{"id":10719,"date":"2016-05-28T10:01:48","date_gmt":"2016-05-28T08:01:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10719"},"modified":"2016-05-28T10:01:48","modified_gmt":"2016-05-28T08:01:48","slug":"chi-ha-paura-dei-diaconi-caso-serio-nellesercizio-della-autorita-e-sintomo-di-paralisi-nel-magistero-ecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chi-ha-paura-dei-diaconi-caso-serio-nellesercizio-della-autorita-e-sintomo-di-paralisi-nel-magistero-ecclesiale\/","title":{"rendered":"Chi ha paura dei diaconi? \u201cCaso serio\u201d nell&#8217;esercizio della autorit\u00e0 e \u201csintomo\u201d di paralisi nel magistero ecclesiale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diakon.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10720\" alt=\"diakon\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diakon.jpg\" width=\"206\" height=\"244\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 tentato di chiarire in diversi post di questo blog, dedicati alla comprensione della \u201cmens\u201d del pontificato di papa Francesco, mi pare che le recenti \u201caperture papali\u201d sulla esigenza di un approfondimento sul tema del \u201cdiaconato femminile\u201d, mettano in luce una \u201cdifferenza di approccio al magistero\u201d che potrebbe sfuggire alla comune considerazione e sulla quale vorrei richiamare la attenzione. In particolare vorrei sussumere questo \u201ccaso\u201d in una casistica pi\u00f9 ampia, per la quale il magistero degli ultimi 25 anni, progressivamente, ha assunto un atteggiamento sempre pi\u00f9 difensivo, arroccato e diffidente verso ogni possibile novit\u00e0 nell&#8217;esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale. Cos\u00ec, attraverso un duplice comportamento \u2013 che potrebbe apparire quasi contraddittorio \u2013 ossia mediante una \u201cinflazione\u201d e insieme una \u201cautonegazione\u201d del magistero, l&#8217;esercizio della autorit\u00e0 ha teso a confermare semplicemente se stesso, con stile apologetico e comprensione ottocentesca, progressivamente riducendo l&#8217;impatto delle novit\u00e0 del Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 accaduto sui temi della morale sessuale, della rilevanza della coscienza, del ministro della unzione dei malati, del sacerdozione femminile e&#8230;del diaconato.<\/p>\n<p><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>Come immunizzarsi dal diaconato<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Analizziamo rapidamente gli sviluppi degli ulti 20 anni:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">a) Nel 1998 papa Giovanni Paolo II fece propria una decisione assunta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede \u2013 il cui Prefetto era J. Ratzinger \u2013 mediante la quale corresse il n. 1591 del CCC, rileggendolo restrittivamente, e soprattutto creando una \u201ccategoria ex novo\u201d che permetteva una drastica separazione, all&#8217;interno dell&#8217;ordine sacro, tra presbiterato e episcopato, da una parte, e diaconato, dall&#8217;altra. Il prezzo pagato per questa \u201coperazione difensiva\u201d era la incrinatura dell&#8217;unit\u00e0 del ministero ordinato, per difendere episcopato e presbiterato dalla novit\u00e0 diaconale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">b) Nel 2009, recependo una indicazione di Giovanni Paolo II, papa Benedetto, continuando la medesima traiettoria che aveva suggerito come Prefetto 11 anni prima, modific\u00f2 anche il CjC, ai canoni 1008-1009, integrando il testo in analogia con il catechismo e riducendo drasticamente la comprensione del \u201cdiaconato\u201d nella Chiesa latina, escludendone la rappresentanza nelle azioni in nome di Cristo capo, e offrendo una lettura riduttiva delle competenza in rapporto alla liturgia, alla parola e alla carit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">La figura del diacono, che emerge da questa rilettura, \u00e8 profondamente ridimensionata e separata diremmo per principio dall&#8217;esercizio effettivo della autorit\u00e0 ecclesiale. Ma questa operazione, di fatto, mira ad una regresso alla condizione di \u201cgestione della autorit\u00e0\u201d tipica della Chiesa pre-conciliare. Nella quale l&#8217;esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale non veniva alterato da \u201cnuove competenze\u201d in capo a soggetti che, pur appartenendo al \u201cclero\u201d, possono oggi essere stabilmente uxorati e, domani, esse stesse \u201cuxores\u201d!