{"id":10458,"date":"2016-03-23T11:52:20","date_gmt":"2016-03-23T10:52:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10458"},"modified":"2016-03-23T12:00:49","modified_gmt":"2016-03-23T11:00:49","slug":"fare-pasqua-riconoscersi-corpo-di-cristo-analogie-tra-il-triduo-pasquale-e-la-messa-domenicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/fare-pasqua-riconoscersi-corpo-di-cristo-analogie-tra-il-triduo-pasquale-e-la-messa-domenicale\/","title":{"rendered":"Fare Pasqua: riconoscerSi Corpo di Cristo.  Analogie tra il Triduo pasquale e la Messa domenicale"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 1.5em\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/20160323_1034591.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10459\" alt=\"20160323_103459[1]\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/20160323_1034591-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/20160323_1034591-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/20160323_1034591-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/20160323_1034591.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proviamo a mettere insieme le cose. Nel nostro avvicinarci alla Pasqua, permettiamo alla coscienza pasquale di gettare luce sulla eucaristia e, viceversa, alla celebrazione eucaristica di illuminare la Pasqua.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">1. <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">La mia \u201c<\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">scoperta<\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">\u201d nella Domenica dell<\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">a Passione del Signore<\/b><\/p>\n<p>Che cosa mi \u00e8 accaduto domenica scorsa? Durante la celebrazione del Passio e poi durante la preghiera eucaristica ho avuto molto netta la sensazione &#8211; per la prima volta con tanta evidenza &#8211; di una \u201cstruttura rituale\u201d che \u00e8 tutta volta alla azione di \u201ccomunione\u201d, e che appare chiara nella messa domenicale come nella settimana santa. Tutto tende al \u201ccorpo di Cristo ecclesiale\u201d. Che si compie \u201calla fine della messa\u201d e \u201calla fine della settimana santa\u201d. Questa \u00e8 l&#8217;idea. Idea semplice e diretta, ma anche nascosta e difficile da far emergere alla coscienza e alla evidenza. Molte cose si oppongono, direttamente o indirettamente, ad essa. Una lunga storia, solcata da feroci polemiche; una prassi continua e divergente; anche una spiritualit\u00e0 e una abitudine; persino alcune nostre virt\u00f9 alimentano questa incomprensione. Ma domenica scorsa ho \u201cvisto\u201d, plasticamente, questa evidenza, che pure avevo studiato, scritto e commentato, ma mai avevo vissuto con tanta forza. Provo allora a mettere in fila gli elementi che riconosco come \u201cfonti\u201d di questa nuova e fortissima evidenza. Pu\u00f2 essere utile farlo non solo per rendersi conto di ci\u00f2 che si vive, ma per dare anche agli altri alcuni strumenti affinch\u00e9 possano a loro volta entrare in questa evidenza \u2013 o lasciarsi iniziare dalla Pasqua e dalla messa.<\/p>\n<p>2. <b>Due parole antiche di S. Agostino: una salutare provocazione<\/b><\/p>\n<p>Ci sono due \u201caffermazioni\u201d di S. Agostino che metterei sullo sfondo a tutto il discorso, che hanno \u201clavorato\u201d in me da lungo tempo: nella loro icasticit\u00e0 ci aiutano ad entrare in una logica pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 profonda, della Pasqua come della messa. Una prima affermazione descrive in modo lapidario il \u201ctriduo pasquale\u201d, definendolo <b>\u201ctriduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto\u201d<\/b>. Nel cuore del tempo si inserisce questa \u201cperla\u201d che unifica morte, sepoltura e vita eterna. Tale affermazione mette in crisi tutte le ricostruzioni medievali e moderne del triduo, che lo \u201cduplicano\u201d, creando un \u201ctriduo della passione\u201d e poi un \u201ctriduo della resurrezione\u201d. Gran parte della nostra spiritualit\u00e0, della nostra arte, della nostra liturgia si \u00e8 costruita intorno a questa ipotesi di separazione\/opposizione tra morte e risurrezione. Ne abbiamo piene le citt\u00e0, le case, le menti e i cuori.