriva, sia pure attraverso il Vaticano II, a Humanae vitae (1968), con la dura istituzionalizzazione del Codex del 1917. <b>Se<\/b><i><b> Familiaris Consortio<\/b><\/i><b> <\/b><b>presuppone<\/b><b> <\/b><b>certo <\/b><b>questa storia, apre tuttavia gi\u00e0 sul nuovo, di cui ammette la rilevanza, senza assumerlo completamente. Da questo punto di vista AL deve essere letta come in continuit\u00e0 con <\/b><i><b>Familiaris Consortio<\/b><\/i><b>, nell&#8217;intento di superare <\/b><b>pienamente <\/b><b>l&#8217;assetto ottocentesco della dottrina matrimoniale, <\/b><b>che gi\u00e0 in quel testo aveva iniziato a vacillare<\/b>. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Caffarra utilizza una ermeneutica della discontinuit\u00e0 molto pericolosa, perch\u00e9 <b>mette in dubbio la legittimit\u00e0 della evoluzione della dottrina<\/b>, chiedendo addirittura a Francesco di ritirare il documento nei suoi passi pi\u00f9 innovativi. Questo a me pare contraddire la intenzione \u2013 che certo Caffarra non vuole negare \u2013 di garantire la continuit\u00e0 con la grande tradizione ecclesiale, e non solo con la sua versione apologetica e irrigidita del XIX secolo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>B. <b>Una rigidit\u00e0 massimalista in morale<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Il secondo aspetto su cui sollevo le mie perplessit\u00e0 riguarda il modo di considerare la \u201cintrinsecit\u00e0 del male\u201d. Qui a me sembra che il discorso scivoli su un piano di astrattezza talmente accentuato, che ogni fattore circostanziale viene giudicato in modo sospetto e con diffidenza. Non sorprende che Schoenborn venga accusato di una sospetta condiscendenza al male. Se qualcosa \u00e8 intrinsecamente male, bisogna evitarlo a tutti i costi. Questo approccio, tuttavia, appare solo \u201cpedagogico\u201d e <b>incapace di riconoscere <\/b><b>i<\/b><b> fatti.<\/b> Tutto diventa compito e i fatti non hanno rilevanza alcuna, <b>Questo approccio, in s\u00e9 molto chiaro, \u00e8 per\u00f2 privo di rapporto con la realt\u00e0. Impone alla realt\u00e0 un modello idealizzato. Ma, come in ogni idealizzazione, esso unisce alla grande idea cristiana del matrimonio, la aggressione all&#8217;altro. Il massimalismo \u00e8 inevitabilmente aggressivo, anche <\/b><i><b>malgr\u00e9 soi<\/b><\/i>. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span><b>C. Una mancanza di arti<\/b><b>c<\/b><b>olazione <\/b><b>tra<\/b><b> piamo <\/b><b>morale e piano <\/b><b>giuridico<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Uno dei punti che creano maggiore difficolt\u00e0 nelle parole del cardinale \u00e8 il fatto che egli presupponga come evidente e scontata una relazione pre-moderna tra morale e diritto. Che una azione sia \u201cintrinsecamente un male\u201d &#8211; ad es. l&#8217;omicidio, il furto, l&#8217;adulterio \u2013 non implica immediatamente che non si debba tener conto delle \u201ccircostanze\u201d in cui l&#8217;azione viene commessa, come anche del tempo nel quale tale azione assume rilevanza. Considero come un fatto molto strano che un uomo di cultura giuridica come Caffarra non tenga conto di come <b>la correlazione tra gravit\u00e0 del reato e entit\u00e0 della sanzione <\/b><b>non <\/b><b>possa <\/b><b>mai <\/b><b>essere astratta dalla storia <\/b><b>concreta dei fatti<\/b>. Si consideri come la ostinazione nel valutare l&#8217;\u201dadulterio\u201d come fatto intrinsecamente malvagio impedisca al cardinale di giudicare adeguatamente come la condizione di adulterio nella societ\u00e0 chiusa fosse molto diversa da quella di una societ\u00e0 aperta. Ci\u00f2 che \u00e8 intrinsecamente male, resta male, senza dubbio. Ma cambia la sanzione e cambia la rilevanza del tempo. Come ha sottolineato bene un altro vescovo \u2013 non ancora cardinale \u2013 come J.-P. Vesco, nella nostra societ\u00e0 l&#8217;adulterio si \u00e8 trasformato da \u201creato permanente\u201d a \u201creato istantaneo\u201d. Questa differenza, che mi sembra sfugga completamente a Caffarra, non dipende anzitutto da categorie teologiche, ma dalle forme sociologiche, psicologiche e culturali degli uomini e delle donne di oggi, Ma questo nel matrimonio ha rilevanza originaria, che il massimalismo teologico dell&#8217;ultimo secolo non riusciva pi\u00f9 a riconoscere. Viceversa \u00e8 chiaro per i teologi medievali, che Schoenborn cita molto pi\u00f9 di Caffarra. