{"id":10516,"date":"2016-04-10T03:11:41","date_gmt":"2016-04-10T01:11:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10516"},"modified":"2016-04-10T03:11:41","modified_gmt":"2016-04-10T01:11:41","slug":"alla-scoperta-di-amoris-laetitia-1-il-bene-possibile-e-le-secche-della-legge-universale-e-astratta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/alla-scoperta-di-amoris-laetitia-1-il-bene-possibile-e-le-secche-della-legge-universale-e-astratta\/","title":{"rendered":"Alla scoperta di Amoris Laetitia (\/1)  Il \u201cbene possibile\u201d e le secche della legge universale e astratta"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10518\" alt=\"AL\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AL-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p><i>Vorrei dedicare una serie di interventi ad una progressiva scoperta di aspetti rilevanti della nuova Esortazione Apostolica Postsinodale. Saranno sempre intitolati \u201cAlla scoperta di Amoris Laetitia\u201d e un numero progressivo permetter\u00e0 di distinguerli. Spero possano aiutare ad una migliore intelligenza delle intenzioni e delle conseguenze di questo testo magisteriale.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">La novit\u00e0 di AL non deve essere cercata soltanto nel capitolo VIII, come tende a fare la maggioranza dei commentatori. Questa concentrazione sulla \u201cirregolarit\u00e0\u201d ha le sue brave giustificazioni, ma \u00e8 anche causa di un grave fraintendimento, che tende ad unire, indifferentemente, letture chiuse e letture aperte, conservatori e progressisti. I quali hanno in comune di dare per scontato un \u201corizzonte normativo\u201d e di scegliere semplicemente se modificarlo con norme nuove oppure se lasciarlo identico a prima. Ma condividono l&#8217;orizzonte. Mentre a me pare che AL voglia lavorare ad una riforma proprio dell&#8217;orizzonte normativo, ossia voglia cambiare la pretesa che siano \u201cnorme generali e astratte\u201d a modificare la prassi ecclesiale. Vediamo meglio questa premessa<\/span><\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">1. Da <i>Arcanum Divinae Sapientiae<\/i> (1880) a <i>Familiaris Consortio (1981)<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Per comprendere adeguatamente questo passaggio delicato occorre fare pi\u00f9 di un passo indietro. Occorre risalire all&#8217;origine di questa \u201cpretesa normativa\u201d, che io collocherei nel contesto \u201ccaldo\u201d del sorgere dello Stato liberale, durante il XIX secolo, con la sua nuova produzione normativa. Di fronte ai \u201cnuovi codici\u201d la Chiesa reagisce con durezza e con una contrapposizione che non abbiamo dimenticato. <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">Si sente \u201cusurpata\u201d di una autorit\u00e0 che non riesce a riconoscere ad altri che a s\u00e9<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">. E qui si trova, probabilmente, una delle radici pi\u00f9 insidiose della sua \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d. Nel contesto del discorso \u201csul matrimonio\u201d questa reazione si precisa nel 1880, con l&#8217;Enciclica <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">Arcanum Divinae Sapientiae<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">, di Leone XIII, in cui il Magistero papale pretende per s\u00e9 l&#8217;esclusiva di produzione normativa a proposito del matrimonio, contestando radicalmente quella degli stati liberali. Da l\u00ec inizia, in modo ufficiale, questo incrocio complesso e delicatissimo tra \u201ctema matrimoniale\u201d e \u201ctema istituzionale\u201d. La difesa del matrimonio sacramentale si identifica, pericolosamente, con la difesa del potere normativo della Chiesa. <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">E la rivendicazione del \u201cpiano naturale\u201d corrisponde troppo facilmente alla esclusione della competenza altrui<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p>\n<p>A partire da quel testo, del 1880, per arrivare a <i>Familiaris Consortio<\/i>, nel 1981, e quindi un secolo dopo, la linea fondamentale del discorso ecclesiale cattolico sul matrimonio e sulla famiglia si svolge all&#8217;interno di questo \u201cdifficile contrasto istituzionale\u201d: la Chiesa contesta la competenza statale e tende a valorizzare la \u201cnatura\u201d contro ogni convenzione diversa da essa.