{"id":10545,"date":"2016-04-18T14:52:15","date_gmt":"2016-04-18T12:52:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10545"},"modified":"2016-04-18T15:27:32","modified_gmt":"2016-04-18T13:27:32","slug":"alla-scoperta-di-amoris-laetitia-6-una-piccola-nota-e-una-grande-rilettura-della-comunione-sacramentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/alla-scoperta-di-amoris-laetitia-6-una-piccola-nota-e-una-grande-rilettura-della-comunione-sacramentale\/","title":{"rendered":"Alla scoperta di Amoris Laetitia (\/6): Una piccola \u201cnota\u201d e una grande rilettura della comunione sacramentale."},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10518\" alt=\"AL\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto fin dal giorno della pubblicazione \u2013 appena 10 giorni fa &#8211; <i>A<\/i><i>moris <\/i><i>L<\/i><i>aetitia<\/i> non \u00e8 semplicemente una \u201cdocumento sulla famiglia\u201d, ma \u00e8 anche <i>una potente rilettura dell<\/i><i>&#8216;intera<\/i><i> esperienza <\/i><i>ecclesiale<\/i>, che presenta in modo lineare e profondo le fondamentali novit\u00e0 che la tradizione ha elaborato nell&#8217;ultimo secolo, a partire da Pio X, e che in qualche modo sono difficili da comprendere sulla base di una lettura solo \u201cgiuridica\u201d e \u201cformale\u201d della dottrina. In particolare mi pare molto significativo che l&#8217;attenzione generale si sia puntata \u2013 gi\u00e0 durante il Sinodo, ma soprattutto ora, a Sinodo concluso \u2013 sulla relazione tra \u201ccomunione ecclesiale\u201d e \u201ccomunione sacramentale\u201d. Soprattutto i giuristi, ma anche alcuni moralisti e qualche dogmatico, dimostrano ancora oggi di essersi legati a doppia mandata ad un modello di comprensione del rapporto tra queste \u201cforme della comunione\u201d che da tempo appare inadeguato e non aggiornato. Un fatto singolare \u00e8 questo: gi\u00e0 <i>Familiaris Consortio<\/i>, 35 anni fa, riconosceva la crisi di quel modello di rapporto, che i nostri giuristi e moralisti attuali vorrebbero difendere a spada tratta. Perch\u00e9 non va dimenticato che <i>FC riconosce la differenza tra comunione ecclesiale e comunione sacramentale, anche se non riesce a rispondere adeguatamente a questa nuova situazione<\/i>. AL ha avuto il merito \u2013 sulla scia di <i>Evangelii Gaudium<\/i> \u2013 non solo di mettere a nudo questa inadeguatezza e la crisi ecclesiale che ne deriva, ma di aver iniziato a rispondere autorevolmente con soluzioni non formali e non idealizzate. Proviamo a considerarle con attenzione, ricostruendone il contesto storico ed ecclesiale.<\/p>\n<p>1. <i><b>Che cosa significa una \u201clettura terapeutica\u201d dei sacramenti?<\/b><\/i><\/p>\n<p>La risposta che papa Francesco ha dato, ad alta quota, l&#8217;altro ieri, tornando da Lesbo, conferma la seriet\u00e0 della prospettiva di rilettura del rapporto tra \u201cfare penitenza\u201d e \u201ccomunicare al corpo e sangue di Cristo\u201d. <i>Egli <\/i><i>ri<\/i><i>propone, in altri termini, che i sacramenti non siano <\/i><i>compresi come <\/i><i>il premio per chi si \u00e8 convertito, ma <\/i><i>come il<\/i><i> mezzo <\/i><i>e la mediazione<\/i><i> fondamentale di questa conversione<\/i>. Una lettura classica vorrebbe continuare ad interpretare la penitenza e la comunione in analogia alla relazione che si instaura tra \u201cpremessa\u201d e \u201cconseguenza\u201d. In altri termini, essa pensa cos\u00ec: <b>nel momento in cui sono stato assolto, ed ho potuto esserlo, solo allora posso accostarmi alla mensa eucaristica<\/b>. Si deve notare che in questo modello di comprensione del \u201cperdono del peccato\u201d, <b>tutto \u00e8 pensato in modo \u201cstatico\u201d e \u201cpuntuale\u201d<\/b>: da un lato si arriva all&#8217;atto di \u201cricevere l&#8217;ostia\u201d, ma prima occorre trovarsi nello \u201cstato&#8221; di poter essere perdonato. Il requisito di questo \u201catto formale di perdono\u201d \u00e8 una condizione esistenziale di superamento del peccato. <b>Se, alla luce del vangelo, non sono pi\u00f9 in stato di peccato, allora posso essere assolto<\/b>.<\/p>\n<p><b>Questa visione tende ad affermare il primato dello spazio sul tempo e della idea sulla realt\u00e0<\/b>. Su questo punto Papa Francesco attinge ad una esperienza pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 antica e ci chiede di riscoprire, invece, <b>il primato del tempo sullo spazio e della realt\u00e0 sulla idea<\/b>. Per farlo dobbiamo <b>recuperare la <\/b><b>complessa <\/b><b>dinamica<\/b> sia della penitenza sia della comunione. Qui vorrei farlo in ordine inverso: prima rifletto sulla comunione e poi sulla penitenza.