{"id":10178,"date":"2016-01-31T21:50:58","date_gmt":"2016-01-31T20:50:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10178"},"modified":"2016-01-31T21:50:58","modified_gmt":"2016-01-31T20:50:58","slug":"cesare-cercasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/cesare-cercasi\/","title":{"rendered":"Cesare cercasi"},"content":{"rendered":"<p>Frontiera, contrabbando e terrorismo sono vecchi arnesi. Per la prima, \u00ab\u00e8 bene, tuttavia, ricordare subito che una linea di frontiera (cos\u00ec come \u00e8 indicata convenzionalmente su una carta geografica), non appena viene studiata sul terreno risulta essere una zona e non pi\u00f9 una semplice linea. Una linea di confine separa due giurisdizioni; ma, sia nel caso che le due comunit\u00e0, divise l\u2019una dall\u2019altra, siano sostanzialmente simili fra loro, come la Francia e l\u2019Italia, sia nel caso in cui fra l\u2019una e l\u2019altra esistano notevoli disuguaglianze, come fra l\u2019India e il Tibet, il punto di massima differenziazione dev\u2019essere ricercato vicino al centro di gravit\u00e0 di entrambi i paesi e non lungo la frontiera dove essi si uniscono. Per fare un esempio facilmente comprensibile, l\u00e0 dove l\u2019esistenza di un confine \u00e8 messa fortemente in rilievo da tariffe doganali che colpiscono esportazioni e importazioni, \u00e8 normale che molta gente \u2013 al di qua e al di l\u00e0 della frontiera \u2013 si dedichi al contrabbando\u00bb [Owen Lattimore, <i>La frontiera<\/i>, Torino 1970, p. 406, ed.or. 1962].<\/p>\n<p>Oggi tra Medio Oriente e Europa l\u2019esistenza di un confine \u00e8 messa fortemente in rilievo da guerra e povert\u00e0 da un lato, e pace e ricchezza dall\u2019altro. Il contrabbando di esseri umani d\u00e0 enormi profitti illegali, come quelli delle multinazionali che fuggono il fisco attraverso confini messi fortemente in rilievo da regimi fiscali volutamente molto diversi. E come quelli del terrorismo, che passa confini messi fortemente in rilievo da scontri di civilt\u00e0 inventati dopo la guerra fredda, in mancanza d\u2019altro.<\/p>\n<p>La logica multinazionale del terrore \u00e8 nota dal 1975, \u00abquando un gruppo di terroristi sconosciuti fecero irruzione nel palazzo dell\u2019OPEC a Vienna e sequestrarono l\u2019intera rappresentanza dei pi\u00f9 importanti paesi produttori di petrolio\u00bb [Walter Laqueur, <i>Storia del terrorismo<\/i>, Milano 1978, p. 281, ed. or. 1977]. \u00abAll\u2019inizio fu detto che i terroristi di Vienna fossero palestinesi, spinti dalla disperazione e dalla povert\u00e0, che dimostravano contro la perdita della loro madre patria. Poi venne fuori che l\u2019unit\u00e0 era diretta da tedeschi e latino-americani; potevano anche esserci stati degli arabi tra di loro, ma non si trattava n\u00e9 di poveri n\u00e9 di disperati. Il loro capo era un venezuelano, \u201cCarlos\u201d, addestrato a Mosca e legato ai servizi segreti cubani di Parigi. Il raid non era certamente un\u2019azione spontanea, e non era del tutto chiaro chi stesse dietro le quinte [\u2026] Ma qual\u2019era il suo scopo [\u2026]? Il terrorismo moderno con i suoi legami con Mosca e l\u2019Avana, con i suoi rapporti con Libia e Algeria, mostra una certa rassomiglianza con il carattere anonimo di una multinazionale, e quando una multinazionale sponsorizza cause patriottiche bisogna prendere le precauzioni del caso\u00bb [p. 282]. E \u00abda ultimo, e peggio, il Medio Oriente ci ricorda che la globalizzazione ha il suo lato buio. Che cosa sono Stato Islamico e al-Qaeda se non multinazionali del jidaismo?\u00bb [\u201cBeware of sandstorms\u201d,<i> The Economist<\/i>, June 20th-26th 2015, p. 62].<\/p>\n<p>Nuova \u00e8 la scala globale dei profitti illegali, indifferenti a confini disegnati su e da stati nazionali non pi\u00f9 sovrani anche perch\u00e9 tecnologie e interessi che ne chiudono le frontiere cedono a tecnologie e interessi che quelle frontiere aprono, anche a forza. Mercati e profitti si sono sostituiti a leggi e cittadinanze, bloccandone lo sviluppo verso gli accordi internazionali sui diritti e doveri umani, che includono leggi e cittadinanze.