{"id":10080,"date":"2015-12-28T11:46:34","date_gmt":"2015-12-28T10:46:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10080"},"modified":"2015-12-28T16:23:02","modified_gmt":"2015-12-28T15:23:02","slug":"roma-ha-parlato-la-discussione-e-aperta-sul-rapporto-tra-magistero-autorevole-e-liberta-teologica-nel-postconcilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/roma-ha-parlato-la-discussione-e-aperta-sul-rapporto-tra-magistero-autorevole-e-liberta-teologica-nel-postconcilio\/","title":{"rendered":"&#8220;ROMA HA PARLATO, LA DISCUSSIONE E&#8217; APERTA&#8221;: sul rapporto tra magistero autorevole e libert\u00e0 teologica nel postconcilio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzcongar1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3888\" alt=\"ratzcongar\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzcongar1.jpg\" width=\"300\" height=\"246\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il titolo di questo post \u00e8 tratto da un famoso intervento del grande giurista W. Boekenfoerde, il quale, gi\u00e0 dieci anni fa, sollevava la questione di una &#8220;contraddizione&#8221; tra lo sviluppo ecclesiologico e teologico postconciliare e la <em>involuzione giuridica<\/em>\u00a0nel modo di configurare il rapporto tra autorit\u00e0 magisteriale e libert\u00e0 della teologia. Poich\u00e9 oggi ci troviamo in un tempo ecclesiale in cui la &#8220;libert\u00e0&#8221; viene esercitata spesso dal &#8220;magistero papale&#8221;, ma viene temuta con grande ansia da altre espressioni magisteriali, credo che sia opportuno riflettere sui temi di fondo di questa &#8220;tensione&#8221;. Vorrei farlo riprendendo <strong>solo la prima parte<\/strong> di uno studio che ho pubblicato due anni fa su &#8220;Vita Monastica&#8221;, 67(2013), 155-175, e che reca il titolo:<\/p>\n<h3><b>Teologia e Magistero: un difficile rapporto nel postconcilio<\/b><\/h3>\n<p style=\"text-align: right\">\u201cCome deve essere esercitata l\u2019autorit\u00e0? &#8230;qui il Concilio diventa pi\u00f9 esplicito, introducendo una terminologia e una forma letteraria nuova&#8230;Questo cambiamento port\u00f2 a ridefinire che cosa fosse un concilio e che cosa avrebbe dovuto realizzare. Il Vaticano II modific\u00f2 in modo cos\u00ec radicale il modello legislativo-giudiziario prevalso fin dal primo concilio, quello del 325 a Nicea, che in pratica lo abbandon\u00f2, sostituendolo con uno basato sulla persuasione e l\u2019invito. Fu un cambiamento di enorme importanza\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0J. W. O\u2019Malley<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Alla luce di questa acuta ricostruzione di John O\u2019Malley, che ho voluto citare proprio come incipit, vorrei procedere nella mia riflessione, suddividendola in <\/span><span><b>due parti<\/b><\/span><span>: <\/span><\/p>\n<ol type=\"A\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Nella prima parte conduco il lettore lungo sei brevi passaggi piuttosto lineari. Vorrei chiedermi anzitutto come \u00e8 cambiata la \u201cfigura del magistero\u201d (e conseguentemente della teologia) tra Vat I e Vat II. Poi mi soffermo sul rapporto complesso tra Magistero e Ministero, cui vorrei far seguire due esempi tratti dalla esperienza recente: il caso Sobrino nella valutazione di Huenermann e la discussione sulla libert\u00e0 di coscienza e la libert\u00e0 del teologo nel giudizio di Boekenfoerde. Infine desidero soltanto tirare alcune provvisorie conclusioni sul rapporto strutturale tra Magistero e Teologia per la Chiesa contemporanea alla luce di un concetto rinnovato \u2013 grazie al Concilio \u2013 di \u201cdottrina\u201d in senso \u201cpost-liberale\u201d.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"2\" type=\"A\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Nella seconda parte analizzo il compito attuale di una teologia che voglia essere \u201cservizio\u201d e che per questo non possa rinunciare al proprio compito critico. Il percorso indagher\u00e0 il rapporto tra autorit\u00e0 e libert\u00e0, per poi soffermarsi su una serie di esempi, con l\u2019intento di mostrare concrete dinamiche del delicato rapporto tra obbedienza e riflessione, tra pazienza e audacia, nell\u2019esercizio di un \u201clavoro teologico\u201d che serva la Chiesa nella forma dell\u2019esercizio professionale del rispetto critico e della critica rispettosa. <\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span>D\u2019altra parte &#8211; e bisogna ammetterlo subito &#8211; il rapporto tra Magistero e teologi non \u00e8 divenuto particolarmente difficile solo \u201cdopo\u201d il Vaticano II. Se guardiamo a tutto il XIX e XX secolo, non \u00e8 che prima le cose filassero precisamente in modo scorrevole e lineare. La difficolt\u00e0 specifica, che consideriamo nel periodo immediatamente successivo al Concilio Vaticano II, \u00e8 rappresentata dal fatto che <\/span><span><b>a mutare \u00e8 stata non tanto la teologia, quanto il magistero<\/b><\/span><span>. Questa \u00e8 la difficolt\u00e0 specifica del post-concilio, come vedremo subito.