{"id":10348,"date":"2016-03-05T16:05:08","date_gmt":"2016-03-05T15:05:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10348"},"modified":"2016-03-05T16:05:08","modified_gmt":"2016-03-05T15:05:08","slug":"non-e-detto-che-il-sacerdote-debba-sempre-dare-lassoluzione-la-parola-di-un-vescovo-e-la-ricca-tradizione-penitenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/non-e-detto-che-il-sacerdote-debba-sempre-dare-lassoluzione-la-parola-di-un-vescovo-e-la-ricca-tradizione-penitenziale\/","title":{"rendered":"\u201cNon \u00e8 detto che il sacerdote debba sempre dare l\u2019assoluzione\u201d.  La parola di un Vescovo e la ricca tradizione penitenziale"},"content":{"rendered":"<h1>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10336\" alt=\"Confessione donna (stampa Ottocento)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento-194x300.jpg\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/h1>\n<h1><\/h1>\n<p>Ho letto con interesse l&#8217;intervista rilasciata da Mons. Pizzi, Vescovo di Forl\u00ec. Mi sembra utile partire dalla sua affermazione centrale, valorizzarne la pertinenza relativa, ma metterne in luce anche una accezione troppo unilaterale con cui il Vescovo l&#8217;ha utilizzata nel suo testo. Questa affermazione, infatti, riguarda un aspetto molto delicato della tradizione sacramentale cristiana e mette in gioco una serie di livelli della esperienza ecclesiale che, se vengono indebitamente semplificati, perdono la loro pertinenza e vengono riletti in modo troppo drastico, senza sfumature, finendo con il perdere buona parte di quella ricchezza che la tradizione ha saputo vivere soltanto con grande equilibrio.<\/p>\n<p>Prima di rileggere le parole di Mons. Pizzi, voglio fare una premessa. Sulla frase, cos\u00ec come suona nel titolo riportato anche qui, si deve fare una osservazione. Essa riguarda una duplice ipotesi: la assoluzione pu\u00f2 non esserci <b>perch\u00e9 non opportuna<\/b> o <b>perch\u00e9 non necessaria<\/b>. Nelle sue parole il vescovo ricorda solo la prima ipotesi, mentre sembra dimenticare la seconda. Mentre a mio parere \u2013 e secondo una lunghissima tradizione ecclesiale \u2013 la prima ipotesi diventa vera e credibile solo alla luce della seconda.<\/p>\n<p>Questa intervista, dunque, sia pure nella sua unilateralit\u00e0, ha il merito di sollevare una questione che merita di essere affrontata in tutta la sua portata: essa riguarda il rapporto tra \u201catto del ministro\u201d (assoluzione) e atti del penitente (confessione, contrizione e penitenza) che hanno lungamente affaticato teologi e pastori per secoli, e che non possono certo essere risolti con una battuta. Ma andiamo per ordine. Prima riascoltiamo le parole dell&#8217;intervista con un primo commento, poi ragioniamo sulla tradizione e per finire traiamo alcune conclusioni, leggendo in positivo le parole ascoltate.<\/p>\n<p><b>L&#8217;intervista commentata<\/b><\/p>\n<p>Ecco le parole dell&#8217; intervista<\/p>\n<p><span style=\"color: #555555\"><span style=\"font-family: inherit\"><span><b>Eccellenza Pizzi come \u00e8 possibile vivere una bella e valida confessione?<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #555555\">\u201d <span style=\"font-family: 'Droid Sans'\"><span>Intanto mi preme dire che bisogna andare spesso al confessionale, specialmente in Quaresima. Fa bene alla nostra fede. Bisogna accostarsi a questo sacramento importante con maggior frequenza. Penso che una volta all\u2019 anno e neppure questo succede, sia pochino. Noi pecchiamo molto di pi\u00f9 e con maggior frequenza. Non prendiamo la riconciliazione come la pulizia di Primavera. Confessarsi significa lavare l\u2019 animo, purificarlo per vivere degnamente la Quaresima\u00a0 e arrivare alla Pasqua serenamente\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #555555\"><span style=\"font-family: inherit\"><span><b>Il confessore deve sempre e comunque assolvere?<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #555555\">\u201d <\/span><span style=\"color: #555555\"><span style=\"font-family: 'Droid Sans'\"><span>Non \u00e8 assolutamente vero che il confessore debba sempre e\u00a0 comunque assolvere il penitente o essere indulgente. Certamente ci vuole tatto e grande misericordia, il confesore assolve\u00a0 e perdona, amministra la infinita misericordia di Dio, ma solo accerta un reale pentimento. Del resto il\u00a0 Catechismo che non possiamo ignorare e va studiato, ci indica prima della confessione\u00a0 che cosa fare\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #555555\"><span style=\"font-family: inherit\"><span><b>E la misericordia?