{"id":10442,"date":"2016-03-22T10:30:30","date_gmt":"2016-03-22T09:30:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10442"},"modified":"2016-03-23T12:15:32","modified_gmt":"2016-03-23T11:15:32","slug":"chiesa-in-uscita-e-esercizio-dellautorita-oltre-un-luogo-comune-del-magistero-recente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chiesa-in-uscita-e-esercizio-dellautorita-oltre-un-luogo-comune-del-magistero-recente\/","title":{"rendered":"Chiesa &#8220;in uscita&#8221; e esercizio dell&#8217;autorit\u00e0. Oltre un &#8220;luogo comune&#8221; del magistero recente"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10443\" alt=\"ministerodonne\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel dibattito ecclesiale scaturito dalle parole profetiche di papa Francesco sulla &#8220;Chiesa in uscita&#8221; e sul &#8220;superamento della autoreferenzialit\u00e0&#8221; forse non si \u00e8 ancora chiaramente compreso quanto questa priorit\u00e0, che giustamente il papa ha enunciato fin dai primi giorni del suo ministero &#8211; e che gi\u00e0 era chiaramente presente nel suo testo presentato alla Congregazione dei Cardinali in conclave &#8211; <strong>richieda una profonda revisione dello stile con cui la Chiesa pensa e agisce rispetto al tema del &#8220;potere&#8221; \u00a0e della &#8220;autorit\u00e0&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p>Potremmo dire cosi: per poter &#8220;uscire dalla autoreferenzialit\u00e0&#8221; e diventare davvero &#8220;eteroreferenziale&#8221; &#8211; ossia per non mettere al centro s\u00e9, ma l&#8217;Altro e l&#8217;altro &#8211; \u00a0la Chiesa deve anzitutto riconoscere di essere investita di una reale ed efficace autorit\u00e0. In altri termini, <strong>essa <em>deve poter confidare nella possibilit\u00e0 di intervenire autorevolmente sulla propria dottrina e disciplina<\/em> &#8211; su ci\u00f2 che pensa di s\u00e9 e su ci\u00f2 che fa di s\u00e9 -, senza cedere alla tentazione di &#8220;impedirsi un ripensamento&#8221;, magari in nome della fedelt\u00e0 alla tradizione<\/strong>. Questa via, che \u00e8 spesso una scappatoia, resta infatti, anche oggi, molto praticata e non poco seducente. Sembra una virt\u00f9 quasi eroica, ma spesso si trasforma solo in una forma di retorica e in un alibi.<\/p>\n<p><strong>Non riconoscersi \u00a0un&#8217;autorit\u00e0: virt\u00f9 o alibi?<\/strong><\/p>\n<p>Se la Chiesa pensa che l&#8217;unico modo di essere fedele al Vangelo sia continuare in tutto e per tutto come prima &#8211; sia dottrinalmente sia disciplinarmente &#8211; <strong>si convincer\u00e0 subito di dover restare assolutamente immobile per essere pienamente se stessa. Far\u00e0 dell&#8217;immobilismo &#8211; e dei beni immobili &#8211; la sua ossessione<\/strong>. A questa tentazione Francesco ha voluto rispondere con tre anni di una parola profetica, che vuole anzitutto persuadere la Chiesa e il mondo di due cose:<\/p>\n<p>&#8211; <em>che la fedelt\u00e0 \u00e8 mediata dal movimento, dalla conversione, dall&#8217;uscire per strada, non dalla stasi, dalla paura e dal chiudersi tra le mura;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; che per muoversi occorre riconoscersi la autorit\u00e0 di stare nella storia della Chiesa e della salvezza in modo partecipe e attivo, non come spettatori muti e passivi o come semplici &#8220;notai&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;autorit\u00e0 necessaria per uscire dalla autoreferenzialit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Ma questa considerazione trova pi\u00f9 di una resistenza non soltanto nella inevitabile inerzia del modello da superare, ma anche in alcuni &#8220;luoghi comuni&#8221;, di cui vorrei considerare quello che possiamo esprimere come <strong>la riduzione della autorit\u00e0 alla &#8220;rinuncia alla autorit\u00e0&#8221;<\/strong>. \u00a0Si tratta di un luogo comune molto affascinante, che assume talvolta una notevole rilevanza nella esperienza ecclesiale e che il magistero pu\u00f2 e deve utilizzare in passaggi complessi. Si traduce, formalmente, in una dichiarazione di &#8220;non possumus&#8221;. E&#8217; questo uno dei punti chiave del &#8220;magistero negativo&#8221;, che la tradizione antica, medievale e moderna ha coltivato con attenzione e con cura. <strong>Si tratta, in ultima analisi, di una &#8220;autolimitazione del magistero&#8221;<\/strong>. Ma tale autolimitazione, che di per s\u00e9 \u00e8 a garanzia di &#8220;altro&#8221;, e che dunque dovrebbe arginare e ostacolare le forme della autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale, \u00e8 entrata con grande forza nella esperienza ecclesiale degli ultimi decenni, in particolare a partire dagli anni &#8217;90.