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>A) <\/span><span><b>Magistero e ricerca teologica al servizio della tradizione ecclesiale<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\" align=\"left\"><span>&#8220;Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorit\u00e0, possediamo certamente la verit\u00e0, ma in una testa vuota&#8221; <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\" align=\"left\">S. Tommaso d\u2019Aquino<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><b>Il Magistero tra Vaticano I e Vaticano II <\/b><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">Potremmo dire che il nodo decisivo dello sviluppo del rapporto che dobbiamo qui brevemente studiare consiste in un interessante paradosso: proprio nel momento in cui il Magistero diventa sensibile a nuove istanze della riflessione teologica, esso muta rapporto con la dottrina e con la teologia, passando da Magistero prevalentemente negativo a Magistero quasi esclusivamente positivo. Questo passaggio, che il Concilio ha sancito in forma autorevolissima, soprattuto realizzandolo praticamente, pur con tutte le sue giustificazioni, oggi comporta molti problemi in meno, ma anche qualche difficolt\u00e0 in pi\u00f9.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ci\u00f2 \u00e8 dovuto precisamente al fatto che il magistero si intende storicamente come negativo (ossia si limita a \u201ccondannare proposizioni erronee\u201d o a \u201cdare dignit\u00e0 dogmatica ad affermazioni centrali per la fede\u201d) lasciando tutto il resto del campo al libero dibattito teologico. Viceversa il magistero decide di diventare esclusavamente positivo, proprio a causa del fatto che interviene positivamente in ogni aspetto della vita di fede (vita religiosa, vita familiare, bioetica, problemi del mondo del lavoro, turismo, sport, orari di chiusura dei negozi&#8230;) e tende cos\u00ec a coprire tutto il campo che prima era riservato alla libera discussione teologica e pastorale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Questo \u00e8 diventato evidente, ovviamente, solo nel post-concilio. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ci\u00f2 ha comportato un progressivo spostamento della \u201cquestione\u201d della relazione tra magistero e teologia. La autolimitazione del magistero, che la tradizione garantiva, di fatto \u00e8 venuto meno a partire da una pi\u00f9 grande consapevolezza della \u201cmediazione\u201d di cui la Parola ha bisogno. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Vi \u00e8 qui, a mio parere, proprio lo spazio per uno sviluppo \u201cequivoco\u201d: da un lato la sottilineatura del \u201cprincipio scritturistico\u201d ha limitato le pretese di un Magistero onnicomprensivo e onnipotente. Ma d\u2019altra parte, proprio la estensione della sollecitudine ecclesiale ha reso possibile una sorta di \u201csanta alleanza\u201d tra antico e nuovo che genera una figura di magistero molto pi\u00f9 esteso e incondizionato di prima<\/span><sup><span><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span>. Se uniamo la lettura del papato\/magistero del Vaticano I alla estensione delle competenze del Vaticano II otteniamo una figura sbilanciata di magistero, di fronte al quale nessuna teologia pu\u00f2 sperare di avere pi\u00f9 alcuna reale consistenza.<\/span><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><b>La natura \u201cministeriale\u201d del magistero (magis\/minus): opportunit\u00e0 e limiti della apertura conciliare<\/b><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span>Va ricordato, a scanso di equivoci, un principio fondamentale che \u00e8 iscritto nella forma originaria della vita cristiana. In essa, infatti, vi \u00e8 una singolare coincidenza di due termini che la tradizione precristiana (e anche post-cristiana) oppone decisamente. Ascoltiamo a questo proposito una interessante citazione che J.