<\/p>\n<p>2. <i><b>Breve s<\/b><\/i><i><b>toria del rapporto <\/b><\/i><i><b>del cristiano <\/b><\/i><i><b>con la \u201ccomunione\u201d<\/b><\/i><\/p>\n<p>La tradizione cristiana e cattolica ha elaborato un modello di \u201cpartecipazione alla eucaristia\u201d che costituisce non solo una \u201cmanifestazione\u201d, ma anche un \u201cesperienza\u201d della comunione. Il modello storico che ha costituito il discrimine nella interpretazione di questa manifestazione \u00e8 sicuramente quello costruito dal Concilio Lateranense IV (1215) con la \u201ccomunione pasquale\u201d e la previa \u201cconfessione e penitenza\u201d annuale. Il \u201cprecetto pasquale\u201d diventava criterio di comunione ecclesiale. Cos\u00ec \u00e8 stato per molti secoli, finch\u00e9 si sono manifestate progressivamente una serie di \u201cnuove esigenze\u201d:<\/p>\n<p>&#8211; gi\u00e0 la \u201cImitazione di Cristo\u201d &#8211; il capolavoro della spiritualit\u00e0 del XV secolo &#8211; mostra che il rapporto con la comunione non \u00e8 solo di \u201cformale necessit\u00e0\u201d, ma di dipendenza vitale, non \u00e8 solo &#8220;dovere annuale&#8221; ma &#8220;alimento spirituale&#8221;;<\/p>\n<p>&#8211; la tradizione della devozione, nei secoli successivi, ha recuperato la comunione \u201cmensile\u201d, soprattutto in relazione al \u201cculto del Sacro cuore\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; da papa Pio X in poi, almeno a livello magisteriale, \u00e8 sorta addirittura la prospettiva di una \u201ccomunione frequente\u201d, pensata persino come \u201ccomunione quotidiana\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Ma tutto questo non basta: questa prospettiva ha trovato ulteriore rielaborazione da quando, dopo il Concilio Vaticano II, il \u201cfare la comunione\u201d non \u00e8 stato pi\u00f9 compreso come \u201cdevozione parallela alla messa\u201d, ma come \u201crito di comunione\u201d, ossia come punto culminante della celebrazione eucaristica, pienezza di perdono del peccato e di partecipazione al corpo di Cristo: mediante la comunione al pane e al calice \u201csi diventa ci\u00f2 che si riceve\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">3. <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>La trasformazione del \u201cfare penitenza\u201d nei secoli<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Parallelamente a questo sviluppo, si \u00e8 anche riletta la grande esperienza del \u201cfare penitenza\u201d. Qui abbiamo assistito, nei secoli, ad uno sviluppo complesso, che \u00e8 culminato nella rilettura tridentina, la quale, in forma ufficiale, ha proposto la differenza del \u201cperdono del battezzato\u201d con una certa tensione rispetto al \u201cperdono dell&#8217;uomo\u201d: <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">lo spazio del sacramento <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">della confessione <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">\u00e8, appunto, la riconciliazione del battezzato caduto in colpa grave<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. Ma non \u00e8 stato il Concilio di Trento, bens\u00ec la recezione post-tridentina, ad aver progressivamente \u201cstilizzato\u201d e insieme \u201csovraccaricato\u201d il sacramento. Da un lato <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">pretendendo di risolvere tutta la complessa dinamica di rapporto tra \u201catti del penitente\u201d e \u201catti del ministro\u201d nella semplice correlazione tra confessione e assoluzione<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">; dall&#8217;altro pretendendo di <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">ridurre tutta la penitenza ecclesiale e personale all&#8217;interno del sacramento della penitenza<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p>\n<p>Questo fenomeno ha <b>favorito un duplice \u201cprimato dello spazio sul tempo\u201d<\/b>: da un lato eliminando tutta la temporalit\u00e0 del sacramento e concentrando il suo senso sulla \u201cimmediatezza\u201d del rapporto puntuale tra confessione e assoluzione: non vi \u00e8 pi\u00f9 \u201ccammino di penitenza\u201d, ma \u201cidentit\u00e0 tra confessione e assoluzione\u201d; dall&#8217;altro emarginando progressivamente la dialettica delicata tra \u201cesperienza battesimale\/eucaristica di perdono\u201d e la sua pi\u00f9 rara ripresa nel \u201csacramento della penitenza\u201d. Questa evoluzione, che \u00e8 molto accelerata negli ultimi due secoli, ha suscitato, per reazione, una profonda riscoperta non solo della domanda di \u201ctempo penitenziale\u201d all&#8217;interno del sacramento, ma anche della relazione temporale tra \u201cquarto sacramento\u201d e vita battesimale\/eucaristica dei soggetti ecclesiali.