<\/p>\n<p>Una serie di documenti, che vanno dal 1994 al 2007, segnano una sorta di &#8220;basso continuo&#8221; nel quale, mediante questa <em>autolimitazione della autorit\u00e0 ecclesiale<\/em>, si \u00e8 lasciata in vigore la comprensione e la pratica precedente come &#8220;unica autorit\u00e0 possibile&#8221;. Questo, infatti, \u00e8 il limite di tale &#8220;luogo comune&#8221; dell&#8217;esercizio del Magistero. Il Magistero, in tutti i casi che ora brevemente esamineremo, <em>nell&#8217;affermare di &#8220;non avere l&#8217;autorit\u00e0&#8221;, non si spoglia della autorit\u00e0, ma conferma la autorit\u00e0 nella sua formulazione precedente e classica<\/em>. Ed \u00e8 proprio qui che <em>la &#8220;autolimitazione&#8221; &#8211; anche contro le intenzioni &#8211; rischia di avere come esito la &#8220;autoreferenzialita&#8221;<\/em>, e che la &#8220;resistenza&#8221; autoreferenziale del potere ecclesiastico si dia la forma accattivante di una rinuncia al potere.<\/p>\n<p><strong>Quattro casi esemplari di &#8220;resistenza&#8221; all&#8217;esercizio della autorit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>In alcuni documenti, che hanno caratterizzato gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II e il papato di Benedetto XVI, troviamo la emergenza forte, e direi univoca, di una <strong>possibilit\u00e0 di &#8220;autolimitazione&#8221; del magistero<\/strong>, che la storia ha sempre conosciuto, ma che raramente ha assunt9 con tanta coerenza e con continuit\u00e0 tanto forte. Pu\u00f2 forse sorprendere che questa inclinazione appaia tanto forte proprio a partire dagli anni 90. In realt\u00e0 essa deriva da una sorta di &#8220;paralisi&#8221; che \u00e8 nata dopo la grande fase &#8220;conciliare&#8221;, che invece fu caratterizzata da un nuovo slancio di &#8220;magistero positivo&#8221;, nella quale il magistero non solo rivendicava una &#8220;autorit\u00e0&#8221; in ogni campo della esperienza di fede, ma la esercitava con ricchezza e creativit\u00e0. A partire dagli anni 90, su una serie di questioni rilevanti, si \u00e8 scelto di piegare verso una &#8220;autolimitazione della autorit\u00e0&#8221;. Vediamo i casi pi\u00f9 significativi:<\/p>\n<p>&#8211; nel 1994\u00a0<em>Ordinatio sacerdotalis,\u00a0<\/em>sul tema della &#8220;ordinazione delle donne al sacerdozio&#8221;, inaugura con forza questo stile, dichiarando che &#8220;la Chiesa non ha in alcun modo la facolt\u00e0 di conferire alle donne l&#8217;ordinazione sacerdotale&#8221;. Con una dichiarazione di &#8220;non autorit\u00e0&#8221; si vuole chiudere la questione, pur non escludendo che &#8220;altre ordinazioni&#8221; siano percorribili.\u00a0\u00a0La negazione della autorit\u00e0 determina la conferma della forma classica del potere ecclesiale.<\/p>\n<p>&#8211; nel 2001\u00a0<em>Liturgiam authenticam,\u00a0<\/em>la V Istruzione della Congregazione per il culto divino per la attuazione della Riforma Liturgica, nega ogni autorit\u00e0 della cultura ecclesiale &#8220;in lingua vernacola&#8221;, attribuendo autorit\u00e0 soltanto al &#8220;testo latino&#8221;, e dunque solo al passato. Anche in questo caso, alla complessa mediazione tra cultura moderna e cultura premoderna si sostituisce la semplice autorit\u00e0 della seconda sulla prima.<\/p>\n<p>&#8211; nel 2005 la\u00a0<em>Nota della Congregazione per la Dottrina della fede<\/em> sul ministro della unzione degli infermi, nel dichiarare che &#8220;soltanto i sacerdoti (Vescovi e presbiteri) sono ministri della Unzione degli infermi), si nega ogni autorit\u00e0 alla Chiesa di poter considerare non solo la evoluzione della definizione del sacramento (da estrema unzione a unzione dei malati) ma anche quella del ministero (con la rinascita di un &#8220;diaconato permanente&#8221;). Alla Nota si accompagna un &#8220;commento&#8221; che offre una spiegazione della Nota poco convincente, alimentata solo da una lettura della storia con gli occhiali del diritto canonico e del catechismo.