{"id":16684,"date":"2021-02-09T12:42:00","date_gmt":"2021-02-09T11:42:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=16684"},"modified":"2021-02-09T12:42:00","modified_gmt":"2021-02-09T11:42:00","slug":"munera-12021-editoriale-calogero-micciche-dallo-sviluppo-sostenibile-allecologia-integrale-nel-nome-delle-generazioni-future","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12021-editoriale-calogero-micciche-dallo-sviluppo-sostenibile-allecologia-integrale-nel-nome-delle-generazioni-future\/","title":{"rendered":"Munera 1\/2021 &#8211; Editoriale. Calogero Miccich\u00e9 &gt;&gt; Dallo sviluppo sostenibile all\u2019ecologia integrale nel nome delle generazioni future"},"content":{"rendered":"<p>1.<i> Scopo del dossier<\/i><\/p>\n<p>Con il dossier dedicato allo sviluppo sostenibile e all\u2019ecologia integrale, Munera intende iniziare il nuovo anno richiamando l\u2019attenzione dei suoi lettori sull\u2019urgenza di reinventare e reindirizzare l\u2019esperienza umana lungo sentieri che siano all\u2019insegna di una vera sostenibilit\u00e0 sociale, economica, ambientale e politica. Si tratta di interventi non rinviabili e ci\u00f2 non pi\u00f9 solo per ragioni etiche e di fraternit\u00e0, ma perch\u00e9 ormai \u00e8 in gioco la stessa possibilit\u00e0 di immaginare nel lungo periodo un futuro felice per l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Nonostante siano passati circa sessanta anni dacch\u00e9 si \u00e8 compresa la necessit\u00e0 di passare a un modello di sviluppo pi\u00f9 armonioso, la transizione non si \u00e8 ancora compiuta. Cos\u00ec, mentre i rapporti umani continuano a essere guastati da ingiustizie e disuguaglianze, il creato va facendosi sempre meno accogliente, incalzato com\u2019\u00e8 dalla crescita delle temperature, dall\u2019uso troppo intenso delle sue componenti e dall\u2019inquinamento delle matrici ambientali.<\/p>\n<p>Dinanzi a questioni tanto gravi e complesse, i saggi che presentiamo non hanno certo la pretesa di fornire un quadro esaustivo di quanto \u00e8 in gioco. Essi, piuttosto, intendono richiamare l\u2019attenzione su alcuni recenti sviluppi e sul cambio di passo richiesto dall\u2019ecologia integrale proposta dalla <i>Laudato si\u2019<\/i>, con il suo invito a farci carico dei problemi del mondo a partire dalla consapevolezza che ogni cosa, problema, individuo \u00e8 in relazione con gli altri e, perci\u00f2, abbisogna di soluzioni integrali, capaci di incidere sulla complessit\u00e0 in modo sistemico.<\/p>\n<p>\u00c8 questa una rilettura di grande attualit\u00e0 tanto che, mentre si celebra in questi mesi il quinto anniversario di quell\u2019enciclica, il suo messaggio \u00e8 stato recentemente sviluppato dalla nuova lettera di papa Francesco <i>Fratelli tutti<\/i> e reclama di essere attuato seguendo nuove strade, come \u00e8 emerso dai lavori dell\u2019incontro di Assisi <i>The Economy of Francesco<a title=\"\" href=\"#_ftn1\"><b>[1]<\/b><\/a><\/i>.<\/p>\n<p>\u00c8 da qui, da questo bisogno di operosit\u00e0, che riprendiamo il nostro cammino nella consapevolezza che la possibilit\u00e0 di un futuro felice per l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 infranta definitivamente, ma occorre agire e farlo in fretta.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>2.<i> Il problema dell\u2019insostenibilit\u00e0 del tradizionale modello di sviluppo tra questione sociale e questione ambientale<\/i><\/p>\n<p>Lo sviluppo scientifico e tecnologico conseguito dall\u2019uomo a partire dal XVIII secolo e poi soprattutto nel XX, gli hanno consegnato il potere \u2013 apparente \u2013 di dominare la natura. I cambiamenti procurati da questi eventi sono stati enormi e hanno sostenuto un umanesimo autoreferenziale e concentrato sui bisogni del momento.