{"id":19882,"date":"2025-07-17T19:51:17","date_gmt":"2025-07-17T17:51:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=19882"},"modified":"2025-07-17T19:51:17","modified_gmt":"2025-07-17T17:51:17","slug":"munera-2-2025-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-2-2025-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 2\/2025 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>I contributi che compongono questa sezione di Munera sono tratti dal libro a pi\u00f9 voci <em>Eredi di una rivoluzione ancora scomoda. L\u2019attualit\u00e0 di Basaglia nei luoghi della cura, dell\u2019arte, delle istituzioni<\/em>, uscito nel dicembre dello scorso anno come numero monografico della rivista L\u2019Ippogrifo. Il testo raccoglie gli interventi di due convegni svoltisi a Udine e Gorizia nell\u2019ottobre 2024, anno del centenario della nascita di Franco Basaglia.<\/p>\n<p>La pubblicazione non voleva essere una celebrazione, anche perch\u00e9 in questo difficile momento della storia dei servizi non \u00e8 certo il caso di indulgere nella retorica o cedere alla nostalgia del passato, ma di pensare, piuttosto, a come rivitalizzare il patrimonio ereditato. A proposito di <em>eredit\u00e0,<\/em> cade qui bene una citazione dall\u2019ultimo libro di Federica Manzon, <em>Alma<\/em>, ambientato a Trieste: <em>\u201cLe reliquie tornano di moda, persone che vengono adorate come avessero poteri magici \u2026 il passato \u00e8 come una pietra che ti viene legata alla caviglia\u2026 pi\u00f9 pesante \u00e8 la pietra meno riesci a nuotare al largo. E le persone che nuotano al largo fanno paura\u201d.<\/em> Di certo Basaglia era una persona che non nuotava in acque facili, per lui e per chi lo ha seguito si \u00e8 trattato da subito di \u00abentrare nel rischio\u00bb, concetto su cui ritorna pi\u00f9 volte nei suoi testi del periodo goriziano.<\/p>\n<p>Il problema, peraltro, non era semplicemente la liberazione dei \u201cmatti\u201d, ma la pi\u00f9 generale umanizzazione delle istituzioni civili. Il fatto di mettere in cattedra il dolore, di farlo parlare, rappresentava e rappresenta sempre il tentativo di salvare la citt\u00e0 dal proprio stesso imbarbarimento affinch\u00e9 essa non si riduca ad essere un semplice agglomerato dedito al commercio, allo spettacolo e al culto dell\u2019eterno presente, dimenticando cos\u00ec la propria vocazione di luogo dedito all\u2019accoglienza e alla memoria.<\/p>\n<p>Sappiamo bene, lo sanno gli addetti ai lavori e lo sanno le famiglie <em>in primis<\/em>, quanto sia oggi importante tenere vivo il dibattito sullo stato di salute delle nostre istituzioni rilanciando, alla luce delle contingenze del nostro tempo, lo spirito che nel \u201878 ha ispirato la 180 e la legge 833 di riforma del Sistema Sanitario Nazionale, tracciando le linee di una Medicina di Comunit\u00e0 di cui stiamo perdendo le tracce. La salute, va ricordato, non \u00e8 il benessere, non \u00e8 in altre parole uno stato delle cose: \u00e8, piuttosto, un costante movimento, <em>un generarsi di salute<\/em> nell\u2019interazione tra servizi radicati nel territorio, utenti, famiglie, cittadini attivi, istanze civili e culturali presenti in una data comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Purtroppo l\u2019attualit\u00e0 ci mette di fronte alla continua opera di erosione di quello che \u00e8 un patrimonio di pratiche e pensieri che hanno fatto scuola; ci mette di fronte all\u2019urgenza di salvare la Cosa pubblica, in quanto Capitale Sociale, dalla massiccia infiltrazione, nel funzionamento delle istituzioni, di logiche privatistiche e aziendalistiche. Siamo ancora, come diceva Basaglia nel 1965, una <em>\u201csociet\u00e0 disposta a mettere in discussione le proprie strutture, il mito del benessere e il fine supremo della produttivit\u00e0\u201d<\/em>?<\/p>\n<p>L\u2019aziendalizzazione della Sanit\u00e0 pubblica (approvata dal Parlamento, col consenso bipartisan di destra e sinistra, alla met\u00e0 degli anni \u201890) ha visto il prevalere di un criterio di gestione dei servizi basato sulla logica dei costi\/benefici, e da qui su una modellistica procedurale che si vorrebbe spacciare per scientifica, la pianificazione a tavolino degli interventi e la standardizzazione delle pratiche. Processi di automazione che, come tali, da un lato impoveriscono e non tengono conto della necessaria complessit\u00e0 delle cure, mentre dall\u2019altro non intercettano i reali bisogni della comunit\u00e0 perch\u00e9 forniscono prestazioni prima di darsi il tempo, e correre il rischio, di ascoltare e confrontarsi con ci\u00f2 che \u00e8 realmente importante: le domande che arrivano dai cittadini. Siamo in sostanza passati dall\u2019esclusione di un tempo all\u2019inclusione consumistica di oggi, ma ci ritroviamo comunque con istituzioni ugualmente arroccate nelle loro acropoli, disinteressate a cogliere i fermenti vitali che circolano nell\u2019agor\u00e0. E ancora, cosa decisiva, siamo di fronte a direzioni di tipo manageriale che hanno creato una frattura insanabile tra i Piani alti &#8211; le direzioni generali &#8211; e gli operatori.<\/p>\n<p>Detto questo, cosa pu\u00f2 significare fare i conti con un\u2019eredit\u00e0? Vale la pena ritornare sul tema \u201ceredit\u00e0\u201d. In <em>Alma, <\/em>a proposito dei grandi scrittori, \u00e8 possibile leggere qualcosa che nel nostro caso, pensando a Basaglia, vale anche per i grandi riformatori: <em>\u201cQuando erano vivi nessuno li considerava, li disprezzavano, poi sono morti e tutti si sono messi a ricordarli e a dedicargli statue [\u2026]\u00a0 Vi dicono che sono la vostra eredit\u00e0. A forza di dire cos\u00ec non sono pi\u00f9 nati grandi scrittori in citt\u00e0\u201d.<\/em> \u00c8 un\u2019altra conferma di come non \u00e8 contemplando i monumenti che faremo passi in avanti o recupereremo quanto perduto. Il problema, piuttosto, \u00e8 se col nostro impegno quotidiano riusciremo a essere, magari non dei grandi, ma perlomeno dei discreti scrittori del nostro difficile e a tratti disarmante presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" width=\"54\" height=\"54\" \/><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2025-2_Munera_07-09_Editoriale.pdf\">scarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I contributi che compongono questa sezione di Munera sono tratti dal libro a pi\u00f9 voci Eredi di una rivoluzione ancora scomoda. 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