<\/p>\n<p>&#8211; nel 2007 il\u00a0<em>Motu Proprio &#8220;Summorum Pontificum&#8221;,\u00a0<\/em>con cui si crea un parallelismo di forme rituali del medesimo &#8220;rito romano&#8221;, ci si spoglia della autorit\u00e0 di orientare la liturgia ecclesiale lungo le linee della Riforma Liturgica e si rimettono in pieno vigore i riti che la Riforma stessa aveva voluto superare. Anche in questo caso il Magistero &#8220;si autolimita&#8221; poich\u00e9 non avrebbe la autorit\u00e0 di orientare la tradizione e le scelte dei singoli ministri ordinati, ma in tal modo restituisce autorit\u00e0 a forme di esperienza preconciliare.<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, tutte queste decisioni, sia pure nella loro diversit\u00e0 di contesti e di intenti, fanno ricorso ad un &#8220;luogo comune&#8221; secolare del magistero. Hanno tutti in comune una sottile dialettica tra &#8220;perdita di potere&#8221; e &#8220;assunzione di potere&#8221;: nel momento in cui il magistero dice di &#8220;non avere autorit\u00e0&#8221;, lascia nella autorevolezza lo &#8220;status quo&#8221;. Esso tende ad identificare ci\u00f2 che \u00e8 con ci\u00f2 che deve essere. E pertanto blocca il dibattito sul ruolo ministeriale delle donne, sulle forme della inculturazione liturgica, sulla articolazione dei ministeri nella pastorale sanitaria e sul cammino organico della riforma liturgica. Non \u00e8 difficile notare come questo &#8220;non riconoscimento di autorit\u00e0&#8221; si identifichi con una conservazione del potere acquisito. Spesso diventando principio e alimento di una rischiosa inclinazione alla autoreferenzialit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Francesco: riconoscimento \u00a0e ripresa della autorit\u00e0 per via collegiale<\/strong><\/p>\n<p>Dopo questo lungo percorso, il &#8220;ritorno al Concilio&#8221; di papa Francesco appare segnato dalla esigenza di &#8220;ridare autorit\u00e0&#8221; all&#8217;azione ecclesiale. Solo cos\u00ec essa potr\u00e0 uscire dalla &#8220;tentazione della autoreferenzialit\u00e0&#8221;. Ma per farlo deve assumere un approccio alla tradizione diverso. La Chiesa non si riconosce come una &#8220;storia chiusa&#8221;, come un &#8220;museo di verit\u00e0 da custodire&#8221;, ma come un &#8220;giardino da coltivare&#8221;. <strong>Per questo sarebbe molto utile rileggere il pontificato di Francesco, a tre anni dal suo inizio, non come una forma incerta e &#8220;soft&#8221; di ministero pastorale, ma come un ripensamento della forma con cui la Chiesa non rinuncia ad esercitare la autorit\u00e0<\/strong>. Francesco assume la esigenza di esercizio della autorit\u00e0 che i suoi predecessori avevano come sospeso, determinando sempre delle &#8220;paralisi&#8221;: di fatto in ognuno dei campi che abbiamo considerato si \u00e8 giunti ad una &#8220;impasse&#8221;: ministeri femminili, rapporto con le culture, pastorale sanitaria e cammino della riforma liturgica sono tutti campi della tradizione in cui abbiamo sperimentato un &#8220;perdita di rilevanza&#8221; in nome della conferma di una &#8220;autorit\u00e0 autoreferenziale&#8221;.<\/p>\n<p>Per uscire da questo modello &#8220;introverso&#8221; di autorit\u00e0, Francesco ha messo in campo uno &#8220;stile&#8221; e un &#8220;linguaggio&#8221;, ma anche un &#8220;procedimento&#8221; e una &#8220;consultazione&#8221; che trasformano l&#8217;esercizio della autorit\u00e0.\u00a0Ci\u00f2 comporta una serie di avvertenze, che possiamo illustrare con due casi esemplari. In tutti questi due esempi, la logica della &#8220;tentazione autoreferenziale&#8221; continua ad usare il linguaggio del &#8220;non possumus&#8221;, mentre la logica della &#8220;misericordia&#8221; scopre strade nuove e possibilit\u00e0 inaudite:<\/p>\n<p>&#8211; <em>la lavanda dei piedi e le donne<\/em>. Un semplice gesto profetico, ripreso dalla pi\u00f9 autentica tradizione evangelica giovannea, ma liberato dalla gabbia delle rubriche, ha rimesso al centro dei riti della settimana santa una &#8220;vocazione universale&#8221; che altrimenti sarebbe risultata come soffocata, attutita, quasi oscurata dalla &#8220;obbedienza&#8221; al regolamento cerimoniale. La resistenza del &#8220;non possumus&#8221; e la ripresa di autorit\u00e0 del