-L. Marion ha ripreso da M. Mauss:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> &#8220;Donare equivale a dimostrare la propria superiorit\u00e0, valere di pi\u00f9, essere pi\u00f9 in alto, <\/span><span><i>magister<\/i><\/span><span>; accettare senza ricambiare in eccesso, equivale a subordinarsi, diventare cliente o servo, farsi piccolo, cadere pi\u00f9 in basso, <\/span><span><i>minister<\/i><\/span><span>&#8220;<\/span><sup><span><sup><a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/sup><\/span><\/sup><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> L&#8217;idea di Marcel Mauss mostra bene la radice della tensione originaria che si manifesta tra &#8220;magistero&#8221; e &#8220;ministero&#8221;: i due concetti, nell&#8217;uso culturale e antropologico, tendono ad opporsi radicalmente, allo stesso modo con cui il donatore e il donatario, il soggetto attivo e il soggetto passivo si contrappongono intorno ad un &#8220;dono&#8221;. Nella Chiesa, tuttavia, l&#8217;esperienza del &#8220;magistero&#8221; \u00e8 strutturalmente &#8220;ministeriale&#8221;, mentre il &#8220;servizio&#8221; ha un suo insuperabile &#8220;magistero&#8221;. Il dono \u00e8 anzitutto ricevuto e accettato, ma ha bisogno di poter essere continuamente ri-donato nella testimonianza, nell&#8217;annuncio, nella carit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Questa citazione ci ha permesso di recuperare quella che il Concilio Vaticano II ha sviluppato e riletto in modo molto acuto e sorprendente: <\/span><span><b>la natura ministeriale del magistero ecclesiale<\/b><\/span><span>. Il che significa una verit\u00e0 fondamentale e decisiva per la Chiesa: <\/span><span><b>il Magistero ha la funzione di servire, non di essere servito<\/b><\/span><span>. Ed \u00e8 quanto afferma chiaramente DV 10, quando dice che il \u201cmagistero per\u00f2 non \u00e8 superiore alla parola di Dio ma la serve\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span> Questa asserzione, come verit\u00e0 che attraversa l\u2019intero spettro della storia della Chiesa, ha assunto a partire dal Concilio Vaticano II una particolarissima forma di \u201cparadossalit\u00e0\u201d, che vorrei qui brevemente portare alla luce.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span> Se infatti il concetti di magistero \u00e8 profondamente mutato proprio a causa di una nuova rilettura della Chiesa rispetto al proprio fondamento (nella Parola, nel mistero celebrato, nella testimonianza istituzionale e nel rapporto col mondo) questo ha profondamente mutato il rapporto tra teologia e magistero. Quale servizio il Magistero pu\u00f2 esercitare nel momento in cui da \u201c\u201dnegativo\u201d diventa \u201cpositivo\u201d? E quale ruolo gioca la teologia se il Magistero si muove con una nuova disinvoltura (prima quasi impensabile) nel campo delle \u201copinioni teologiche\u201d? Potremmo rispondere, con il documento dell Commissione teologica internazionale:<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<span>Esiste effettivamente nella Chiesa un certo \u2018magistero\u2019 dei teologi\u201d<\/span><sup><span><a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span> (39). Non vi \u00e8 dubbio che il servizio teologico \u00e8 riconosciuto da sempre come una funzione indispensabile per l\u2019esercizio del magistero della Chiesa. Proprio l\u2019ultimo Concilio ha rappresentato un evento che ha messo in singolare evidenza la stretta collaborazione tra vescovi e teologi. Proprio per questo la teologia pu\u00f2 anche montarsi la testa e pretendere che il magistero episcopale sia semplicemente \u201capplicativo\u201d dei risultati delle proprie ricerche. D\u2019altra parte, a sua volta, il magistero episcopale pu\u00f2 anche arrivare a illudersi di poter fare a meno di ogni contributo teologico scientifico, di avere gi\u00e0, di per s\u00e9, tutti gli elementi per la azione pastorale. La arroganza dei teologi corrisponde, talvolta, alla presunzione dei pastori. Si tratta di due errori speculari e altrettanto deleteri. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>Questo aspetto del rapporto delicato tra teologi e pastori viene presentato con accuratezza dal documento della Commissione Teologica Internazionale al paragrafo 4 (nn.37-44). Un prima affermazione che merita di essere considerata \u00e8 la seguente:<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<span>Vescovi e teologi hanno una chiamata diversa, e devono rispettare le rispettive competenze, per evitare che il magistero riduca la teologia a mera scienza ripetitiva, o che i teologi presumano di sostituirsi all\u2019ufficio di insegnamento dei pastori della Chiesa\u201d (37)<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>Questo primo passo consente di identificare uno specifico servizio teologico che non permette di intepretare la funzione del teologo come quella dell\u2019addetto stampa. Il teologo elabora la propria scienza con criteri di criticit\u00e0 che non sempre coincidono con la ufficialit\u00e0 ecclesiale: la ricerca teologica, se diventa meramente ripetitiva del magistero, non \u00e8 pi\u00f9 ricerca e non \u00e8 pi\u00f9 teologia.