<\/p>\n<p>Questa impostazione \u00e8 profonda e trova ancora una certa presenza anche nel testo di AL: il discorso sulla \u201cfamiglia naturale\u201d risente di questa lunga e ripetuta tradizione, che tuttavia, nella sensibilit\u00e0 maturata da papa Francesco, &#8211; lontano dall&#8217;Europa &#8211; subisce una declinazione nuova. Essa appare, chiaramente, in tutti quei passi in cui il testo di AL esplicitamente rinuncia ad una concezione \u201cassolutamente normativa\u201d del matrimonio. <i>Qui v<\/i><i>oglio spiegarmi bene<\/i>: questo non significa affatto una perdita del senso e del valore della dimensione legale, giuridica e normativa della vita e in particolare della vita coniugale e familiare, ma il superamento di quella impostazione che, dal 1880, attraverso il Codice del 1917, ha permeato profondamente tutta la cultura matrimoniale cattolica, facendone, in primis, una questione di \u201cordinamente giuridico alternativo\u201d. Questo punto appare profondamente mutato. Vediamone in dettaglio alcuni aspetti.<\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">2. La \u201cmessa in relazione\u201d della norma generale in <i>Amoris Laetitia<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Nessuno avrebbe mai potuto dire a livello magisteriale, fino a qualche anno fa, che \u201c<\/span><span style=\"color: #000000\">i<\/span><span style=\"color: #000000\"> dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, <\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>all\u0092<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>&#8216;<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\u201d <\/span><span style=\"color: #000000\">(AL, 2)<\/span><span style=\"color: #000000\">. <\/span><span style=\"color: #000000\">Il sospetto verso le \u201cnormative generali\u201d &#8211; <\/span><span style=\"color: #000000\">e verso le teologie che le alimentano e le amplificano &#8211; <\/span><span style=\"color: #000000\">viene da uno \u201csguardo diverso\u201d e da una considerazione \u201cnon normativistica\u201d della tradizione. Pi\u00f9 avanti, citando la <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Rel<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i>atio<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i> Synodi<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, si afferma che \u201cn<\/span><span style=\"color: #000000\">on si tratta soltanto di presentare una normativa, ma di proporre valori, rispondendo al bisogno di essi che si constata oggi, anche nei paesi pi\u00f9 secolarizzati\u201d (AL, 201). Questo orizzonte porta a determinare la \u201cdifferenza\u201d tra normativa canonica generale e discernimento pastorale: \u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>\u00e8 comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, applicabile a tutti i casi. E\u0092 possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari\u201d (AL 300). Questa affermazione potrebbe essere letta in \u201cmodo minore\u201d, ma va invece considerata una affermazione strutturale e paradigmatica: essa descrive un \u201capproccio diverso alla questione matrimonio\/famiglia\u201d. Al numero successivo, infatti, si precisa che: \u201c<\/span><span style=\"color: #000000\">La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo <\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>non \u00e8 pi\u00f9 possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta \u0093irregolare\u0094 vivano in stato di peccato mortale<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\u201d (AL 301). Questa formulazione fa saltare l&#8217;automatismo oggettivo tra \u201csituazione irregolare\u201d e \u201cpeccato mortale\u201d. In qualche modo non identifica pi\u00f9 \u2013 in generale \u2013 il \u201cdivorziato risposato\u201d con l&#8217;\u201dadultero\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questo, tuttavia, corrisponde ad un \u201cprincipio generale\u201d che viene espresso cos\u00ec: \u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>\u00c8 meschino soffermarsi a considerare solo se l<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>&#8216;<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>\u0092agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perch\u00e9 questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedelt\u00e0 a Dio nell\u0092<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>&#8216;<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>esistenza concreta di un essere umano<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\u201d <\/span><span style=\"color: #000000\">(AL 304)<\/span><span style=\"color: #000000\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Di qui, per mediazione di alcune puntuali citazioni dalla I-II della <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Summa Theologica<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> di S,. Tommaso, si giunge alla conclusione per cui: \u201c<\/span><span style=\"color: #000000\">\u00c8 vero che <\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere n\u00e9 trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari.<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> Nello stesso tempo occorre dire che, proprio <\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>per questa ragione, ci\u00f2 che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non pu\u00f2 essere elevato al livello di una norma<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire con speciale attenzione\u201d <\/span><span style=\"color: #000000\">(AL, 304)<\/span><span style=\"color: #000000\">Qui viene chiarita la necessit\u00e0 del diritto canonico e della dottrina dogmatica sul matrimonio, ma anche la loro insufficienza al discernimento concreto delle singole situazioni. In questo passaggio, delicato e potente, <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>si formula un nuovo equilibrio e una nuova prospettiva ecclesiale, che riguarda non la \u201cpatologia\u201d, ma la \u201cfisiologia matrimoniale\u201d<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">. Lo schema, che viene messo alla prova soprattutto come \u201crimedio alle patologie\u201d, assume il suo ruolo portante \u2013 e nuovo \u2013 come comprensione della \u201cfisiologia matrimoniale\u201d, sottratta ad una comprensione normativistica, formalistica e istituzionalistica. <\/span><\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">3. Continuit\u00e0 pi\u00f9 facile con S. Tommaso che con S. Giovanni Paolo<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Alla luce di quanto detto fin qui, non stupisce, quindi, che si possa rilevare come AL si collochi in continuit\u00e0 con un concetto di \u201cdiscernimento\u201d (e di male minore\/bene possibile) tipico della stagione scolastica, ma poi, gradualmente superato in una prospettiva moderna, pi\u00f9 pedagogico-istituzionale. Ci\u00f2 che, tuttavia, dobbiamo notare \u00e8 questo: la pretesa di una \u201cnorma generale oggettiva\u201d &#8211; che superi ogni soggettivit\u00e0 \u2013 \u00e8 una tipica esigenza tardo-moderna, che la legislazione liberale ha introdotto nella sensibilit\u00e0 e che il Codice del 1917 ha introdotto nella Chiesa. Alla luce di questa sensibilit\u00e0 noi abbiamo potuto identificare la \u201cfedelt\u00e0 alla tradizione\u201d con la obbedienza ad una \u201cnorma generale e astratta\u201d. Abbiamo tradotto i \u201cprincipi\u201d in \u201cnorme universali\u201d. Ma questo \u00e8 un procedimento che \u201cperde il rapporto con la realt\u00e0\u201d, tanto con quella del Vangelo quanto con quella degli uomini. Da questo punto di vista FC, che pure aveva compiuto passi importanti di avanzamento rispetto alla disciplina precedente, restava ancora totalmente inserita nella prospettiva di <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">Arcanum Divinae Sapientiae<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> e del Codex 1917: poteva identificare la identit\u00e0 tradizionale solo nella obbedienza ad una norma oggettiva, anche se poteva gi\u00e0 permettersi di parlare di \u201ccomunione ecclesiale\u201d, conservando per\u00f2 una \u201cscomunica sacramentale\u201d. Come \u00e8 giusto riconoscere, \u00e8 stata FC ad aprire una \u201cfalla\u201d nel sistema impostato con il Codex 1917. La assoluta identificazione tra contratto e sacramento, pretesa dal Codice, rende letteralmente \u201cincomprensibile\u201d il testo di S. Giovanni Paolo. Come pu\u00f2 esserci una \u201ccomunione ecclesiale\u201d per chi non gode della \u201ccomunione sacramentale\u201d?<\/span><\/p>\n<p>Quella \u201cfalla\u201d &#8211; benedetta \u2013 ha permesso alla realt\u00e0 di irrompere nuovamente nel discorso teologico e magisteriale. Ma la \u201ccondizione\u201d di questa possibilit\u00e0 \u00e8 il \u201cdisinserimento\u201d di una analogia, che la storia europea ha imposto al nostro linguaggio ecclesiale: \u00e8 la analogia tra \u201coggettivit\u00e0 della norma\u201d e \u201cperdita di autorit\u00e0 dell&#8217;uomo\u201d. In un modello del genere, interpretato dalla sensibilit\u00e0 normativistica tardo-moderna, in buona fede <i>si pu\u00f2 credere che la Rivelazione sia \u201cnorma oggettiva\u201d e che quindi solo \u201cescludendo le eccezioni\u201d io posso \u201cvivere la fedelt\u00e0 al vangelo\u201d<\/i>. <i>Solo \u201cnorme oggettive\u201d &#8211; e senza eccezioni \u2013 mi tengono in rapporto con Cristo e con i suo<\/i><i>i<\/i><i> comandamenti<\/i>. Ma i passaggi delicatissimi tra parola, comandamento, legge e norma vengono totalmente scavalcati e si arriva a pretendere che la \u201cparola del Signore\u201d sia immediatamente applicabile come se fosse la norma di un codice. <i>Questo fondamentalismo normativo e dogmatico \u00e8 una caratteristica della teologia matrimoniale <\/i><i>a partire <\/i><i>dal 1880, <\/i><i>ma <\/i><i>non di quella scolastica o di quella tridentina<\/i>.