{"id":18334,"date":"2023-02-06T21:48:54","date_gmt":"2023-02-06T20:48:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=18334"},"modified":"2023-02-06T21:48:54","modified_gmt":"2023-02-06T20:48:54","slug":"munera-12023-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12023-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 1\/2023 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>Le societ\u00e0 contemporanee sperimentano una diffusa crisi di fiducia. Le istituzioni politiche, economiche, scientifiche, educative e religiose ne sono toccate in maniera sempre pi\u00f9 rilevante. Le contestazioni contro la vaccinazione per il Covid-19, l\u2019astensionismo in occasione degli appuntamenti elettorali, la sempre pi\u00f9 diffusa messa in discussione della parola degli esperti, la crescente fortuna delle varie teorie complottiste, la polarizzazione tra avversari divenuti ormai nemici, l\u2019attitudine di sospetto sempre pi\u00f9 diffusa nei confronti degli insegnanti o dei medici, con la conseguente proliferazione di denunce e ricorsi, sono solo alcuni segnali di una crisi trasversale e radicale, potenzialmente capace di minare le basi stesse della convivenza civile: le nostre esistenze individuali e collettive si fondano, infatti, sulla fiducia.<\/p>\n<p>Intento di questo numero di Munera e\u0300 cosi\u0300 di avviare qualche pista di riflessione su un tema sempre pi\u00f9 urgente e ineludibile, sul quale, non a caso, ricerche e pubblicazioni si moltiplicano velocemente.<\/p>\n<p>Tre caratteri della fiducia appaiono particolarmente importanti: il suo rapporto con il tempo, tra speranza e vulnerabilit\u00e0; il suo carattere supererogatorio, che la rende al contempo non esigibile e necessaria; il suo rapporto con l\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n<p>La fiducia ha una struttura essenzialmente temporale. Essa si radica nel passato: nell\u2019esperienza di un\u2019affidabilit\u00e0 sperimentata. Ma, proprio a partire dall\u2019esperienza del passato, la fiducia apre al futuro. Dal terreno cognitivo traguarda cosi\u0300 in campo etico: implica e sollecita la libert\u00e0. La fiducia consente la decisione, e dunque l\u2019impegno della libert\u00e0. Un impegno che e\u0300 sempre a rischio, perch\u00e9 non e\u0300 mai del tutto garantito. In questo senso, la fiducia intrattiene un nesso inscindibile con la vulnerabilit\u00e0. Non e\u0300 priva di ragioni, dato che si fonda su un\u2019esperienza precedente di stabilit\u00e0, di solidit\u00e0, di senso e di bont\u00e0 dell\u2019esistente. Non e\u0300 dunque irrazionale. Eppure, la fiducia implica sempre un salto, che non pu\u00f2 che essere compiuto a rischio di s\u00e9. Accordare fiducia significa rendersi vulnerabili: qualcuno o qualcosa di cui mi fido possono deludermi o ferirmi. Per questo accordare fiducia richiede, in termini morali, una buona dose di fortezza e, in termini psicologici, una certa autostima: sono pronto ad accordare fiducia nella misura in cui so che un\u2019eventuale delusione o tradimento non mi manderanno in frantumi.<\/p>\n<p>Prendere sul serio la dinamica temporale della fiducia, tra speranza e vulnerabilit\u00e0, permette di rivedere criticamente molte delle pretese securitarie che pervadono tanti aspetti della nostra vita sociale, a partire dall\u2019utopia di realizzare un controllo totale e di eliminare cosi\u0300 ogni rischio. La fiducia non e\u0300 solo un fatto cognitivo, ma un fenomeno antropologico ed etico: implica e rende possibile una libert\u00e0 che vive essenzialmente di rischio e, dunque, di fiducia. La fiducia, poi, e\u0300 tipicamente supererogatoria. Supererogatorie sono quelle azioni e quelle attitudini moralmente positive ma non strettamente esigibili. Non posso esigere fiducia, n\u00e9 alcuno