{"id":10772,"date":"2016-06-08T08:49:16","date_gmt":"2016-06-08T06:49:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10772"},"modified":"2016-06-08T08:49:16","modified_gmt":"2016-06-08T06:49:16","slug":"francesco-e-il-modello-ottocentesco-da-superare-gli-esempi-di-matrimonio-e-ministero-ordinato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/francesco-e-il-modello-ottocentesco-da-superare-gli-esempi-di-matrimonio-e-ministero-ordinato\/","title":{"rendered":"Francesco e il modello ottocentesco da superare: gli esempi di matrimonio e ministero ordinato"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10443\" alt=\"ministerodonne\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Un gentile lettore, il prof. Sergio Meligrana, mi ha chiesto di approfondire il punto c) del mio post su <\/span><a style=\"line-height: 1.5em\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/francesco-oltre-e-altrove-alla-radice-del-conflitto-di-interpretazioni\/\"><i>Francesco \u201coltre\u201d e \u201caltrove\u201d<\/i><\/a><span style=\"line-height: 1.5em\">. Si tratta della esemplificazione che proponevo intorno a due sacramenti (ordine e matrimonio), come prova della inadeguatezza del \u201cmodello antitetico\u201d di elaborazione della identit\u00e0 cristiana, formulato soprattutto lungo il XIX secolo e che si \u00e8 poi irrigidito nella stagione \u201cantimodernistica\u201d e che oggi continua per inerzia a godere di un credito sproporzionato rispetto alla sua concreta pertinenza ed efficacia.<\/span><\/p>\n<p>In che cosa consiste questo \u201cmodello\u201d e perch\u00e9 appare particolarmente evidente proprio nei due sacramenti del \u201cservizio\u201d?<\/p>\n<p>a) <b>I sette sacramenti nella <\/b><i><b>Summa Theologiae<\/b><\/i><\/p>\n<p>Per rispondere vorrei partire da S. Tommaso d&#8217;Aquino. Nella sua \u201csistematica sacramentale\u201d non appare mai massimalista, ma ha ben chiaro che l&#8217;organismo sacramentale va trattato con la massima delicatezza. Pu\u00f2 essere compreso solo \u201ccon prudenza e senso delle distinzioni\u201d. Perci\u00f2 i sette sacramenti sono illustrati (S.Th, III, 65, 1, c) a cominciare dai sacramenti di cui ha bisogno il singolo (battesimo, cresima e eucaristia) e questi tre potrebbero essere sufficienti se l&#8217;uomo non fosse dipendente dai propri limiti e dalla propria insufficienza. Circa i limiti, egli si ammala e ha quindi bisogno di guarigione spirituale e fisica ( e di qui la penitenza e l&#8217;unzione dei malati). Circa la propria insufficienza, non basta a se stesso, ma necessita di esercizio di potere e di generazione, e di qui nascono i sacramenti dell&#8217;ordine e del matrimonio. La santificazione, chiamata in causa da questi ultimi due sacramenti, riguarda gli altri, non se stessi. E li riguarda in due dimensioni: in rapporto alla autorit\u00e0 da esercitare, perch\u00e9 la societ\u00e0 resti unita e in rapporto alla generazione da assicurare, perch\u00e9 la vita umana continui. Di qui lo spazio dei sacramenti dell&#8217;ordine e del matrimonio.<\/p>\n<p>Un secondo punto interessante, nella teologia di Tommaso, \u00e8 come egli gestisce la \u201ccorrelazione\u201d tra vita naturale e vita spirituale. Quando infatti spiega il \u201cnumero\u201d dei sacramenti, Tommaso illustra la questione con un paragone tra vita naturale e vita spirituale: come nella vita naturale si nasce, sul piano spirituale si \u00e8 battezzati, come si cresce, cos\u00ec si \u00e8 cresimati, come si mangia e si bene, cos\u00ec si partecipa alla eucaristia. Tutto funzione secondo questa \u201cimmagine\u201d, salvo per il matrimonio. Per esso, infatti, si dice \u201cci si unisce tra uomo e donna e si genera, e questo \u00e8 il sacramento del matrimonio sia sul piano corporale che sul piano spirituale\u201d: insomma, per il matrimonio, il rapporto tra segno e res \u00e8 immediato. Natura e grazia si identificano. Questo sar\u00e0, nei secoli successivi, il luogo di una rilettura estremamente ricca, ma anche pericolosamente semplificata. Quando infatti questa \u201cidentificazione\u201d tra grazia e natura viene spinta oltre il segno, il matrimonio diventa terreno di scontro irrimediabile tra natura, cultura e fede.