{"id":10750,"date":"2016-06-01T18:33:23","date_gmt":"2016-06-01T16:33:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10750"},"modified":"2016-06-01T18:38:25","modified_gmt":"2016-06-01T16:38:25","slug":"alla-scoperta-di-amoris-laetitia-15-il-denzinger-del-1854-lautocritica-in-amoris-laetitia-e-la-traduzione-della-forma-canonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/alla-scoperta-di-amoris-laetitia-15-il-denzinger-del-1854-lautocritica-in-amoris-laetitia-e-la-traduzione-della-forma-canonica\/","title":{"rendered":"Alla scoperta di Amoris Laetitia (\/15): il Denzinger del 1854 e la traduzione della &#8220;forma canonica&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/denz1854.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10751\" alt=\"denz1854\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/denz1854-e1464798515478-168x300.jpg\" width=\"168\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/denz1854-e1464798515478-168x300.jpg 168w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/denz1854-e1464798515478-576x1024.jpg 576w\" sizes=\"(max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una bella occasione \u2013 un regalo inatteso \u2013 mi ha aperto un aspetto di <i>A<\/i><i>moris <\/i><i>L<\/i><i>aetitia<\/i> che, seppur gi\u00e0 considerato per altre vie, ora mi appare sotto una nuova luce e in tutta la sua rilevanza. Voglio dire della felice occasione (a), della scoperta sorprendente (b), del rafforzamento di quanto gi\u00e0 saputo (c) e del nuovo approfondimento cos\u00ec realizzato (d).<\/p>\n<p><i>a) La felice occasione di un regalo<\/i><\/p>\n<p>Tutto comincia da un dono: una persona mi ha fatto un regalo del tutto inatteso. E dal dono ho compreso quanto la persona mi conosca, perch\u00e9 ha colto nel segno, come raramente accade. Mi ha regalato una copia del \u201cDenzinger\u201d originale, il manuale di dogmatica positiva, quello del 1854. Ovviamente questo ha avuto subito un impatto sulla mia curiosit\u00e0. Che \u00e8 corsa al frontespizio e poi all&#8217;indice sistematico (nella sua prima giovanissima forma) per arrivare all&#8217; ultimo titolo dei 100 paragrafi di cui si compone. Con mia grande sorpresa ho scoperto che l&#8217;ultimo testo citato nella collezione di \u201csimboli e definizioni in materia di fede e costumi\u201d, realizzata dal pioniere Henricus Denzinger, riporta, proprio al numero 100, alcune frasi della allocuzione di papa Pio IX, del 27 settembre 1852, \u201cche riguardano il matrimonio civile\u201d.<\/p>\n<p><i>b) La \u201cfinale\u201d del Denzinger originale<\/i><\/p>\n<p>Di grande rilievo \u00e8 considerare il contenuto di queste affermazioni. Si tratta, ovviamente, di una forte denuncia contro lo stato moderno, contro il disprezzo che riserva alla dottrina della Chiesa, contro la riduzione del matrimonio civile al solo contratto, contro la istituzione del divorzio e contro la competenza attribuita ai tribunali laici in questa materia. A seguire viene affermato un principio, che risulter\u00e0 decisivo nel seguito della esperienza storica ecclesiale, ossia che \u201ctra fedeli non si pu\u00f2 dare matrimonio che nello stesso tempo non sia anche sacramento, e che perci\u00f2 qualsiasi altra unione tra uomo e donna diversa dal sacramento , compresa anche quella regolata dalla legge civile, non \u00e8 altro che turpe e esiziale concubinato\u201d. Di qui discende infine la competenza esclusiva della Chiesa in campo matrimoniale.<\/p>\n<p>Con queste parole, di aperto scontro tra Chiesa e stato liberale sul piano della \u201ccompetenza giuridica\u201d sul matrimonio, si chiude la raccolta del Denzinger di allora. Questo \u00e8 sorprendente e assai istruttivo. Nei decenni successivi le cose si aggraveranno ancora: il Sillabo dieci anni dopo, poi la breccia di porta Pia, la fine del potere temporale, per arrivare al primo grande documento che, nel 1880, sotto il successore di Pio IX, Leone XIII, sancir\u00e0 l&#8217;inizio del \u201cmagistero de matrimonio\u201d, ossia <i>Arcanum divinae sapientiae<\/i>.<\/p>\n<p><i>c) Il tenore della autocritica di Francesco<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT\">Solo avendo ben presente questo orizzonte storico drammatico, che ha segnato non solo le grandi scelte della Chiesa cattolica della seconda met\u00e0 del XIX, ma che ha lanciato la sua lunga influenza per pi\u00f9 di un secolo, anche oltre il Concilio Vaticano II, possiamo comprendere il valore della \u201cautocritica\u201d che Francesco ha avuto il coraggio e la onest\u00e0 di svolgere nei numeri 35-37 di AL. Se leggiamo queste parole alla luce di quelle di quasi 170 anni prima, comprendiamo il loro peso specifico e il valore di svolta che esse propongono alla tradizione ecclesiale. Le riporto integralmente, con le dovute sottolineature:<\/span><\/span><\/p>\n<blockquote><p>35. Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilit\u00e0 attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorit\u00e0 di fronte al degrado morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo, <b>non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ci\u00f2 potessimo cambiare qualcosa<\/b>. <b>Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell autorit\u00e0<\/b>. Ci \u00e8 chiesto uno sforzo pi\u00f9 responsabile e generoso, che consiste nel <b>presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, cos\u00ec che le persone siano pi\u00f9 disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro<\/b>.