<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 molto facile per AL essere in continuit\u00e0 forte con S. Tommaso, mentre \u00e8 pi\u00f9 difficile conservare l&#8217;impianto \u201cnormativo\u201d di S. Giovanni Paolo. Con il quale la continuit\u00e0 si manifesta bene sul piano della \u201cistanza ecclesiale di comunione\u201d, ma non su quello dei mezzi per raggiungerla e per conservarla. La soluzione moderna evitava il \u201cdoppio registro\u201d tra universale e particolare \u2013 con una virata massimalista &#8211; ma produceva di fatto doppie identit\u00e0; la soluzione pastorale di AL esplicita apertamente il doppio registro \u2013 generale e particolare &#8211; mirando a produrre una comunione effettiva e non formale. <i>Accettare di volta in volta il \u201cbene possibile\u201d diventa occasione per vivere la tensione al \u201cbene massimo\u201d come esperienza di integrazione e non di esclusione<\/i>.<\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">4. La teologia da scrivania, la teologia al balcone e la teologia di strada<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Papa Francesco \u00e8 consapevole che la sua operazione ermeneutica certamente presuppone, ma anche sollecita diffusamente, una nuova stagione di riflessione teologica, coraggiosa e fedele. Con una fedelt\u00e0 diversa dall&#8217;irrigidimento su posizioni astratte e generali, che non riescono a mediare la realt\u00e0 del Vangelo e della esperienza umana.<\/span><\/p>\n<p>Di qui alcune belle immagini, che Francesco ci ha regalato in questi tre anni. Una viene direttamente da questo ultimo testo: \u201cL&#8217;\u0092insegnamento <span style=\"color: #000000\">della teologia morale non dovrebbe tralasciare di fare proprie queste considerazioni, perch\u00e9 seppure \u00e8 vero che bisogna curare l&#8217;\u0092integralit\u00e0 dell\u0092&#8217;insegnamento morale della Chiesa, si deve sempre porre speciale attenzione nel mettere in evidenza e incoraggiare i valori pi\u00f9 alti e centrali del Vangelo<\/span>, particolarmente il primato della carit\u00e0 come risposta all\u0092iniziativa gratuita dell&#8217;\u0092amore di Dio\u201d (AL 311) e quindi \u201c questo ci fornisce un quadro e un clima che ci impedisce di sviluppare una morale fredda da scrivania nel trattare i temi pi\u00f9 delicati e ci colloca piuttosto nel contesto di un discernimento pastorale carico di amore misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, e soprattutto a integrare\u201d (AL 312).<\/p>\n<p>Ad una \u201cteologia da scrivania\u201d non bisogna nemmeno sostituire una \u201cteologia al balcone\u201d, che non si lascia contagiare dalla storia e dalla realt\u00e0, ma che resta astratta e asettica. Solo una \u201cteologia di strada\u201d svolge bene il suo servizio. Dove \u201cdi strada\u201d non significa affatto meno attrezzata, meno critica, meno elaborata, ma pi\u00f9 sensibile al reale effettivo, meno inclina all&#8217;autocompiacimento.<\/p>\n<p>In un bel testo dell&#8217;anno scorso J-P Vesco diceva, a proposito delle responsabilit\u00e0 dei vescovi in materia matrimoniale: \u201cDovremo un domani chiedere scusa per le sofferenze che abbiamo inflitto alle persone, oltre a quelle che gi\u00e0 vivevano\u201d. Ho l&#8217;impressione che anche noi teologi dovremo fare altrettanto: il nostro errore di metodo \u00e8 diventato, non raramente, sofferenza inflitta, indifferenza contagiata o parola inascoltata. Discernimento, accompagnamento e integrazione sono compiti non solo del pastore, ma anche del teologo. E lo sono non anzitutto per \u201crimediare ai mali\u201d, ma per &#8220;ragionar d&#8217;amore&#8221; e per \u201cintendere il bene\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Vorrei dedicare una serie di interventi ad una progressiva scoperta di aspetti rilevanti della nuova Esortazione Apostolica Postsinodale. Saranno sempre intitolati \u201cAlla scoperta di Amoris Laetitia\u201d e un numero progressivo permetter\u00e0 di distinguerli. 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