<\/p>\n<p><b>b) Dopo la \u201cforma canonica\u201d a Trento<\/b><\/p>\n<p>Con il decreto <i>Tametsi<\/i>, al Concilio di Trento, avviene sul piano del rapporto tra \u201cnatura\u201d e \u201cgrazia\u201d un primo mutamento istituzionale che sar\u00e0 gravido di conseguenze nel seguito della storia. Con una decisione giustificata da diversi fattori storici ed ecclesiali, la Chiesa subordina la validit\u00e0 del sacramento a una \u201cforma canonica\u201d, cosa che mai era esistita in 1500 anni di storia della esperienza cristiana. In tal modo la Chiesa anticipa la modernit\u00e0, e con una \u201cforma istituzionale pubblica\u201d apre uno spazio di tutela del soggetto individuale libero. Il tema, gi\u00e0 abbondantemente elaborato nel medioevo, della \u201clibert\u00e0 del consenso\u201d trova nella \u201cforma canonica\u201d la sua custodia pubblica. La logica comunitaria del matrimonio \u00e8 cos\u00ec scavalcata in due direzioni: verso il soggetto e verso la istituzione ecclesiale. La parola di Dio e il libero consenso del singolo ne divengono il centro. Tutta la mediazione complessa di natura, cultura, legge \u2013 che la lunga stagione antica e medievale aveva valorizzato \u2013 iniziano ad apparire, anche a giusto titolo, in posizione marginale o addirittura irrilevante. Se per Tommaso la \u201cgenerazione umana\u201d \u00e8 \u201cordinata a molte cose\u201d, ossia alla natura, alla citt\u00e0 e alla Chiesa<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">(<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>Contra Gentiles<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">, lib. 4 cap. 78 n. 2.)\u00a0<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">a<\/span><\/span> partire da XVI secolo la dimensione \u201cecclesiale\u201d tende ad assorbire progressivamente le altre dimensioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in un contesto di \u201crivolgimento sociale\u201d come quello di fine XVIII secolo e di inizi XIX era ovvio che proprio questo \u201csistema\u201d &#8211; inventato due secoli prima \u2013 entrasse in crisi.<\/p>\n<p><b>c) Nello scontro con lo stato liberale<\/b><\/p>\n<p>Questa evoluzione post-tridentina trova il suo apice nella reazione ecclesiale alle \u201cpretese\u201d dello stato liberale, che si sviluppano agli inizi del XIX secolo, con i \u201ccodici civili\u201d successivi al <i>Code Napoleon, <\/i>che si diffondono in tutta Europa. La reazione a questo sviluppo \u00e8, ovviamente, difensiva e apologetica, ma introduce nel corpo ecclesiale una argomentazione di \u201cpura autorit\u00e0\u201d, che diventa progressivamente sempre pi\u00f9 autoreferenziale. Le tappe di questo sviluppo sono: la prima formulazione del \u201cnuovo assetto\u201d, che \u00e8 di Pio IX, nel 1852, che corrisponde ad una correlazione tra contratto e sacramento in cui si perdono, in un sol colpo, tutte le mediazioni classiche, per mantenere soltanto la autorit\u00e0 sul matrimonio. La formula \u2013 che ancor oggi ripetiamo spesso in modo acritico, come se fosse vangelo, suona cos\u00ec: \u201ctra fedeli non pu\u00f2 darsi matrimonio che non sia allo stesso tempo sacramento, e perci\u00f2 ogni unione tra uomini e donne cristiani diversa dal sacramento, anche se fatta in base alle leggi civili, non \u00e8 altro che turpe ed esiziale concubinato\u201d. Quella legge civile, che era stata per secoli inaggirabile luogo di esperienza naturale e culturale, viene esplicitamente negata, per poter affermare la \u201cesclusiva competenza ecclesiale\u201d. E&#8217; evidente che il discorso sul matrimonio subisce la pressione dei tempi, ossia lo scontro istituzionale e drammatico che la Chiesa vive di fronte allo strutturarsi di una nuova esperienza politica dello stato liberale. Ma questa argomentazione \u2013 dopo il trauma della perdita del potere temporale nel 1870 &#8211; passer\u00e0 nel primo grande documento sul matrimonio, <i>Arcanum divinae Sapientiae<\/i>, di Leone XIII, nel 1880, e diventer\u00e0 l&#8217;architrave del Codice di Diritto canonico del 1917, che condizioner\u00e0 la pastorale matrimoniale di tutto il secolo successivo.