<\/p>\n<p>La domanda \u00e8: \u00abSe la minaccia di una guerra globale \u00e8 finita con la Guerra Fredda e le guerre fra stati sono virtualmente estinte, da dove viene la violenza in questo \u201ccaotico\u201d mondo? La troviamo, travolgente, negli stati-nazione [\u2026]. Il traffico di armi tra stati pu\u00f2 essere molto diminuito dopo la Guerra Fredda, ma \u00e8 cresciuto drammaticamente per le piccole armi e con ogni probabilit\u00e0 alimenta guerre sociali endemiche in molti stati. Secondo lo Small Arms Survey, un progetto indipendente di ricerca del Graduate Institute of International Studies a Ginevra, il commercio di piccole armi per civili ha di recente superato quello delle piccole armi militari. \u00c8 un fattore di sviluppo delle societ\u00e0 private di sicurezza in aree sia avanzate sia sottosviluppate dell\u2019economia globale, e dopo la Guerra Fredda singoli e imprese hanno evidentemente iniziato a finanziarsi buona parte dei propri bisogni di sicurezza\u00bb [Thomas P.M. Barnett, <i>The Pentagon\u2019s New Map. <\/i><i>War and Peace in the Twenty-First Century<\/i>, New York 2005, p. 86, 1 ed. 2004]. Strategic researcher e professore allo US Naval War College, nel 2004 Barnett additava violenza privata e terrorismo, con la loro logica di mercato e impresa multinazionale. Ma, ammoniva Laqueur nel 1977, \u00abquando una multinazionale sponsorizza cause patriottiche bisogna prendere le precauzioni del caso\u00bb [p. 282].<\/p>\n<p>Appunto. \u00c8 quel che dobbiamo fare in Europa.<\/p>\n<p>Laqueur precisava infatti che \u00ab\u00e8 quasi impossibile ottenere una cooperazione internazionale contro il terrorismo fin quando alcuni stati sovrani sponsorizzano, addestrano, finanziano, equipaggiano e offrono dei \u201csantuari\u201d ai gruppi terroristi. [\u2026] D\u2019altra parte quando succedono dei disastri ben pi\u00f9 grandi provocati dal terrorismo internazionale, la pressione perch\u00e9 \u201csi colpisca al cuore\u201d il terrorismo diventa schiacciante: questa \u00e8 la dialettica del terrorismo internazionale\u00bb [p. 293]. \u00abUna volta creatasi una situazione di emergenza le contromisure possono provocare un aumento del controllo statale e della repressione fino ad oggi del tutto sconosciuto in qualsiasi societ\u00e0 democratica, tranne che in tempo di guerra; alla lunga potrebbe significare la fine dei diritti sovrani del cittadino [\u2026]. Si creerebbe allora una situazione pericolosa quanto una guerra totale, e non c\u2019\u00e8 dubbio quale sarebbe la risposta se si dovesse fare una scelta tra la sopravvivenza da una parte e la restrizione delle libert\u00e0 civili e dei diritti sovrani dall\u2019altra. [\u2026] Se si dovesse creare questa situazione, sarebbe necessaria una pi\u00f9 grande chiarezza sulle radici e il carattere del terrorismo per fronteggiarne la minaccia senza cadere nel panico o nell\u2019isterismo\u00bb [pp. 303-4] .<\/p>\n<p>Appunto. \u00c8 quel che dobbiamo fare in Europa.<\/p>\n<p>Invece Front National in Francia e destre estreme in Europa eccitano panico e isterismo, e non a caso vogliono la fine dell\u2019euro, nostra sola difesa mentre facciamo \u00abuna pi\u00f9 grande chiarezza sulle radici e il carattere del terrorismo\u00bb. L\u2019antica verit\u00e0 che si pu\u00f2 fare soldi senza guerra ma non guerra senza soldi, si aggiorna nella strategia inclusiva proposta da Barnett contro la minaccia terrorista che, \u00ab<i>se non posso condividere il tuo benessere, lo perderai anche tu<\/i>\u00bb<i> <\/i>[p. 298]. Inclusione in ci\u00f2 che \u00ab\u00e8 sacro in America, non il nostro suolo, ma la nostra unione, che pu\u00f2 e deve essere estesa \u2013 anzitutto in termini di sicurezza collettiva, poi di legame economico e infine di comunit\u00e0 politica\u00bb [p. 297]. \u00abProbabilmente l\u2019indice pi\u00f9 importante di fallimento di questa strategia sarebbero i segnali che il mondo non acquista pi\u00f9 i titoli del tesoro americani. Per molti aspetti, questo \u00e8 il solo vero sondaggio nella guerra globale al terrorismo perch\u00e9, come sempre, il denaro parla. Dieci anni fa solo un quinto dei buoni del tesoro USA era in mani estere, oggi [2004] \u00e8 circa due quinti. Quest\u2019aumento esprime la fiducia di una mossa vincente non solo economica, ma anche garanzia ultima di sicurezza complessiva globale\u00bb [p. 378].