<\/p>\n<p>Spinta dalla propria volont\u00e0 di potenza e di benessere, l\u2019umanit\u00e0 ha mediamente migliorato le proprie condizioni di vita materiale. La medicina tecnologica ha ridotto la mortalit\u00e0 infantile e allungato la vita media, la ricchezza prodotta dalle moderne economie \u00e8 cresciuta e, se ha arricchito solo alcuni, ha comunque sfamato la gran parte della popolazione mondiale, nonostante non sia mai stata tanto numerosa. Certo, le disuguaglianze e le ingiustizie hanno continuato ad affliggere troppe persone e interi popoli, ma meno di quanto avvenne nei secoli passati<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Tali risultati in parte sono il frutto interessato del modello economico bisognoso di consumatori, in gran parte sono il risultato delle scelte assunte dalla fine del XIX secolo per mitigare la \u201cquestione sociale\u201d generata dall\u2019industrializzazione. Un\u2019opera, quest\u2019ultima, che ha portato gli Stati a disciplinare in modo pi\u00f9 stringente le attivit\u00e0 umane e ad assumere nuove funzioni pubbliche come l\u2019istruzione, la sanit\u00e0, la previdenza, per mezzo delle quali si sono attuati alcuni dei diritti fondamentali frattanto riconosciuti ai cittadini sia in sede internazionale, con la <i>Dichiarazione universale dei diritti umani<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, sia in sede nazionale, con le costituzioni e le altre legislazioni sociali.<\/p>\n<p>Questi cambiamenti hanno avuto un prezzo che in molti casi \u00e8 stato pagato ricorrendo all\u2019indebitamento. Si fa qui riferimento non solo al dato finanziario, pur presente \u2013 e per il quale \u00e8 sufficiente pensare al debito pubblico gravante su molte economie \u2013, ma soprattutto al fatto che per soddisfare i crescenti bisogni umani le risorse naturali sono state usate troppo e male creando problemi ai quali adesso \u00e8 necessario porre rimedio.<\/p>\n<p>A questo proposito, anche a voler tralasciare il consumo di certe risorse esauribili (una per tutte gli idrocarburi), va considerato che pure quelle riproducibili come le acque o la legna dei boschi e delle foreste, perfino alcune specie animali, sono state consumate con ritmi decisamente superiori ai tempi di rigenerazione naturale, fino a comprometterne la conservazione e, perci\u00f2, la futura disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo delle risorse, inoltre, \u00e8 avvenuto senza prestare attenzione ai rifiuti prodotti, che hanno finito per essere riversati nell\u2019aria, nell\u2019acqua e nei suoli in quantit\u00e0 enormi, formando un pesante fardello per il futuro della specie in termini ambientali, ma anche sociali ed economici<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. In tal senso, basti pensare alle guerre per il controllo delle fonti di acqua potabile<a title=\"\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> (con le conseguenti crisi umanitarie e le migrazioni gi\u00e0 in corso), o ai costi di bonifica che sottraggono risorse per i servizi pubblici e spingono a usare risorse non ancora contaminate, degradandole ed esaurendole.<\/p>\n<p>\u00c8 innanzi a tali \u201ctragiche\u201d realt\u00e0 che la comunit\u00e0 internazionale<a title=\"\" href=\"#_ftn6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a> sul finire degli anni Sessanta ha dovuto aprire gli occhi sulla situazione venutasi a creare e riconoscere l\u2019insostenibilit\u00e0 nel medio-lungo termine di quel modello di crescita interessato unicamente all\u2019aumento progressivo e costante della domanda e dell\u2019offerta di beni e di servizi<a title=\"\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>. E nonostante tale presa di coscienza sia avvenuta su sollecitazione della comunit\u00e0 scientifica e dei primi movimenti ecologisti principalmente per reagire alla dilagante questione ambientale, occorre tenere conto che fin dal principio l\u2019orizzonte di intervento \u00e8 stato pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 emerge in modo chiaro gi\u00e0 dalla Dichiarazione di Stoccolma del 1972 (<i>Dichiarazione sull\u2019ambiente umano<\/i>) la quale, mentre ha segnato il passaggio dall\u2019ambientalismo al diritto dell\u2019ambiente, ha previsto fin dal primo principio che \u00ab[l]\u2019uomo ha un