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>Ma veniamo a un altro passo interessante, che riguarda la interpretazione \u201cautentica\u201d della fede, che solo il magistero e non la teologia pu\u00f2 dare:<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<span>L\u2019accettazione di questa funzione del magistero relativamente all\u2019autenticit\u00e0 della fede richiede che vengano riconosciuti i diversi livelli delle affermazioni magisteriali. A questi diversi livelli corrisponde una risposta differenziata da parte dei credenti e dei teologi. L\u2019insegnamento del magistero non ha tutto lo stesso peso\u201d (40)<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>Proprio a causa della diversa funzione che la teologia e il magistero esercitano all\u2019interno della Chiesa, la teologia in alcuni pochi casi \u00e8 strettamente vincolata dal pronunciamento del magistero, mentre in altri \u00e8 indirizzata, consigliata, orientata, senza impedirle di esplorare e percorrere, rispettosamente e in comunione, altre strade. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>D\u2019altra parte il documento ricorda come non sia sbagliato attribuire alla stessa teologia un ruolo magisteriale: \u201cEsiste effettivamente nella Chiesa un certo \u2018magistero\u2019 dei teologi\u201d (39), che non ha senso pensare come alternativo o concorrenziale rispetto a quello dei pastori, ma che necessariamente conosce dei momenti di \u201ctensione\u201d rispetto a quello. Ed \u00e8 prezioso il fatto che in nota (alla nota 87, pe la precisione) il testo ricorda che Tommaso d\u2019Aquino distingueva tra <\/span><span><i>magisterium cathedrae pastoralis<\/i><\/span><span> e <\/span><span><i>magisterium cathedrae magistralis<\/i><\/span><span>, riferendo il primo ai vescovi e il secondo ai teologi.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>Vorrei ricordare, infine, un\u2019ultima affermazione. Si tratta della necessaria adesione al magistero, che caratterizza la tradizione della fede cattolica, e alla quale il teologo non fa eccezione, qualificando tuttavia la propria adesione come \u201cresponsabile\u201d. Il testo qui precisa molto opportunamente:<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<span>La libert\u00e0 della teologia e dei teologi \u00e8 un tema di particolare interesse. Tale libert\u00e0 deriva da una vera responsabilit\u00e0 scientifica\u201d. (43)<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>In questa espressione troviamo affermato un principio spesso dimenticato nel dibattito all\u2019interno, ma anche all\u2019esterno alla Chiesa, dopo <\/span><span><i>Dei Verbum<\/i><\/span><span>. Il teologo, in quanto tale, deve essere libero proprio per la funzione di servizio che svolge all\u2019interno della Chiesa. Potremmo dire \u201clibero di servire\u201d in una forma molto determinata: la Chiesa ha bisogno di uomini e donne \u201cliberi per il rispetto critico e per la critica rispettosa\u201d. In questo modo essa si arricchisce e di rafforza, garantendo al proprio interno, all\u2019interno della comunione ecclesiale, la presenza di voci che per mestiere\/ministero debbono soppesare parole, espressioni, decisioni, strutture, evoluzioni della Tradizione, antica e recente. Non per assumere decisioni ultime (cui sono preposti non i teologi, ma i pastori), ma per prepararle, commentarle, analizzarle, correggerle.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span>A 50 anni dal Concilio Vaticano II possiamo riconoscere il cammino compiuto dalla teologia, anche in Italia, e le buone prove di collaborazione con il Magistero. Il quale, talvolta comprensibilmente, sembra temere soprattutto una teologia che abusa della libert\u00e0, che si emancipa dai vincoli, che gioca al tiro al piattello, che prende posizioni di aperto e irrimediabile dissenso. Ma questo, io credo, resta oggi un problema minore. Il problema maggiore \u00e8 invece quello di una teologia che rinuncia alla libert\u00e0, che esercita la funzione dell\u2019addetto stampa o dell\u2019incaricato delle pubbliche relazioni, che si trasforma &#8211; sua sponte &#8211; da servizio a servit\u00f9 e che finisce per essere teologia di corte. Ma una \u201cteologia di corte\u201d fornisce invariabilmente al magistero una \u201cteologia di corte vedute\u201d.