<\/p>\n<p>Ma una seconda parola, di Agostino, aggiunge un altro profilo a questa lettura: <b>Agostino, infatti, chiamava la \u201cpasqua settimanale\u201d &#8211; diremmo la messa domenicale &#8211; \u201ctransitus Christi\u201d <\/b><b>(pasqua di Cristo)<\/b><b>, mentre definiva la \u201cpasqua annuale \u2013 ossia il Triduo Pasquale &#8211; \u201ctransitus christianorum\u201d <\/b><b>(pasqua dei cristiani)<\/b>. Questa definizione sembra capovolgere la nostra percezione, che fa piuttosto della pasqua annuale una correlazione diretta con Cristo, e della messa domenicale anzitutto un \u201cprecetto dei cristiani\u201d. Agostino inverte la logica, ma lo fa sulla base di una lettura della Pasqua che trova nel Triduo, appunto, la sua origine.<\/p>\n<p>3. <b>La riscoperta del Triduo come \u201cgradualit\u00e0\u201d attraverso la memoria\/narrazione verso la \u201cPasqua ecclesiale\u201d<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Nella tradizione medioevale, e poi largamente in quella moderna, l&#8217;assetto della Pasqua si era adattato \u2013 come dicevo &#8211; ad un \u201cdoppio triduo\u201d (quello della passione e quello della risurrezione) che avevano generato un fenomeno assai problematico, ossia <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">la separazione quasi irrimediabile tra croce e sepolcro vuoto<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">. Una intera epoca di rappresentazioni e di azioni, di immaginari e di spiritualit\u00e0, di pratiche e di devozioni, da alcuni decenni pu\u00f2 iniziare ad essere riletta e riformulata, s<\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">ulla base di una lettura pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 potente.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Infatti, la coscienza della centralit\u00e0 e della unit\u00e0 del Triduo pasquale \u00e8 gradualmente riemersa negli ultimi 70 anni. Anche quando il Sacro Triduo venne valorizzato, come nel nuovo <i>Ordo<\/i> del 1955, esso appariva semplicemente equiparato<i> <\/i>agli<i> \u00abultimi tre giorni della quaresima\u00bb <\/i> ed era costituito dal gioved\u00ec, venerd\u00ec e sabato santo. Cominciava la mattina del gioved\u00ec e finiva con i Vespri del sabato, <i>lasciando fuori la domenica di Risurrezione<\/i>.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Solo nel 1969 si giunge alla celebrazione attuale: il Triduo cambia nome (non pi\u00f9 Sacro Triduo, ma Triduo pasquale), cambia \u201clogica rituale\u201d e \u201cermeneutica teologica\u201d. La logica rituale considera il Triduo come tre giorni, contando da tramonto a tramonto: dalla <i>Missa in Coena Domini<\/i> del gioved\u00ec sera alla sepoltura (primo giorno), dal tramonto del venerd\u00ec a quello del sabato (secondo giorno), dalla Veglia pasquale ai Vespri della Domenica di Risurrezione (terzo giorno). Questo porta a una vera conversione sul piano teologico: <b>il Triduo non riguarda pi\u00f9 semplicemente la passione o la sepoltura del Signore, ma abbraccia passione morte e risurrezione: \u00e8 insieme <\/b><i><b>passio<\/b><\/i><b> e <\/b><i><b>transitus<\/b><\/i><b>. E ogni giorno del triduo \u00e8 Pasqua<\/b>.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Si tratta, in sostanza, di \u201cfare Pasqua\u201d non su uno, ma su tre giorni. E di articolare la Pasqua su tre l<\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">ivelli, tra loro connessi e corrispondenti ai \u201ctre giorni\u201d, purch\u00e9 calcolati \u201call&#8217;antica\u201d &#8211; ossia da tramonto a tramonto, \u201ce fu notte e fu mattino: primo giorno\u201d &#8211; e cos\u00ec accuratamente ricostruiti:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">&#8211; <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">primo giorno del triduo<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> (da dopo il tramonto del gioved\u00ec al tramonto di venerd\u00ec): memoria della <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">pasqua rituale<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> nell&#8217;ultima cena e della <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">pasqua storica<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> del crocifisso<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">&#8211; <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">secondo giorno del triduo<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"> (da dopo il tramonto del venerd\u00ec al tramonto del sabato) : la comunione con la morte e con tutti i defunti della <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">pasqua escatologica<\/i><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">&#8211; <\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">terzo giorno del