<\/p>\n<p>Barnett riflette sul ruolo globale USA dopo la guerra fredda, ma gi\u00e0 allora e come freno alla sua deriva nucleare, in Europa abbiamo attuato una strategia di inclusione di grande successo, mettendo in comune il carbone e l\u2019acciaio, contesi in due guerre mondiali. La pace europea, oggi a rischio, deve molto a Adenauer, De Gasperi e Schuman, nati nella regione di frontiera interna Reno-Alpi, divenuta mercato comune e poi Unione Europea con Monnet e Delors. L\u2019Europa che, esportate due volte nel mondo le sue guerre di frontiera, si \u00e8 data una moneta comune, simbolo e strumento del superamento di quelle frontiere e dei loro conflitti, e della nostra sovranit\u00e0 nel mondo globalizzato.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019area inclusiva dell\u2019Unione Europea rappresenta il 34% del commercio mondiale di merci e servizi a fronte del 23% di Cina e lontano oriente e del 15% di USA, Canada e Messico. Con questa ricchezza siamo attori di primo piano nella strategia di inclusione, ma anche la preda pi\u00f9 ghiotta e l\u2019avversario principale del terrorismo. Preda tanto pi\u00f9 facile se i 28 paesi UE perdono la loro forza unitaria prendendo strade diverse. La distanza sempre pi\u00f9 sottile tra essere attori o prede dipende dalla nostra capacit\u00e0 di proseguire sulla via dell\u2019inclusione, tra noi e coi vicini, usando l\u2019attrezzo pi\u00f9 potente della nostra sovranit\u00e0, l\u2019euro. Ma ci vuole cervello, un governo federale democratico europeo per fare il lavoro ormai al di l\u00e0 della portata dei sempre pi\u00f9 ipotetici governi nazionali.<\/p>\n<p>I quali, per impotenza o malafede, pretendono sia la Grecia la barriera all\u2019immigrazione, avendo infine capito che efficace \u00e8 solo la frontiera esterna; ma va gestita da un governo federale europeo che, come ricorda Lattimore, \u00e8 il centro di gravit\u00e0 dei nostri interessi condivisi, mentre i paesi che <i>sono<\/i> la frontiera (Grecia, Italia \u2026) subiscono gli effetti anche corruttivi del contrabbando di esseri umani, e gli altri gli effetti ancora pi\u00f9 corruttivi di popolazioni esasperate dalla crisi e in cerca di un capri espiatori.<\/p>\n<p>Solo politiche inclusive di scala europea possono invertire l\u2019attuale suicida processo di esclusione, spinto fino alla vergogna del sequestro dei beni dei migranti, in un mondo dove, secondo l\u2019ultimo rapporto OXFAM, i 53 uomini e le 9 donne pi\u00f9 ricchi possiedono quanto la met\u00e0 della popolazione mondiale (erano 388 nel 2010). E solo un governo democratico europeo pu\u00f2 impedire la \u00abfine dei diritti sovrani del cittadino\u00bb e la \u00absituazione pericolosa quanto una guerra totale\u00bb che si profila in Ungheria, Polonia, Francia e via via altrove, a danno di noi cittadini europei e a pro dei terroristi anche potenziali. Arroccandoci in casa, per paura o interesse o cecit\u00e0 o stupidit\u00e0 non solo di governi nazionali, e rinunciando all\u2019euro ci arrendiamo al terrorismo: \u00ab<i>Se non posso condividere il tuo<\/i> [nostro]<i> benessere, lo perderai anche tu <\/i>[noi]\u00bb. Insieme a dignit\u00e0 e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Cadendo di schiena ci faremmo molto male. Radicata in Europa \u00e8 la coscienza che bisogna dare a Dio ci\u00f2 che \u00e8 di Dio e a Cesare ci\u00f2 che \u00e8 di Cesare. Cercasi Cesare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Frontiera, contrabbando e terrorismo sono vecchi arnesi. 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