<\/span><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><b>La inadeguatezza del \u201ccontrollo\u201d magisteriale: il caso Sobrino<\/b><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span>Il mutamento che il Concilio Vaticano II ha introdotto induce a riconoscere che l\u2019adeguamento della Chiesa a tale nuovo modello di \u201cdottrina\u201d stenta a decollare e determina \u2013 sia dal punto di vista delle procedure che dei contenuti \u2013 una forte tensione tra diversi paradigmi di esercizio della autorit\u00e0. Del tutto evidente mi pare la forma con cui si sono svolte alcune \u201cindagini\u201d a proposito del pensiero di singoli teologi. Qui, bisogna riconoscerlo ancora una volta, il mutamento tra magistero negativo e magistero positivo, non \u00e8 affatto un passaggio lineare e progressivo, ma comporta incomprensioni, pericolose estensioni di competenze o limitative comprensioni del pensiero altrui.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Il caso Sobrino, ma gi\u00e0 prima altri casi, come ad esempio il caso De Mello, e oggi di nuovo ci\u00f2 che mi pare stia accadendo con Torres Queiruga, risentono precisamente di questo mutamento di approccio tra magistero negativo e magistero positivo. Non si condannano pi\u00f9 \u201cproposizioni\u201d, ma \u201cposizioni\u201d, \u201cidee\u201d, \u201cistanze\u201d che potrebbero indurre in proposizioni errate! Proprio il fatto che il Magistero si autointerpreti in modo \u201cpositivo\u201d, rende molto pi\u00f9 precario il \u201cgarantismo\u201d \u2013 in tutti i sensi \u2013 verso le posizioni teoriche messe sotto inchiesta.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Vorrei ricordare come, proprio in occasione del \u201ccaso Sobrino\u201d, P. Huenermann ebbe a scrivere un commento molto amaro sulla \u201coccasione mancata\u201d che il caso aveva rappresentato. Il noto teologo tedesco, dopo aver illustrato con puntualit\u00e0 tutte le debolezze della notificazione che la Congregazione per la Dottrina delle Fede ha inviato a Sobrino, conclude in modo molto pi\u00f9 generale le proprie considerazioni, entrando nel merito della relazione delicata tra teologia e magistero. Vorrei citare integralmente questa parte finale del suo scritto, nella quale sono riassunti con grande chiarezza una serie di questioni insolute:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c <span>La relazione fra papa e vescovi, da un lato, e fra papa-vescovi e teologi, dall&#8217;altro, riveste un&#8217;importanza ineludibile per il cammino della Chiesa verso l&#8217;avvenire. Oggi, la Congregazione per la dottrina della fede assolve la funzione pi\u00f9 importante nel garantire la qualit\u00e0 della teologia. Essa deve preoccuparsi che la teologia esprima veramente la <\/span><span><i>ratio fidei<\/i><\/span><span>. Il fatto che al riguardo, a partire dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo, si siano ripetutamente registrati conflitti gravi e dannosi per l&#8217;immagine della Chiesa e del suo cammino di fede, non dipende solo dalle persone che vi lavorano, dalla loro formazione pi\u00f9 o meno completa e aggiornata.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Queste deficienze aggravano i potenziali conflitti. Ma la vera ragione dei conflitti \u00e8 essenzialmente un&#8217;altra: in fondo la Congregazione per la dottrina della fede &#8211; succeduta al Sant&#8217;Uffizio &#8211; ha conservato quella <\/span><span><i>struttura di ufficio censorio che aveva agli inizi dell&#8217;era moderna e che, del resto, allora esisteva in tutti gli stati europei<\/i><\/span><span>. Oggi l&#8217;assicurazione della qualit\u00e0 in campo scientifico \u00e8 strutturata in modo diverso: collabora essenzialmente con le scienze e include &#8211; possibilmente &#8211; le autorit\u00e0 scientifiche nei processi decisionali relativi alla politica della ricerca scientifica e alla gestione delle scoperte scientifiche. Oggi, <\/span><span><i>bisogna elaborare la ratio fidei in una societ\u00e0 culturale molto complessa, con i suoi gravi problemi e rifiuti sociali, scientifici, umani. Essa presenta quindi un grado di complessit\u00e0, che un ufficio censorio di vecchio stampo non \u00e8 assolutamente in grado di affrontare, sia sul piano organizzativo che tecnico<\/i><\/span><span>. Occorre un&#8217;intelligente ristrutturazione della Congregazione per la dottrina della fede.