t<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>riduo<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"> (da dopo il tramonto del sabato al tramonto della domenica): \u00e8 la <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>pasqua ecclesiale<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">, \u00e8 il risorgere della <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>ecclesia<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">, che pu\u00f2 tornare a celebrare il battesimo e l&#8217;eucaristia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Minion Pro', serif\">Ne emerge, con una nuova chiarezza, che l<\/span><span style=\"font-family: 'Minion Pro', serif\">a comunit\u00e0 celebrante \u00e8<\/span><span style=\"font-family: 'Minion Pro', serif\"><i> parte integrante del mistero celebrato<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Minion Pro', serif\">: con il Signore risorge anche la sua Chiesa, che raccoglie il Triduo tra l\u2019ultima cena con Ges\u00f9 e la prima eucaristia con il Signore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">4. <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">La rilettura della eucaristia: \u201cgradualit\u00e0\u201d attraverso la preghiera\/memoria verso la comunione<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Recuperando questa \u201cstruttura\u201d del Triduo \u2013 che in questa forma \u00e8 riemersa, come detto, soltanto dal 1969 \u2013 possiamo accedere diversamente anche alla esperienza della \u201cpasqua settimanale\u201d, ossia della celebrazione eucaristica domenicale. Qui vorrei far notare alcune \u201cconseguenze\u201d della lettura pasquale medievale e moderna, come \u201cricadute\u201d sulla esperienza della messa:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">&#8211; il primato della \u201cpassione\u201d sulla resurrezione ha determinato un primato della \u201cconsacrazione\u201d sulla comunione.<\/span><\/p>\n<p>&#8211; la attenzione quasi esclusiva al \u201csacrificio\u201d ha determinato una attenzione grandissima per la dimensione cristologica, mettendo in secondo piano la relazione pneumatologica: in altri termini ha valorizzato la devozione e la elevazione piuttosto che la duplice discesa dello Spirito, sulle offerte e sugli offerenti.<\/p>\n<p>Di qui \u00e8 derivata una \u201cesperienza di picco\u201d &#8211; picco di attenzione, di devozione, di preghiera &#8211; che nella messa si \u00e8 \u201cassestato stabilmente\u201d al momento della consacrazione-elevazione. La tensione mistica trova qui il suo \u201cculmine\u201d, e tutto il resto \u00e8 una salita fino a qui e una ridiscesa da qui. Anche la \u201crarit\u00e0\u201d dell&#8217;accesso alla comunione era, nella stesso tempo, effetto e causa di tutto ci\u00f2. Graficamente possiamo presentare cos\u00ec questa esperienza classica dell&#8217;eucaristia, che ancora oggi \u00e8 assai diffusa:<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;consacrazione<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-prefazio \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 memoriale\/intercessioni<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;lit. della parola \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 riti di comunione<\/p>\n<p>riti di inizio \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 congedo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se consideriamo, invece, la rilettura pasquale del Triduo come \u201criconoscimento della pasqua ecclesiale\u201d, riscopriamo che la stessa celebrazione domenicale ripropone la medesima logica, cos\u00ec come appare plasticamente nella prima \u201cmessa\u201d narrata dai vangeli, che non \u00e8 l&#8217;ultima cena, ma la \u201ccena di Emmaus\u201d, Dove il crescendo \u00e8: incontro, ascolto della parola, spezzare il pane, correre ad annunciare. Trasposto nella eucaristia domenicale esso diventa un \u201ccrescendo\u201d cos\u00ec rappresentabile:<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;comunione-congedo\/invio<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;epiclesi\/intercessione\/dossologia<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-consacrazione\/narrazione memoriale<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;preghiera eucaristica<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;-lit. della parola<\/p>\n<p>riti di ingresso<\/p>\n<p>Qui il \u201cpicco di attenzione\/devozione\u201d \u00e8 il riconoscimento del Risorto non solo \u201cnella comunione\u201d, ma anche \u201ccome comunit\u00e0 eucaristica\u201d. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che il \u201ccorpo di Cristo\u201d non \u00e8 semplicemente quanto \u201cincontriamo\u201d nella eucaristia, ma ci\u00f2 che \u201cdiventiamo\u201d nella eucaristia. <b>Diventare corpo di Cristo \u00e8 il punto di arrivo della Pasqua<\/b>, settimanale e annuale.<\/p>\n<p><b>5. Una terza parola di S. Agostino: \u201csiate quel che vedete, ricevete quel che siete\u201d<\/b><\/p>\n<p>In un sermone sul \u201cpane eucaristico\u201d, Agostino propone una sintesi di straordinaria intensit\u00e0 di tutto quanto abbiamo fin qui considerato. Egli dice 6 parole latine:<\/p>\n<p>\u201c<i>estote quo videtis, accipite quod estis\u201d<\/i><\/p>\n<p>che si possono tradurre con 8 parole italiane: \u201csiate quel che vedete, ricevete quel che siete\u201d. In questa sintesi appaiono, con grande chiarezza alcuni elementi decisivi della \u201ccoscienza pasquale\u201d:<\/p>\n<p>&#8211; la correlazione tra morte e resurrezione non \u00e8 semplicemente una \u201cvicenda di Ges\u00f9\u201d, ma un evento comunitario. Anzi, potremmo dire che \u00e8 il fondamento di ogni possibile comunione. Fare la comunione, cristianamente, significa \u201centrare in questa storia\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; questo \u00e8 attestato dalla \u201cconcatenazione\u201d dei tre giorni del triduo. Mentre i primi due seguono \u201cquasi biograficamente\u201d, quasi mimeticamente, la vicenda di Ges\u00f9 di Nazareth, il terzo giorno \u201cinizia dalla fine\u201d, ossia dal Signore risorto che ritorna, alla fine dei tempi.<\/p>\n<p>&#8211; La liturgia pasquale \u2013 annuale e settimanale \u2013 non \u00e8 anzitutto una \u201cimitazione\u201d, ma \u00e8 una \u201cmemoria\u201d: \u00e8 il Corpo di Cristo, la comunione con il Risorto, che fa memoria della storia di salvezza, perch\u00e9 il Risorto, veramente morto e sepolto, viva \u201cnel\u201d e \u201ccome\u201d suo corpo ecclesiale.<\/p>\n<p>&#8211; Per questo l&#8217;esito domenicale e annuale \u00e8 molto simile: come la Pasqua domenicale esplode nella esistenza di tutta la settimana, cos\u00ec la Pasqua annuale esplode nel terzo giorno del triduo, in \u201csette settimane di pasqua\u201d, fino alla Pentecoste.<\/p>\n<p>&#8211; Quanto avviene in 50 giorni, una volta all&#8217;anno, accade ogni domenica, nella celebrazione eucaristica. Il congedarsi della \u201cseconda persona\u201d rende possibile la sua presenza continua mediata dalla \u201cterza persona\u201d. Nello Spirito Santo la Chiesa vive la presenza del Figlio per lodare il Padre, fino al compimento dei tempi.<\/p>\n<p><b>6. Dal corpo sacramentale al corpo ecclesiale, attraverso il corpo storico<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">Una rilettura della esperienza spirituale cristiana, cos\u00ec come auspicata dal Concilio Vaticano II e realizzata dalla Riforma Liturgica, non pu\u00f2 essere assicurata soltanto dalla dedizione dei pastori, ma deve contare anche sull&#8217;aiuto della riflessione dei teologi.<\/span><\/p>\n<p>Celebrare la Pasqua, prima su tre giorni, nel Triduo, e poi su cinquanta, fino a Pentecoste, \u00e8 riforma di Chiesa, ripensamento di etica, rilettura di storia e riapertura di vita.<\/p>\n<p>Se il sacramento \u00e8 \u201cforma visibile\u201d della grazia invisibile, tale sua visibilit\u00e0 ha bisogno di immaginazione e di sogno, di slancio e di silenzio, di forma comprensibile e di mistero informe. Solo cos\u00ec pu\u00f2 \u201ciniziare ritualmente al fare Pasqua\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217;itinerario personale e comunitario, che di anno in anno si rinnova, trova ora nella azione rituale riformata \u2013 prima da Pio XII e poi da Paolo VI, dopo il Concilio \u2013 il contesto adeguato alla sua rinnovata ricchezza. E tale rinnovamento non riguarda soltanto la pasqua annuale, ma anzitutto la pasqua settimanale. Nella celebrazione eucaristica del \u201cprimo giorno dopo il sabato\u201d, ogni 7 giorni, ripetiamo questo passaggio, decisivo e potente, dal corpo sacramentale al corpo ecclesiale.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il senso primo e ultimo della Pasqua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 &nbsp; Proviamo a mettere insieme le cose. Nel nostro avvicinarci alla Pasqua, permettiamo alla coscienza pasquale di gettare luce sulla eucaristia e, viceversa, alla celebrazione eucaristica di illuminare la Pasqua. 1. 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