{"id":10804,"date":"2016-06-15T18:02:51","date_gmt":"2016-06-15T16:02:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10804"},"modified":"2016-06-16T09:18:47","modified_gmt":"2016-06-16T07:18:47","slug":"continuita-e-discontinuita-tra-papa-benedetto-e-papa-francesco-una-risposta-a-f-de-giorgi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/continuita-e-discontinuita-tra-papa-benedetto-e-papa-francesco-una-risposta-a-f-de-giorgi\/","title":{"rendered":"Continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0 tra papa Benedetto e papa Francesco. Una risposta a F. De Giorgi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10344\" alt=\"Rientro del Papa Emerito Benedetto XVI in Vaticano\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7-220x300.jpg\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7-751x1024.jpg 751w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7.jpg 1028w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con un intervento su \u201cAvvenire\u201d di ieri, Fulvio de Giorgi \u00e8 intervenuto nel dibattito tra A.M. Valli e me. Mi sembra utile riportare per intero il testo delle sue considerazioni, cui faccio seguire una replica, che valorizza i punti comuni, senza nascondere i punti di dissenso, che riguardano proprio la completezza di quella \u201cstoria\u201d che dovremo raccontare ai nostri nipoti.<\/p>\n<p><em><strong>Storica \u00e8 la continuit\u00e0 tra Benedetto e Francesco (Avvenire \u2013 14.06.2016)<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Il legame tra i Papi. E un\u2019evidenza: le persone non sono &#8216;casi&#8217; Un Papa &#8216;senza norme&#8217; che rischia grosso? Su questo tema si sta sviluppando da qualche tempo \u2013 sui rispettivi blog \u2013 un dialogo a distanza tra il teologo Andrea Grillo e il giornalista Aldo Maria Valli. Pu\u00f2 essere forse non inutile portare qualche elemento di ulteriore riflessione, non da teologo n\u00e9 da giornalista, ma da storico (e da storico dell\u2019educazione) quale sono. Il dissenso dal teologo e dal giornalista sta appunto nella lettura storica: quella che entrambi \u2013 pur poi con valutazioni opposte \u2013 propongono \u00e8 una netta frattura tra papa Ratzinger e papa Bergoglio.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>A me pare invece che i due pontificati, certo molto diversi (come \u00e8 diverso, per esempio, e pensando ai loro nomi, san Benedetto da san Francesco), siano in una continuit\u00e0 storica, come risposta alla sfida che il XXI secolo porta al cristianesimo: sfida che ha un volto teorico (il nichilismo postmoderno) e un volto sociale (l\u2019individualismo neoliberista).\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Entrambi i Papi hanno illuminato con la fede l\u2019umanit\u00e0 contemporanea (come plasticamente mostra la\u00a0Lumen fidei\u00a0scritta \u00aba quattro mani\u00bb, ancorch\u00e9 firmata dal solo Francesco): Benedetto XVI ha dato l\u2019indicazione della risposta al nichilismo (\u00a0Deus caritas est:\u00a0Dio \u00e8 amore); Francesco ha sviluppato l\u2019insegnamento sul piano sociale (Fedelt\u00e0 al Vangelo per non correre invano:\u00a0Evangelii Gaudium,\u00a0cap. IV). Il primo ha fatto brillare lo splendore del\u00a0kerygma,\u00a0anche con la sua umilt\u00e0 personale (fino alla rinuncia al pontificato); il secondo ha reso evidenti le conseguenze comunitarie e sociali del\u00a0kerygma,\u00a0anche con il suo personale calore umano.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Per entrambi sono importanti teologi come Guardini (con la sua riflessione sulla coscienza) e Rosmini. In entrambi c\u2019\u00e8 una grande vicinanza alla sensibilit\u00e0 mistica (per Francesco nel senso della grande mistica gesuitica, soprattutto del Seicento francese) e perci\u00f2 alla forza della vita interiore: pi\u00f9 &#8216;cherubica&#8217; per Benedetto e pi\u00f9 &#8216;serafica&#8217; per Francesco, si potrebbe dire, riferendosi alla storia della spiritualit\u00e0. Se questa impostazione storica \u00e8 vera, come credo, allora si capisce meglio come ad aprire un processo riformatore, di ripresa del Vaticano II, sia stato papa Ratzinger, con l\u2019ultimo Sinodo da lui presieduto (quello che ha poi portato alla\u00a0Evangelii Gaudium),in cui si \u00e8 parlato di uno\u00a0tsunami\u00a0che si \u00e8 abbattuto sulla Chiesa e si \u00e8 constatata, con franchezza, la grande difficolt\u00e0 attuale della trasmissione della fede alle nuove generazioni.