{"id":15339,"date":"2020-04-20T12:04:41","date_gmt":"2020-04-20T10:04:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=15339"},"modified":"2020-04-20T12:04:41","modified_gmt":"2020-04-20T10:04:41","slug":"munera-22020-pierantonio-frare-la-letteratura-di-fronte-alla-pandemia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-22020-pierantonio-frare-la-letteratura-di-fronte-alla-pandemia\/","title":{"rendered":"Munera 2\/2020 &#8211; Pierantonio Frare &gt;&gt; La letteratura di fronte alla pandemia"},"content":{"rendered":"<p>1940. L\u2019ufficiale polacco di nobile famiglia J\u00f3zef Czapski (1896-1993; fu pittore, scrittore e critico), scampato per caso al massacro di Katyn, viene imprigionato dai russi, assieme ad altri 15.000 ufficiali, nel campo prima di Starobielsk, poi di Pawliszcew, infine di Griazowietz. L\u00ec egli vedeva \u00abi suoi compagni ammucchiati sotto i ritratti di Marx, Engels e Lenin, sfiniti dopo una giornata di lavoro, con temperature che raggiungevano i 45\u00b0 sotto zero\u00bb. In queste condizioni disumane, Czapski propone ai suoi compagni delle lezioni, serali e clandestine, sulla Ricerca del tempo perduto di Proust. Non aveva a disposizione l\u2019opera, ovviamente, ma la conosceva bene, per averla letta durante un\u2019estate in cui era stato malato. Il Proust che constata la vanit\u00e0 di tutta una societ\u00e0 che ruota attorno a riti mondani risuona singolarmente affine allo stato d\u2019animo di reclusi privati di ogni cosa.\u00a0 Non si tratta per\u00f2 solo di consonanza emotiva, ma di ben altro, e di pi\u00f9 alto: \u00abLa gioia di poter partecipare a un\u2019impresa intellettuale in grado di dimostrarci che eravamo ancora capaci di pensare e reagire a realt\u00e0 dello spirito che non avevano niente in comune con la nostra condizione di allora trasfigurava ai nostri occhi quelle ore passate nel grande refettorio dell\u2019ex convento, questa strana scuola clandestina dove rivivevamo un mondo che ci sembrava perduto per sempre\u00bb.<\/p>\n<p>Ottobre del 1943. Piero Calamandrei (1889-1956), fondatore del primo giornale antifascista clandestino, inseguito da un mandato di cattura, scrive all\u2019amico Pietro Pancrazi (1893-1952; scrittore e critico), a sua volta impegnato nella guerra partigiana: \u00abse dovessi andare in galera [\u2026], e mi fosse consentito un libro solo, porterei I promessi sposi [\u2026]. Ci trovi sempre quello che fa per te: ti stimola all\u2019azione [\u2026] quando sei troppo solitario e ti riporta dentro te stesso quando sei troppo preso o disperso dagli affari. Che libro! [\u2026] specie verso quei capitoli sulla guerra la fame la peste (che sono un bellissimo programma per il nostro avvenire prossimo)\u00bb.<\/p>\n<p>Novembre 1943 &#8211; gennaio 1944. Per l\u2019Italia sono i mesi pi\u00f9 duri della Seconda guerra mondiale, con l\u2019occupazione nazista di gran parte del paese. Nel carcere di Regina Coeli Leone Ginzburg (nato nel 1909, morir\u00e0 il 5 febbraio 1944, a causa delle torture subite) organizza, per e con i suoi compagni di cella, tra i quali il critico letterario Carlo Muscetta, una serie di lezioni sui Promessi sposi.<\/p>\n<p>Giugno 1944. Nel campo di sterminio di Auschwitz, il detenuto ebreo e agnostico Primo Levi recita a memoria al suo compagno Jean il canto XXVI dell\u2019Inferno. Attraverso il racconto di Primo e l\u2019ascolto di Jean i due giungono, verso per verso, a una conquista decisiva e del tutto imprevista: nientemeno che la scoperta del \u00abperch\u00e9 del nostro destino, del nostro essere qui oggi\u00bb. Scoperta dell\u2019esistenza di un senso nel luogo dove vige la programmatica negazione del senso; scoperta che costituisce una verit\u00e0 veduta per sempre, irrevocabilmente, e che avr\u00e0 non poca parte nella capacit\u00e0 di entrambi di resistere all\u2019annientamento morale, prima ancora che fisico. \u00abConsiderate la vostra semenza: \/ fatti non foste a viver come bruti, \/ ma per seguire virtute e canoscenza\u00bb. \u00c8 lo stesso messaggio che risuona nelle parole di Czapki citate sopra.<\/p>\n<p>Anni Sessanta del Novecento: lo scrittore giapponese Kenzaburo Oe (nato nel 1935, premio Nobel nel 1994), appena diventato padre, si trova di fronte ad un dilemma angoscioso: il figlio ha gravi malformazioni, che lo porteranno a morte. L\u2019unico mezzo per salvarlo \u00e8 un intervento chirurgico, che per\u00f2 lo lascerebbe disabile per tutta la vita. I medici sconsigliano l\u2019operazione: meglio morire, che vivere a quel modo. Nello stesso periodo, Oe si reca a Hiroshima, dove incontra i sopravvissuti alla devastazione nucleare, sofferenti in modi diversi, ma tutti terribili, e condannati a una morte prematura. La loro dignit\u00e0, la loro forza di vivere, l\u2019abnegazione loro e di chi li cura costituiscono la risposta: Oe decide di far operare il figlio Hikari, che, come previsto, rimane gravemente disabile. Amato e curato, riesce a diventare un apprezzato musicista. Queste esperienze di rinascita, sperimentate nella vita personale e in quella della nazione giapponese, sono interpretate da Oe attraverso il filtro della Commedia, che aveva iniziato a leggere a vent\u2019anni: \u00abMi hanno sempre colpito \u2013 ha dichiarato in una intervista \u2013 l\u2019uscita dall\u2019Inferno con l\u2019arrivo sulla spiaggia del Purgatorio [\u2026]. Credo che questa impervia ascesa, come la descrive Dante nel Purgatorio, sia la sola strada che abbiamo per guarire dalle sofferenze della societ\u00e0 di oggi, mantenendo la dignit\u00e0 umana\u00bb.<\/p>\n<p>Ho ricordato alcuni casi, fra i pi\u00f9 noti, in cui la letteratura ha svolto una funzione non solo di sostegno, ma anche, che \u00e8 ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, di indirizzo all\u2019agire di persone in situazioni a dir poco drammatiche; e credo che ciascuno di noi possa portare testimonianze analoghe, sue personali o di altri, che concernono vicende della Storia o della storia, e certamente valide allo stesso modo. Se ne ricava una conclusione forse ovvia, ma che non sar\u00e0 male ripetere: la letteratura ha fatto del bene, \u00e8 servita, ha aiutato in tanti casi a mantenere accesa la tremolante fiaccola della dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2020-2_Munera_105-110_Frare.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2020-2_Munera_105-110_Frare.pdf\" target=\"_blank\">scarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1940. 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