{"id":10321,"date":"2016-02-27T08:40:25","date_gmt":"2016-02-27T07:40:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10321"},"modified":"2016-02-27T08:40:25","modified_gmt":"2016-02-27T07:40:25","slug":"seppellire-i-morti-misericordia-alla-fine-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/seppellire-i-morti-misericordia-alla-fine-della-vita\/","title":{"rendered":"&#8220;Seppellire i morti&#8221;: misericordia alla fine della vita"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seppellire.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10322\" alt=\"seppellire\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seppellire.jpg\" width=\"220\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p><i>Una riflessione sulla &#8220;opera di misericordia corporale&#8221; del &#8220;seppellire i morti&#8221;: la tradizione ecclesiale e la cultura comune, anche cinematografica, entrano in relazione e rivelano cose antiche e cose nuove. Riporto alcuni stralci dal testo (pp.28-32):<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><b>Il lutto divenuto impossibile<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n<p>La presa di parola, di fronte alla morte, appare particolarmente ardua, soprattutto quando si pensa di dover incominciare sempre daccapo. Anche in questo campo il registro tradizionale del cordoglio, della condoglianza, della partecipazione al dolor appare particolarmente logoro e inespressivo. Non abbiamo parole per dire la autentica comunione fraterna nella morte. Ed \u00e8 il registro individuale spesso a prevalere, con tutte le sue fragilit\u00e0 e afasie.<\/p>\n<p><span>La cultura tradizionale aveva parole e gesti comuni. Il lutto comportava un processo rituale che coinvolgeva necessariamente la comunit\u00e0 dei parenti e dei vicini. Tutte le forme della prossimit\u00e0 \u2013 parentale e sociale \u2013 erano convocate intorno al defunto e alla sua famiglia. Non ovunque abbiamo perduto questa sapienza. Le forme di vita conservano, spesso molto pi\u00f9 in periferia che al centro, questo senso per la comunione che scaturisce da una morte. L&#8217;intensificarsi della prossimit\u00e0 proprio sulla soglia della pi\u00f9 terribile delle solitudini \u00e8 fenomeno ricco e complesso. Il ricordo di alcuni funerali nel sud Italia pu\u00f2 essere qui di grande utilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span>Al di l\u00e0 della verbalizzazione ostentata della disperazione &#8211; con pianti, grida, invocazioni, memorie ad alta voce \u2013 non si pu\u00f2 trascurare la \u201cstrategia sociale\u201d che invade la vita dei parenti prossimi del defunto. La casa \u00e8 trasformata per \u201caccogliere\u201d. Proprio in occasione di un \u201cabbandono\u201d ci si prepara, ci si apparecchia per l&#8217;ospitalit\u00e0. E tutti coloro che arrivano, da ogni angolo del paese, portano caff\u00e8 e zucchero, e restano lungo tempo a chiacchierare, nelle stanze vicine a quella dove \u00e8 vegliato il defunto. Ma anche dopo le esequie e la sepoltura questa \u201cforma sociale del lutto\u201d continua a \u201cnon lasciare soli\u201d i pi\u00f9 colpiti. Per alcuni giorni il \u201cconsolo\u201d \u00e8 il pranzo che \u201caltri\u201d preparano, portando letteralmente \u201ctutto\u201d da fuori. Non solo i cibi, ma anche le posate, i bicchieri, le bottiglie, le tovaglie, i tovaglioli&#8230;Una sorta di \u201caffido\u201d dell&#8217;intera famiglia viene assunto dai parenti e dai vicini, che consolano anzitutto con una presenza quasi invasiva, ma confortante e riabilitante. E nel pranzo al ritorno dal cimitero il tema dei discorsi, intenzionalmente, deve essere quello delle \u201copere e giorni\u201d del defunto, senza censure e senza riserve. <\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurriegrida.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10323\" alt=\"SONY DSC\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurriegrida-217x300.jpg\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurriegrida-217x300.jpg 217w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurriegrida.jpg 740w\" sizes=\"(max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Sussurri e grida<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span>Un modello ben diverso, quasi una chiave di autoriflessione della evoluzione \u201csecolare\u201d della sepoltura, ci viene da una pagina indimenticabile del cinema di I. Bergman, nel suo capolavoro \u201cSussurri e grida\u201d, dove si narra della malattia e della morte della giovane Agnese, che richiama nella casa della infanzia le altre due sorelle, con mariti e