<\/p>\n<p><b>d) La difesa apologetica e la chiusura autoreferenziale<\/b><\/p>\n<p>E&#8217; interessante che la argomentazione che a partire dal 1852 viene introdotta nel corpo ecclesiale procede secondo due estremi. Da un lato assume tutto la autorit\u00e0 e tutta la competenza sul matrimonio \u2013 negando almeno per principio le distinzioni medievali &#8211; ma dall&#8217;altro nega ogni potere della Chiesa sul matrimonio. La traduzione della tradizione, nel contesto dello scontro con lo stato liberale, finisce facilmente in una teologia dell&#8217;autorit\u00e0. Solo la Chiesa ha autorit\u00e0 sul matrimonio, e non lo stato liberale. Ma la Chiesa non ha alcuna autorit\u00e0 sul \u201cvincolo\u201d di un matrimonio \u201crato e consumato\u201d. Questo \u201csistema\u201d rimane anche oggi lo strumento fondamentale con cui la tradizione cattolica \u201cpensa\u201d e \u201cgestisce\u201d il matrimonio. O, meglio, crede di pensare e crede di gestire il matrimonio. Perch\u00e9 in tale sistema, sorto nel conflitto con il sorgere di un \u201cnuovo mondo\u201d, le questioni decisive sono tutte \u201cspiazzate\u201d rispetto al reale, con proposte di \u201csoluzione\u201d che sono sempre \u201ctroppo\u201d o \u201ctroppo poco\u201d. Una Chiesa che ha nello stesso tempo \u201ctutto il potere\u201d e \u201cnessun potere\u201d fa molta fatica a tenere il passo con una realt\u00e0 come quella matrimoniale, nella quale uno \u201cstile autoreferenziale\u201d si confronta con la esperienza pi\u00f9 eteroreferenziale che ci sia! Per interpretale la quale occorre potenziare tutta la \u201cregione intermedia\u201d tra il potere massimo e la negazione del potere. Occorre una Chiesa che riconosca di avere \u201cuna certa autorit\u00e0\u201d, ma che sappia anche riconoscere \u201caltre autorit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><b>e) Mediazioni e differenze da riscoprire<\/b><\/p>\n<p>La lunga efficacia inerziale del modello tridentino, che diventa \u201cmodello codiciale\u201d dal 1917, polarizza la attenzione ecclesiale sui due estremi: da un lato vi \u00e8 la istituzione ecclesiale, che dal 1563 impone una \u201cforma canonica\u201d al matrimonio cristiano. Questa forma diventer\u00e0, nei secoli successivi, criterio di competenza esclusiva della Chiesa sul matrimonio cristiano. Ma, parallelamente, rester\u00e0 in piedi la tradizione medievale del \u201cconsenso del soggetto\u201d, rispetto al quale, una volta acquisito e \u201cconsumato\u201d, la Chiesa perde ogni potere rispetto al vincolo, che Dio stesso custodisce. Dunque, il sistema si basa su un principio di esteriorit\u00e0 formale in capo alla istituzione e su un principio di interiorit\u00e0 sostanziale in capo al singolo. Tutta la regione intermedia viene progressivamente abbandonata e guardata con crescente sospetto. Natura e cultura tramontano, lasciando spazio solo alla individualit\u00e0 singolare e alla competenza istituzionale. Non \u00e8 difficile vedere come questa soluzione ottocentesca richieda, ormai da tempo, una energica riconsiderazione e un nuovo orientamento. Noi oggi siamo vittime delle nostre stesse categorie, di cui facciamo un uso irresponsabile. L&#8217;individualismo di cui ci lamentiamo viene, in larga parte, dalle nostre impostazioni di secoli prima. Per correggere questa deriva possiamo muoverci almeno in tre direzioni:<\/p>\n<p>&#8211; mediante il recupero di una \u201csapienza del contingente\u201d, che ha per secoli caratterizzato lo stile ecclesiale, ma che si \u00e8 inceppata proprio nel XIX secolo, sotto la pressione della \u201cconcorrenza\u201d civile. Che la generazione sia \u201cnaturale, civile ed ecclesiale\u201d deve essere vissuto, anche nella Chiesa, come una benedetta necessit\u00e0, non come una dannosa confusione. Il matrimonio, la famiglia e l&#8217;amore sono inevitabilmente complicati. Hanno bisogno di logiche naturali e civili per essere luoghi evangelici; se perdono le prime due logiche, perdono anche la terza!<\/p>\n<p>&#8211; la ripresa di questa complicatezza matrimoniale richiede la considerazione della libert\u00e0 del soggetto, non solo all&#8217;inizio del percorso, ma nella \u201cstoria di vita\u201d, che il matrimonio dischiude. La libert\u00e0 di coscienza, non solo come \u201cconsenso originario\u201d, e la storicit\u00e0 del soggetto, in tutta la sua evoluzione, debbono diventare oggetti di riflessione strutturale, non solo \u201cfattori di esclusione\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; infine, due differenze si dimostrano importanti: una teologia dell&#8217;autorit\u00e0 si deve incontrare con una teologia della libert\u00e0; una teologia del maschile deve sintonizzarsi con una teologia del femminile. Senza questa duplice integrazione, useremo le categorie di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 e non parleremo ad un mondo che aspetta una parola autorevole, ma non autoritaria.