<\/span><\/p>\n<p><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>Un ripensamento di fondo<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Ora, il dibattito apertosi nelle scorse settimane, intorno alla possibilit\u00e0 di studiare una ammissione delle donne al grado del diaconato, dovrebbe suscitare una riflessione almeno su tre livelli della questione, determinando una reazione a questa \u201cpiega nostalgica\u201d assunta dal magistero ecclesiale negli ultimi 20 anni:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">a) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">la comprensione <\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">sistematica <\/i><i style=\"line-height: 1.5em\">del ministero diaconale<\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">La soluzione catechistica e canonica predisposta negli ultimi 20 anni potrebbe vantare la pretesa indiscutibile tipica di una \u201cteologia d&#8217;autorit\u00e0\u201d. Se il catechismo e il codice dicono una cosa, chi potr\u00e0 dire qualcosa di diverso? Ma catechismo e codice non sono al vertice della autorit\u00e0. La ragione e la fede hanno ancora qualcosa da dire a tale proposito. Ad esempio, possono osservare che un \u201cministero della parola\u201d &#8211; riconosciuto al diacono &#8211; difficilmente pu\u00f2 essere tenuto al riparo di una \u201cazione in persona Christi (capitis)\u201d. Lo stesso vale anche per la liturgia e per la carit\u00e0. Chi presiede al culto e chi anima la carit\u00e0 esercita anche un ruolo autorevole e un magistero&#8230;proprio nell&#8217;essere radicalmente servo. Essere \u201cCristo capo\u201d e \u201cCristo servo\u201d non possono non suonare, anche e necessariamente, come sinonimi. Aver tentato non di distinguere, ma di separare definitivamente la conformazione a Cristo capo da quella a Cristo servo \u00e8 una \u201csvista dogmatica\u201d molto pesante, e alla quale dovremo rimediare. Catechismo e codice sono qui sprovvisti di una base sistematica all&#8217;altezza della tradizione. La differenza classica tra \u201csacerdotium\u201d e \u201cministerium\u201d sopporta molte traduzioni dottrinali, disciplinari e canoniche diverse, di cui quella oggi vigente \u00e8 sicuramente tra le meno felici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">b) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">ordine e matrimonio in simbiosi<\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Un secondo punto importante, che deriva dalle nuove acquisizioni conciliari, consiste nell&#8217;aver \u201cmescolato le carte\u201d nel modo di pensare il rapporto tra ordine e matrimonio. Avevamo una rappresentazione dell&#8217;autorit\u00e0 riferita ai celibi e un immaginario della obbedienza riferita alle famiglie. Oggi riconosciamo apertamente una \u201cautorit\u00e0 familiare\u201d, ma facciamo ancora fatica a pensare la \u201cautorit\u00e0 ecclesiale\u201d nel contesto di comunione di una vita familiare. Le famiglie dei diaconi uxorati sono un caso classico di \u201cnuova realt\u00e0\u201d, complessa e ricca. Ovviamente, purch\u00e9 si possa ancora pensare che un \u201cdiacono uxorato\u201d abbia ancora a che fare con l&#8217;esercizio della autorit\u00e0. La ricostruzione clericale che dal 1998 ha modificato prima il CCC e poi il CjC va esattamente nella direzione opposta. Sembra proprio voler escludere che questa \u201cnovit\u00e0\u201d possano essere interpretate come \u201cautorevoli\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">c) <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">genus diaconale<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> et <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">genus foeminile<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">. Ci\u00f2 che abbiamo detto viene ulteriormente arricchito dalla ipotesi \u2013 sottoposta come eventualit\u00e0 da studiare \u2013 di un accesso al diaconato riconosciuto anche alle battezzate. Questo terzo livello della questione, che simbolicamente appare assai rilevante, suppone tuttavia un adeguato lavoro sui primi due livelli, che accompagni e prepari il terzo. Chi mai sarebbe veramente interessato alla promozione della donna al riconoscimento ufficiale di \u201csacrestana di serie B\u201d? Una discussione seria sul \u201cdiaconato femminile\u201d dovrebbe anzitutto rimuovere gli ostacoli ad una comprensione sistematica e ad una lettura \u201canche non celibataria\u201d del diaconato <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">tout-court<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p>\n<p><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>Deprecabile confusione o meravigliosa complicatezza?<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">E&#8217; utile ricordare che il MP del 2009, che ha modificato in senso restrittivo la normativa del CJC \u00e8 motivato dal \u201cbisogno di evitare la confusione\u201d. E&#8217; significativo che la \u201cchiarificazione\u201d sia stata concepita e \u201cassicurata\u201d da una rigida sterzata verso il passato. La confusione sembra poter essere evitata solo \u201ctornando indietro\u201d. Papa Francesco, sembra muoversi secondo un altro avviso. Non si spaventa n\u00e9 della discussione, n\u00e9 della \u201ccomplicatezza\u201d. E&#8217; la realt\u00e0 che si presenta con una \u201ccomplicatezza\u201d che, nelle sue stesse parole, appare non preoccupante o \u201cvitanda\u201d, ma \u201cmeravigliosa\u201d!