{"id":10869,"date":"2016-07-04T14:34:00","date_gmt":"2016-07-04T12:34:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10869"},"modified":"2016-07-04T17:42:33","modified_gmt":"2016-07-04T15:42:33","slug":"architettura-mondo-umano1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/architettura-mondo-umano1\/","title":{"rendered":"Architettura mondo umano"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019architettura \u00e8 arte o servizio all\u2019uomo, ad ogni uomo e in ogni latitudine del pianeta? Meglio, a che condizioni pu\u00f2 essere intesa come convergenza di arte e servizio? Pu\u00f2 essere ritenuto espressione di valida architettura un edificio o un territorio che non ambisca a essere arte e che miri alla soddisfazione delle necessit\u00e0 indispensabili alla vita dei suoi abitanti? Risponde cio\u00e8 al proprio compito chi lo realizza come servizio ai propri simili, senza preoccuparsi di una perfezione di forma o di immagine?<br \/>\nMa cosa sono forma e immagine in architettura? Pi\u00f9 precisamente, qual\u2019\u00e8 il legame in essa tra forma, immagine, spazio e tempo, fattori tutti indispensabili per poterne dar ragione? Qual\u2019\u00e8 inoltre il legame tra la sua interna spazialit\u00e0 e il volume delle varie costruzioni in un territorio e tra le queste e gli elementi naturali che in esso permangono?<br \/>\nIn un\u2019architettura disegnata e costruita \u00e8 rintracciabile il valore di segno e di simbolo di qualcosa o qualcuno, che ne trascenda la materialit\u00e0? A quali condizioni? L\u2019architettura pu\u00f2 realmente essere \u2018parlante\u2019?<br \/>\nIl suo arch\u00e9, il suo principio costruttivo, copre effettivamente tutte le varianti dell\u2019abitare, dalla casa al territorio, al paesaggio? Le copre con stretto riferimento agli uomini o in rapporto a tutti gli esseri viventi? Anche gli animali e le piante abitano il pianeta. Quali sono dunque le differenze evidenti tra abitare, esperienza che accomuna tutti gli esseri viventi, e costruire, atto nel quale si riscontrano distinzioni specifiche tra uomini e animali? Chi \u00e8 costruttore in senso pieno? Un uomo, un\u2019ape, uno scoiattolo lo sono in termini paritetici?<br \/>\nAncora: si pu\u00f2 oggi trovare, nel nostro pianeta, situazioni di netta distinzione tra natura e paesaggio antropizzato, modificato direttamente o indirettamente dall\u2019uomo secondo un proprio progetto abitativo? Conseguentemente: l\u2019architettura \u00e8 solo un artificio, un oggetto nettamente distinto dal mondo naturale o \u00e8 qualcosa di intrinsecamente a questo connesso, contrassegnato da comune destino?<br \/>\nChe essa sia stata sempre indispensabile, per abitare il pianeta, lo attesta la storia dei popoli, dei quali in termini oggi persino ovvi risulta, se inserita nel quadro ricostruttivo del passato, elemento di identificazione, di distinzione sia geografica che temporale. Ma \u00e8 tale ancora oggi? Cosa le sta accadendo, nella sfuggente eppure vitale dinamica tra \u2018locale\u2019 e \u2018globale\u2019 che caratterizza il mondo attuale?<\/p>\n<p>Le domande che affollano il contesto dell\u2019architettura non sono importanti solo per i suoi professionisti, lo sono per ogni uomo. Eppure nessuna delle opere umane \u00e8 stata cos\u00ec strappata alle possibilit\u00e0 espressive individuali quanto l\u2019architettura. Oggi, al massimo, la singola persona pu\u00f2 arredare la propria casa; sulla forma di un appartamento, sul rapporto della sua dimora con il resto dell\u2019habitat, con la citt\u00e0 o con la natura, alla maggior parte degli uomini \u00e8 consentito solo di sognare. Possibilit\u00e0 quest\u2019ultima che condizioni di vita troppo dure e pericoli troppo incombenti possono peraltro impedire del