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Riguardo a questo caso &#8211; la condanna degli scritti di Jon Sobrino &#8211; sarebbe opportuno, anzi necessario, fare seguire alla presente Notificazione &#8211; come nel caso delle comunicazioni ufficiali sulla teologia della liberazione &#8211; una seconda Notificazione, con una diversa impostazione e argomentazione.\u201d<\/span><sup><span><sup><a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/sup><\/span><\/sup><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Vorrei soltanto aggiungere un fattore di ulteriore complessit\u00e0, ma anche di ricchezza. Quanto dice Huenermann procede dal cambiamento di paradigma conciliare: ma esso comporta anche il riconoscimento di un diverso modo di esercitare l\u2019autorit\u00e0 nella Chiesa. Il pericolo che oggi corriamo \u00e8 di avere un magistero capace di essere \u201cpositivo\u201d \u2013 e questa \u00e8 una grande novit\u00e0 &#8211; ma che reagisce in modo solo \u201cnegativo\u201d alle sollecitazione della teologia.<\/span><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><b>La libert\u00e0 del teologo e la normativa ambigua del CJC del 1983<\/b><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span>Nel penultimo passaggio della mia conversazione vorrei corredare le annotazioni critiche di P. Huenermann a riguardo del rapporto di \u201ccontrollo\u201d che il Magistero esercita sulla teologia, con le considerazioni prevalentemente giuridiche con cui un esimio studioso come W. Boekenfoerde ha messo in discussione non solo un certo modo di intendere la \u201cdottrina ecclesiale\u201d in rapporto alla \u201clibert\u00e0 della teologia\u201d, ma ha anche sollevato dubbi sulla legittimit\u00e0 di una normativa come quella che definisce i doveri del teologo rispetto al magistero ecclesiale<\/span><sup><span><a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span>. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Anche qui, come abbiamo rilevato fin dall\u2019inizio, nel mutamento di stile prevalente tra \u201cnegare l\u2019errore\u201d (magistero negativo) e \u201caffermare la verit\u00e0\u201d (magistero positivo) possiamo rilevare un mutamento della normativa che sovraintende ai \u201cdoveri professionali\u201d del teologo. Questo mi pare un aspetto molto significativo della evoluzione che il Concilio ha determinato nei rapporti tra magistero e teologia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>E\u2019 sufficiente considerare la \u201cmens\u201d dei due diversissimi articoli con cui il CJC del 1917 e quello del 1983 regolamentano i \u201cdoveri\u201d del teologo:<\/span><\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Nel 1917 , al canone 1324 (all\u2019inizio della \u201cpars quarta de magisterio ecclesiastico\u201d) si dice:<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">\u201c<span>Satis non est haereticam pravitatem devitare, sed oportet illos quoque errores diligenter fugere, qui ad illam plus minusve accedunt; quare omnes debent etiam contitutiones et decreta servare quibus pravae huiusmodi opinones a Sancta Sede praocriptae et prohibitae sunt\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>E\u2019 chiaro come il compito del teologo \u00e8 riletto all\u2019interno di un rapporto con un magistero assunto nella sua versione prevalentemente negativa, in termini di proposizioni erronee, dottrine eretiche, opinioni rigettate&#8230;<\/span><\/p>\n<ol start=\"2\" type=\"a\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Nel 1983, invece, il canone 752 procede secondo una logica totalmente diversa:<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">\u201c<span>Non quidem fidei assensus, <\/span><span><b>religiosum tamen intellectus et voluntatis obsequium praestandum est doctrinae<\/b><\/span><span>, quam sive Summus Pontifex sive Collegium Episcoporum de fide vel de moribus enuntiant, cum magisterium authenticum exercent, <\/span><span><b>etsi definitivo actu eandem proclamare non intendant<\/b><\/span><span>; christifideles ergo devitare curent quae cum eadem non congruant\u201d<\/span><\/p>\n<p><span>In questa seconda prospettiva \u00e8 evidente che cosa \u00e8 accaduto: si \u00e8 passati da una lettura negativa a una lettura positiva del magistero. Cos\u00ec la obbedienza a tutte le \u201cproibizioni e ai divieti\u201d \u00e8 diventata \u201creligiosa obbedienza della volont\u00e0 e dell\u2019intelletto\u201d a tutto intero il \u201cmagistero autentico\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>E\u2019 