{"id":10217,"date":"2016-02-09T15:56:07","date_gmt":"2016-02-09T14:56:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10217"},"modified":"2016-02-09T15:57:25","modified_gmt":"2016-02-09T14:57:25","slug":"tradurre-la-tradizione-la-svolta-pastorale-del-concilio-vaticano-ii-e-il-problema-di-liturgiam-authenticam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tradurre-la-tradizione-la-svolta-pastorale-del-concilio-vaticano-ii-e-il-problema-di-liturgiam-authenticam\/","title":{"rendered":"Tradurre la tradizione: la \u201csvolta pastorale\u201d del Concilio Vaticano II e il problema di \u201cLiturgiam authenticam\u201d"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sanpietro.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-9882\" alt=\"sanpietro\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sanpietro.jpg\" width=\"290\" height=\"174\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Che cosa \u00e8 accaduto, con il Concilio Vaticano II? O, meglio: \u00e8 accaduto qualcosa al Vaticano II? Potremmo dire che il Vaticano II \u00e8 come un \u201cgrande atto di traduzione\u201d, che mira a <b>t<\/b><b>radurre la tradizione in un diverso contesto, in una nuova cultura, per nuove priorit\u00e0<\/b>. Questa \u00e8 la sfida da cui esplicitamente il Concilio ha voluto lasciarsi mettere in gioco. E lo ha fatto <b>\u201ccambiando i criteri\u201d con cui la tradizione legittima se stessa<\/b>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Nel cuore della \u201csvolta pastorale\u201d troviamo il principio, enunciato apertamente da Giovanni XXIII \u2013 e ribadito in molti casi e con diverse parole da Paolo VI \u2013 della <b>relazione tra \u201csostanza della antica dottrina del <\/b><i><b>depo<\/b><\/i><i><b>si<\/b><\/i><i><b>tum fidei<\/b><\/i><b>\u201d e \u201cformulazione del suo rivestimento\u201d<\/b>. Il <b>lavoro sul linguaggio<\/b> appare, nella coscienza iniziale del Concilio, come assolutamente determinanate. Anche le pi\u00f9 recenti riletture dell\u2019evento conciliare \u2013 ad es. in G. Routhier o in J. O\u2019Malley \u2013 sottolineano la sua natura di \u201cevento di stile\u201d e di \u201cevento linguistico\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Ci\u00f2 che ha determinato la svolta, in campo liturgico, \u00e8, nello stesso tempo, un triplice livello di \u201cnuova attenzione\u201d, che potremmo cos\u00ec brevemente e provvisoriamente descrivere:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>una nuova nozione di \u201cazione rituale\u201d (non \u201critus servandus\u201d, ma \u201critus celebrandus\u201d)<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>un nuovo paradigma di partecipazione (come comune partecipazione a tutti i linguaggi del rito)<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>la necessit\u00e0 di una procedura di riforma dei riti, alla luce (e in vista) delle prime due acquisizioni, per renderle concretamente possibili e praticabili.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><span>Tutte le questioni che si sono aperte circa le \u201ctraduzioni\u201d debbono essere incastonate in questo ampio spettro di istanze, senza le quali non possiamo oggi recuperarne la profondit\u00e0 e la complessit\u00e0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Diciamolo in altri termini: la \u201cquestione della lingua\u201d, da un certo punto di vista, sembra il luogo iniziale e prioritario per permettere un \u201cavanzamento\u201d su tutti e tre i livelli dell\u2019aggiornamento. In realt\u00e0, se male intesa, o intesa in modo unilaterale o superficiale, l\u2019acquisizione delle \u201clingue vernacole\u201d rischia di \u201cspegnere\u201d la tensione che \u00e8 interna all\u2019aggiornamento propugnato dal Concilio. <b>La possibilit\u00e0 di \u201ctradurre nelle lingue moderne\u201d non deve mai risolvere il rapporto con il linguaggio rituale, <\/b><b>riducendolo<\/b><b> al solo \u201ccapire\u201d<\/b>. Questa \u00e8 una delle insidie che minaccia tutto il dibattito, di ieri come di oggi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">1. <strong>Diversi<\/strong><\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0criteri per salvaguardare la ricchezza