{"id":10223,"date":"2016-02-11T17:54:15","date_gmt":"2016-02-11T16:54:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10223"},"modified":"2016-02-11T17:54:15","modified_gmt":"2016-02-11T16:54:15","slug":"il-latino-liturgico-uno-strumento-perfetto-per-lautoreferenzialita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-latino-liturgico-uno-strumento-perfetto-per-lautoreferenzialita\/","title":{"rendered":"Il latino liturgico: uno strumento perfetto per l&#8217;autoreferenzialit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3556\" alt=\"lectio_divina_res1\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res1-300x188.jpg\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res1-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res1.jpg 710w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span><span>La questione della traduzione \u00e8 interna alla questione della tradizione<\/span><span>. Che cosa sia il \u201ctramandare\u201d <\/span><span>pu\u00f2 essere compreso<\/span><span>, non soltanto, ma sempre anche &#8211; e<\/span><span>d<\/span><span> in modo particolarmente intenso &#8211; nell\u2019atto d<\/span><span>el<\/span><span> \u201ctradurre\u201d. Tradurre \u00e8 fare esperienza della tradizione, <\/span><span>la quale,<\/span><span> proprio nell\u2019atto d<\/span><span>ella<\/span><span> traduzione, si mette alla prova e insieme si rinnova. Tradurre \u00e8 \u201cluogo di comunicazione\u201d, messa in comune, esperienza di identit\u00e0 e di differenza. La comunione \u00e8 <\/span><span>resa possibile da <\/span><span>que<\/span><span>sta relazione<\/span><span>complessa tra<\/span><span> tradizione <\/span><span>e <\/span><span>traduzione. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Ma quando una tradizione si dispone a prendere in mano il proprio destino, e lo fa a ragion veduta, con tutta la cautela e la forza necessaria, perch\u00e9 avverte di non essere \u201cautosufficiente\u201d, allora entrano in campo ragioni, argomentazioni, strutture, che aiutano a \u201cmotivare\u201d il mutamento. Bisogna cambiare per restare se stessi. Bisogna \u201ctradursi\u201d per non \u201ctradirsi\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Che cosa abbia da dire il \u201ctesto scritto\u201d \u2013 scritturistico e liturgico \u2013 della tradizione non pu\u00f2 essere, semplicemente, una questione secondaria. Anche se, e dobbiamo ammetterlo con franchezza, il \u201clavoro teologico dei filologi\u201d non \u00e8 l\u2019unico ad essere chiamato in gioco a causa della accresciuta coscienza della \u201cpeculiarit\u00e0 liturgica all\u2019interno della mediazione della tradizione cristiana\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> Gi\u00e0 <\/span><span>Y. <\/span><span>Congar, nel famoso volume <\/span><span><i>La tradizione e le tradizioni,<\/i><\/span><span> ricordava che questo valore di mediazione deve essere attribuito alla liturgia \u201cnon come arsenale dialettico, ma [&#8230;] come espressione della Chiesa nell\u2019atto di vivere, nella lode di Dio e nella realizzazione di una comunione santa con lui\u201d (353-354). <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span><b>La polarizzazione della attenzione sul \u201ccontenuto\u201d \u2013 ossia su come l\u2019azione di tradurre un testo sia mediazione anzitutto d<\/b><\/span><span><b>ella continuit\u00e0 di un contenuto<\/b><\/span><span> \u2013 <\/span><span><b>\u00e8 gi\u00e0 il segno di una particolare \u201criduzione\u201d della questione tardo moderna, che riguarda <\/b><\/span><span><b>il rapporto tra <\/b><\/span><span><b>la tradizione e la liturgia<\/b><\/span><span>. Illudersi che una \u201ctraduzione letterale\u201d risolva le questioni della tradizione degli ultimi 200 anni significa, precisamente, <\/span><span><b>ignorare che la \u201cquestione della traduzione\u201d pu\u00f2 assumere un senso soltanto all\u2019interno della \u201cquestione della tradizione\u201d e della \u201cquestione liturgica\u201d, come aspetto non secondario, ma primario, di essa<\/b><\/span><span>. Detto in altri termini, <\/span><span>il modo con cui formuliamo la domanda intorno al tradurre gi\u00e0 implica, in modo tutt\u2019altro che secondario, un certo modo \u2013 pi\u00f9 o meno dotato di ampiezza di visione e di respiro \u2013 di intendere la Rivelazione e la Fede<\/span><span><b>. Potremmo dire che, in un certo senso, i \u201ccriteri di traduzione\u201d implicano e illustrano, in modo pressoch\u00e9 infallibile, la maturazione con cui la Chiesa ha camminato nella sua autocoscienza circa il proprio rapporto con <\/b><\/span><span><i><b>ci\u00f2 che \u00e8 identit\u00e0 e ci\u00f2 che, in questa identit\u00e0, salvaguarda la differenza<\/b><\/i><\/span><span><b>!<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span>O<\/span><span>ggi o<\/span><span>ccorre <\/span><span>tornare a <\/span><span>mostrare in che modo la discussione intorno al \u201ctradurre\u201d risult<\/span><span>i<\/span><span> incastonata nella discussione su che cosa \u00e8 <\/span><span><i>traditio<\/i><\/span><span> e sul modo con cui, a questa <\/span><span><i>traditio<\/i><\/span><span> possiamo assicurare una continuit\u00e0, accettando che essa passi attraverso necessarie \u201cdiscontinuit\u00e0\u201d, anche nel modo di tradurre i testi!