stato W. Boekenfoerde ad aprire una discussione estremamente schietta e piena di parresia sulla compatibilit\u00e0 di questo canone con funzione di \u201clibert\u00e0 critica\u201d che il teologo esercita all\u2019interno del magistero ecclesiale. Poich\u00e9 infatti se si estende la obbedienza a tutto intero il magistero (irreformabile e reformabile), allora ci si chiede come sarebbe stato possibile, con queste regole del 1983, uscire dalle posizioni del magistero \u201cautentico\u201d, ma \u201criformabile\u201d dei papi ottocenteschi rispetto al tema della \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Da ci\u00f2 consegue, necessariamente, una presa di distanza critica necessaria all\u2019esercizio di una teologia pudica e critica. Seguiamo ancora per un poco nel suo ragionamento W. Beokenfoerde:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<span>Questo tipo di legislazione documenta una chiara tendenza volta a rafforzare il pi\u00f9 possibile l&#8217;autorit\u00e0 e l&#8217;obbligatoriet\u00e0 degli interventi del magistero pontificio ordinario: pur venendo formalmente distinti da quelli del magistero infallibile, <\/span><span><b>essi vi sono di fatto fortemente equiparati<\/b><\/span><span>. La normativa in vigore persegue presumibilmente l&#8217;obiettivo di difendere il magistero pontificio ordinario da ogni obiezione e critica pubblicamente esposta. Ne consegue un manifesto rafforzamento disciplinare dell&#8217;autorit\u00e0 pontificia; <\/span><span><b>ci\u00f2 avviene per\u00f2 in contraddizione con l&#8217;intrinseco principio vitale della Chiesa, certamente non favorito dall&#8217;imporsi di tale tendenza<\/b><\/span><span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Oppure ci si attende davvero che il credente e il teologo debbano accettare il fatto compiuto e aspettare, senza potersi impegnare in un qualche modo, che il magistero pervenga eventualmente a una posizione migliore? <\/span><span><b>Aspettarsi tutto dallo Spirito Santo e affidargli la soluzione d&#8217;ogni problema senza impegnarsi e agire autonomamente \u00e8 un atteggiamento definibile perlomeno come presuntuoso<\/b><\/span><span>. Come si sarebbe potuto pervenire al riconoscimento della libert\u00e0 religiosa <\/span><span><b>se non vi fossero stati teologi e laici impegnati e disposti a porre in questione in termini critici e pubblicamente gli insegnamenti allora in vigore? Si pensi solo agli esponenti del personalismo attivi all&#8217;inizio del XX secolo<\/b><\/span><span>.\u201d<\/span><sup><span><sup><a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/sup><\/span><\/sup><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ecco un bell\u2019esempio di audacia e di modestia del lavoro teologico, del quale la Chiesa continua ad avere bisogno, nonostante tutte le forme di amore del \u201cquieto vivere\u201d che la attraversano.<\/span><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><b>L\u2019esercizio della \u201clibert\u00e0 di ricerca\u201d per il servizio ecclesiale e la \u201cnatura\u201d della dottrina<\/b><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span>L\u2019ultimo punto, che vorrei toccare in questa prima parte, riguarda la nozione stessa di \u201cdottrina\u201d<\/span><sup><span><a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span>, che viene presupposta da un certo modo di pensare la relazione tra magistero e teologia. E&#8217;\u2019evidente che in una versione classica &#8211; forse non poco mitizzata \u2013 alla dottrina ridotta a \u201cformula\u201d corrisponde una teologia che \u201ccommenta formule\u201d e un magistero che \u201cesclude alcuni aspetti del commento\u201d. Altrettanto evidente \u00e8 che in tale modello la dottrina \u00e8 pensata \u201cintellettualisticamente\u201d e \u201cdottrinalisticamente\u201d come una serie di proposizioni che dicono la verit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>A questa posizione classica, e che per certi versi potremmo dire \u201ctradizionale\u201d, si \u00e8 contrapposta, a partire dalla fine del 1700, una posizione radicalmente contraria, che possiamo identificare come \u201cliberale\u201d. Essa fa prevalere, rispetto alla \u201cverit\u00e0 della proposizione\u201d, la autenticit\u00e0 del sentimento e della esperienza, che nessuna proposizione pu\u00f2 adeguatamente rappresentare. A queste due alternative pu\u00f2 rispondere una teologia radicalmente \u201cpostliberale\u201d, ossia che non si illuda di rispondere alle incongruit\u00e0 liberali tornando indietro, ad un modello