della tradizione<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">Provo <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">qui <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">ad isolare tre livelli diversi della questione. Ad ognuno di essi corrisponde una diversa <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>\u201cdefinizione di liturgia\u201d<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">, un diverso <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>\u201cparadigma partecipativo\u201d<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"> e un pi\u00f9 o meno necessario <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>\u201cprocesso di Riforma liturgica\u201d<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">. <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><b>Perci\u00f2 dovremo giudicare della questione <\/b><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><b>de<\/b><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><b>lla \u201ctraduzione\u201d in vista di una questione sulla \u201ctradizione\u201d, ecclesiale in senso lato e liturgica in senso stretto<\/b><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">. La domanda che ci poniamo viene da Girolamo e pu\u00f2 essere formulata cos\u00ec: <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><b>come si pu\u00f2 \u201cessere fedeli\u201d alla tradizione della antica dottrina mediante una \u201ctraduzione\u201d?<\/b><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"> Che cosa comporta il \u201ctradurre\u201d? Nelle risposte identificheremo tre modelli, pensati utilizzando le categorie introdotte da G. Lindbeck nel suo testo fondamentale <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>La natura della dottrina<\/b><\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">1<\/span><span style=\"line-height: 1.5em\">.1\u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>Il livello della fedelt\u00e0 della formulazione\/rivestimento (da verbale a verbale) \u2013 <\/b><\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>una <\/b><\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>lettura proposizionale della dottrina\/traditio<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">Il primo caso della \u201cfedelt\u00e0\u201d \u00e8, in buona sostanza, una riproposizione di una tradizione che \u201cnon pu\u00f2 cambiare in nulla\u201d, nemmeno nella sua espressione. Vi \u00e8, in qualche modo, la certezza \u2013 che rasenta e spesso oltrepassa la illusione \u2013 che la lingue moderne, le lingue vernacole, possano\/debbano essere, semplicemente, il \u201ccalco\u201d della lingua latina, della quale si assume la \u201cnormativit\u00e0\u201d a livello liturgico. Vi \u00e8 persino la \u201cpretesa\u201d di bloccare le lingue moderne mediante il \u201cglossario\u201d del CCC! Ci\u00f2 che \u00e8 \u201cdottrinale\u201d, assunto dagli schemi catechistici, pretenderebbe di essere \u201cnormativo\u201d per la stesura delle traduzioni dei testi liturgici.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> S<\/span><span>e<\/span><span>si <\/span><span>consider<\/span><span>a<\/span><span> il modo con cui LA <\/span><span>propone <\/span><span>la necessit\u00e0 <\/span><span>per cui<\/span><span>, nella traduzione, \u201cil genere letterario e retorico dei vari testi della liturgia romana deve essere conservato\u201d, <\/span><span>\u00e8<\/span><span> assai curioso che ci\u00f2 che \u00e8 tipico di una modalit\u00e0 \u201cespressivo\/esperienziale\u201d di un ambito linguistico \u2013 ad es quello latino-romano \u2013 sia assunto quasi come un modello espressivo che si dovrebbe imporre al altre espressioni linguistiche. Questa pretesa rivela una comprensione \u201cstrumentale\u201d e, insieme, monumentale, della lingua. Ci\u00f2 che conta, in fondo, in questa prima forma di approccio \u2013 che in fondo troviamo espressa con questa rozzezza soltanto dal 2001 in qua \u2013 \u00e8 la <\/span><span><i>corrispondenza formale, verbale e sintattica, che deve essere perseguita nel modo pi\u00f9 forte possibile<\/i><\/span><span>. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> In realt\u00e0 il discorso che viene proposto da LA trova la sua giustificazione come opposizione ad una \u201cteoria liberale\u201d del tradurre, che viene espressa con molta forza al n. 19 di LA: \u201cLe parole della Sacra Scrittura, come pure le altre che vengono pronunciate nelle celebrazioni liturgiche [&#8230;] non vanno considerate in primo luogo come se fosse quasi lo specchio della disposizione interiore dei fedeli; esse esprimono delle verit\u00e0 che superano i limiti imposti dal tempo e dallo spazio\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> E\u2019 evidente, quindi, che la \u201cratio\u201d del documento LA sta in una reazione apologetica rispetto ad una \u201cderiva\u201d post-conciliare, percepita come \u201csoggettivismo e relativismo liberale\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>A questo proposito si possono fare due osservazioni:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>non vi \u00e8 dubbio che il rischio di \u201ctraduzioni troppo libere\u201d possa aver segnato la produzione di testi successivi a \u201cComme le pr\u00e9voit\u201d e che fosse necessario richiamare le singole Conferenza episcopali ad una maggiore attenzione;<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>d\u2019altra parte, una risposta che pretenda di riportare ordine nella liturgia romana riconducendo la pluralit\u00e0 delle lingue a semplici \u201cstrumenti\u201d per la comunicazione delle \u201cres\u201d dette e pensate in latino, questo mi pare, francamente, un rimedio peggiore del male.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><span><span>La <\/span><span><i>diagnosi<\/i><\/span><span>, per quanto esasperata e resa quasi apocalittica, ha una sua pertinenza. Ma la <\/span><span><i>terapia<\/i><\/span><span> proposta da LA \u00e8, in larga parte, priva di fondamento teorico e di vera praticabilit\u00e0. Il rischio \u00e8 che i testi prodotti secondo questo criterio \u201crassicurante\u201d siano di fatto inutilizzabili nelle lingue vive. E che le lingue vive, proprio per questo, rivendichino a loro volta, a causa di questa impostazione, una autonomia ancora maggiore. Il che, d\u2019altra parte, \u00e8 incluso nella valutazione originaria della \u201cmediazione linguistica della fede\u201d, che non pu\u00f2 essere sequestrata da un\u2019unica tradizione, per quanto antica e autorevole. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><b><span>D\u2019altra parte, <\/span><span>occorre ricordarlo<\/span><span>, <\/span><span>\u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa \u2013 inevitabilmente &#8211; <\/span><span>una produzione di \u201cliturgia latina non in latino\u201d. Questo non \u00e8 un \u201cerrore cui rimediare\u201d, un difetto di procedimento, ma \u00e8 il frutto della \u201cvita nella sua inesauribilit\u00e0\u201d, che attinge alla parola biblica per tradurla in forma di preghiera, di invocazione, di lode, di benedizione, di rendimento di grazie sempre nuove, perch\u00e9 strutturate originariamente nel \u201cpensiero delle lingue vernacole\u201d. Le \u201clingue vernacole\u201d, in altri termini, non sono semplici strumenti, ma forme di pensiero. Su questo punto LA \u00e8 del tutto inadempiente, quasi cieca, o accecata dalla logica apologetica. <\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a01.2\u00a0<i><b>Il livello della fedelt\u00e0 della sostanza della tradizione (da verbale\/concettuale a verbale\/concettuale) \u2013 una lettura esperienzial<\/b><\/i><i><b>e<\/b><\/i><i><b> della dottrina\/traditio<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Una diversa lettura della fedelt\u00e0, che <b>solo in parte<\/b> corrisponde alla proposta offerta dal documento \u201c<i>Comme le pr\u00e9voit<\/i>\u201d, non si limita a considerare il rapporto tra parola e parola, ma indirizza la propria attenzione ad un \u201crapporto di rapporti\u201d: <i><b>una parola sta al suo significato in un contesto linguistico come una parola sta allo stesso significato in un altro contesto linguistico<\/b><\/i><b>.