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">D. <\/span><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">Una dipendenza da ca<\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">t<\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">eg<\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">o<\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">r<\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">i<\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">e superate e da modelli giuridici <\/b><b style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;line-height: 1.5em\">datati<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>La traduzione che del matrimonio offriva la societ\u00e0 chiusa tradizionale poteva tranquillamente sovrapporre morale e diritto e ragionare in modo massimalistico su un piano come sull&#8217;altro. La strategia fondamentale di questa lettura apologetica, inaugurata a met\u00e0 del XIX, \u00e8 stata la \u201contologizzazione\u201d del matrimonio, ossia la sua trascrizione in categorie metafisiche e razionalistiche. Ma questa scelta non ha tenuto conto che il sistema ecclesiale non pu\u00f2 sopportare troppo a lungo un eccesso di ontologismo, senza generare una reazione incontrollabile sul piano della nullit\u00e0. <b>Infatti, pi\u00f9 insistiamo sulla \u201contologia del vincolo\u201d e pi\u00f9 siamo costretti a tematizzare la \u201cnullit\u00e0\u201d come unica via di uscita di fronte ai problemi. Da un lato la ontologia classica si trasforma in ontologismo apologetico, ma dall&#8217;altra parte la teoria dei capi di nullit\u00e0 diventa facilmente una forma di \u201cnichilismo canonico\u201d<\/b>. Caffarra mi sembra che sia uno dei pochi pastori a ripetere con grande lucidit\u00e0 il modello ottocentesco di risposta ecclesiale alla sfida del mondo moderno. Ma non si avvede che AL intende uscire proprio da quel modello riduttivo di considerazione della esperienza alla luce del Vangelo, mentre non intende affatto uscire dalla grande tradizione ecclesiale. Anzi, <b>AL garantisce continuit\u00e0 alla dottrina mediante una opportuna traduzione e conversione, mentre la posizione di Caffarra \u2013 che egli pretende chiara e limpida \u2013 genera un continuo cortocircuito tra dottrina ecclesiale, esperienza dei soggetti e mediazione ecclesiale<\/b>. Caffarra parte dalla ipotesi che <b>AL porti confusione ad una condizione sostanzialmente chiara, mentre io credo che AL porti un inizio di chiarificazione in una situazione che <\/b><i><b>Familiaris Consortio, <\/b><\/i><b>iniziando ad alterare la logica ottocentesca, aveva reso molto confusa e ambigua<\/b>. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>E. <b>Adulterio pollak<\/b><b>\u00f2<\/b><b>s l<\/b><b>\u00e8<\/b><b>ghetai. Ontologismo dogmatico e nichilismo canonico <\/b><b>si implicano a vicenda<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Il card. Caffarra, che \u00e8 anche il fondatore dell&#8217;Istituto Giovanni Paolo II, dove matrimonio e famiglia dovrebbero essere studiati a fondo, sembra non voler ascoltare altra voce che non sia quella di Giovanni Paolo II. Cos\u00ec fanno anche, in pieno accordo con il fondatore, gli attuali principali docenti di quell&#8217;Istituto, tutti uniti in questa sorprendente ermeneutica della discontinuit\u00e0 di fronte ad AL.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Sorprenderebbe non poco chi invitasse Caffara \u2013 o uno dei docenti dell&#8217;Istituto citato &#8211; a presentare ufficialmente il testo di AL. Chi rifiuta il testo nel suo cuore pulsante \u2013 ossia nella fuoriuscita dal modello ottocentesco di dottrina del matrimonio &#8211; non pu\u00f2 certo presentarlo ufficialmente al clero, se non avvalorando quella \u201cermeneutica della rottura\u201d che fino a ieri questi stessi docenti presentavano come il male peggiore. Confuso, qui, non \u00e8 il testo di AL, ma lo sguardo di chi non coglie il senso epocale di questo passaggio di conversione ecclesiale e pretende di usare il CCC come uno scudo contro la conversione di cui la Chiesa ha bisogno. Credo che questa reazione ponga una questione decisiva: <b>la discontinuit\u00e0 e la rottura non \u00e8 quella promossa da AL, ma quella che scaturisce dalla pretesa secondo cui, a partire dalla fondazione dell&#8217;Istituto Giovanni Paolo II in poi, e fino all&#8217;apocalisse, qualcuno possa monopolizzare la teologia del matrimonio, costringendola in una visione unilaterale, clericale, apologetica e massimalista della tradizione<\/b>. Credo che il card. Caffarra, con grande chiarezza, abbia messo in luce <b>i limiti di questa breve tradizione massimalista, con aspetti di fondamentalismo, da cui AL ha saputo prendere la giusta distanza<\/b>. E&#8217; naturale e comprensibile che Caffarra e successori non ne siano contenti. Cionondimeno, il fatto che essi pretendano di dettare a Schoenborn e a Francesco la \u201cagenda matrimoniale\u201d appare quanto meno come un eccesso di zelo, che sconfina pericolosamente in una mancanza di senso del limite e che pu\u00f2 talvolta giungere anche ad una sorta di nera disperazione sul ruolo che lo Spirito Santo gioca nella vita della Chiesa. \u00a0 \u00a0\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dibattito intorno ad AL dobbiamo onorare gli argomenti pi\u00f9 forti e pi\u00f9 convincenti. Nel dialogo a distanza tra due cardinali provo a mettere alla prova gli argomenti del card. Caffarra. Una premessa doverosa. 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