figli. <\/span><\/p>\n<p><span>Il discorso del pastore che visita la sorella defunta, Agnese, rimane un capolavoro di intensit\u00e0 e di potenza. Esso riassume, in uno stile potente e severo, un intero mondo di \u201cesperienza del morire\u201d, che contraddistingue la tradizione europea, non solo di fede evangelica. Ecco il testo di questa memorabile \u201corazione funebre\u201d: <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;line-height: 1.5em\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000;line-height: 1.5em\"><i>Dio nostro Padre, nella sua infinita saggezza e misericordia, ha deciso di chiamarti nel fiore degli anni, non prima di averti ritenuta degna di sopportare una lunga e pesante sofferenza. Tu l&#8217;hai accettato umilmente e senza ribellarti, certa che i tuoi peccati sarebbero stati perdonati in virt\u00f9 della morte in croce del nostro Signore Ges\u00f9 Cristo. Che il Padre celeste abbia piet\u00e0 della tua povera anima quando sar\u00e0 alla sua presenza e consenta ai suoi angeli di spogliarti del ricordo delle tue sofferenze terrene.<\/i><\/span><\/p>\n<p><i>Se hai ottenuto di chiudere tutti i nostri patimenti nel tuo povero corpo, se hai ottenuto di farlo rinascere attraverso la morte, si hai ottenuto di poter vedere Iddio nel suo regno celeste, se hai ottenuto che Egli volga il suo sguardo verso di te, se hai ottenuto di esprimerti nella lingua cche solo Dio onnipotente capisce, se hai ottenuto di parlare direttamente con Dio, se hai ottenuto questo, prega per noi.<\/i><\/p>\n<p><span><i>Agnese, mia cara bambina, ascolta quello che ora ti dico: prega per noi ancora rimasti su questa terra oscura e immonda, sotto un cielo vuoto e impassibile; deponi il tuo pesante fardello pieno di dolori ai piedi di Dio e supplicalo di darci il suo perdono; imploralo che ci liberi dalle nostre angosce e debolezze, dai nostri dubbi pi\u00f9 profondi e pregalo di dare un senso alla nostra vita. <\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span><i>Agnese, tu che hai sofferto cos\u00ec atrocemente e cos\u00ec a lungo sei certo meritevole di intercedere per noi\u201d<\/i><\/span><\/span><sup><span style=\"color: #000000\"><span><i><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/i><\/span><\/span><\/sup><span style=\"color: #000000\"><span><i>.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurri3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10326\" alt=\"sussurri3\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurri3-300x172.jpg\" width=\"300\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurri3-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurri3-400x230.jpg 400w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sussurri3.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Al testo manca il \u201ccontesto\u201d cinematografico accuratamente ricostruito da Bergman: ossia la intensit\u00e0 del volto e il tono di voce del pastore, i primi piani delle sorelle e della \u201cserva\u201d che scorrono mentre egli parla. Ma riusciamo a comprendere bene il senso di questa \u201clettura della morte\u201d. Ci\u00f2 che il film attesta, con la potenza di un vero capolavoro, \u00e8 la incapacit\u00e0 di \u201cfare il lutto\u201d. Talmente forte \u00e8 la resistenza delle sorelle a lasciarsi toccare dalla morte che Agnese, gi\u00e0 morta, non riesce a morire e piange. Le sorelle, Karin e Maria, non hanno parole e non hanno gesti. Sono bloccate nella loro tragica insensibilit\u00e0: rifiutano la morte della sorella, anche quando essa le chiama \u201cdalla sua morte\u201d. Quasi ricche epulone, neanche se una cara defunta viene a chiamarle per nome riescono a uscire dalla loro ermetica autoreferenzialit\u00e0. Sono infelici, deluse, frustrate, incapaci di un vero soprassalto di umanit\u00e0. Non possono \u201cdare sepoltura\u201d perch\u00e9 non riescono a far memoria della comunione da cui vengono e che le attende. Solo la \u201cserva\u201d Anna pu\u00f2 ascoltare il richiamo e denudarsi di fronte alla defunta, per consolarla e nutrirla, come una madre con la figlia.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Ringrazio i miei figli Margherita e Giovanni Battista per aver \u201csbobinato\u201d il testo, con attenta trascrizione davanti allo schermo. Incantati dalle parole e dalle immagini.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sulla &#8220;opera di misericordia corporale&#8221; del &#8220;seppellire i morti&#8221;: la tradizione ecclesiale e la cultura comune, anche cinematografica, entrano in relazione e rivelano cose antiche e cose nuove. 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