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>C\u2019era (e c\u2019\u00e8) un problema: un caso serio. Ratzinger si \u00e8 speso al massimo e poi ha passato la mano a Bergoglio, che ha preso il nome \u2013 programmatico (e amatissimo da noi italiani) \u2013 di Francesco. Se francescanesimo e gesuitismo si danno la mano \u00e8 segno che un grande e vastissimo radicamento nella storia della Chiesa (e soprattutto della sua spiritualit\u00e0 e del suo dinamismo missionario evangelico) \u00e8 stato chiamato in causa: questo sta facendo papa Francesco, il primo papa gesuita. Non credo che sia una giusta interpretazione storica del pontificato bergogliano che porta a parlare di \u00abrischio dell\u2019indeterminatezza e del sentimentalismo\u00bb, e a sostenere che nella sua visione \u00abnon pu\u00f2 esserci una norma universale, vincolante per tutti, e che la Chiesa deve procedere, nella sua valutazione, caso per caso\u00bb. Paradossale \u00e8 poi affermare, come \u00e8 stato fatto, che papa Francesco \u00abnon sembra interessato alla questione della verit\u00e0\u00bb.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Ovviamente per Francesco la verit\u00e0 \u00e8 Cristo: e di Cristo, da innamorato di Cristo, il Papa parla continuamente. Cristo \u00e8 la verit\u00e0, ma \u00e8 anche via e vita. La norma universale, vincolante per tutti coloro che si dicono cristiani, \u00e8 il Vangelo e non pu\u00f2 essere altro. Cristo \u00e8 la via. Vi \u00e8 una via eucaristica: farsi carne e sangue della storia, contemplando la carne e il sangue di Cristo, desiderando di nutrirsi di lui, per Cristo, con Cristo e in Cristo. Ecco la legge eucaristica (\u00a0lex orandi, lex credendi).\u00a0Ma Cristo verit\u00e0 e via \u00e8 anche vita reale. E nella vita reale noi, se siamo cristiani, vediamo il volto di Cristo nei suoi piccoli, nei poveri, nei sofferenti, nella loro personale singolarit\u00e0, uno per uno (non \u00abcaso per caso\u00bb: persone non &#8216;casi&#8217;). Ma chi vede Cristo vede il Padre. Dunque la centralit\u00e0 del povero (del povero reale, in carne ed ossa, secondo le povert\u00e0 di oggi), nella vita concreta del cristiano, porta al cristocentrismo e infine al teocentrismo pi\u00f9 radicale.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Se Cristo e il suo Vangelo sono la verit\u00e0 e la norma, sono anche la via \u2013 ecco la misericordia \u2013 per trasformare evangelicamente la vita del cristiano. Questo \u00e8 tanto semplice da capire quanto difficile da attuare: con una battuta potremmo dire che \u00e8 molto difficile convertire noi cattolici al cristianesimo. Ed \u00e8 difficile il compito educativo. Non perch\u00e9, lo abbiamo detto, manchi la norma: ma perch\u00e9 mancano i maestri che siano anche testimoni, come diceva Paolo VI e come ripete Francesco. L\u2019evangelizzazione come annuncio di liberazione e come educazione delle coscienze richiede autorit\u00e0 educatrici: ma queste sono credibili se vivono ci\u00f2 che annunciano e se si coinvolgono con i loro &#8216;educandi&#8217; nel medesimo cammino di liberazione (che siano genitori o che siano preti, che siano teologi e giornalisti e storici, che vogliono educare, o che sia il Papa). \u00a0(F. De Giorgi)<\/em><\/p>\n<p>===== ===== =====<\/p>\n<h3><em>Una discussione aperta, tra storia e teologia<\/em><\/h3>\n<p>Con un intervento molto opportuno, Fulvio De Giorgi ha proposto il competente contributo dello storico nel dibattito che si era aperto sul tema non gi\u00e0 della continuit\u00e0 tra papa Benedetto e papa Francesco, ma sulla presunta &#8220;rottura\u201d di Francesco con la tradizione. Tuttavia, pur forzando in qualche modo la storia del dibattito con legittimit\u00e0 e pertinenza, De Giorgi propone di rileggere in termini di continuit\u00e0 la successione tra Benedetto e Francesco. Vediamo come.<\/p>\n<p><strong>a) Criterio apologetico e criterio storico<\/strong><\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che lo storico dimostra di riconoscere come il dibattito, nel suo nucleo, effettivamente vertesse non su tale continuit\u00e0, ma sulla piena legittimit\u00e0 tradizionale di Francesco. Gran parte delle sue parole, infatti, sembrano censurare soltanto le accuse che Valli ha indirizzato ingiustamente a Francesco.