gesto si sono manifestati come una possibilit\u00e0 di uscita dalla autoreferenzialit\u00e0. Ora anche alle donne si possono lavare i piedi. Anche se poi, nella esistenza cristiana, sar\u00e0 molto pi\u00f9 facile che siano le donne a lavare i piedi dei preti piuttosto che i preti a lavare quelli delle donne&#8230;<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">&#8211; <em>la Chiesa e le famiglie dei divorziati risposati<\/em>. Anche sul tema della &#8220;comunione&#8221; dei fratelli che vivono in seconde nozze, l&#8217;argomento del &#8220;non possumus&#8221; viene usato indiscriminatamente per alimentare la ipocrisia della competenza esclusiva dei tribunali ecclesiastici o la apologetica antidivorzista. Senza considerare l&#8217;effetto di distorsione che un &#8220;divorzio per nullit\u00e0&#8221; determina nel sentire comune e nella autocoscienza dei battezzati. Prendere la via della &#8220;maggiore misericordia&#8221; significa, per Francesco, inaugurare le strade pastorali di riconciliazione dei soggetti e dare credito a nuove forme di &#8220;vita comune&#8221;, nelle quali si realizza non solo la esperienza degli uomini, ma anche la vocazione del Vangelo. <strong>Non si tratta di &#8220;dare la comunione ai divorziati risposati&#8221;, ma di riconoscere che &#8220;battezzati in seconde nozze&#8221; diventano soggetti di comunione. La autorit\u00e0 ecclesiale passa dalla prospettiva &#8220;legale&#8221; alla prospettiva &#8220;testimoniale&#8221;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>Fratellanza, per la libert\u00e0 e la eguaglianza<\/strong><\/p>\n<p>In conclusione, papa Francesco, e la Chiesa che cammina con lui, ha compreso &#8211; non senza fatica e non senza la preoccupazione di farlo capire a tutti gli altri &#8211; che <strong>il &#8220;non possumus&#8221;, ossia la dichiarazione di &#8220;impotenza&#8221; del Magistero, manifesta spesso, oltre che il giusto scrupolo nella mediazione della tradizione, una cieca &#8220;volont\u00e0 di potenza&#8221;, una &#8220;autoaffermazione&#8221; che cancella l&#8217;altro e lo annulla. Levarsi i calzari di fronte alla terra sacra dell&#8217;altro significa non poter rinunciare all&#8217;esercizio della autorit\u00e0: sentire il dovere di provvedere adeguatamente<\/strong>. E lo sguardo rivolto al Crocifisso e alla sua Pasqua non diventa l&#8217;alibi per la inerzia o la fonte di parole consolatorie, ma il fondamento di una conversione, di uno stile nuovo e di una nuova e promettente prossimit\u00e0. In una &#8220;fraternit\u00e0 mistica&#8221; riscopriamo il cuore del vangelo. <strong>Nel mondo che \u00e8 nato dagli ideali di &#8220;libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0&#8221; sappiamo che possiamo pretendere dalla legge libert\u00e0 ed eguaglianza. Ma la fraternit\u00e0 possiamo solo lasciarcela donare dalla benevolenza altrui<\/strong>. Una Chiesa che torna a fare questa esperienza, e che la comunica a tutti, sapr\u00e0 di dover contare sulla profezia della fratellanza, per promuovere la giusta esperienza di libert\u00e0 e di uguaglianza. <strong>E ogni volta che dir\u00e0 &#8220;non possumus&#8221; lascer\u00e0 che lo &#8220;status quo&#8221; determini forme di illibert\u00e0, di diseguaglianza e di indifferenza.<\/strong> A questa pericolosa autoreferenzialit\u00e0 si oppone con decisione ogni gesto e ogni parola della visione pastorale di questo papato, che chiede a forme nuove di collegialit\u00e0 e di comunione di trasformare questo stile e questo linguaggio personale in patrimonio comune, nel solco del grande ripensamento della autorit\u00e0 promosso dal Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Nel dibattito ecclesiale scaturito dalle parole profetiche di papa Francesco sulla &#8220;Chiesa in uscita&#8221; e sul &#8220;superamento della autoreferenzialit\u00e0&#8221; forse non si \u00e8 ancora chiaramente compreso quanto questa priorit\u00e0, che giustamente il papa ha&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10442"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10442"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10442\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10467,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10442\/revisions\/10467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}