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">4. <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>La tradizione recente dopo Pio X <\/b><\/i><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>e il Concilio Vaticano II: la partecipazione attiva<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Uno sviluppo decisivo di tutta questa storia \u00e8 avvenuto nell&#8217;ultimo secolo. Da un lato Pio X ha inaugurato una \u201cnuova centralit\u00e0\u201d della comunione eucaristica, che da allora cambia anche la funzione del sacramento della penitenza. E&#8217; interessante notare come Pio X stesso abbia iniziato a ridefinire i contorni della esperienza di \u201cstato di grazia\u201d, diminuendo la importanza del \u201cconfessarsi\u201d e aumentando quella del \u201ccomunicarsi\u201d.<\/span><\/p>\n<p>Ma a tutto questo un contributo nuovo e prima impensabile viene dal Concilio Vaticano II e dalla logica della \u201cpartecipazione attiva\u201d che la Costituzione Liturgica e poi la Riforma dei riti hanno reintrodotto nella esperienza ecclesiale. Da un lato il sacramento della penitenza riscopre la sua \u201cvocazione comunitaria\u201d; ma d&#8217;altro canto la \u201ccomunione\u201d diventa \u201citinerario di partecipazione alla preghiera eucaristica della Chiesa\u201d. Il luogo principe di \u201cesperienza del perdono\u201d <strong>non \u00e8 pi\u00f9, anzitutto, una \u201cprocedura giudiziaria\u201d di non imputazione del peccato, ma luogo terapeutico di guarigione dalle distorsione che il peccato grave introduce nella vita del battezzato<\/strong>. E va notato che gi\u00e0 Trento aveva in s\u00e9 questi due registri, quello giudiziale e quello terapeutico.<\/p>\n<p>Che i sacramenti <b>non siano semplicemente \u201cluoghi puntuali e formali di costatazione del peccato superato\u201d, ma \u201cforme reali e temporali di cammino nella vita di fede\u201d pu\u00f2 essere oggi affermato sulla scia di questa tradizione, antica e recente<\/b>. Purch\u00e9 una riduzione disciplinare e formale della tradizione non venga ostinatamente difesa come \u201cbaluardo\u201d e \u201ctrincea\u201d contro il tradimento della tradizione, contro il modernismo, contro la protestantizzazione&#8230;Anzi, dobbiamo riconoscere proprio il contrario: per essere pienamente cattolici, abbiamo oggi bisogno di rileggere la tradizione con lungimiranza, di riferirci anche ai pregi della modernit\u00e0 e di dialogare seriamente con le altre tradizioni cristiane.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">5. <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>Gli itinerari penitenziali sono<\/b><\/i><i style=\"line-height: 1.5em\"><b> <\/b><\/i><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>anche \u2013 necessariamente &#8211; <\/b><\/i><i style=\"line-height: 1.5em\"><b>\u201citinerari eucaristici\u201d.<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Per il discernimento e l&#8217;accompagnamento orientato alla integrazione, riscoprire le \u201cdinamiche penitenziali\u201d e le \u201cdinamiche eucaristiche\u201d diventa compito urgente e prerequisito centrale per una autentica \u201cconversione pastorale\u201d. <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">Questo ha riflessi <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">anzitutto <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">sulla pastorale in generale, e non sol<\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">tant<\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">o nella pastorale familiare o <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">addirittura in quella\u00a0<\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">verso gli \u201cirregolari\u201d<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">. Essa comporta una ripresa delle logiche di \u201ciniziazione\u201d dei giovani come degli adulti, con una rilettura della esperienza cristiana che modifichi sensibilmente il suo \u201cstile\u201d, il suo \u201clinguaggio\u201d e la sua \u201cauto-percezione\u201d. Potremmo identificare una serie di \u201ccriteri\u201d con cui impostare questa \u201cconversione pastorale\u201d:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">&#8211; Per integrare e accompagnare giovani e adulti, non importa se in percorsi con \u201cregolari\u201d o con \u201cirregolari\u201d, <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">occorre uscire da categorie \u201cstatiche\u201d di identit\u00e0 e acquisire categorie \u201cdinamiche\u201d