{"id":10057,"date":"2015-12-21T11:35:25","date_gmt":"2015-12-21T10:35:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=10057"},"modified":"2015-12-21T18:07:57","modified_gmt":"2015-12-21T17:07:57","slug":"la-trasformazione-delle-indulgenze-dalla-chiesa-medievale-alla-chiesa-di-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-trasformazione-delle-indulgenze-dalla-chiesa-medievale-alla-chiesa-di-francesco\/","title":{"rendered":"La trasformazione delle indulgenze.  Dalla chiesa medievale alla chiesa di Francesco"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/indulgenza.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-9508\" alt=\"indulgenza\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/indulgenza.jpg\" width=\"170\" height=\"262\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p>Raccontava un Arcivescovo, quasi 15 anni fa, di un curioso episodio avvenuto in occasione di una \u201cvisita ad limina\u201d dei Vescovi del Brasile. Arrivati alla Congregazione per la Dottrina della fede, essi avevano dovuto ascoltare una pressante raccomandazione del Prefetto di allora (il card. Ratzinger) perch\u00e9 insistessero sul tema del \u201cpurgatorio\u201d nella pastorale di base in Brasile. A questa sollecitazione, l&#8217;Arcivescovo in questione chiese la parola e disse: \u201cEminenza, come possiamo parlare del purgatorio ad un popolo che spesso \u00e8 condannato a vivere all&#8217;inferno?\u201d<\/p>\n<p>In questa battuta si concentra un modo di pensare il rapporto della fede con la vita, con il peccato e con la morte, che acquista particolare evidenza in questo tempo giubilare, nel quale appare assai chiara la differenza tra chiesa medievale e chiesa contemporanea. Questa differenza non pu\u00f2 essere presentata come una \u201ctrascuratezza\u201d o una \u201cliquidazione\u201d della tradizione determinata da papa Francesco. Si tratta piuttosto di una evoluzione interna alla prassi, alla disciplina e alla dottrina cattolica circa la penitenza, sulla quale l&#8217;occasione del giubileo pu\u00f2 giustamente consigliare una riflessione di fondo. Sarebbe piuttosto chi si limita a ripetere la tradizione medievale, senza pensarla adeguatamente, a risultare trascurato e liquidatorio\u2026<\/p>\n<p><strong><i>Penitenza e indulgenza: una relazione complessa<\/i><\/strong><\/p>\n<p>Le indulgenze, come \u201cremissione della pena temporale\u201d, prendono senso in un mondo ecclesiale incline ad una capillare esperienza del \u201cfare penitenza\u201d. Intervenendo \u201cfestivamente\u201d, le indulgenze interrompono saltuariamente una \u201clogica feriale\u201d secondo la quale ad ogni peccato grave perdonato da Dio corrispondono lunghi tempi di cambiamento, di rinuncia, di fatica, di \u201clavoro su di s\u00e9\u201d. Questo mondo penitenziale, rispetto al quale le indulgenze irrompono come \u201cfesta\u201d, oggi non esiste pi\u00f9. E questo \u00e8 frutto non del mondo moderno o della nequizia dei tempi, ma della evoluzione della prassi e della disciplina ecclesiale, che ha reso molto pi\u00f9 frequente la esperienza del sacramento, sottraendo sempre pi\u00f9 spazio al \u201clavoro penitenziale\u201d. In una chiesa, nella quale si moltiplicano le occasioni feriali di \u201ccelebrazione del sacramento\u201d, viene eroso gradualmente lo spazio festivo della indulgenza medievale. Gi\u00e0 la Chiesa postridentina ha conosciuto questa evoluzione. Ancor pi\u00f9 questo \u00e8 accaduto nella Chiesa del 900. Questo ha messo in moto non solo la disciplina, ma anche la dottrina, che tra Paolo VI, attraverso Giovanni Paolo II, fino a Francesco, ha subito un grande cambiamento.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che oggi sperimentiamo \u00e8, per certi verso, l&#8217;opposto di ci\u00f2 che accadeva 700 anni fa. Nel Medioevo le indulgenze \u201cattenuavano il duro regime penitenziale\u201d, mentre oggi, se possibile, le indulgenze dovrebbero riaccendere il gusto, il desiderio e il compito di un \u201clavoro su di s\u00e9\u201d. Per questo il \u201ctema\u201d ha ancora intatta la sua attualit\u00e0: ma deve essere usato \u201cal contrario\u201d. Non per dispensare dal lavoro penitenziale, ma per stimolare verso di esso. E questa a me pare la logica, perfettamente coerente, che leggiamo nella Bolla <i>Misericordiae vultus<\/i>. Il \u201ctempo della penitenza\u201d non \u00e8 solo \u201cdono di grazia\u201d, ma \u201crisposta di libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong><i>Penitenza e purgatorio: una evoluzione non univoca<\/i><\/strong><\/p>\n<p>Questa evoluzione storica, che A. Catella ha bene presentato nel libretto A. Catella \u2013 A Grillo, <i>Indulgenza<\/i>, San Paolo, 2015, ha il suo riflesso anche sul modo con cui pensiamo la indulgenza in rapporto con i defunti. Come sappiamo, la \u201cnascita del purgatorio\u201d avviene precisamente con uno \u201cspostamento semantico\u201d del termine, che passa dalla storia alla metastoria. \u201cPurgatorio\u201d indica, fino al XII secolo, solo il \u201ctempo di penitenza dei vivi\u201d. Aver creato una categoria attribuita stabilmente ai defunti, come \u201canime purganti\u201d, ha aperto una pratica della indulgenza per i defunti che \u00e8 diventata del tutto prevalente. Ma anche qui la evoluzione dei \u201cnovissimi\u201d deve renderci molto cauti nell&#8217;usare semplicemente le \u201ccategorie medievali\u201d per interpretare il nostro tempo. Basti pensare che spostare la \u201cpena temporale\u201d oltre la morte significa introdurre una \u201cescatologia intermedia\u201d che risulta oggi particolarmente problematica. Tra la morte di ogni soggetto e il giudizio universale la differenza \u00e8 evidente solo per chi vive, non per l&#8217;\u201danima del defunto\u201d, che \u00e8 gi\u00e0 \u201cfuori dal tempo\u201d. E&#8217; del tutto inevitabile che, in una tale coscienza contemporanea, la categoria di \u201cpena temporale\u201d mantenga tutto il suo significato e anzi abbia bisogno di poderosa ripresa per quanto riguarda i vivi, ma trovi insuperabili difficolt\u00e0 per essere applicata ai defunti. Pregare per loro, con loro e chiedere la loro preghiera resta un segno insuperabile di \u201ccomunione\u201d, ma trova la sua forma piuttosto nella eucaristia domenicale che non nella indulgenza giubilare.<\/p>\n<p><strong><i>La scommessa del Giubileo e il \u201csentire cattolico\u201d<\/i><\/strong><\/p>\n<p>Tutta questa evoluzione, che \u00e8 iniziata gi\u00e0 con il Concilio Vaticano II e con Paolo VI, \u00e8 avvenuta in continuit\u00e0 con una idea molto importante, formulata con chiarezza dal Concilio di Trento: ossia con la differenza tra \u201cperdono del peccato\u201d &#8211; dono di grazia \u2013 e \u201cremissione della pena\u201d &#8211; in cui la grazia collabora strutturalmente con la libert\u00e0. Il \u201csentire cattolico\u201d difficilmente potr\u00e0 rinunciare a questa bella intuizione. Ma proprio per restare fedele a se stessa, la tradizione cattolica non deve esitare ad adeguare le sue categorie alla storia che cambia. In una Chiesa che \u00e8 \u201ciperpenitenziale\u201d &#8211; come quella medievale e moderna &#8211; le indulgenze funzionano da \u201cvalvola di scarico\u201d rispetto al duro lavoro penitenziale; in una Chiesa \u201cipopenitenziale\u201d &#8211; come quella tardo-moderna &#8211; le indulgenze collaborano invece ad un rilancio del fare penitenza ordinario. Usare il concetto medievale di indulgenza nel contesto tardo-moderno significherebbe invece incentivare una lettura \u201cderesponsabilizzante\u201d della conversione. Per questo a me pare del tutto opportuna la scelta con cui Francesco, <i>deritualizzando e dislocando la indulgenza<\/i>, l&#8217;ha resa molto pi\u00f9 prossima ad un annuncio di grazia che abilita ogni soggetto alla propria libert\u00e0 responsabile. In piena coerenza con un \u201csentire cattolico\u201d che non considera una vergogna avere amici protestanti ed ebrei dai quali imparare qualcosa di importante, anche sul modo di pensare e di vivere le \u201cindulgenze\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Raccontava un Arcivescovo, quasi 15 anni fa, di un curioso episodio avvenuto in occasione di una \u201cvisita ad limina\u201d dei Vescovi del Brasile. Arrivati alla Congregazione per la Dottrina della fede, essi avevano dovuto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10057"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10057"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10057\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10062,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10057\/revisions\/10062"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10057"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10057"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10057"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}