<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> In tal senso vi sono due modi di \u201cpercepire\u201d il ruolo delle \u201cnuove lingue\u201d rispetto al latino: esse vanno intese come <b>occasioni per incontrare la grazia nella sua inesauribilit\u00e0 multimediale e \u201cmultilinguistica\u201d<\/b> o invece come <b>minacc<\/b><b>e<\/b><b> del peccato originale di farci perdere il rapporto con una grazia sostanzialmente \u201cmonomediale e monolinguistica\u201d<\/b>. Alcune caratteristiche di queste diverse prospettive possono essere interessanti:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>la \u201ctraduzione\u201d comporta sempre un \u201crischio\u201d: altrimenti, quando non si vuole rischiare nulla, o non si traduce affatto o si fa una traduzione che non \u00e8 una traduzione, ma una trasposizione formale, parola per parola, dell\u2019originale latino, che richiede sempre la \u201cconoscenza dell&#8217;originale\u201d per essere intesa. La vera traduzione diventa autonoma rispetto all&#8217;originale: questa \u00e8 la sua ragion d&#8217;essere e il suo limite.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">Quanto non si vogliono correre i rischi della traduzione, la \u201cvera traduzione\u201d avviene sempre in \u201caltro luogo\u201d rispetto alla celebrazione: una catechesi e\/o una omelia sostituiscono al \u201ctesto\u201d una \u201cdidascalia\u201d che lo rende intellegibile. Ad es., celebrando bisogna dire \u201cper molti\u201d, ma spiegare (prima o dopo) che significa \u201cper tutti\u201d, come se l&#8217;italiano non fosse sufficiente a comunicare adeguatamente la esperienza del mistero pasquale.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Mentre con la traduzione si \u201cdeve\u201d far appello non solo all&#8217;intenzione dell&#8217;autore, ma anche alla esperienza dei soggetti destinatari, con la sola \u201ctraslitterazione\u201d la garanzia della tradizione prescinde dalla celebrazione dei soggetti e persino dalla loro \u201cesperienza\u201d, che viene percepita come \u201cpericolosa\u201d per il primato di Dio. La tradizione \u00e8, letteralmente, \u201cautoreferenziale\u201d, ossia basta a se stessa e pu\u00f2 istituire con le \u201cnuove generazioni\u201d un rapporto soltanto \u201cattivo\u201d, senza alcuna attesa verso di esse. In certo modo, lo Spirito santo \u00e8 congedato dalla tradizione.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\u00a0Il latino, come tutte le lingue, pu\u00f2 essere luogo di comunicazione con l&#8217;altro e luogo di affermazione di s\u00e9: il fatto che la \u201cesperienza comune\u201d non utilizzi pi\u00f9 la \u201clingua latina\u201d come forma espressiva ordinaria \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 \u201clingua madre\u201d per nessuno, da molti secoli \u2013 costituisce un fatto obiettivo che conduce facilmente ad un \u201cuso del latino\u201d come \u201cdifferenza\u201d della esperienza di Dio rispetto alla esperienza dell&#8217;uomo. Ma, a partire dal Concilio Vaticano II, noi possiamo \u201crestare nella tradizione\u201d se camminiamo \u201calla luce del Vangelo e della esperienza degli uomini\u201d (GS 46): di tale duplice luce il latino \u00e8 in grado di restituirci solo una parte della realt\u00e0. <b>Senza riconoscere nelle \u201clingue vernacole\u201d non solo uno strumento di espressione\/traduzione, ma una \u201cfonte di esperienza e di tradizione\u201d, noi perdiamo sia lo slancio della profezia conciliare sia la esperienza degli uomini <\/b><b>contemporanei<\/b><b>. Finiamo per credere di poter \u201ccustodire la tradizione\u201d senza dover imparare <\/b><b>nulla <\/b><b>di nuovo<\/b>. In \u201clatino\u201d avremmo \u201ctutto\u201d: <i>hic manebimus optime<\/i> E questo indurrebbe la Chiesa a ritenere che la propria \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d le sia sufficiente!<\/p>\n<p align=\"justify\"><span>La teoria contenuta nel testo di \u201cLiturgiam authenticam\u201d asseconda in modo del tutto incontrollabile questa tendenza pericolosa, non solo per la liturgia, ma per l&#8217;intera azione della Chiesa. <b>Rendendo il testo liturgico indifferente rispetto alla esperienza (e alla lingua) dei destinatari, lo immunizza dalla tradizione, lo isola dalla storia e lo conduce, proprio per questo, a risultare del tutto irrilevante e inefficace<\/b>. Anzich\u00e9 servire il testo autorevole, la ossessione per la traduzione letterale lo rende estraneo alla esperienza ecclesiale e lo condanna alla emarginazione. Perch\u00e9 una tradizione \u201csenza soggetti\u201d \u00e8 solo un museo, non una chiesa. A questo oggi deve essere posto rimedio: in nome della tradizione, che merita il coraggio di vere traduzioni, e non la paura di traduzioni fittizie. \u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 La questione della traduzione \u00e8 interna alla questione della tradizione. Che cosa sia il \u201ctramandare\u201d pu\u00f2 essere compreso, non soltanto, ma sempre anche &#8211; ed in modo particolarmente intenso &#8211; nell\u2019atto del \u201ctradurre\u201d. 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