ormai improponibile, ma che sappia procedere oltre i limiti di questi due grandi modelli storici di teologia. Forse una teologia \u201cpost-liberale\u201d \u00e8 anche quella pi\u00f9 vicina a quella \u201cepistemologia della complessit\u00e0\u201d che il Concilio ha saputo assumere, 50 anni fa, uscendo dal modello della \u201csemplicit\u00e0\u201d, che il modello dogmatico-disciplinare aveva in qualche modo incarnato per molti secoli. Ma, a ben vedere proprio quel modello attestava, indirettamente, una complessit\u00e0 che potremmo dire \u201cimplicita\u201d. Recepire il Vaticano II in modo semplicistico \u00e8 una delle forme di pi\u00f9 profonda incomprensione della sua mens e delle sue aspettative. Tra queste forme semplicistiche di recezione del Vaticano II vi \u00e8 il semplicismo di una teologia ridotta a semplice commento del magistero, cos\u00ec come quella di un magistero che voglia sostituirsi, <\/span><span><i>sic et simpliciter<\/i><\/span><span>, al duro lavoro della riflessione critica della teologia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">[&#8230;]<\/p>\n<p align=\"justify\">[<em>per la seconda parte del testo rimando a &#8220;Vita Monastica&#8221;, 67(2013), 155-175<\/em>]<\/p>\n<p align=\"justify\">NOTE:<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> J. W. O\u2019Malley, <i>Che cosa \u00e8 successo nel Vaticano II<\/i>, Milano, Vita e Pensiero, 2010, 13<i>.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>Cfr. A. Melloni, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Chiesa madre, chiesa matrigna<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Un discorso storico sul cristianesimo che cambia<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, (=Vele, 12), Torino, Einaudi, 2004, 40ss.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span> J-L. Marion, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Dato che. Saggio per una fenomenologia della donazione<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, Torino, SEI, 2001, 94, che cita M. Mauss, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Saggio sul dono<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, Torino, Einaudi, 1986, 281.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span> Commissione Teologica Internazionale, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Teologia oggi: prospettive, principi e criteri<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, \u201cIl Regno\u201d, 57(2012), 269-289. I numeri tra parentesi si riferiscono ai paragrafi di questo documento. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span> P. H\u00fcnermann, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Qualit\u00e0 della teologia<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, \u201cIl Regno\u201d 52(2007)239-244, qui 244. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span> Mi riferisco qui allo studio di E.-W. Boeckenfoerde, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Roma ha parlato, la discussione \u00e8 aperta. Struttura comunionale della Chiesa e parresia del cristiano<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, \u201cIl Regno-attualit\u00e0\u201d, 50(2005), 739-744. I numeri tra parentesi nel testo si riferiscono alle pagine di questo importante studio.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span> Boekenfoerde, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Roma ha parlato<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>,743, i grassetti sono miei. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>Cfr. G. Lindbeck, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>La natura della dottrina. Religione e teologia in un&#8217;epoca postliberale<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, Torino, Claudiana, 2004, 31-37. Per una rilettura cattolica della teologia di Lindbeck, cfr. A. Eckerstorfer, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Kirche in der Postmodernen Welt. Der Beitrag George Lindbecks zu einen Neuen Verhaeltnisbestimmung, <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>Salzburg, Tyrolia, 2000. In dialogo con Lindbeck ha sviluppato una acuta \u201cmodellistica\u201d anche A. Dulles, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Modelli della rivelazione<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span>, Citt\u00e0 del Vaticano, Lateran University Press, 2010.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo di questo post \u00e8 tratto da un famoso intervento del grande giurista W. 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