diritto fondamentale alla libert\u00e0, all\u2019eguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignit\u00e0 e nel benessere, ed \u00e8 altamente responsabile della protezione e del miglioramento dell\u2019ambiente davanti alle generazioni future. Per questo le politiche che promuovono e perpetuano l\u2019apartheid, la segregazione razziale, la discriminazione, il colonialismo ed altre forme di oppressione e di dominanza straniera, vanno condannate ed eliminate\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1972, quindici anni prima che la <i>World Commission on Environment and Development<\/i> delle Nazioni Unite elaborasse compiutamente il principio dello sviluppo sostenibile con il rapporto <i>Our common future<\/i> (o \u201cRapporto Brundtland\u201d), nella comunit\u00e0 internazionale era chiara non solo l\u2019interconnessione tra questione ambientale e questione sociale, ma pure il bisogno di intervenire per rimuovere le pi\u00f9 odiose forme di ingiustizia, ripristinando una correlazione tra i diritti che spettano a ciascun uomo e le responsabilit\u00e0 verso gli uomini del futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.<i> La sostenibilit\u00e0 e l\u2019apertura alle generazioni future<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 noto che la transizione verso un nuovo modello di sviluppo attento anche alla qualit\u00e0 dei risultati prodotti, e perci\u00f2 sostenibile, non \u00e8 stata agevole.<\/p>\n<p>In attesa che le innovazioni tecnologiche consentano di attuare forme efficienti di economia circolare e che si possano prevedere meccanismi pi\u00f9 efficaci di ridistribuzione del benessere, negli anni scorsi la sostenibilit\u00e0 ha cessato di essere solo un obiettivo culturale e politico, trasformandosi dapprima in criterio utile a contenere gli eccessi e individuare compromessi ragionevoli tra interessi contrapposti, poi evolvendosi un po\u2019 ovunque in un vero e proprio principio normativo capace di favorire la diffusione di nuove regole di comportamento.<\/p>\n<p>Dopo essere stato enunciato dal citato Rapporto Brundlandt quale sviluppo \u00ab<i>that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs<\/i>\u00bb, il principio della sostenibilit\u00e0 \u00e8 stato ripreso da altri testi normativi, tra i quali il trattato sull\u2019Unione europea, per il quale la stessa UE \u00absi adopera per lo sviluppo sostenibile dell\u2019Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilit\u00e0 dei prezzi, su un\u2019economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019ambiente\u00bb (art. 2, co. 3 del TUE).<\/p>\n<p>Il principio cos\u00ec formulato ha consentito di ricollocare l\u2019uomo del nostro tempo in una dimensione storica, restituendogli la consapevolezza di essere parte di una famiglia che non ha solo un presente, ma pure un passato e un futuro.<\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato di un passo in avanti non da poco. L\u2019organizzazione sociale seguita all\u2019industrializzazione, infatti, si era (ed in parte ancora \u00e8) concentrata sul momento attuale, perdendo la capacit\u00e0 di cogliere la dimensione intergenerazionale delle proprie azioni. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto per pi\u00f9 ragioni tra cui l\u2019individualismo, il consumismo, il c.d. \u201cbreve-terminismo\u201d per il quale ogni cosa si consuma e risolve nel <i>qui<\/i> e <i>ora<\/i>, uniti a certi miti come quello della \u201cmano invisibile\u201d che sarebbe capace di risolvere ogni problema o quello delle \u00abmagnifiche e progressive sorti\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8, dunque, nel tentativo di superare tale situazione che gi\u00e0 la Dichiarazione di Stoccolma ha indicato le generazioni future come beneficiarie delle nuove misure da adottare. E tale riferimento \u00e8 stato confermato in tutti i testi successivi, tanto che anche per l\u2019attuale codice dell\u2019ambiente \u00ab[o]gni attivit\u00e0 umana giuridicamente rilevante [\u2026] deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualit\u00e0 della vita e le possibilit\u00e0 delle generazioni future\u00bb (cos\u00ec l\u2019art. 3-<i>quater<\/i>, co. 1).