<\/span><\/p>\n<p>Un esercizio della autorit\u00e0 nella Chiesa, che non sia contaminato n\u00e9 dalla esperienza matrimoniale (del diaconato permanente uxorato gi\u00e0 possibile) n\u00e9 dalla differenza sessuale (di diaconi donne possibili in futuro) <i>non merita proprio di essere concepito solo <\/i><i>a condizione di essere<\/i><i> esautorato<\/i>. Il titolo del Motu Proprio \u00a0che realizzava nel 2009 questo obiettivo arretramento si intitolava <i>Omnium in mentem. <\/i>Gi\u00e0 allora, ma ancora pi\u00f9 oggi, possiamo riconoscere nel titolo del documento quella tipica sovrabbondanza di retorica ecclesiastica, che attribuisce temerariamente a tutti la \u201cintenzione\u201d e il \u201ctimore\u201d di pochissimi. E che confonde la autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale con la fedelt\u00e0 alla tradizione. In una Chiesa in cui l&#8217;esercizio della \u201cvera autorit\u00e0\u201d sia mantenuto soltanto nel piccolo e corto circuito della esperienza di \u201cmaschi celibi\u201d, nessuna \u201camoris laetitia\u201d pu\u00f2 essere presa veramente sul serio. La riforma del CCC e del CJC degli ultimi 20 anni \u00e8 la vera causa della indifferenza con cui diversi ambienti clericali snobbano Amoris Laetitia. Questa indifferenza deve essere superata, perch\u00e9 \u00e8 il segno di una grave paura ecclesiale e di una paralisi nell&#8217;esercizio della autorit\u00e0.\u00a0<i>Riconoscere la autorit\u00e0 delle famiglie e delle donne \u00e8 l&#8217;unica via per restare fedeli alla tradizione, rinunciando ad ogni ipotesi di trasformare la Chiesa in un museo a numero chiuso<\/i>.<\/p>\n<p><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>Un discernimento di nuovo possibile<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Nel documento della Commissione Teologica Internazionale del 2002 si chiudeva la lunga e profonda trattazione dedicata al \u201cdiaconato\u201d con una valutazione della ordinazione delle donne al diaconato che cos\u00ec suonava: <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">\u201cspetter\u00e0 al ministero di discernimento che il Signore ha stabilito nella sua Chiesa pronunciarsi con autorit\u00e0 sulla questione\u201d. <\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">I provvedimenti che hanno preceduto e seguito questa affermazione hanno teso, piuttosto, ad \u201cescludere ogni discernimento\u201d, superandolo mediante un ridimensionamento \u201coriginario\u201d della comprensione del diaconato, quasi espungendolo dallo stesso \u201cordine sacro\u201d.<\/span><\/p>\n<p>Credo che non sia casuale che papa Francesco, che ha appena reintrodotto nel sacramento del matrimonio una \u201clogica di discernimento\u201d per affrontare le questioni della vita familiare, possa ricorrere domani alla stessa logica per arricchire la esperienza ministeriale della Chiesa cattolica. Il discernimento, per\u00f2, non sar\u00e0 semplicemente una \u201cstrategia di inclusione\u201d, ma anche una mediazione preziosa e paziente per valorizzare la \u201cdifferenza\u201d di un ministero ordinato non solo \u201cattribuito ad una donna\u201d, ma che \u201cpu\u00f2 essere caratterizzato da uomini e donne sposati\u201d e che arricchisce la esperienza comune del ministero episcopale e presbiterale.<\/p>\n<p><i>Abbiamo bisogno di discernimento, in altri termini, per pensare sistematicamente il \u201cterzo grado\u201d del ministero, per renderlo compatibile con il matrimonio e per riferirlo ad un soggetto femminile. <\/i>Dopo un magistero che ha preferito superare ogni possibile discernimento esercitando l&#8217;autorit\u00e0 anche contro ogni evidenza \u2013 barricandosi catechisticamente e canonisticamente nell&#8217;unica evidenza sopportabile, ossia quella autoreferenziale &#8211; una stagione di esercizio dell&#8217;autorit\u00e0 nel discernimento pu\u00f2 permettere alla Chiesa di superare quella rigidit\u00e0 che spesso nasce dalla paura e dal pregiudizio.<\/p>\n<p>Famiglie e donne saranno la cura di questa malattia del diaconato che non \u00e8 mortale, anche se \u00e8 maschile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ho gi\u00e0 tentato di chiarire in diversi post di questo blog, dedicati alla comprensione della \u201cmens\u201d del pontificato di papa Francesco, mi pare che le recenti \u201caperture papali\u201d sulla esigenza di un approfondimento sul&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10719"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10719"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10721,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10719\/revisions\/10721"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}