<\/b> Questa, potremmo dire, \u00e8 stata la grande apertura di libert\u00e0 che il post-concilio ha saputo e voluto respirare. Sono le \u201ccorrispondenze dinamiche\u201d che integrano\/sostituiscono le \u201ccorrispondenze statiche, formali, letterali\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> La considerazione che \u201c<\/span><span><i>Comme le pr\u00e9voit<\/i><\/span><span>\u201d fa delle diverse prospettive su cui \u201ctarare\u201d la traduzione \u2013 <\/span><span><i>ci\u00f2 che \u00e8 scritto, chi lo scrive, per chi \u00e8 scritto e in che modo \u00e8 scritto<\/i><\/span><span> \u2013 aiuta a considerare la relazione strutturale tra \u201csostanza\u201d e \u201crivestimento\u201d secondo una maggiore ricchezza. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Anche se \u2013 occorre riconoscerlo apertamente &#8211; non scongiura affatto una \u201criduzione soggettivistica\u201d del linguaggio, diametralmente opposta, ma altrettanto rischiosa, rispetto alla sua versione \u201coggettivistica\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Potremmo dire cos\u00ec: <b>tanto la lettura classica \u2013 oggettivistica \u2013 quanto la lettura erronemente attribuita all\u2019immediato post-concilio \u2013 e che pu\u00f2 essere detta soggettivistica \u2013 non riescono a valorizzare appieno il ruolo che la lingua svolge per l\u2019accesso del soggetto alla tradizione dottrinale e vitale<\/b>. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Se infatti a una \u201clettura proposizionale della dottrina\u201d \u2013 che corrisponde alla assolutizzazione della \u201ctraduzione letterale\u201d \u2013 contrapponiamo una \u201clettura esperienziale della dottrina\u201d \u2013 che corrisponde alla assolutizzazione del \u201csignificato interiore &#8211; finiamo per perdere, in realt\u00e0, il senso del contesto rituale che d\u00e0 forma e autorit\u00e0 alla \u201cesperienza canonica\u201d del testo scritturistico e dell\u2019ordo rituale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> <b>Una duplice illusione minaccia la contrapposizione tra lettura \u201coggettivistiche\u201d e letture \u201csoggettivistiche\u201d. Quella di poter affrontare la questione \u201csenza\u201d ricostruire il contesto rituale di riferimento e di poter fare i conti con il \u201csignificato\u201d nella breve relazione tra \u201cparola\u201d e \u201cconcetto\u201d<\/b>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> Per questo occorre percepire un terzo livello, pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 elementare della questione, che \u00e8 <\/span><span><b>in qualche modo presente nelle intenzioni di \u201cComme le pr\u00e9voit\u201d, ma che \u00e8 esplicitamente escluso dall\u2019approccio &#8211; rigidamente oggettivistico &#8211; proposto da LA<\/b><\/span><span>. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<i>1<\/i><i>.3. <\/i><i><b>Il livello della integralit\u00e0 della esperienza da mediare (da verbale\/non verbale a verbale\/non verbale) \u2013 <\/b><\/i><i><b>una <\/b><\/i><i><b>lettura cultural<\/b><\/i><i><b>e e <\/b><\/i><i><b>linguistica della dottrina\/traditio<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">Che cosa accade, con il Concilio Vaticano II? Che il primo modello di \u201cgaranzia della continuit\u00e0 della tradizione\u201d viene effettivamente e irreversibilmente superato. Ed \u00e8 superato proprio nell\u2019atto stesso in cui, nel rito, si ammette la possibilit\u00e0 di una \u201clinguae vernaculae usurpatio\u201d (SC 36), di un \u201cuso delle lingue vernacole\u201d. Ad esso subentra un terzo modello che \u00e8, fin dall\u2019origine, una miscela tra secondo e terzo livello di fedelt\u00e0 alla tradizione. Assume la novit\u00e0 del \u201csoggetto moderno\u201d, ma senza le illusioni di una \u201csvolta liberale\u201d, bens\u00ec con la consapevolezza di una soluzione \u201cpost-liberale\u201d, in cui oggettivo preliberale e soggettivo liberale vengono mediati dall\u2019\u201dintersoggettivo\u201d post-liberale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span><b>Lo spazio del Concilio Vaticano II \u00e8, in sostanza, il superamento del modello di traduzione proposto \u2013 per la prima volta, in modo tanto ingenuo, solo da <\/b><\/span><span><i><b>Liturgiam authenticam<\/b><\/i><\/span><span><b>! <\/b><\/span><span>Potremmo quasi dire che <\/span><span><b>lo spazio della traduzione si \u00e8 dischiuso nel momento in cui la \u201csvolta pastorale\u201d ha potuto concepire che la \u201csostanza della dottrina\u201d poteva assumere una \u201cdiversa formulazione del suo rivestimento\u201d<\/b><\/span><span>. Questo \u00e8 lo spazio della traduzione, nel quale la Chiesa cattolica si \u00e8 lanciata con un impegno e un ardimento, non immuni da possibili eccessi, ma con tutta la accortezza e la sagacia necessaria.