<\/p>\n<p>Il collegamento tra sostenibilit\u00e0 e tutela degli interessi di chi verr\u00e0 dopo ha gettato un ponte verso il futuro e creato una relazione intergenerazionale feconda. Quella relazione, infatti, ha radicato la sostenibilit\u00e0 nel terreno della solidariet\u00e0, ossia di quel principio \u2013 previsto anche dall\u2019art. 2 della Costituzione italiana \u2013 che consente di trarre dalle relazioni nuovi doveri di protezione. E questo collegamento ha consentito di fare dell\u2019idea della sostenibilit\u00e0 un principio normativo capace di indirizzare davvero le scelte, sia pubbliche che private, senza per questo imporre soluzioni predefinite<a title=\"\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Ma se la funzione del concetto di \u201cgenerazioni future\u201d \u00e8 tanto importante, definirne il significato \u00e8 essenziale e, in effetti, la questione \u00e8 stata al centro di un interessante dibattito.<\/p>\n<p>A ben vedere, infatti, assodato che chi vivr\u00e0 in futuro dovrebbe avere delle <i>chance<\/i> di vivere felicemente e di poter usare delle risorse del pianeta, si comprender\u00e0 che, chi adesso fosse interessato a usare quelle risorse o a liberarsi di quante pi\u00f9 responsabilit\u00e0 gli sia possibile, avr\u00e0 tutto l\u2019interesse a limitare l\u2019ampiezza di quel concetto indeterminato. Ci\u00f2, tanto sul piano cronologico quanto su quello territoriale e, perci\u00f2, con riguardo alle comunit\u00e0 che occupano i vari luoghi.<\/p>\n<p>La questione ha risvolti pratici, venendo in rilievo, ad esempio, quando si tratti di decidere se delocalizzare dei rifiuti o un\u2019attivit\u00e0 inquinante, oppure quale orizzonte temporale adottare per decidere dove e come stoccare scorie nucleari la cui radioattivit\u00e0 sia destinata a durare da qualche secolo a molti millenni.<\/p>\n<p>Si \u00e8 cos\u00ec discusso se sono da considerare parte delle generazioni future solo coloro che nasceranno entro una certa data o tutti quelli che verranno al mondo sino alla fine dei tempi. E poi, ancora, se ci si deve preoccupare solo di coloro che apparterranno a una certa comunit\u00e0 o se bisogna guardare agli interessi dell\u2019intera umanit\u00e0 futura.<\/p>\n<p>Nonostante questi temi non abbiano avuto una risposta univoca<a title=\"\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>, oggi prevale l\u2019idea che il concetto di \u201cgenerazioni future\u201d rinvii al soggetto collettivo pi\u00f9 esteso, ossia a tutta quanta l\u2019umanit\u00e0 che sfiler\u00e0 da oggi e sino all\u2019estinzione, senza distinzioni. Una tale opzione \u00e8 giustificata sia da ragioni naturali, visto che i rapporti tra gli uomini non conoscono confini politici n\u00e9 interruzioni sequenziali, sia da ragioni normative, visto che il concetto di generazioni future \u00e8 richiamato dalle norme nazionali e internazionali senza altre limitazioni.<\/p>\n<p>Anche la logica depone in tal senso, visto che sarebbe in contraddizione con gli obiettivi della sostenibilit\u00e0 legittimare comportamenti che finirebbero per essere insostenibili per altre comunit\u00e0 territoriali o generazionali. N\u00e9 pu\u00f2 tacersi che la terra e le sue risorse sono beni affidati alla gestione non di una generazione specifica, ma dell\u2019umanit\u00e0 intera<a title=\"\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> che deve dunque goderne \u00abdi generazione in generazione\u00bb, custodendoli con sollecitudine e tramandandoli.