di iniziazione. <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">Non si tratta di attivare anzitutto diritti o doveri, ma di riconoscere doni e misteri<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p>\n<p>&#8211; Accanto alle logiche \u201cdigitali\u201d &#8211; che sono cos\u00ec necessarie tanto per i riti quanto per gli \u201cstati giuridici\u201d &#8211; occorre maturare una <strong>sensibilit\u00e0 analogica<\/strong>, decisiva per le progressioni esistenziali ed ecclesiali. <b>Una divisione drastica tra \u201cforme di vita\u201d e \u201cforme rituali\/giuridiche\u201d rischia di ufficializzare un \u201cdoppio registro\u201d <\/b><b>e una \u201cdoppia verit\u00e0\u201d,<\/b><b> che incentivano a dismisura formalismi e ipocrisie<\/b>.<\/p>\n<p>&#8211; Nella penitenza, occorre <b>riavvicinare al sacramento del confessionale la virt\u00f9 della vita battesimale ed eucaristica<\/b>, senza mai dimenticare che il primo \u00e8 al servizio della seconda, e non il contrario. Questo significa che <b>la confessione sacramentale \u00e8 orientata al percorso penitenziale, nel quale le esperienze centrali <\/b><b>diventano<\/b><b> la preghiera, la celebrazione eucaristica, l&#8217;ascolto della parola, la relazione filiale e fraterna<\/b>. Queste, alla luce della parola di perdono, cambiano la vita del soggetto.<\/p>\n<p>&#8211; Nella eucaristia, <b>alla scissione tra parola e sacramento, tra sacrificio e banchetto \u2013 che abbiamo recepito come pesante eredit\u00e0 successiva alla contrapposizione col protestantesimo \u2013 abbiamo la necessit\u00e0 di recuperare una profonda unit\u00e0 di parola e sacramento, di offerta e convito<\/b>. Lo stile celebrativo e l&#8217;immaginario dottrinale sono luoghi primari e dinamici di conversione, non anzitutto principi di identit\u00e0 e di contrapposizione.<\/p>\n<p>Se come cattolici riconosceremo la decisiva importanza di un ascolto comune della parola e di un banchetto comunitario come vertice della Messa, allora avremo predisposto il \u201cluogo dinamico\u201d nel quale procedere con discernimento ad un accompagnamento per la integrazione. <b>I sacramenti non sono il \u201csemplice sigillo statico\u201d di una avvenuta conversione, ma il luogo dinamico di elaborazione di una esperienza filiale e fraterna della esistenza, in Cristo<\/b>.<\/p>\n<p>E&#8217; allora ben evidente la profonda unit\u00e0 del disegno di papa Francesco: per integrare le forme della \u201cirregolarit\u00e0\u201d occorre profondamente ripensare la \u201cregola cattolica\u201d e il \u201csentire cattolico\u201d, in relazione alla ricchezza della propria tradizione e in aperto rapporto con le altre tradizioni cristiane. Per \u201ccapovolgere la domanda\u201d sui divorziati risposati \u2013 facendo eco alla brillante intuizione del Card. Martini quando suggeriva che <b>non si tratta di chiedersi se dare o meno la comunione ai divorziati risposati, ma piuttosto se possiamo far mancare l&#8217;aiuto dei sacramenti proprio a coloro che ne hanno pi\u00f9 bisogno<\/b> \u2013 papa Francesco propone una <b>\u201cconversione\u201d che riguarda l&#8217;intera pastorale, anche al di qua e al di l\u00e0 della famiglia<\/b>.<\/p>\n<p>Il profilo morale e sacramentale dei soggetti dipende dunque da un rinnovamento ecclesiologico ed ecumenico, ministeriale e spirituale. Un grande disegno si nasconde nella piccola nota 351, quando addita la riscoperta dei sacramenti non solo come \u201cpremio per i perfetti\u201d, ma come \u201cgeneroso rimedio e alimento per i deboli\u201d. Esso corrisponde pienamente alla intenzione portante di tutta la Esortazione. I pochi detrattori di Francesco devono rassegnarsi a studiare bene anche le note, se non vogliono \u201cpersistere ostinatamente\u201d nel peccato grave della incomprensione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Come si \u00e8 detto fin dal giorno della pubblicazione \u2013 appena 10 giorni fa &#8211; Amoris Laetitia non \u00e8 semplicemente una \u201cdocumento sulla famiglia\u201d, ma \u00e8 anche una potente rilettura dell&#8216;intera esperienza ecclesiale, che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10545"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10545"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10545\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10549,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10545\/revisions\/10549"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10545"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10545"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10545"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}