tutto. Anche per sognare, infatti, occorre avere spazio e tempo. Pochi e ricchi, molto ricchi, uomini possono ambire a una dimora rispondente al loro desiderio di terrena e piena felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Su tutti questi interrogativi vorrei aprire un dibattito, il pi\u00f9 largo e il meno specialistico possibile, non in chiave di lamento, di scoramento o di nostalgia, atteggiamenti facili ma non efficaci, bens\u00ec per aiutarci a comprendere quali forze oggi presenti nel mondo \u00e8 necessario accogliere e favorire perch\u00e9 spinte costruttive di solidariet\u00e0, di rispetto per il singolo per l\u2019interopianeta, nel presente e nel prossimo futuro.<\/p>\n<p>Da parte mia propongo alcuni punti fermi. In primo luogo, non \u00e8 generico, non banale e neppure tecnicamente umanistico, affermare che l\u2019architettura \u00e8 mondo umano, come ha scritto in un piccolo libro del 1923 (<i>Formazione liturgica<\/i>) Romano Guardini, le cui riflessioni, per la loro essenziale semplicit\u00e0, chiarezza e attualit\u00e0, costituiscono da tempo per me stabile riferimento.<\/p>\n<p>L\u2019architettura come mondo umano per lui \u00e8 anche componente essenziale del \u2018risveglio di un completo comportamento esistenziale cattolico\u2019, nel movimento liturgico cui volle contribuire. Allo scopo, ne port\u00f2 allo scoperto la potenziale capacit\u00e0 di far emergere l\u2019autocoscienza, nella singola persona e nei popoli, della ricchezza spirituale e corporea della condizione umana.<\/p>\n<p>Questi i passaggi fondamentali:<\/p>\n<p>-1- il mondo \u2018oggettivo\u2019 (la natura, potremmo anche dire), in ragione del suo spazio illimitato, del suo tempo che scorre senza fine, dell\u2019infinit\u00e0 delle cose che lo popolano, \u00e8 per l\u2019uomo un flusso di vita disorientante e ingestibile, nel quale l\u2019uomo vi si perde;<\/p>\n<p>-2- gli \u00e8 invece indispensabile un \u2018mondo umano\u2019, in uno spazio e in un tempo determinati secondo un ordine rispondente a esigenze individuali e collettive;<\/p>\n<p>-3- la costruzione di luoghi con ritmi di vita specifici genera organismi architettonici percepiti come \u2018corpi dilatati\u2019 ricchi di spiritualit\u00e0 corale;<\/p>\n<p>-4- l\u2019ambiente cos\u00ec costruito acquista presto propria autonomia e si impone all\u2019uomo come fenomeno strutturante. L\u2019uomo pertanto si percepisce di fronte ad esso e al tempo stesso al suo interno;<\/p>\n<p>-5- spazio e tempo cos\u00ec individualizzati invitano gli uomini a dipendenza e servizio reciproco in forme proprie forme culturali;<\/p>\n<p>-6- abitare dunque \u00e8, non solo percepirsi protetti e ben organizzati, ma anche aver coscienza, stando in un contesto singolare per storia, di \u2018possedere\u2019 una cultura che dice chi siamo;<\/p>\n<p>-7- abitare un\u2019architettura \u00e8 possedere il senso di una stanza personale, di una casa, di un giardino, di una strada, una citt\u00e0, un territorio, una patria. Sorgono da questo \u2018possesso\u2019 le identit\u00e0 culturali e i luoghi di incontro e scambio tra culture.<\/p>\n<p>Tutto questo, conclude Guardini, vale soprattutto in ambito religioso.<\/p>\n<p>Oggi, tuttavia, questi punti fermi devono essere ripensati a fondo nel pi\u00f9 ampio contesto umano. Come \u00e8 possibile altrimenti riflettere in modo serio, per agire conseguentemente con consapevolezza dei propri gesti, sui grandi problemi dell\u2019ecologia umana?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019architettura \u00e8 arte o servizio all\u2019uomo, ad ogni uomo e in ogni latitudine del pianeta? Meglio, a che condizioni pu\u00f2 essere intesa come convergenza di arte e servizio? 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