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, il fatto che il concetto di \u201cgenerazioni future\u201d valga a ricomprendere l\u2019intera umanit\u00e0 e che non sia possibile scindere la generazione attuale da quella futura visto che padri e figli convivono per un certo tempo<a title=\"\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>, sono circostanze che finiscono per rendere quel concetto un elemento utile a generare un ritorno di vincoli solidali gi\u00e0 nel presente. Ci\u00f2 in quanto, se si \u00e8 obbligati a prendersi cura degli interessi delle generazioni che un giorno abiteranno un luogo qualsiasi della terra, e se quelle generazioni in parte gi\u00e0 esistono bench\u00e9 in giovane et\u00e0, allora gi\u00e0 oggi si \u00e8 tenuti a prendersi cura di tutta l\u2019umanit\u00e0, superando gli egoismi territoriali.<\/p>\n<p>4.<i> Dalla sostenibilit\u00e0 all\u2019ecologia integrale: in conclusione un nuovo inizio<\/i><\/p>\n<p>La prospettiva (anche) <i>intra<\/i> generazionale del principio dello sviluppo sostenibile \u00e8 talmente carica di potenzialit\u00e0 che, mentre aiuta a trovare soggetti che potrebbero rappresentare <i>qui<\/i> e <i>ora<\/i> gli interessi delle generazioni future (emblematico il caso del movimento \u201c<i>Friday for future<\/i>\u201d), finisce per essere perfino problematica quando sia chiamata a interagire con le quotidiane divisioni umane<a title=\"\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p>Confini politici, conflitti ed interessi individuali o di gruppo, mal si conciliano con un principio che suggerirebbe a ciascuno di farsi carico fin da subito dei problemi dell\u2019altro. Eppure, proprio per questa sua capacit\u00e0 di avvolgere l\u2019intera umanit\u00e0 entro un abbraccio di fattiva solidariet\u00e0, la prospettiva test\u00e9 richiamata \u00e8 quella che maggiormente avvicina e introduce il principio dello sviluppo sostenibile all\u2019ecologia integrale proposta dalla <i>Laudato si\u2019 <\/i>e all\u2019invito affratellante contenuto nell\u2019enciclica <i>Fratelli tutti<\/i>, lasciandone intravedere le ragioni, le specificit\u00e0 e, forse, anche qualche via di attuazione.<\/p>\n<p>Quei testi sociali, infatti, invitano a lavorare affinch\u00e9 la ricerca della sostenibilit\u00e0 evolva sino a cedere il passo a un nuovo umanesimo in cui la centralit\u00e0 dell\u2019uomo non si misuri pi\u00f9 sul grado di signoria esercitato su quanto esiste, ma sulla qualit\u00e0 delle sue \u201crelazioni\u201d con quanto \u00e8 stato creato, dunque, con s\u00e9 stessi e l\u2019intera umanit\u00e0, ma pure con le altre specie che abitano la casa comune e che meritano di essere rispettate in quanto tali e non solo per le utilit\u00e0 rese, superando cos\u00ec l\u2019antropocentrismo degli attuali modelli di tutela<a title=\"\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p>La proposta proveniente dalle due encicliche richiamate suggerisce, insomma, di andare oltre l\u2019obiettivo della stretta sostenibilit\u00e0, per incamminarsi volontariamente lungo la strada della fraternit\u00e0 e dell\u2019amicizia sociale<a title=\"\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, in un rinnovato rapporto ecologico con il creato. Si vedr\u00e0 se avremo la capacit\u00e0 e la voglia di avventurarci lungo questa strada ricca di solidariet\u00e0 e, perci\u00f2, anche di reciproche responsabilit\u00e0 e interdipendenze.<\/p>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Cfr. <i>www.francescoeconomy.org <\/i>[accesso: 30\/11\/2020].<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Sul punto si veda il saggio di Domenico Rossignoli, in questa rivista.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> In <i>https:\/\/www.ohchr.org\/EN\/UDHR\/Documents\/UDHR_Translations\/itn.pdf <\/i>[accesso: 15\/11\/2020].<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Per alcuni di questi aspetti si veda il dossier dedicato al correlato tema dei beni comuni, in questa rivista, 1\/2018.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Sul tema v. <i>The United Nations world water development report 2019: leaving no one behind<\/i>, in <i>https:\/\/en.unesco.org\/themes\/water-security\/wwap\/wwdr\/2019 <\/i>[accesso: 15\/11\/2020].