<br \/>\nTuttavia, pur concordando con lui apertamente e senza riserve su questo intento di recupero di Francesco alla pienezza della tradizione cattolica, la sua lettura non mi appare del tutto convincente, per i seguenti motivi. Infatti il suo raffronto tra i due papi viene impostato, fin dall&#8217;inizio, non su categorie storiche, ma su categorie apologetiche. Dire che Benedetto ha risposto al nichilismo e che Francesco si oppone all&#8217;individualismo comporta una riduzione apologetica dei due papi, che proprio sul piano storico non mi sembra di poter accettare. In quanto teologo, infatti, non riesco a riconoscermi in una storia ridotta a principi che si desumono non dal XXI secolo, ma dal XIX! Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, con Benedetto e con Francesco, \u00e8 invece una interpretazione di ci\u00f2 che il Concilio Vaticano II ha voluto sancire circa il rapporto tra Chiesa e mondo, che il primo ha cercato di smorzare e quasi di rimuovere, mentre il secondo se ne riconosce figlio e naturale continuatore.<br \/>\nQuesta differenza, che nel testo di De Giorgi \u00e8 sostanzialmente ignorata, mi pare un criterio decisivo per intendere in che modo, sia pure nella continuit\u00e0 della medesima tradizione, dobbiamo riconoscere una effettiva discontinuit\u00e0 storica tra i due papi.<\/p>\n<p><strong>b) La continuit\u00e0 e la riforma<\/strong><\/p>\n<p>Ora, vorrei che fosse chiaro: una preoccupazione puramente statica (come quella di Benedetto) e una esigenza dinamica (come quella di Francesco) possono certo costituire una unit\u00e0. \u00c8 sempre necessario assicurare una continuit\u00e0 all&#8217;unico soggetto ecclesiale. Ma come si assicura tale continuit\u00e0? La Chiesa \u00e8 un museo in cui ripetere sempre il medesimo cerimoniale o un giardino dove fioriscono piante e crescono frutti e accadono cose nuove?<br \/>\nQui a me pare che anche De Giorgi, se ho compreso il suo testo, ci voglia suggerire che la continuit\u00e0 comporta necessariamente alcune importanti diversit\u00e0. In altri termini, dovremmo riconoscere che la riforma \u00e8 una condizione della continuit\u00e0 della tradizione. Su questo punto, tuttavia, i due papi hanno mostrato \u2013 proprio nei confronti della \u201criforma\u201d &#8211; un approccio grandemente diverso, pur all&#8217;interno della medesima tradizione.<\/p>\n<p><strong>c) Il caso del \u201cdiaconato\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei fermarmi soltanto su un punto. Le dinamiche di ripensamento del ministero diaconale, su cui Francesco ha recentemente richiamato la attenzione, non si confrontano semplicemente con la &#8220;tradizione della chiesa&#8221;, ma debbono vedersela con il tentativo di resistenza ad oltranza al cambiamento che prima come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e poi come papa Benedetto XVI, J. Ratzinger ha perseguito con assoluta determinazione.<br \/>\nAnalizziamo rapidamente gli sviluppi degli ulti 20 anni:<br \/>\n&#8211; Nel 1998 papa Giovanni Paolo II fece propria una decisione assunta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede \u2013 il cui Prefetto era J. Ratzinger \u2013 mediante la quale corresse il n. 1591 del CCC, rileggendolo restrittivamente, e soprattutto creando una \u201ccategoria ex novo\u201d che permetteva una drastica separazione, all\u2019interno dell\u2019ordine sacro, tra presbiterato e episcopato, da una parte, e diaconato, dall\u2019altra. Il prezzo pagato per questa \u201coperazione difensiva\u201d era la incrinatura dell\u2019unit\u00e0 del ministero ordinato, per difendere episcopato e presbiterato da ogni eventuale novit\u00e0 diaconale.<\/p>\n<p>&#8211; Nel 2009, recependo una indicazione di Giovanni Paolo II, papa Benedetto, continuando la medesima traiettoria che aveva suggerito come Prefetto 11 anni prima, modific\u00f2 anche il CjC, ai canoni 1008-1009, integrando il testo in analogia con il catechismo e riducendo drasticamente la comprensione del \u201cdiaconato\u201d nella Chiesa latina, escludendone la rappresentanza nelle azioni in nome di Cristo capo, e offrendo una lettura riduttiva delle competenza in rapporto alla liturgia, alla parola e alla carit\u00e0.