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span><b> L\u2019annullamento di questo spazio \u00e8 nato dalla paura<\/b><\/span><span>. In altri termini, quando ci si \u00e8 resi conto non solo dei rischi che si erano corsi, ma anche degli errori effettivamennte commessi, <\/span><span><b>si \u00e8 potuto pensare che la \u201ccontinuit\u00e0 della tradizione\u201d potesse essere garantita riproponendo il modello dottrinale classico, proposizionale, in una duplice forma, efficace anche nel rito<\/b><\/span><span>:<\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>o mediante il <b>rito latino preconciliare<\/b>, quindi rinunciando a tradurre (almeno le parole, ma anche le sequenze, i ministeri, le modalit\u00e0 di partecipazione, i canti, le vesti\u2026)<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">o medianto il <\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">rito conciliare, ma <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">strutturalmente <\/b><b style=\"line-height: 1.5em\">\u201cridotto\u201d alla sua forma latina<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">, traslitterata nelle lingue vernacole, senza alcuna vera traduzione.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\u00a0<b>Negando lo spazio interpretativo della traduzione, si nega la necessit\u00e0 della svolta pastorale del Concilio.<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">2. <b>Superare \u201cLiturgiam authenticam\u201d per restare nel solco del Vaticano II<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"line-height: 1.5em\">Dobbiamo chiederci, allora: lungo quale direzione possiamo evitare questo esito paradossale, per cui, <\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>per ostacolare una &#8220;deriva liberale e disgregante\u201d ci si \u00e8 sentiti costretti a smentire la saggia apertura conciliare, contraddicendo il principio stesso che giustifica il <\/b><\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>Vaticano II<\/b><\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i><b>, ossia la \u201cdifferenza\u201d tra formulazione e sostanza della dottrina<\/b><\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em\"><i>.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Oggi abbiamo bisogno di un \u201c<b>modello intersoggettivo\u201d di traduzione\/tradizione<\/b>. Un tale modello, a me pare, consiste di tre livelli di \u201cnuova percezione\u201d, che gi\u00e0 troviamo attestati nel Concilio Vaticano II, che hanno dato buona prova di s\u00e9 in pi\u00f9 di un caso subito dopo il Concilio, ma che con il tempo si sono come &#8220;offuscati\u201d e \u201csmarriti per strada\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><span> Questi tre principi costituiscono, di fatto, il riscontro pi\u00f9 autorevole per poter impostare correttamente una \u201cfedelt\u00e0\u201d alla tradizione anche mediante \u201ctraduzione\u201d. <\/span><span><i><b>Illudersi che il \u201ctradurre\u201d possa essere un \u201catto tecnico\u201d che prescinde dalla competente interpretazione di questa triplice novit\u00e0 \u00e8 una prospettiva tanto ingenua quanto nostalgica, che non pu\u00f2 pi\u00f9 avere alcun<\/b><\/i><\/span><span><i><b>a giustificazione<\/b><\/i><\/span><span>. I tre livelli su cui \u00e8 \u201cmessa alla prova\u201d una \u201cteoria della traduzione\u201d sono i seguenti e costituiscono \u2013 non a caso \u2013 <\/span><span><i>i punti-chiave del testo di SC<\/i><\/span><span>. <\/span><span><i>Potremmo dire che <\/i><\/span><span><i><b>una teoria <\/b><\/i><\/span><span><i><b>della traduzione <\/b><\/i><\/span><span><i><b>come quella di LA \u00e8 derivata \u2013 oltre che dalla reazione agli abusi \u2013 da una dimenticanza del testo di SC<\/b><\/i><\/span><span><i>. LA, <\/i><\/span><span>diversamente<\/span><span><i> da C<\/i><\/span><span><i>omme le pr\u00e9voit<\/i><\/span><span><i>, <\/i><\/span><span>assume una \u201cautenticit\u00e0 liturgica\u201d indipendentemente dalla svolta pastorale del Concilio Vaticano II. Essa sta nella tradizione indipendentemente dal tradurre, <\/span><span><i>ex auctoritate<\/i><\/span><span> e \u201cdi per s\u00e9\u201d<\/span><span>. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Mentre il testo dimenticato, ossia SC, impone di non poter proporre questa soluzione semplicistica al problema del tradurre. E lo fa indicando tre elementi nuovi:<\/span><\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><span>una diversa <\/span><span><i>\u201cdefinizione di liturgia\u201d<\/i><\/span><span>, che in quanto \u201cactio sacra\u201d non \u00e8 mai riducibile a \u201critus servandus\u201d; la natura \u201csimbolico rituale\u201d della liturgia, sulla cui comprensione questi 50 anni, grazie alla Riforma Liturgica, hanno acceso il nostro interesse, ci ha permesso di condurre una riflessione sul \u201clinguaggio\u201d che pu\u00f2 orientare diversamente le priorit\u00e0 e le interrelazioni tra diversi linguaggi;<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><span>un diverso <\/span><span><i>\u201cparadigma partecipativo\u201d<\/i><\/span><span>, che superi le forme individualistiche e cerimonialistico-esteriori di delega al sacerdote di un atto \u201ccui <\/span><span>\u00e8 sufficiente <\/span><span>assistere\u201d, ma recuperi invece una comprensione \u201cmultimediale\u201d dell\u2019azione rituale, uscendo da modalit\u00e0 troppo intellettualistiche e funzionalistiche di \u201cassistenza intelligente\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><span>un necessario <\/span><span><i>\u201cprocesso di Riforma liturgica\u201d<\/i><\/span><span>, per consentire ai testi rituali e alle sequenze celebrative di non ostacolare, ma anzi di favorire, tanto la nuova esperienza del rito cristiano quanto le forme di partecipazione ad esso. Di questo \u201cprocesso\u201d fa parte quel \u201cvertere\u201d che non si lascia determinare semplicemente come una \u201ctecnica di trasposizione\u201d, che prescinda dalla interpretazione. <\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">\u00a0La \u201cquestione del tradurre\u201d \u2013 lo ricordo ancora una volta &#8211; <b>\u00e8 sorta all\u2019interno di questo grande atto di ripensamento della tradizione. Essa \u00e8 \u201cparte costitutiva\u201d dell\u2019atto riformatore<\/b>. <i>Se viene proposta una \u201cteoria del tradurre\u201d che smentisce la \u201csvolta pastorale\u201d, che assume una tradizione che non ha bisogno di un \u201cnuovo rivestimento\u201d per accedere alla propria sostanza, ma che ha \u201cimmediatamente\u201d rapporto con la sostanza, in una lingua che si \u00e8 immunizzata una volta per tutta dalla storia, \u00e8 evidente che tutti gli altri elementi che qualificano tale svolta vengono coinvolti e compromessi. E\u2019 un<\/i><i>o stratagemma<\/i><i> molto semplice, ma troppo facilmente smascherabile: <\/i><i>esso consiste\u00a0<\/i><i>nell&#8217; <\/i><i><b>irrigidire il rapporto con il \u201ctradurre\u201d per impedire che ognuno di questi tre livelli citati venga seriamente sottoposto non all\u2019arbitrio dei singoli, ma alla necessaria \u201csvolta pastorale\u201d di un evento come il Concilio Vaticano II, che nella sua qualit\u00e0 di \u201cevento linguistico\u201d ha la sua caratteristica forse pi\u00f9 decisiva<\/b><\/i><b>. <\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">In altri termini, vincolare la traduzione alla &#8220;lettera&#8221; del testo latino significa negare la questione liturgica e non capire il Concilio Vaticano II: per questo <b>occorre oggi una VI e nuova Istruzione per la attuazione della Riforma Liturgica<\/b>. Tanto pi\u00f9 dopo che <i>Evangelii Gaudium<\/i> ha ridato vigore e lucidit\u00e0 alla prospettiva conciliare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0Che cosa \u00e8 accaduto, con il Concilio Vaticano II? O, meglio: \u00e8 accaduto qualcosa al Vaticano II? 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