<\/p>\n<p><b>e) Riflessi sul ministero ordinato<\/b><\/p>\n<p>Come ho detto, questa vicenda che riguarda specificamente il matrimonio, pu\u00f2 essere riconosciuta anche nel ministero ordinato, la cui logica, tuttavia, avendo una \u201cdinamica naturale\u201d diversa, non ha mai impegnato con tanta lena la sfida ecclesiale nel mondo moderno. Poich\u00e9 la differenza, qui, sta proprio nella \u201cminore eteroreferenzialit\u00e0\u201d della tradizione ministeriale, che lavora sul ministero in modo maggiormente \u201cinterno\u201d alla esperienza ecclesiale. Ma la argomentazione, per quanto riguarda ci\u00f2 che non \u00e8 semplicemente \u201cposto\u201d, ma \u201cricevuto\u201d, appare assai simile. Sul celibato e sulla \u201cidentit\u00e0 maschile\u201d del candidato al ministero il modo di proporre le argomentazioni segue linee affini a quelle sul matrimonio: da un lato la Chiesa rivendica tutta la autorit\u00e0 \u2013 senza trovare, almeno qui, una vera concorrenza nello stato liberale \u2013 ma poi si aggiunge il riconoscimento di una \u201ctotale assenza di autorit\u00e0\u201d nel modificare la tradizione di ordinazione di \u201csoli maschi celibi\u201d. La sola idea di poter discutere di un \u201cdiaconato femminile\u201d mette in fibrillazione un sistema bloccato, che non riesce ad ospitare \u201clogiche relazionali nuove\u201d, elaborate da una societ\u00e0 aperta, in cui i \u201cruoli sociali\u201d non sono predeterminati da una \u201cnatura\u201d che \u00e8, in realt\u00e0, sempre anche mediazione culturale e possibile \u201ceccesso di potere\u201d. Una teologia della autorit\u00e0 fa molta fatica a riflettere non solo sul tema della \u201ccomunione\u201d, ma anche sul tema della \u201cautorit\u00e0\u201d. L&#8217;effetto di risonanza stordisce tutti, prima ancora che il discorso possa cominciare. Ma senza uscire da questo \u201cmodello antitetico\u201d, che ci costringe ad una teologia della sola autorit\u00e0, senza una nuova considerazione della libert\u00e0, della coscienza e della storia, resteremo bloccati ad un modello ormai incapace di mediare la esperienza dei cristiani di oggi. E ci lamenteremo delle nostre stesse paure.<\/p>\n<p><b>f) In conclusione<\/b><\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che i due temi \u201cinfuocati\u201d &#8211; su cui il mutamento di paradigma conciliare, potentemente riattualizzato da Francesco, appare particolarmente esposto \u2013 siano proprio la \u201cdisciplina\u201d del matrimonio e del ministero, che si vorrebbero \u201cbloccati\u201d in una presunta identificazione tra il \u201cmodello ottocentesco\u201d e ci\u00f2 che Ges\u00f9 stesso avrebbe prescritto. La differenza tra la legittima traduzione ottocentesca e la Parola del Signore non permette di squalificare quella soluzione storica, ma lascia lo spazio per approfondirla e modificarla, alla luce della Parola di Dio e della esperienza degli uomini (GS 46). Il modello autoritario e disciplinare, maturato nel confronto traumatico con il sorgere della tarda modernit\u00e0, deve convertirsi in un modello autorevole e pastorale, pi\u00f9 adeguato alla condizione contemporanea. Una \u201cdifferenza nella eguaglianza\u201d e una \u201cdinamica di autorit\u00e0 e libert\u00e0\u201d sono le sfide fondamentali per il \u201clavoro di aggiornamento\u201d cui la Chiesa \u00e8 chiamata non per accondiscendere a ci\u00f2 che il mondo pretende, ma per onorare al meglio il Vangelo che deve servire. La asfittica riduzione del Vangelo ad una autorit\u00e0 che si oppone alla libert\u00e0 dell&#8217;uomo, e che pu\u00f2 essere testimoniata e annunciata da maschi e non da femmine, da non spisati piuttosto che da coniugati, \u00e8 una forma di traduzione della tradizione che assomiglia sempre pi\u00f9 a una tradizione forse non tradita, ma la cui pressante traduzione latita ormai da molti decenni, per non dire da secoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gentile lettore, il prof. Sergio Meligrana, mi ha chiesto di approfondire il punto c) del mio post su Francesco \u201coltre\u201d e \u201caltrove\u201d. Si tratta della esemplificazione che proponevo intorno a due sacramenti (ordine e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10772"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10772"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10772\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10774,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10772\/revisions\/10774"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}