pu\u00f2 esigerla da me. E tuttavia faccio l\u2019esperienza che devo fidarmi, altrimenti non vivo. La fiducia non soltanto mi semplifica cognitivamente la vita, di- spensandomi dalla necessit\u00e0 di dover controllare tutto, ma e\u0300 anche la condizione di possibilit\u00e0 di alcune tra le esperienze fondamentali dell\u2019esistenza umana. Certamente tra esse vi sono l\u2019amicizia, l\u2019amore, la fede in un oltre. La fiducia rende vulnerabili: qualcuno pu\u00f2 deludermi e ferirmi. Tuttavia, l\u2019indisponibilit\u00e0 alla fiducia rende impossibile proprio quella esistenza che essa vorrebbe preservare. La fiducia non e\u0300 esigibile e tuttavia e\u0300 necessaria: e\u0300 in qualche modo dovuta, a s\u00e9 e all\u2019altro. Da ultimo, la fiducia e\u0300 strettamente legata all\u2019autorit\u00e0. Non e\u0300 certo un caso che la crisi dell\u2019una vada oggi a braccetto con la crisi dell\u2019altra. Tutte le forme di autorit\u00e0 sono oggi in crisi, in quanto incapaci di ottenere quella fiducia di cui vivono, e senza la quale muoiono. E\u0300 il caso delle istituzioni politiche, educative, scientifiche, religiose. Per riprendere una celebre distinzione di Max Weber, si potrebbe dire che sono oggi in crisi tutte le autorit\u00e0 di tipo tradizionale (nell\u2019ambito della famiglia, della scuola, della religione&#8230;), ma anche quelle fondate su procedure pi\u00f9 o meno razionali (nell\u2019ambito della scienza, della politica, della giustizia&#8230;). Tutto questo non comporta, tuttavia, una scomparsa dell\u2019esperienza dell\u2019autorit\u00e0, quanto piuttosto una spasmodica ricerca del terzo idealtipo: quello delle autorit\u00e0 a legittimazione carismatica. E\u0300 quanto emerge in ambito politico con i populismi: essi istituiscono un rapporto diretto tra il leader e una massa informe che chiamano popolo. Ma e\u0300 anche quanto emerge, in ambito scientifico o religioso, con il cosiddetto effetto-guru (l\u2019espressione e\u0300 di Dan Sperber): ci si affida ciecamente a leader carismatici sulla base del loro potere di fascinazione. Possono essere leader religiosi, fondatori di movimenti, scienziati alternativi, filosofi in cerca di originalit\u00e0, ma troppo spesso carenti di senso di responsabilit\u00e0. Non ci si fida pi\u00f9 di autorit\u00e0 tradizionali (le chiese, per esempio) e neppure di autorit\u00e0 razionali e procedurali (in ambito democratico o scientifico), ma si continua ad aver bisogno di qualcuno in cui ripor- re fiducia. Ci si affida cosi\u0300 al personaggio pi\u00f9 alternativo al sistema stabilito o al pi\u00f9 fascinoso o misterioso. Tutto questo pone la questione di un\u2019etica dell\u2019autorit\u00e0: questione che riguarda tutti coloro che rivestono un ruolo di autorit\u00e0 e che, con i loro comportamenti, rischiano di contribuire alla corrosione dell\u2019autorit\u00e0 che incarnano. Si tratta \u2013 per riprendere un titolo famoso di Julien Benda \u2013 del tradimento dei chierici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da questi pochi cenni si intuisce quanto il tema della fiducia sia cruciale per il nostro presente e quanto, sempre pi\u00f9, lo sar\u00e0 per il nostro futuro. Ritrovare e ricostruire le buone ragioni della fiducia e\u0300 probabilmente il compito pi\u00f9 arduo e pi\u00f9 urgente che ci attende.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2023-1_Munera_07-09_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><br \/>\nscarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le societ\u00e0 contemporanee sperimentano una diffusa crisi di fiducia. Le istituzioni politiche, economiche, scientifiche, educative e religiose ne sono toccate in maniera sempre pi\u00f9 rilevante. 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