<\/p>\n<p>La figura del diacono, che emerge da questa rilettura, \u00e8 profondamente ridimensionata e separata diremmo per principio dall\u2019esercizio effettivo della autorit\u00e0 ecclesiale. Ma questa operazione, di fatto, ha mirato ad una regresso alla condizione di \u201cgestione della autorit\u00e0\u201d tipica della Chiesa pre-conciliare. Nella quale l\u2019esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale non veniva alterato da \u201cnuove competenze\u201d in capo a soggetti che, pur appartenendo al \u201cclero\u201d, possono oggi essere stabilmente uxorati e, magari, domani, essere esse stesse \u201cuxores\u201d!<\/p>\n<p><strong>d) Risposta al nichilismo e autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale<\/strong><\/p>\n<p>Questi sono fatti da cui il teologo, &#8211; ma immagino anche lo storico &#8211; non pu\u00f2 mai prescindere. Altri fatti si sono ripetuti, negli ultimi 30 anni, su molti altri temi: sul matrimonio, sulla eucaristia, sulla unzione dei malati, sui criteri di traduzione dei testi liturgici, sull&#8217;uso della liturgia preconciliare, per non parlare della gestione del \u201cconsenso\u201d e del \u201cdissenso\u201d. Appare un intero quadro di \u201cresistenza nell&#8217;immobilismo\u201d &#8211; che nega alla chiesa la autorit\u00e0 per poter cambiare &#8211; e che con molta difficolt\u00e0 potrei considerare con De Giorgi come un \u201csegno di umilt\u00e0\u201d, pur distinguendo sempre la persona dal ministero, e valutando soltanto il secondo e non la prima.<br \/>\nE sar\u00e0 obiettivamente molto difficile interpretare tutto ci\u00f2 anche come &#8220;risposta al nichilismo&#8221;, poich\u00e9 la autoreferenzialita ecclesiale \u00e8 il prezzo che Benedetto ha pagato al mito ottocentesco della lotta al nichilismo moderno. Un prezzo troppo alto. Di cui egli stesso si \u00e8 reso conto, trasformando la resistenza ad oltranza in una resa al ministero, senza possibilit\u00e0 di appello.<br \/>\nLa riduzione di Benedetto a combattente contro il nichilismo e di Francesco a soldato contro l&#8217;individualismo non tiene conto che, mentre la prima battaglia determina una grave chiusura autoreferenziale per la Chiesa, la seconda esige in modo urgente una chiesa in uscita, da intendersi come \u201ccarovana\u201d, come \u201cospedale da campo\u201d, chiamata a rischiare di essere incidentata piuttosto che asfissiare per l&#8217;aria viziata e che indica in una \u201cfraternit\u00e0 mistica\u201d il suo orizzonte comunitario e sociale, spirituale e pastorale.<\/p>\n<p><strong>e) Prendere l&#8217;iniziativa di perdere l&#8217;iniziativa<\/strong><\/p>\n<p>Appare, dunque, una differenza strutturale, che non pu\u00f2 essere trascurata. Tra un papa che non riesce ad accettare di celebrare stabilmente \u201coltre Pio V\u201d e un papa che osa avanzare \u201coltre il massimalismo morale\u201d imposto dai suoi predecessori, io credo che si possa parlare di sostanziale continuit\u00e0 solo al prezzo di un esercizio retorico troppo spinto. Io riconosco una continuit\u00e0 solo grazie ad una benedetta e innegabile discontinuit\u00e0. Che si chiama, appunto, forza e complessit\u00e0 della tradizione. Nella quale il secondo ha preso la iniziativa dove il primo restava sempre diffidente e in attesa. Salvo il punto di svolta in cui, <em>prendendo la iniziativa di perdere definitivamente la iniziativa,<\/em> il primo ha sbloccato le energie che nel suo successore possono ora realizzare \u201ccose nuove e cose antiche\u201d. Ma Benedetto non ha potuto impedire a Francesco di dover scontare tutta la resistenza indispettita di coloro che, affidandosi soltanto al Ratzinger \u201cdi mezzo\u201d, hanno dimenticato con troppa facilit\u00e0 non solo il primo, fino agli anni &#8217;60, ma anche l&#8217;ultimissimo, del febbraio 2013. Solo a queste condizioni potrei concordare con il riconoscimento di una profonda continuit\u00e0, che sta giustamente a cuore allo storico F. De Giorgi. Ma che non pu\u00f2 essere determinata con analisi troppo veloci delle somiglianze, e cos\u00ec trascurando con troppa fretta tutte le dissomiglianze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un intervento su \u201cAvvenire\u201d di ieri, Fulvio de Giorgi \u00e8 intervenuto nel dibattito tra A.M. Valli e me. 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