<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><span style=\"line-height: 1.5em\">36. Al tempo stesso <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ci\u00f2 di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. D altra parte, <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l invito a crescere nell amore e l ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. N\u00e9 abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni pi\u00f9 concrete. Altre volte <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilit\u00e0 delle famiglie cos\u00ec come sono<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. Questa <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto s\u00ec che il matrimonio sia pi\u00f9 desiderabile e attraente, ma tutto il contrario<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><span style=\"line-height: 1.5em\">37. Per molto tempo abbiamo creduto che <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l apertura alla grazia, avessimo gi\u00e0 sostenuto a sufficienza le famiglie, consolidato il vincolo degli sposi e riempito di significato la loro vita insieme<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. Abbiamo difficolt\u00e0 a presentare il matrimonio <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">pi\u00f9 come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. Stentiamo anche a <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">dare spazio alla coscienza dei fedeli<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p><i>d) La fine di un \u201cparadigma\u201d di pensiero e di prassi<\/i><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che AL ha inaugurato non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta. Da un lato il documento svolge, con buona continuit\u00e0, le conseguenze di alcune analisi che gi\u00e0 erano presenti in FC di Giovanni Paolo II, ma dalle quali quel documento non aveva saputo o potuto trarre le necessarie conclusioni. Cos\u00ec, da un altro lato, AL supera i limiti di FC, recuperando una \u201clibert\u00e0 di manovra\u201d che la Chiesa aveva avuto fino al Concilio di Trento, ossia fino a quando non ha sentito il bisogno di \u201cistituzionalizzare\u201d il matrimonio, mediante la richiesta di \u201cforma canonica\u201d. Ci\u00f2 che accade, con AL, \u00e8 <i>il superamento della \u201cforma canonica\u201d come criterio unico del giudizio pastorale <\/i><i>e morale<\/i>. Non si supera, ovviamente, la forma canonica, ma la sua <i>pretesa di esclusiva<\/i>. Lo scontro tra forma canonica e forma civile, che si era delineato agli inizi del XIX, che poi era esploso a partire dalla met\u00e0 del secolo, e che \u00e8 durato fino ai primi decenni del XX secolo, ha lasciato uno strascico teologico e pastorale per tutto il secolo, per trovare un inizio di soluzione solo con AL. Che di fatto riconosce \u201caltre forme\u201d nelle quali la comunione ecclesiale pu\u00f2 essere vissuta. Gi\u00e0 FC non chiedeva pi\u00f9 ai soggetti in seconde nozze di separarsi, a certe condizioni, e quindi riconosceva la positivit\u00e0 relativa della \u201cforma civile\u201d. AL promuove ora una pi\u00f9 sensibile integrazione dei soggetti legati dalla forma civile, fino alla possibilit\u00e0 di una piena comunione. Sulle conseguenze di questa evoluzione avremo da meditare e da lavorare per decenni. Ma ora il dado \u00e8 tratto, e <i>possiamo finalmente liberarci dalla ossessione di dover ripetere la dottrina di Pio IX per essere ancora cattolici<\/i>.<\/p>\n<p>Un amico mi ha fatto <i>un <\/i><i>bel <\/i><i>regalo<\/i>. Questo volumetto prezioso, che ha 162 anni, mi ha fatto comprendere <i>quale grande regalo si \u00e8 lasciata fare la Chiesa, dalla inventiva con cui lo Spirito Santo ha guidato due Sinodi <\/i><i>dei Vescovi verso una nuova frontiera<\/i><i>, non senza <\/i><i>le<\/i><i> buon<\/i><i>e<\/i><i> intuizion<\/i><i>i<\/i><i> e <\/i><i>la <\/i><i>generosa disposizione d<\/i><i>i un<\/i><i> Vescovo di Roma<\/i> che, con tutta questa storia europea, non ha avuto nulla a che fare. Questa \u00e8 stata la sua grande libert\u00e0 e la sua nuova autorit\u00e0. Ma \u00e8 stata anzitutto una grazia. Infatti <i>non \u00e8 un merito essere nati americani<\/i>. Come <i>non \u00e8 una colpa essere nati europei<\/i>. Solo nel dialogo possiamo ancora progredire, imparando a scoprire nella diversa esperienza dell&#8217;altro non uno spazio da occupare e da ridurre, ma un tempo per camminare e per cambiare. Alla luce del Vangelo e della esperienza degli uomini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una bella occasione \u2013 un regalo inatteso \u2013 mi ha aperto un aspetto di Amoris Laetitia che, seppur gi\u00e0 considerato per altre vie, ora mi appare sotto una nuova luce e in tutta la sua&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10750"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10750"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10750\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10756,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10750\/revisions\/10756"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10750"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10750"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10750"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}