<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #555555\">\u201d <span style=\"font-family: 'Droid Sans'\"><span>Bisogna sgombrare il campo da una falsa idea di misericordia e dall\u2019equivoco che sembre regnare. Indubbiamente Dio che \u00e8 amore e misericordia, vuole la nostra salvezza e non lesina mai il perdono, Egli \u00e8 sempre disposto a cancellare le nostre colpe se noi andiamo verso di Lui. Tuttavia, bisogna chiedere il suo perdono con animo davvero contrito e sincero, con una reale disposizione al cambiamento di rotta e alla conversione. Non basta un generico e\u00a0 magari non sincero atto di accusa. Il penitente deve\u00a0 realmente cambiare stile di vita e fare atti reali che lo dimostrino altrimenti la confessione non serve a niente ed \u00e8 una simulazione\u00a0 senza valore. La misericordia che pure \u00e8 infinta, senza la giustizia non ha senso, camminano assieme. E in tutto questo occorre ricordare sempre la gravit\u00e0 del peccato. Una falsa misericordia conduce alla perdizione\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>Si deve notare, anzitutto, che la frase che ha dato anche il titolo alla intervista, viene assunta in un&#8217;unica direzione: il ministro non \u00e8 \u201cobbligato ad assolvere\u201d sognifica, per Mons. Pizzi, che pu\u00f2 anche non assolvere e rimandare il peccatore senza il perdono di Dio. E questo, sia pure in casi limite, non pu\u00f2 mai essere escluso. Ed \u00e8 giusto ricordarlo. Ma se si ricorda solo questo, e si tralascia l&#8217;altro caso, allora si entra in una sorta di tunnel, nel quale, effettivamente, si \u00e8 infilato anche il Vescovo. Occorre, cio\u00e8, ricordare che il presbitero pu\u00f2 \u201cnon assolvere\u201d semplicemente perch\u00e9 ascolta un penitente che non ha commesso colpe gravi. Anche in questo caso il ministro non \u00e8 detto che debba assolvere. In questo caso si astiene dalla assoluzione non perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pentimento o seria intenzione, ma perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 materia grave, non c&#8217;\u00e8 deliberato consenso o non c&#8217;\u00e8 piena avvertenza. Questo \u00e8 l&#8217;elenco classico, in base al quale il ministro \u00e8 tenuto a \u201cpoter assolvere\u201d.<\/p>\n<p>A ci\u00f2, tuttavia, addentrandosi nel tunnel, Mons. Pizzi aggiunge \u2013 quasi con un certo dispetto \u2013 che giustizia e misericordia vanno \u201cdi pari passo\u201d. No, la giustizia cammina, ma la misericordia sta sempre un passo avanti. E la proporzione della giustizia incontra, in Dio, sempre, una sproporzione. Ed \u00e8 questo che il \u201csacramento\u201d deve tornare ad annunciare. Non anzitutto la giustizia, ma anzitutto la misericordia, anche se mai senza una certa giustizia.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge, nella prima parte dell&#8217;intervista, una grande insistenza sulla \u201cripetizione del sacramento\u201d. Qui a me pare che Mons. Pizzi dimentichi met\u00e0 della verit\u00e0 sulla penitenza. Ossia che per met\u00e0 \u00e8 un sacramento, ma che per l&#8217;altra met\u00e0 \u00e8 una virt\u00f9. E non \u00e8 il sacramento ad essere fatto per la ripetizione, ma la virt\u00f9. Noi, anche attraverso il sacramento, dobbiamo gustare il perdono di Dio che si manifesta nella nostra vita battesimale ed eucaristica, nell&#8217;ascolto della parola, nella vita fraterna, nell&#8217;accoglienza dello straniero, nella visita al malato\u2026<\/p>\n<p><b>La tradizione penitenziale<\/b><\/p>\n<p>Ecco ora chiarita la ricca complessit\u00e0 della tradizione, che in questa intervista risulta troppo facilmente ridotta ad una immagine significativa, ma molto unilaterale e pericolosamente esigente. Mi spiego. Da almeno 800 anni nella Chiesa si discute su quale debba essere l&#8217;equilibrio tra \u201catto del ministro\u201d e \u201catti del penitente\u201d. E le soluzioni sono state tante. Compresa quella che sta alla base di una evoluzione moderna, e che pensa che \u201csolo