<i><\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Risale al 3 dicembre 1968 l\u2019approvazione della risoluzione n. 2398 dell\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU (in <i>http:\/\/www.worldlii.org\/int\/other\/UNGA\/1968\/23.pdf<\/i>) che ha consentito di convocare a Stoccolma la conferenza terminata con l\u2019adozione della Dichiarazione sull\u2019ambiente umano, primo atto normativo in materia ambientale.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Cfr. l\u2019analisi compiuta per conto del Club di Roma dal MIT di Boston e nota con il titolo <i>The limits to Growth<\/i>. Per l\u2019edizione italiana si veda D.L. Meadows, D.H. Meadows, J. Randers, W.W. Behrens (a cura di), <i>I limiti dello sviluppo<\/i>, Milano, 1972.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> In materia ambientale ci\u00f2 emerge in modo chiaro dall\u2019art. 3-<i>quater<\/i>, co. 3,<i> <\/i>del codice dell\u2019ambiente ai sensi del quale \u00ab[d]ata la complessit\u00e0 delle relazioni e delle interferenze tra natura e attivit\u00e0 umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell\u2019ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinch\u00e9 nell\u2019ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altres\u00ec il principio di solidariet\u00e0 per salvaguardare e per migliorare la qualit\u00e0 dell\u2019ambiente anche futuro\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Al riguardo, anche per gli ulteriori rinvii bibliografici, si veda A. D\u2019Aloia, <i>Generazioni future (diritto costituzionale)<\/i>, in <i>Enc. dir<\/i>., Giuffr\u00e8, Milano, 2016, 331. <i>\u00a0<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> <i>Genesi<\/i> 1,26-29.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Sul tema H. Jonas, <i>Sull\u2019orlo dell\u2019abisso. Conversazioni sul rapporto tra uomo e natura<\/i>, trad. it., Einaudi, Torino, 2000, 116, il quale sul tema ha efficacemente evidenziato che \u00abesistiamo ogni volta gi\u00e0 con una parte di futuro, e una parte di futuro esiste con noi\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Al riguardo si \u00e8 osservato che il principio dello sviluppo sostenibile interpretato in via intragenerazionale \u00ab<i>diventa immediatamente utilizzabile in chiave distributiva, privandolo in parte della sua attitudine a essere accolto senza riserve da tutti i popoli<\/i>\u00bb, cos\u00ec F. Fracchia, <i>Introduzione allo studio del diritto dell\u2019ambiente. Principi, concetti e istituti, <\/i>ES, Napoli, 2013, 144.<i><\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Cfr. <i>Laudato si<\/i>\u2019, \u00a7 68 ss. dove si definisce l\u2019attuale prospettiva antropocentrica come dispotica e deviata.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Si veda <i>Fratelli tutti<\/i>, in particolare \u00a7 6 secondo il quale l\u2019enciclica vuole essere \u00abun umile apporto alla riflessione affinch\u00e9, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternit\u00e0 e di amicizia sociale che non si limiti alle parole\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2021-1_Munera_07-16_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><br \/>\nscarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. Scopo del dossier Con il dossier dedicato allo sviluppo sostenibile e all\u2019ecologia integrale, Munera intende iniziare il nuovo anno richiamando l\u2019attenzione dei suoi lettori sull\u2019urgenza di reinventare e reindirizzare l\u2019esperienza umana lungo sentieri che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2840,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":[],"categories":[366],"tags":[617,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16684"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16684"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16684\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16688,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16684\/revisions\/16688"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16684"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16684"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16684"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}