l&#8217;assoluzione\u201d sia la parte costitutiva e decisiva del sacramento. A questa tendenza si pu\u00f2 reagire, ad esempio come fece il giansenismo, dicendo che non \u00e8 l&#8217;assoluzione, ma la contrizione, la conversione, la vita nuova ad essere decisiva. Notevoli mediazioni si sono conosciute in questa storia: ad esempio quella di chi ha ritenuto che non si debba richiedere la \u201cpienezza del pentimento\u201d, ma solo un \u201cinizio\u201d, che nel sacramento inizia a perfezionarsi. Per questo mi \u00e8 parso molto sorprendente che un Vescovo, quasi dimenticando tutta questa storia, abbia semplicemente evocato una sorta di \u201ccondizione soggettiva\u201d del perdono di Dio, che finirebbe per far diventare la \u201cassoluzione\u201d quasi un atto dovuto\u2026<\/p>\n<p>Ma un altro profilo \u00e8 interessante: se noi concentriamo tutta la penitenza nel \u201csacramento\u201d, allora s\u00ec che rischiamo di dimenticare che l&#8217;esperienza del peccato perdonato non sta anzitutto nel IV sacramento, ma nel I e nel II che si ripetono di domenica in domenica nel III. E&#8217; anzitutto nella vita eucaristica che facciamo l&#8217;esperienza pi\u00f9 piena, pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 intensa del perdono di Dio.<\/p>\n<p><b>Una confessione all&#8217;altezza della tradizione<\/b><\/p>\n<p>E&#8217; evidente che nel sacramento della confessione \u00e8 in gioco la riattivazione di uno \u201cscambio\u201d, di un dono e di una ricezione, che diventa controdono. Le forme storiche di questo scambio hanno conosciuto una evoluzione. Ma sempre si \u00e8 cercato di far spazio ad un \u201cprimato della misericordia\u201d, che coinvolgesse i soggetti in modo pieno e responsabile. Ma non per affermare una \u201cproporzione di giustizia\u201d, ma per far spazio ad una pi\u00f9 grande \u201csproporzione di misericordia\u201d.<\/p>\n<p>N\u00e9 la assoluzione, n\u00e9 il pentimento, n\u00e9 la penitenza sono \u201copere\u201d con cui ci meritiamo il perdono. Sono piuttosto tutti \u201csegni\u201d di una grazia che si prende cura della libert\u00e0 degli uomini e delle donne.<\/p>\n<p>In conclusione: \u201cnon \u00e8 detto che il prete debba sempre assolvere\u201d. Vero. Purch\u00e9 lo si intenda in modo duplice. Talvolta il prete non pu\u00f2 assolvere, perch\u00e9 nel soggetto non vede altro che peccato e neppure un principio di comunione. Pi\u00f9 spesso perch\u00e9 nel penitente vede ancora una comunione viva, vitale, solo minacciata da logiche distorte, ma che nella preghiera e nella vita eucaristica pu\u00f2 trovare il suo alimento migliore. Si assolve non il peccatore, ma il peccatore grave. Questa \u00e8 la logica del \u201csacramento necessario\u201d. E ricordare quanto ha detto papa Benedetto XVI alla bambina Livia nell&#8217;ottobre del 2005 pu\u00f2 fare bene a tutti. Potremmo allora capovolgere la frase non infondata del Vescovo in questo modo: \u201cnon \u00e8 detto che il battezzato peccatore abbia sempre bisogno della assoluzione\u201d. Unendo questa frase con quella sottolineata dal Vescovo, restiamo pi\u00f9 saldamente nella tradizione millenaria alla quale apparteniamo.<\/p>\n<p>Vorrei finire con una piccola immagine, che debbo ad un mio maestro di teologia, quando ricordava che i cristiani protestanti affermano la salvezza per \u201csola fede\u201d, ma poi si salvano per le opere. Mentre i cattolici danno importanza anche alle opere, ma poi si salvano solo per fede. La storia della penitenza \u00e8 la storia di questo incrocio sorprendente di fede ed opere. Come incontro inesauribile, l&#8217;incontro di fede ed opere rimane comunque fondamentale. Se, ad esempio, guardiamo al traffico delle nostre citt\u00e0, vediamo una piccola applicazione di questa tradizione complessa e sorprendente: a Roma, citt\u00e0 cattolica per antonomasia, la gestione del traffico \u00e8 chiaramente affidata alla sola fede; mentre a Zurigo non vi \u00e8 dubbio che dal traffico ci si salvi proprio con una operosa organizzazione. Un equilibrio tra dono e lavoro \u00e8 il segreto del sacramento. Guai a volerlo forzare in un senso o nell&#8217;altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Ho letto con interesse l&#8217;intervista rilasciata da Mons. Pizzi, Vescovo di Forl\u00ec. 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